Pietro Grasso e Piersanti Mattarella: Vite all'Insegna della Legalità

La storia di Pietro Grasso e Piersanti Mattarella è profondamente intrecciata con la lotta alla mafia e l'impegno per la legalità in Italia, in particolare in Sicilia. Le loro figure rappresentano due pilastri fondamentali nella difesa delle istituzioni democratiche contro la criminalità organizzata.

Pietro Grasso: Dalla Nascita all'Ingresso in Magistratura

Pietro Grasso è venuto al mondo il 23 dicembre del 1944. Su suggerimento della nonna, desiderosa di fargli guadagnare un anno in vista di un'ipotetica chiamata alle armi futura, la sua nascita fu registrata a Licata il 1 gennaio del 1945, facendogli guadagnare la "classe 45". Dopo pochi mesi, tornò nella sua città natale, Palermo, la cui storia e il suo patrimonio di bellezza e insieme di violenza hanno influenzato le scelte più importanti della sua vita.

Fin da piccolo, Grasso sognava di diventare magistrato. Si iscrisse a giurisprudenza negli anni del cosiddetto "sacco di Palermo", un periodo di intensa speculazione edilizia. Nonostante un inizio difficile, con un primo esame fallito, imparò la lezione, cambiò metodo di studio e si laureò a 21 anni. A 24 anni, divenne magistrato, ricevendo come primo incarico quello di pretore a Barrafranca, in provincia di Enna.

Nel 1970, dopo aver superato il concorso in magistratura e prestato servizio militare come ufficiale in aeronautica, Pietro Grasso sposò Maria nel Duomo di Monreale, con cui ha affrontato la vita insieme, dalle grandi gioie ai momenti più difficili.

L'Omicidio di Piersanti Mattarella: La Prima Indagine di Mafia di Grasso

La città di Palermo, tra gli anni '50 e '60, fu protagonista di una massiccia speculazione edilizia, il famigerato "sacco di Palermo", un'occasione ghiotta per Cosa Nostra che, facendo leva sui propri referenti politici come Salvo Lima e Vito Ciancimino, stravolse l'assetto urbanistico.

In questo difficile contesto, Piersanti Mattarella emerge sulla scena politica. Nato il 24 maggio 1935 a Castellammare del Golfo, secondogenito di Bernardo Mattarella, uomo di punta della DC e più volte Ministro, Piersanti si trasferì a Roma con la famiglia nel 1948. Persona seria ma gioviale, equilibrata e attenta, si avvicinò agli ambienti dell'Azione Cattolica. Nel 1958, tornò in Sicilia, dove divenne assistente di Diritto privato all'Università di Palermo e sposò Irma Chiazzese. Aderì formalmente alla Democrazia Cristiana tra il 1962 e il 1963, dando inizio a una carriera politica in costante crescita: dal 1964, anno della sua prima elezione in Consiglio comunale, fino al suo assassinio nel 1980.

Piersanti Mattarella, con la sua storia e il suo impegno politico, segnò una vera e propria rottura nello schema di potere mafia-politica. Era un uomo affettuoso, attento alle dinamiche familiari, e si sforzava di trovare il tempo per la famiglia, nonostante il suo impegno politico totalizzante. Nel giugno del 1970, denunciò nelle pagine di "Sicilia domani" i mali della politica regionale, la prassi clientelare e l'eccesso di incarichi, proponendo riforme e chiedendo un impegno più incisivo contro la mafia. Dal 1971 al 1978, fu assessore regionale al Bilancio, un incarico che ricoprì con rigore, ottenendo l'approvazione di bilanci e il Piano regionale d'interventi 1975-1980. La sua carriera politica raggiunse l'apice il 9 febbraio 1978, quando, con 77 voti su 100, fu eletto Presidente dell'Assemblea regionale siciliana, ottenendo il sostegno esterno del Partito Comunista, anticipando le convergenze che Aldo Moro stava tentando a Roma.

L'assassinio di Aldo Moro lo colpì duramente. Il 9 maggio 1978, fu personalmente in via Caetani e ricordò in seguito: "vidi il volto di Aldo Moro e, durante tutte le complicate e forzatamente lente operazioni degli artificieri, la commozione fu solo superata con la preghiera e con la consapevolezza che il colpo dato alle nostre istituzioni è talmente grave che è indispensabile iniziare subito con razionalità a operare per difenderle". Nonostante ciò, Mattarella non si arrese e avviò una profonda azione riformatrice come Presidente della Regione, approvando leggi urbanistiche e sugli appalti per favorire trasparenza e imparzialità, e colpendo duramente speculatori e costruttori collusi. Partecipò persino ai funerali di Peppino Impastato, pronunciando parole di fuoco contro la mafia.

Il 6 gennaio 1980, Piersanti Mattarella fu ucciso a Palermo, in via della Libertà, mentre era in auto con la famiglia per andare a messa. L'azione del killer fu fulminea: sparò diversi colpi con una rivoltella calibro 38. Suo fratello Sergio, futuro Presidente della Repubblica, accorse sul luogo dell'agguato e fu immortalato in una foto iconica mentre teneva il fratello esanime.

Quel giorno, Pietro Grasso era il magistrato di turno. Sentì la notizia dalla televisione. Seppe che Piersanti Mattarella, il Presidente della Regione Sicilia che voleva la terra siciliana "con le carte in regola" e libera dalla morsa della mafia, era stato ucciso. In quanto magistrato di turno, divenne il titolare del caso, la sua prima indagine di mafia. Grasso si precipitò in via della Libertà, ricordo la confusione e lo sgomento, e la sensazione che con Mattarella si fosse persa l'occasione di un cambiamento. L'omicidio del procuratore capo di Palermo, Pietro Scaglione, aveva già fatto sì che molti colleghi abbandonassero la Procura, permettendo a Grasso di chiedere di tornare nella sua città prima del previsto, dove nel frattempo era nato suo figlio Maurilio.

Foto storica dell'attentato a Piersanti Mattarella in via della Libertà, Palermo

La Carriera di Pietro Grasso nella Lotta alla Mafia

Il Maxiprocesso di Palermo

Quando a Pietro Grasso fu chiesto di essere giudice a latere del Maxiprocesso di Palermo, chiese 24 ore per discuterne con la moglie Maria, consapevole che quella scelta avrebbe cambiato la loro vita. Maria gli diede forza e sostegno per affrontare le mille difficoltà, sapendo che un rifiuto avrebbe significato le sue dimissioni dalla magistratura. Iniziò così il periodo più duro della sua vita: una vita blindata, minacce, migliaia di pagine da studiare e centinaia di imputati, con i riflettori del mondo puntati sul più grande processo penale della storia italiana. Nonostante lo scetticismo generale, la Corte riuscì a dimostrare l'esistenza della mafia e a condannare i suoi membri, depositando in tempi record le circa settemila pagine della sentenza.

Illustrazione del bunker dell'Ucciardone durante il Maxiprocesso di Palermo

L'Impegno a Roma e la Nascita della DNA

Nel 1991, Giovanni Falcone, allora Direttore della Direzione affari penali del Ministero di Grazia e Giustizia, chiamò Pietro Grasso con sé a Roma come consigliere. Iniziarono a ideare nuove strategie di coordinamento contro la criminalità organizzata, portando alla decisione della nascita della Procura Nazionale Antimafia, delle Direzioni Distrettuali Antimafia e della DIA (Direzione Investigativa Antimafia). La morte di Giovanni Falcone e, pochi giorni dopo, di Paolo Borsellino, fu devastante per Grasso. Davanti alle loro bare, giurò che la loro morte non sarebbe stata vana e decise di spendere ogni energia per ricostruire la verità sulle stragi. Iniziò subito le sue nuove funzioni di coordinamento e impulso, prima come sostituto e poi come aggiunto, presso la Procura Nazionale Antimafia, impegnandosi da allora senza sosta a fare luce su quel periodo buio.

Schema organizzativo della Direzione Nazionale Antimafia e delle DDA

Il Progetto di Eliminazione di Pietro Grasso

Gioacchino La Barbera, uno dei grandi pentiti di Cosa Nostra, raccontò a Pietro Grasso di un progetto di attentato contro di lui. Dopo le stragi di Capaci e Via D'Amelio, Riina voleva uccidere un altro magistrato, "un colpetto per ravvivare la trattativa". Avevano scelto Grasso, individuando Monreale come luogo più adatto, dove Grasso si recava ogni fine settimana per far visita alla suocera gravemente malata. L'esplosivo doveva essere nascosto in un tombino, ma i sistemi elettronici di sicurezza di una vicina banca rischiavano di provocare un'esplosione anticipata. I mafiosi persero tempo cercando un telecomando che non subisse interferenze, ma nel frattempo furono arrestati Riina e il commando mafioso. La suocera di Grasso morì, e lui non ebbe più motivo di recarsi a Monreale.

Procuratore Capo a Palermo e i Risultati Contro Cosa Nostra

Nel 1999, dopo gli anni trascorsi a Roma, Pietro Grasso tornò a Palermo come Procuratore Capo, realizzando un sogno di una vita. Sotto la sua direzione, dal 2000 al 2004, furono arrestate 1.779 persone per reati di mafia e 13 latitanti inseriti tra i 30 più pericolosi. Nello stesso periodo, la procura ottenne 380 ergastoli e centinaia di condanne per migliaia di anni di carcere. Fu cambiata anche la strategia contro i latitanti, un lavoro durissimo che portò ai risultati sperati.

Procuratore Nazionale Antimafia

Dal 2005 al 2012, Pietro Grasso ricoprì il ruolo di Procuratore Nazionale Antimafia, passando dalla "trincea" di Palermo al quartier generale da cui si coordinano tutte le indagini sulla criminalità organizzata. Uno dei successi di cui andava più fiero fu la raccolta della collaborazione di Gaspare Spatuzza, che permise la riapertura delle indagini sulla stagione delle stragi. L'11 aprile 2006, dopo anni di duro lavoro e tentativi falliti, la strategia della "terra bruciata" inaugurata da Grasso a Palermo portò all'arresto di Bernardo Provenzano, il capo della mafia latitante da decenni. Quel giorno, lo Stato vinse, dimostrando che la mafia è forte ma non invincibile. Nello stesso anno nacque Riccardo, suo nipote, una grandissima gioia per lui e Maria.

Bernardo Provenzano - La cattura del Boss di Cosa Nostra

Piersanti Mattarella: Un Simbolo della Legalità

Le indagini iniziali sull'omicidio di Piersanti Mattarella oscillarono tra il delitto di mafia e quello di stampo terroristico, anche se nulla sembrava certo, con rivendicazioni di sedicenti "Nuclei Fascisti Rivoluzionari", "Prima Linea" e "Brigate Rosse". Sin dalle prime indagini, fu chiaro che il movente dell'omicidio andava cercato nell'attività politica di Mattarella, specie nei due anni della sua presidenza. Tra i numerosi tentativi di depistaggio, vi fu un colloquio tra il Questore Immordino e Ciancimino, il quale intese informare segretamente che il delitto era opera di un terrorista di sinistra.

La sua eliminazione fisica spazzò via in un sol colpo tanti problemi che sarebbero stati troppo lunghi e complicati da risolvere con le logiche della politica. L'omicidio di Piersanti Mattarella fu materialmente eseguito da Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, esponenti dei NAR. Le sentenze hanno accertato che l'omicidio fu un delitto politico-mafioso, attuato in virtù di uno specifico pactum sceleris tra esponenti della destra eversiva e Cosa Nostra. Il movente fu la volontà di Mattarella di "bloccare quel perverso circuito (tra mafia e pubblica amministrazione) incidendo così pesantemente proprio su questi illeciti interessi".

Pietro Grasso ha sempre considerato l'omicidio di Piersanti Mattarella di tipo preventivo e conservativo, inteso non tanto a vendicare la sua retta azione di amministratore e statista ma a mantenere lo status quo, impedendo il rinnovamento politico del compromesso storico e la neutralizzazione della penetrazione mafiosa nella Regione. È lecito supporre che per tale omicidio si sia verificata una deliberata convergenza di interessi, rientranti tra le finalità terroristico-intimidatrici dell'organizzazione e interessi connessi alla gestione della 'cosa pubblica'. Una coincidenza di interessi che Grasso non è mai riuscito a chiarire e che tuttora gli toglie il sonno insieme ad altre intuizioni laceranti su tante stragi di mafia irrisolte. Da Procuratore Nazionale Antimafia, Grasso ha messo in atto ogni strumento per cercare la verità su quel delitto e su molti altri che hanno segnato la vita della Sicilia e del Paese.

La figura di Piersanti Mattarella è emersa come modello dell'uomo politico, dotata di competenza, passione, senso di responsabilità, lungimiranza strategica e slancio etico. La sua azione politica riuscì a riassumere queste virtù, consapevole degli effetti che avrebbe potuto produrre in una terra difficile come la Sicilia. La sua risposta, e quella di molti altri, alla domanda se per amore della propria terra in Sicilia si debba mettere a rischio anche la vita, fu un semplice e tragico "sì".

Dal Tribunale al Senato: L'Impegno Politico di Pietro Grasso

Dopo 43 anni di carriera in magistratura, nel 2012, con grande emozione, Pietro Grasso decise di chiudere il capitolo più significativo della sua vita e dare le dimissioni. Si "spostò in politica", perseguendo, con altri mezzi, gli ideali e gli obiettivi di sempre. Si impegnò con il Partito Democratico nella coalizione Italia Bene Comune guidata da Pierluigi Bersani, con la convinzione di portare la sua esperienza in Parlamento e contribuire con leggi in materia di giustizia che aveva chiesto invano da magistrato.

Il 15 marzo 2013, il primo giorno in Senato, Grasso depositò il suo primo disegno di legge, noto come "DDL Grasso", con l'obiettivo di aggiornare e potenziare gli strumenti dello Stato per combattere l'economia criminale. Il disegno si concentrava sulla corruzione e il voto di scambio, proponendo la reintroduzione nel codice penale del falso in bilancio e una nuova disciplina del reato di riciclaggio, inclusa l'autoriciclaggio. Dopo due anni, a partire dalle sue proposte, il Parlamento approvò una nuova legge anticorruzione.

Il 16 marzo 2013, Pietro Grasso fu eletto Presidente del Senato con 137 voti, un'emozione indescrivibile, un grande orgoglio e un'enorme responsabilità, come lui stesso ricorda.

Foto di Pietro Grasso in veste di Presidente del Senato

L'Incontro Simbolico: Grasso e Sergio Mattarella

Pietro Grasso ha conosciuto Sergio Mattarella nel triste giorno dell'attentato di via della Libertà. Grasso era un giovane magistrato, Mattarella un giovane professore di diritto. Mai avrebbero immaginato, in quel momento di dolore e smarrimento per l'omicidio di Piersanti, che i percorsi della vita li avrebbero condotti 35 anni dopo nella solennità del Salone dei Corazzieri del Quirinale. Il 7 febbraio 2015, avvenne il passaggio di consegne dal "Presidente supplente" al nuovo Capo di Stato, un momento indimenticabile e carico di emozione.

A ottobre del 2017, dopo l'approvazione definitiva della nuova legge elettorale, Grasso si è dimesso dal Gruppo del Partito Democratico. Ha avuto il piacere di ospitare al Senato la presentazione del volume di Giovanni Grasso sulla figura di Piersanti Mattarella, rievocando personalmente la sua esperienza di giovane magistrato sulla scena dell'omicidio nel 1980.

Foto di Pietro Grasso e Sergio Mattarella in un contesto istituzionale

La Memoria di Piersanti Mattarella e l'Attualità dell'Impegno

A distanza di oltre quarant'anni, la memoria di Piersanti Mattarella continua ad essere viva. Ogni anno, il 6 gennaio, una corona di fiori viene deposta accanto alla lapide in via della Libertà a Palermo. Numerosi politici e magistrati ricordano il suo sacrificio. "Piersanti Mattarella", come ha affermato l'ex PM Pietro Grasso, "aveva avviato un rinnovamento politico, culturale e civile; voleva che la nostra terra fosse libera dalle logiche mafiose per sviluppare le sue potenzialità con trasparenza e rigore. Un sogno per tutte le persone oneste. Per questo fu ucciso."

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha ricordato come Mattarella "fu ucciso da un sistema criminale e politico che considerava un ostacolo ai propri sporchi affari la presenza di un presidente della Regione che aveva una visione e che stava avviando la Sicilia ad un cambiamento profondo". Commemorare il Presidente Mattarella, come ha detto il vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao, "ci riporta ai suoi valori, alle sue idee, al concetto di amministrazione moderna e innovativa che, da assessore prima e da presidente poi, condusse da vero riformatore." È un dovere per tutti ricordare il suo sacrificio, un esempio di uomo dello Stato e di politico che ha lottato per un'Italia senza mafie e più libera, pagando con la vita la sua battaglia per la legalità.

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