Nella giornata della festa di Santo Stefano, che la Chiesa celebra come “Protomartire” (primo Martire), Papa Francesco ha offerto profonde riflessioni sulla figura di questo santo e sul significato del martirio cristiano. Le sue parole, pronunciate durante la catechesi che ha preceduto la recita dell’Angelus e in altri contesti giubilari, hanno sottolineato l'importanza dell'amore, del perdono e della speranza, estendendo il messaggio di Santo Stefano ai martiri contemporanei e alle sfide del mondo attuale.

Santo Stefano: Protomartire e Testimone d'Amore
La Carità e l'Annuncio della Parola
Santo Stefano era uno dei sette diaconi che la comunità di Gerusalemme aveva consacrato per il servizio delle mense, per la carità. Ciò significa che la sua prima testimonianza non l'ha data a parole, ma attraverso l'amore con cui serviva i più bisognosi. Ma Stefano non si limitava a quest'opera di assistenza. A quelli che incontrava parlava di Gesù: condivideva la fede alla luce della Parola di Dio e dell'insegnamento degli Apostoli. Questa è la seconda dimensione della sua testimonianza: accogliere la Parola e comunicarne la bellezza, raccontare come l'incontro con Gesù cambia la vita.
Il Dono del Perdono ai Persecutori
La sua testimonianza più grande è quella che ha saputo unire la carità e l'annuncio. Ce l'ha lasciata in punto di morte, quando sull'esempio di Gesù ha perdonato i suoi uccisori. Il racconto degli Atti degli Apostoli ce lo presenta mentre, morendo, prega per i suoi uccisori. Se a prima vista Stefano sembra subire impotente una violenza, in realtà, da uomo veramente libero, continua ad amare anche i suoi uccisori e ad offrire la sua vita per loro, come Gesù. Offre la vita perché si pentano e, perdonati, possano avere in dono la vita eterna.
Santo Stefano
Il Martirio Cristiano tra Passato e Presente
L'Amore Incondizionato: Connotato del Martirio
L’amore, umanamente impossibile, rivolto anche ai propri carnefici è uno dei connotati propri del martirio cristiano, che lo rendono imparagonabile a tutte le forme umane di sacrificio che nascono dall’abnegazione verso “buone cause” ideologiche o religiose. I martiri non si lasciano uccidere per debolezza, né per difendere un’ideologia, ma per rendere tutti partecipi del dono di salvezza. E lo fanno in primo luogo per il bene dei loro uccisori, pregando per loro.
Dio Desidera la Salvezza di Tutti
Proprio in questo suo abbracciare col suo sacrificio i suoi stessi carnefici, il diacono Stefano ci appare come testimone di quel Dio che ha un solo grande desiderio: “che tutti gli uomini siano salvati”, citando la prima Lettera di San Paolo a Timoteo. Il desiderio del cuore di Dio è «che nessuno vada perduto». Così Stefano diventa testimone di quel Padre - il nostro Padre - che vuole il bene e solo il bene per ciascuno dei suoi figli, e sempre; il Padre che non esclude nessuno, che non si stanca mai di cercarli e di riaccoglierli quando ritornano pentiti a Lui e il Padre che non si stanca di perdonare. Ricordate questo: Dio perdona sempre e Dio perdona tutto.
I Martiri di Oggi: Continuità nella Testimonianza
Anche oggi, chi perde la vita a causa del Vangelo, partecipa dello stesso miracolo di gratuità che si manifestò nella vicenda del Primo Martire Stefano. Pur subendo persecuzioni, a volte fino alla morte, questi uomini e donne non si lasciano uccidere per debolezza, ma per rendere tutti partecipi del dono di salvezza che hanno ricevuto dal Signore Gesù Cristo. Anche questi fratelli e sorelle possono sembrare dei falliti, ma il seme dei loro sacrifici, che sembra morire, germoglia e porta frutto, perché Dio attraverso di loro continua a operare prodigi, a cambiare i cuori e a salvare gli uomini.
Papa Francesco ha ricordato il beato Christian de Chergé, uno dei sette monaci trappisti martirizzati a Tibihrine (Algeria), che in punto di morte chiamò “amico dell'ultimo minuto” il suo uccisore.

L'Esempio di Santo Stefano nella Vita Quotidiana
Trasformare il Male in Bene: Carità, Parola, Perdono
La testimonianza di Stefano ci invita a migliorare la nostra vita attraverso la carità verso i fratelli, la fedeltà alla Parola di Dio e il perdono. Carità, Parola, perdono. È il perdono a dire se davvero pratichiamo la carità verso gli altri e se viviamo la Parola di Gesù. Il “per-dono” è infatti, come indica la parola stessa, un dono più grande, un dono che facciamo agli altri perché siamo di Gesù, perdonati da Lui.
Il Potere Trasformativo del Perdono: L'Esempio di Saulo
L’imitazione di Cristo è la via per essere suoi testimoni. Nel momento della morte Stefano prega per Saulo, che approvava la sua uccisione. Poco dopo, per grazia di Dio, Saulo si converte e diventa Paolo, il più grande missionario della storia. Paolo nasce dalla grazia di Dio, ma attraverso il perdono di Stefano. Questo è il seme della sua conversione.
Gesti Comuni che Cambiano la Storia
I gesti d’amore cambiano la storia: anche quelli piccoli, nascosti, quotidiani. Il Signore desidera che facciamo della vita un’opera straordinaria attraverso i gesti ordinari di ogni giorno. Lì dove viviamo, in famiglia, al lavoro, ovunque, siamo chiamati a essere testimoni di Gesù, anche solo donando la luce di un sorriso e fuggendo le ombre delle chiacchiere e dei pettegolezzi. Quando vediamo qualcosa che non va, al posto di criticare, sparlare e lamentarci, preghiamo per chi ha sbagliato e per quella situazione difficile. E quando a casa nasce una discussione, anziché cercare di prevalere, proviamo a disinnescare; e a ricominciare ogni volta, perdonando chi ci ha offeso. Piccole cose, ma cambiano la storia, perché aprono la porta, aprono la finestra alla luce di Gesù. Santo Stefano, mentre riceveva le pietre dell’odio, restituiva parole di perdono. Così ha cambiato la storia. Anche noi possiamo cambiare ogni giorno il male in bene, come suggerisce un bel proverbio, che dice: «Fai come la palma: le tirano sassi e lei lascia cadere datteri».
Appelli di Papa Francesco Oltre l'Angelus
L'Apertura della Porta Santa nel Carcere di Rebibbia
Nella prima mattinata, il Papa aveva aperto la seconda Porta Santa di questo Giubileo. Lo aveva fatto nella cappella dedicata al "Padre Nostro" del carcere romano di Rebibbia, alla presenza di circa un'ottantina di persone detenute e agenti di Polizia Penitenziaria. Nella storia dei Giubilei ordinari è la prima volta che una Porta Santa si apre all'interno di un carcere, definito dallo stesso Pontefice come una «cattedrale del dolore e della speranza». Il Papa ha voluto spalancare la Porta in questo luogo, sottolineando l'importanza di aprire i cuori alla speranza, che è come un'ancora sulla riva: «Non perdere la speranza. È questo il messaggio che voglio darvi; a tutti, a tutti noi. Io il primo. Tutti. Non perdere la speranza. La speranza mai delude. Mai.»

La Remissione dei Debiti e la Pace nel Mondo
Dopo la recita dell’Angelus, il Pontefice ha ricordato che è parte della tradizione e dello spirito del Giubileo anche la remissione dei debiti pregressi. E ha invitato per questo ad appoggiare la campagna di Caritas Internationalis per sollevare i Paesi oppressi da debiti insostenibili e promuovere lo sviluppo, intitolata “trasformare il debito in speranza”. La questione del debito, ha sottolineato, «è legata a quella della pace e del “mercato nero” degli armamenti. Basta colonizzare i popoli con le armi! Lavoriamo per il disarmo, lavoriamo contro la fame, contro le malattie, contro il lavoro minorile», ha detto il Papa, facendo seguire queste parole dal consueto appello a pregare «per la pace nel mondo intero!». Papa Francesco ha invocato la pace per i popoli straziati dalla guerra, citando Siria, Gaza e la martoriata Ucraina.
Preghiera per la Pace e Contro le Persecuzioni
Il Papa ha esortato i fedeli a chiedersi: «mi interesso e prego per chi, in varie parti del mondo, ancora oggi soffre e muore per la fede, i tanti che sono assassinati per la fede? E, a mia volta, cerco di testimoniare il Vangelo con coerenza, con mitezza e con fiducia? Credo che il seme del bene porterà frutto anche se non vedo risultati immediati?». Ha rinnovato l'augurio di pace nelle famiglie, nelle parrocchie e per le popolazioni tormentate dalla guerra, e ha espresso la sua vicinanza alle comunità cristiane che soffrono discriminazioni, esortandole a perseverare nella carità verso tutti, lottando pacificamente per la giustizia e la libertà religiosa. Affidiamo alla Madonna questi nostri fratelli e sorelle, che rispondono all’oppressione con la mitezza e, da veri testimoni di Gesù, vincono il male con il bene. L’auspicio finale del Papa è stato poi che l'atmosfera di gioia del Natale, che riempie ancora i nostri cuori, susciti in tutti il desiderio di contemplare Gesù nel Presepe, per poi servirlo e amarlo nelle persone che ci stanno accanto.