Il Vangelo secondo Alda Merini: La Voce di una Poetessa del Sacro

Con prosa poetica, Marco Campedelli, che per Alda Merini era «don Chiodo», racconta la poetessa tessendo le memorie di un’amicizia interrotta dalla morte e il sogno, mai concluso, della sua utopia poetica. Seguendola nei suoi incontri e scontri con il divino, lo scrittore osserva il suo viaggio tra le pagine della Bibbia e il suo amore evangelico per Gesù, ma anche la sua compagnia con poeti quali Garcia Lorca, Neruda, Pasolini e Turoldo. Le riflessioni di Campedelli su Alda Merini e sul vangelo che lei ha raccontato con la sua poesia sono state affidate a un libro di prossima pubblicazione dall’editrice Claudiana.

L'Universo Spirituale di Alda Merini: Tra Fede e Ribellione

Il libro si propone di rileggere, nelle insurrezioni e risurrezioni di Alda Merini, anche la nostra testarda voglia di rinascere. Come scriveva Alda, «Non dimentichiamoci che la farfalla all’inizio è solo un bruco strisciante...». Marco Campedelli immagina nei suoi versi il teatro poetico della vita della Merini, salendo sulla zattera del suo corpo narrante, che attraversa il mare della "storia altra", quella dei folli e dei perduti.

Il suo è un viaggio accompagnato tra le metafore bibliche e nel suo innamoramento evangelico per quel Gesù, poeta, dal cuore di donna. La poetessa sentiva il suo cuore innamorato da Maddalena e la sua indignazione nel cacciare i mercanti del tempio. La si può osservare in compagnia del corteo che seguiva Gesù a Gerusalemme, sulla via della croce o tra le donne e i bambini, nelle osterie in cui Gesù spezzava il pane e ballava la vita. Era capace di «Cantare le follie di Dio» e di descrivere un divino che seduce.

Ritratto fotografico di Alda Merini con uno sguardo intenso e poetico

L'Amicizia con "Don Chiodo" e la Genesi di un'Opera

«Ci manca molto la sua voce», afferma Campedelli, nonostante dieci anni di quotidiana complicità, di dettature, di canzoni, di confidenze. Il legame tra loro era profondo: lui era «don Chiodo», lei la Signora Merini. Campedelli ha atteso 10 anni prima di parlare di lei, non volendo raccontare gli aneddoti, per quanto commoventi e divertenti. Ha preferito lasciare che il loro incontro si distillasse nella sua anima, diventando un piccolo canto di restituzione al grande canto della sua poesia e della sua amicizia.

«Manca molto signora Merini» alla gente comune, a quelli che di libri magari ne hanno pochi in casa, ma che la sua poesia la leggono e la cercano «come un fiore da regalare, come un bicchiere d’acqua quando si ha sete». Quando alla fine della guerra lei rubò poesia, prendendo di nascosto le *Elegie Duinesi* di Rilke da una libreria milanese, insegnò ad avere fame di bellezza, perché se manca, la terra muore. Dentro un verso, diceva, si può custodire un albero, il Carro minore, magari quello Maggiore in due versi, perché la parola salva e custodisce dalla bufera della banalità che si abbatte sulle nostre città.

Alda Merini: Poetessa di Popolo e delle Metamorfosi Esistenziali

La Merini piace, sostiene Campedelli, perché «la poesia l’ha rischiata con la vita». Non solo i dieci anni di manicomio, al Paolo Pini di Milano o a Taranto, ma il rischio quotidiano che ha corso fino all’ultimo giorno. Lei, che era «minima e immensa» come dice un suo antico verso, era la parte di noi che non avevamo incontrato, «quella che sta seduta su un burrone ma non rinuncia ad annusare una rosa». Era la parte di noi che si innamora ogni giorno, la parte segreta del nostro dolore, la ferita della nostra umiliazione. Era il sonnambulo che vive in noi e tutte le notti vorrebbe camminare sul filo teso tra una parente e l’altra della terra. È stata la poeta delle metamorfosi: il bruco che diventa farfalla. Ecco perché è stata una poeta di popolo, perché ogni popolo desidera ritrovare il suo volo.

A Campedelli è capitato spesso, a diverse ore del giorno e della notte, di essere il piccolo scribacchino della sua poesia. Una volta, dovendo scappare dalla sua casa per prendere l’ultimo treno per Verona, lei gli gridò dalle scale che non era possibile abbandonare «il più grande poeta d’Italia, per quattro insulse beghine». Starle accanto, confessa Campedelli, è stato un dono inestimabile che gli ha insegnato a leggere la vita in modo diverso, e anche il vangelo.

Illustrazione simbolica di un bruco che si trasforma in una farfalla, rappresentando la metamorfosi

Il "Gesù dal Cuore di Donna" di Alda Merini

L'immagine rivoluzionaria, solenne e commovente che disegna il Gesù meriniano è quella di un «Gesù dal cuore di donna». Questo Gesù «trascinava la sua lunga veste che pareva lo strascico da sposa. Infatti lui era la vera sposa del Cantico». Non c’è niente di grottesco in questa immagine, ma piuttosto l’intima intuizione del cuore femminile di Cristo. Un Gesù di carne, che non inchioda il piacere alla croce, ma piuttosto lo libera, proponendo una visione profonda e non convenzionale del sacro.

Alda Merini: sai davvero chi era?

Il Profilo di Marco Campedelli

Marco Campedelli, narratore, burattinaio e insegnante, ha conseguito il dottorato di teologia all’Ateneo Sant’Anselmo di Roma con una tesi sul rapporto tra poesia e rito. Ha inoltre scritto la prefazione del libro postumo di Alda Merini, intitolato Santi e Poeti.

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