Il Santuario della Madonna delle Grazie rappresenta uno dei luoghi più significativi di Termoli, un punto di riferimento che intreccia la storia locale, la devozione popolare e un ricco patrimonio artistico. Attraverso il racconto e la ricerca dell'artista termolese Ettore Fabrizio, è possibile riscoprire le radici di questo sito, che da antica chiesetta di campagna si è trasformato nel tempo in un fulcro dinamico della vita religiosa cittadina.

Cenni storici e origini
Nel XVI secolo (1500), la chiesetta si trovava all'uscita del borgo di Termoli, lungo l’asse viario che collegava la città costiera con l’entroterra, in particolare con San Giacomo (oggi San Giacomo degli Schiavoni). In quel periodo, la zona era caratterizzata da distese di ulivi e alberi da frutta, percorse dai coloni del Barone per raggiungere il mercato di Termoli. Un'usanza comune dei viaggiatori era quella di fermarsi presso la chiesa al rientro per lasciare l'elemosina all'eremita. Le terre di questo sito appartenevano alla Mensa diocesana e il Barone delle Terre di San Giacomo era il Vescovo di Termoli.
Curiosità architettoniche
La struttura della chiesa nasconde particolari di grande interesse. Un elemento distintivo è l'inclinazione della pianta: l'edificio non presenta angoli di 90 gradi, risultando leggermente obliquo rispetto al muro d’ingresso. Questa tecnica, tipica del Rinascimento, non era un errore progettuale, ma una precisa scelta simbolica: l'inclinazione intendeva rappresentare la posizione sofferente di Gesù Cristo in Croce.

La rinascita del XX secolo: Don Francesco e Don Gildo
Un momento di svolta per il Santuario avvenne nell'estate del 1960 con l'arrivo a Termoli di Don Francesco Guerra e Don Gildo Fabbri. I due religiosi, inviati a coadiuvare il clero locale, diedero nuova vita al luogo, rendendolo un centro di aggregazione sociale e spirituale. Fu proprio grazie al loro impegno e al supporto della comunità locale, che viveva una fase di forte espansione urbanistica, che il Santuario divenne un vero "incubatore sociale".
Il ritrovamento della statua dell'Addolorata
Tra le scoperte più importanti legate a questo periodo vi è il recupero di una statuina raffigurante la Madonna Addolorata. Originariamente situata in una struttura in mattoni rossi che rappresentava il Calvario, antistante la chiesa, la scultura appariva inizialmente come un oggetto di scarso valore. Grazie al sapiente restauro di Don Gildo, si rivelò essere una magnifica opera rinascimentale risalente al 1400, caratterizzata da una straordinaria forza espressiva ed emotiva.
Patrimonio artistico e restauri
Il Santuario ospita diverse opere di pregio, oggetto di interventi di conservazione necessari a causa dell'incuria del passato. Oltre alla statua dell'Addolorata, l'interno custodisce:
- Il quadro della Sacra Famiglia, presente sulla parete dell'altare.
- Gli affreschi realizzati da Don Gildo, apprezzato artista e restauratore.
- Un dipinto di scuola napoletana raffigurante la Madonna con Bambino (sec. XVI), aggiunto a metà degli anni '60.
I recenti lavori di restauro hanno permesso di consolidare la struttura, recuperare la muratura originaria in facciata - precedentemente nascosta da listelli di laterizio - ed eliminare i rivestimenti marmorei interni che impedivano la corretta traspirazione delle pareti.

Un luogo dell'anima
Oggi il Santuario della Madonna delle Grazie non è solo un monumento storico, ma un luogo di memoria viva per i termolesi. Dalla piccola chiesa di campagna circondata dall'espansione urbana alle testimonianze sociali degli anni Sessanta, questo spazio continua a rappresentare un presidio di fede, accoglienza e trasmissione di valori, mantenendo intatto il suo fascino poetico e la sua importanza come fulcro della spiritualità cittadina.