San Matteo Apostolo: Vita, Vangelo e Tradizione

Le informazioni storiche sull'apostolo Matteo sono piuttosto scarse, ma la tradizione cristiana gli attribuisce un ruolo fondamentale nella diffusione del cristianesimo e nella stesura di uno dei Vangeli canonici.

La Vita di Matteo, l'Apostolo e l'Esattore

Matteo, noto anche con il nome di Levi, era un pubblicano, ovvero un esattore delle imposte per conto dell'Impero romano. Questo mestiere lo rendeva inviso ai suoi connazionali, poiché gestiva denaro considerato "impuro" per via dell'effigie imperiale impressa sulle monete e, inoltre, collaborava con i dominatori romani, spesso percepiti come oppressori.

Nonostante questo contesto, Gesù, durante i primi tempi della sua predicazione in Galilea, lo chiamò a seguirlo con la celebre frase: "Seguimi". Matteo rispose immediatamente a questa chiamata, dimostrando prontezza e umiltà, abbandonando le sue ricchezze e il suo mestiere redditizio per diventare discepolo del Maestro.

L'episodio della sua vocazione è narrato nel Vangelo secondo Matteo (9,9-13): "Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: ‘Seguimi’. Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: ‘Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?’. Udito questo, disse: ‘Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori’".

Matteo ospitò Gesù in casa sua, e questo evento divenne un segno premonitore della sua futura opera di evangelizzazione, attirando a sé una folla di peccatori, come modello per la remissione dei loro peccati e per l'annuncio delle meraviglie di Dio.

Il nome ebraico di Matteo, Levi, significava "dono di Dio", un nome che riflette la trasformazione radicale avvenuta nella sua vita grazie all'incontro con Cristo. L'incontro con Gesù lo portò a comprendere profondamente che la sua vita sarebbe cambiata per sempre, passando dall'accumulo di beni materiali alla ricerca dei beni spirituali, come sottolineato nel suo Vangelo: "Non accumulate per voi tesori sulla terra; accumulate invece per voi tesori in cielo".

Per segnare l'addio alla sua vecchia vita, Matteo organizzò un banchetto invitando amici e conoscenti, tra cui molti pubblicani e peccatori, suscitando lo stupore e lo scandalo dei benpensanti. Tuttavia, forte dell'amore per Cristo, proseguì deciso nella sua missione.

Ritratto di San Matteo intento a scrivere il Vangelo, con un angelo che guida la sua mano.

Il Vangelo secondo Matteo: Un Testo Fondamentale

La tradizione cristiana attribuisce la composizione del Vangelo secondo Matteo all'apostolo stesso. Questo Vangelo è uno dei quattro Vangeli canonici del Nuovo Testamento e appartiene al gruppo dei Vangeli sinottici, insieme a quelli di Marco e Luca, per via delle numerose somiglianze nella narrazione degli eventi.

Tuttavia, a partire dal XVIII secolo, molti biblisti hanno iniziato a mettere in discussione l'attribuzione tradizionale, e la maggior parte degli studiosi moderni ritiene che l'autore sia un cristiano anonimo vissuto verso la fine del I secolo. La maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che l'autore fosse un giudeo cristiano, dato il forte legame del Vangelo con l'Ebraismo del I secolo e l'enfasi posta sul modo in cui Gesù adempie le profezie ebraiche.

Il Vangelo di Matteo è caratterizzato da cinque grandi sezioni di insegnamenti di Gesù, che coprono temi come il Sermone della Montagna, il discorso missionario, le parabole sul Regno dei Cieli, le istruzioni per la comunità e gli insegnamenti sul futuro. Questo lo rende un Vangelo particolarmente focalizzato sulla legge e sulla morale, definito "ecclesiale" per eccellenza, a lungo privilegiato dalla liturgia.

Lo stile del Vangelo è tipicamente semitico, con frequenti citazioni dell'Antico Testamento e formule come "È stato detto… ma io vi dico…", che evidenziano il superamento della Legge antica attraverso gli insegnamenti di Gesù.

Uno dei temi centrali dell'opera è l'annuncio del Regno di Dio, che si manifesta nella persona e nell'opera di Gesù. La narrazione fonde elementi storici con profonde riflessioni teologiche, sottolineando le connessioni tra gli eventi della vita di Cristo e il contesto culturale e religioso del tempo.

Tra i passaggi più celebri del Vangelo di Matteo vi è il Discorso della Montagna, che include le Beatitudini, offrendo una guida concreta per vivere secondo giustizia, compassione e amore, seguendo l'esempio di Gesù.

Pagina del Chi-Rho nel Libro di Kells, che rappresenta l'inizio del Vangelo di Matteo.

Dibattito sull'Autore e la Datazione del Vangelo

Sebbene la tradizione antica, a partire da Papia di Gerapoli (II secolo) e Ireneo di Lione, attribuisca la stesura del Vangelo a Matteo apostolo, la critica moderna ha sollevato dubbi significativi. Molti studiosi, inclusi quelli cristiani, ritengono che l'autore non fosse l'apostolo né un testimone oculare diretto del ministero di Gesù.

La maggior parte degli studiosi contemporanei concorda sul fatto che il Vangelo sia stato composto in greco koinè, e l'autore è comunemente identificato con un cristiano anonimo che scrisse verso la fine del I secolo. Alcuni studiosi hanno ipotizzato l'esistenza di una precedente versione in aramaico, ma questa ipotesi non è universalmente accettata.

La datazione del Vangelo è anch'essa oggetto di dibattito. Mentre alcuni suggeriscono una datazione precedente al 70 d.C., la maggioranza degli studiosi la colloca tra il 70 e la fine del I secolo, basandosi su riferimenti a eventi storici e sulla dipendenza da altri scritti, come il Vangelo di Marco.

Le teorie più accreditate riguardo alle fonti del Vangelo di Matteo sono la teoria delle due fonti (Marco e la fonte Q, una raccolta di detti di Gesù) e l'ipotesi Farrer (Matteo da Marco, Luca dagli altri due). Una minoranza di studiosi sostiene la tradizione cristiana che vede Matteo come il primo Vangelo e Marco che vi attinge (ipotesi agostiniana e Griesbach).

Nonostante le discussioni accademiche, l'attribuzione a Matteo apostolo rimane per alcuni sostenitori un punto di forza, basato anche sul fatto che il Vangelo fa riferimento al denaro più frequentemente degli altri, utilizzando termini monetari specializzati, cosa che potrebbe riflettere la professione dell'autore.

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San Matteo: Patronato e Tradizione

San Matteo è venerato come patrono dei controllori fiscali, banchieri, impiegati di banca, contabili e doganieri, professioni che in qualche modo richiamano il suo passato di esattore delle tasse.

Il Martirologio Romano colloca la sua morte al 21 settembre e la traslazione del suo corpo dall'Etiopia a Salerno al 6 maggio, con una tappa a Paestum. A Salerno, il corpo di San Matteo è custodito dal X secolo, ritrovato e posto in un tempio dedicato a lui, consacrato da San Gregorio VII.

La tradizione narra che nel 1544 San Matteo salvò Salerno dalla distruzione da parte dei pirati saraceni, costringendo alla fuga il loro capo Ariadeno Barbarossa. In segno di gratitudine, lo stemma della città fu arricchito con la figura del Santo.

Una delle rappresentazioni artistiche più celebri della chiamata di San Matteo è il dipinto "La Vocazione di San Matteo" di Caravaggio, realizzato tra il 1599 e il 1600 e conservato nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. L'opera cattura il momento drammatico in cui Gesù, con un gesto indicante, chiama Matteo, illuminato da una luce che simboleggia la grazia divina che irrompe nella vita del peccatore.

A Salerno, durante la festa di San Matteo (21 settembre), è tradizione preparare la "meveza ‘mbuttunata", un piatto tipico a base di milza di vitello farcita, diventato un simbolo culinario della festa.

L'iconografia tradizionale ritrae San Matteo come un uomo anziano e barbuto, intento a scrivere il suo Vangelo, talvolta con l'aiuto di un angelo. Il suo simbolo è tradizionalmente un uomo, che richiama la sua umanità e la sua vocazione come parte del Tetramorfo, insieme al leone, al toro e all'aquila, simboli degli altri evangelisti, derivati dalla visione del profeta Ezechiele.

Il motto di Papa Francesco, "Miserando atque eligendo", è tratto dalle Omelie di Beda il Venerabile, che commentando l'episodio della vocazione di Matteo, sottolinea come Gesù lo abbia guardato "con sentimento di amore e lo scelse". Questo riflette la misericordia divina che vede oltre le apparenze e i peccati, trasformando la vita di coloro che sceglie.

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