Nell'abitato di Ripacandida, in provincia di Potenza, Basilicata, sorge un luogo di culto di profonda rilevanza storica e artistica: il Santuario di San Donato. Dedicato a San Donato Vescovo e Martire di Arezzo, vissuto nel IV secolo e patrono di Ripacandida, questo santuario è un vero e proprio gioiello, spesso definito la "piccola Assisi lucana" per i suoi pregevoli dipinti e i valori spirituali che trasmette.
Riconoscimenti e Significato
Il Santuario di San Donato ha ricevuto importanti riconoscimenti nel corso degli anni. Dal 12 dicembre 2010 è stato dichiarato Monumento nazionale. Nello stesso anno, nel 2010, è stato riconosciuto dall'UNESCO come "monumento messaggero di cultura di pace" per i profondi valori spirituali che da secoli trasmette. Questo status sottolinea non solo il suo valore artistico, ma anche il suo ruolo come faro di spiritualità e pace nel territorio lucano.

Storia e Evoluzione del Complesso
Il luogo di culto di San Donato sorge, probabilmente al principio del Cinquecento, su un preesistente edificio religioso. Le sue origini sono antiche: il pontefice Eugenio III, nella bolla indirizzata nel 1152 al vescovo di Rapolla, Ruggero, elenca una chiesa a Ripacandida come prima nella parrocchia, tra le chiese di pertinenza di Rapolla. Questa chiesa, costruita verosimilmente nel XII secolo con un corpo rettangolare ad aula unica, alta copertura a crociera e coro quadrato, fu affidata a un gruppo di monaci benedettini che seguivano la Regola inaugurata a Montevergine da San Guglielmo da Vercelli. Non ci sono fonti storiche che riferiscono notizie sulle vicende della Chiesa di San Donato per il periodo che va dal 1152, anno della bolla di Eugenio III, al primo quarto del secolo XIV.
L'arrivo dei Francescani e la Soppressione
Nel 1602, a Terlizzi, un Capitolo provinciale dei Frati Minori Osservanti della provincia di San Nicola, presieduto dal Padre Ludovico da Campagna, istituì una comunità degli stessi minori a Ripacandida. Pare che nel 1605 i Francescani fossero già giunti e dessero inizio alla costruzione del convento accanto alla chiesa. Il periodo successivo all'apertura del Convento fu pieno di operosità, e in esso vanno inserite le costruzioni degli altari ancora esistenti sul posto e, probabilmente, anche del Campanile. Nei secoli successivi, la comunità di San Donato dovette essere certamente molto povera, a giudicare dai pochi arredi sacri e dalle suppellettili inventariate nel 1808 dal Delegato dell'Intendenza di Basilicata, Decio Lioj. A quell'epoca il convento non ospitava che cinque frati.
Con il "Regio Decreto per la Soppressione delle Congregazioni Religiose" del 7 luglio 1866, i dodici frati che curavano il luogo di culto furono allontanati. L'evacuazione dal convento di San Donato dovette certamente avvenire entro il 31 dicembre del 1866, termine improrogabile per l'esecuzione del Decreto di Soppressione. In seguito a tale decreto, i conventi, eccetto le chiese, venivano a far parte del Demanio dello Stato, oppure concessi ai Comuni che ne avessero fatta espressa richiesta.
Il Riconoscimento Diocesano
Il 27 giugno 2017 Padre Gianfranco Todisco ha stabilito (Prot. N. 38/17/Cu) che nella diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa esistono "ab immemorabili" speciali luoghi di culto, già anteriormente riconosciuti dal Vescovo Mons. Vincenzo Cozzi, e che la chiesa di San Donato è da ritenersi Santuario Diocesano. Questa designazione è stata ulteriormente rafforzata l’11 febbraio 2025, memoria dell’apparizione di Lourdes, con il decreto «luoghi di culto presenti nel territorio della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa» (Prot. 10/25/V) di Mons. Ciro Fanelli.
Architettura e Tesori Interni
La chiesa di San Donato presenta una semplice facciata, impreziosita da un bel portale del XVII secolo. All'interno, oltre agli affreschi, si conservano un organo, uno splendido altare barocco ligneo del 1735, e un dipinto raffigurante il Martirio di Santa Giulia di Paolo De Matteis. All'esterno, in prossimità del santuario, si ergono un tiglio e un pino di Aleppo, vecchio di oltre tre secoli, che hanno assistito alla lunga storia del luogo.
Gli Affreschi: La "Bibbia di Ripacandida"
Il santuario incanta per i suoi affreschi cinquecenteschi, noti come la "Bibbia di Ripacandida". Questi cicli pittorici, degni di nota a livello regionale per il loro alto valore antropologico, rappresentano uno dei più singolari capitoli di cultura artistica a cavallo fra soluzioni tardogotiche e tendenze primo rinascimentali.
Gli affreschi, eseguiti in più tranches a partire dagli anni Sessanta del Quattrocento e sino al 1530 circa, si svolgono sulle volte delle tre campate e sulle rispettive pareti. La loro realizzazione è attribuita a diversi maestri e collaboratori, tra cui il "Maestro delle Storie di Adamo ed Eva", il "Maestro delle Storie dei Patriarchi", il "Maestro delle storie dell'infanzia di Gesù" e il "Maestro delle storie della Passione di Gesù", nonché anonimi frescanti.

Ciclo del Vecchio Testamento (Volte della Seconda e Terza Campata)
Le volte della seconda e della terza campata sono coperte con le Storie del Vecchio Testamento, che costituiscono il ciclo della Genesi, un vero e proprio racconto per immagini che inizia con la Creazione.
- Le Storie della Creazione: Questo ciclo è dedicato alla Creazione del mondo, suddivisa in dodici pannelli. Vi sono raffigurati Dio che separa la luce dalle tenebre, Dio che crea la Terra, il Sole e la Luna (con caratteri antropomorfi), gli uccelli e i pesci, le bestie selvatiche, la creazione di Eva, il peccato originale con Satana rappresentato come un serpente con volto di donna, il rimprovero di Dio ad Adamo ed Eva, la cacciata dall’Eden, il lavoro di Adamo ed Eva e i progenitori.
- Le Storie di Caino e Abele: Composte da soli tre pannelli, illustrano le offerte di Caino e Abele, l'uccisione di Abele da parte di Caino e il rimprovero divino a Caino per il gesto compiuto.
- Le Storie di Noè e del Diluvio Universale: Occupano cinque pannelli e narrano la costruzione dell'arca, il Diluvio universale (con acque agitate e uomini e animali che affogano), la fine del Diluvio e l'uscita dall'arca, mostrando diverse specie animali come la donnola, l'unicorno, il cervo e il ghepardo.
- Le Storie dei Patriarchi: Un ciclo più esteso di quattordici pannelli che include la costruzione della Torre di Babele, l'apparizione dell'Angelo ad Abramo, il sacrificio di Isacco, la benedizione di Isacco, Esaù che chiede la benedizione, il sogno di Giacobbe e la sua lotta con l'Angelo, il matrimonio di Giacobbe e Rachele, l'incontro con Esaù, il sogno di Giuseppe, Giuseppe calato nel pozzo e il dolore di Giacobbe per la sua presunta morte.
Ciclo Cristologico (Pareti e Controfacciata)
A partire dall’ingresso, si distribuiscono le Storie dell’Infanzia di Gesù, un ciclo costituito da dieci pannelli che include l'Annunciazione, la Visita a Santa Elisabetta, la Natività, l'adorazione dei Re Magi, la Strage degli innocenti (con sicari che indossano berretti e calzamaglie bicolori bianche e rosse), la Presentazione al Tempio, Gesù fra i dottori e la Cena di Emmaus, l'arresto di Gesù, Gesù davanti al Sinedrio e la Flagellazione.
La controfacciata è completata con alcune Storie della Passione di Cristo, assai frammentarie, tra cui la Resurrezione di Cristo e il sepolcro vuoto.
Novissimi, Virtù Cardinali e Sibille (Prima Campata)
Sulle pareti della prima campata, secondo una pratica prettamente medievale che sviluppa un velato appello all’emotività del fedele, si collocano i Novissimi. Sulla parete di destra è rappresentato l'Inferno, con torri merlate e demoni che tormentano i peccatori, mentre sulla parete di sinistra è dipinto il Paradiso, con il Cristo in trono circondato dagli Angeli. Nelle vele della prima campata sono dipinte anche le quattro Virtù cardinali (Giustizia, Prudenza, Temperanza e Fortezza) e le Sibille, spesso vestite con lunghe vesti e reggenti filatteri con iscrizioni.
Ciclo dei Santi (Pilastri)
Sui pilastri sono affrescati diversi santi, perlopiù a figura intera, fra cui si riconoscono Santo Stefano, Sant'Onofrio, San Paolo eremita, San Lorenzo, San Rocco, San Tommaso e San Domenico.
Il Gemellaggio con Assisi
Dal 4 dicembre 2004, il Santuario di San Donato è gemellato con la Basilica Pontificia di San Francesco d’Assisi. In quell’occasione, i frati della Basilica affidarono una preziosa reliquia del poverello d’Assisi alle Suore Francescane Missionarie di Gesù, che si occupano tuttora della cura del tempio. Questo gemellaggio ha rafforzato il legame tra Ripacandida e Assisi, tanto da far meritare a Ripacandida l'appellativo di "Piccola Assisi lucana". Recentemente, i presidenti delle Pro Loco di Ripacandida e di Assisi, Gerardo Cripezzi e Francesco Fiorelli, insieme a Nicola Tricarico e Michele Sinisi della Pro Loco di Ripacandida e il Presidente del Consiglio Comunale di Ripacandida, Lino Potenza, sono stati ricevuti dal Custode della Basilica di San Francesco, Fra' Marco Moroni, e dal Responsabile alla Comunicazione del Sacro Convento, Fra' Giulio Cesareo. Anche la Sindaca di Assisi, Stefania Proietti, ha partecipato in video-conferenza, a testimonianza di questo forte legame spirituale e culturale.
Santuario di San Donato, Ripacandida | Basilicata Sacra
Eventi e Visite
La festa principale in onore di San Donato si svolge annualmente dal 5 al 7 agosto. Per i visitatori interessati, si consiglia di verificare la corrispondenza degli orari di apertura contattando direttamente la struttura per assicurarsi la migliore esperienza di visita.