La Basilica dei Santi Maria e Donato a Murano

La Basilica dei Santi Maria e Donato a Murano è un tesoro storico e artistico situato nel cuore dell'isola del vetro. Questo imponente luogo di culto trasmette secoli di fede, leggende e miracoli, rappresentando un simbolo architettonico unico in tutta la laguna veneziana.

Foto panoramica della Basilica dei Santi Maria e Donato a Murano

Storia e Architettura della Basilica

Le Origini Antiche

La chiesa, dedicata inizialmente a Santa Maria Assunta, fu fondata, con ogni probabilità, nella metà del VII secolo, al tempo delle prime immigrazioni dei profughi di terraferma nelle isole. La sua presenza è testimoniata già nel 999 in una delle pergamene più antiche conservate a Venezia, custodita nell'Archivio patriarcale. Questo documento conferma l'importanza di questo luogo di culto sin dagli albori della comunità muranese. Fin dalle sue origini, era la chiesa matrice per tutta l'isola di Murano, da cui dipendevano tutte le altre chiese locali.

La Ricostruzione del XII Secolo

Edificata nel VII secolo e restaurata nel IX, la chiesa fu completamente riedificata tra il 1125 e il 1141 sulle fondamenta della precedente. La splendida architettura che si può ammirare oggi è quella originale del XII secolo, un classico esempio di arte esarcale che in questo periodo subì influenze romaniche dall'occidente e bizantine dall'oriente.

L'Esterno: Facciata e Abside Poligonale

L'esterno della basilica presenta una dualità architettonica affascinante. La facciata principale, in un sobrio stile ravennate, è rivolta verso ovest, con piccole monofore nelle ali spioventi e una bifora in alto. All'austera facciata si contrappone l'abside ettagonale, rivolta verso est e affacciata sul canale, che ha un ruolo preminente per chi arriva dalle fondamenta. Questa abside è contraddistinta da un gioco di luci e ombre dato da un registro di nicchie al piano inferiore e da un finto porticato al piano superiore. È spartita su due ordini di colonne binate, con nicchie nell'ordine inferiore e un porticato in quello superiore, divisi da una doppia fascia di triangoli. La bicromia tra il marmo delle colonne e della balaustra e il mattone sulle superfici e gli archi a tutto sesto, con molteplici ghiere e piedritto, amplia il gioco delle diverse profondità e il ritmo della partitura architettonica, creando un effetto arioso amplificato dal riflesso sul canale antistante. Le logge, l'accenno di strombatura degli archi e la decorazione in pietra policroma contribuiscono a "scarnificare la massa", esaltando il contrasto cromatico tra il rosso del mattone e il bianco del marmo, secondo i moduli imposti da San Marco a Venezia. Sulla facciata della basilica si notano piccole monofore nelle ali spioventi e una bifora in alto. Il campanile è una torre quadrata suddivisa in tre ordini, scanditi da lesene, e conclusa da una cella campanaria con trifore e archetti pensili; originariamente aveva una sopraelevazione, demolita perché pericolante a causa di fulmini.

Dettaglio dell'abside ettagonale della Basilica di Murano

L'Interno: Struttura Basilicale

La chiesa ha una pianta basilicale a croce latina, con un transetto largo 8,40 metri. Le due navate laterali sono divise dalla navata centrale da cinque colonne in marmo greco, sormontate da capitelli corinzi a foglie d'acanto e pulvini decorati, che sorreggono arcate a sesto rialzato. I capitelli delle ultime colonne di destra e di sinistra sono databili poco prima del VI secolo, anche se alcuni studiosi li attribuiscono alla fabbrica del 1141. È da segnalare il rapporto proporzionale tra le singole zone liturgiche.

Restauri e Modifiche Storiche

Nel 1692 il vescovo di Torcello Marco Giustiniani trasferì qui la sede episcopale e diede inizio a lavori di ristrutturazione secondo il gusto barocco. Durante questi interventi, le arcate della navata furono rivestite in legno intagliato, così come le basi delle colonne dopo averne ridotto l'ingombro. Furono demoliti i due amboni e il setto del coro, e un mosaico esterno all'arco trionfale, presumibilmente un'Annunciazione simile a quello di Torcello, venne distrutto. La pala d'argento dell'altare maggiore fu venduta, e nel presbiterio, rialzato di tre gradini, la pavimentazione originale venne prima rimontata e poi mutilata per l'inserimento della tomba del vescovo Giustiniani. Inoltre, sui muri più alti della navata vennero aperte grandi finestre termali.

Basilica di San Marco a Venezia

I Magnifici Mosaici

Il Mosaico Pavimentale: Un Capolavoro del XII Secolo

Oltre all'abside, l'altro tesoro della basilica si trova all'interno: è il complesso mosaico che decora l'intero pavimento, il cui data di realizzazione, settembre 1141, è indicata da un'iscrizione al centro della navata principale. L'opera risale quindi alla stessa epoca del pavimento musivo della Basilica di San Marco. Realizzato con variegate tipologie di marmi e pietre secondo le antiche tecniche bizantino-romane, il pavimento si distende per tutta la superficie della basilica come un unico immenso tappeto, suddiviso in pannelli di diversa grandezza, a volte accostati tra loro, a volte separati da una bordatura marmorea. Questo mosaico deriva la sua particolarità dal presentare disegni realizzati sia in opus tassellatum, con tessere piccole e quadrate, sia in opus sectile, con tessere più grandi di forma geometrica (triangoli, cerchi, quadrati, rettangoli).

  • Con la tecnica dell'opus tassellatum furono disegnate figure simboliche usate nell'arte cristiana come pavoni, grifoni, un'aquila con un agnello tra gli artigli, nodi di Salomone (simbolo di eternità in quanto non è possibile scioglierli), draghi, volpi, galli, grilli (che rappresentano il focolare domestico) e uccelli con la preda, onde marine con ottagono e con rombo.
  • L'opus sectile, invece, si presenta come piccole lastre di marmo tagliate in forme geometriche ed è usato per rappresentare, in termini astratti e geometrici, il simbolismo religioso più elevato.

L'arte musiva della basilica è di ispirazione bizantina e si rifà al pensiero platonico: la bellezza della forma sta nelle figure regolari del cerchio, del quadrato, del rettangolo, dell'esagono e dell'ottagono. Il mosaico pavimentale non ha soltanto lo scopo di abbellire la chiesa, ma vuole trasmettere un messaggio, guidando il credente nella contemplazione, nella riflessione e nella preghiera.

Nel Novecento, grazie all'interessamento di don Vittorio Vianello, parroco di San Donato dal 1949 al 1990, furono avviate le prime iniziative per il recupero del pavimento. I lavori di recupero e salvaguardia, iniziati nel 1973 con la chiusura della basilica al pubblico e finanziati dalla signora Gladys Delmas di New York tramite il comitato americano Save Venice e il Ministero della Cultura, proseguirono con la posa di un sottopavimento per proteggere il prezioso mosaico dall'umidità e dall'acqua alta, per poi reinstallare le sezioni tagliate e immagazzinate. Il restauro fu inaugurato nel dicembre 1979 dal Patriarca di Venezia, Marco Cé. Dal 2012 al 2015, Save Venice ha finanziato un'ulteriore campagna di manutenzione e riparazione.

Dettaglio dei mosaici pavimentali con figure animali e geometriche

Il Mosaico Absidale: La Madonna Orante

Nel catino absidale domina un altro capolavoro musivo della basilica: una splendida Madonna Orante immersa in un fondo oro, erta su un suppedaneo. La figura, slanciata e avvolta nel manto e nel maphorion di un blu intenso, ha le mani aperte sul petto in segno di preghiera e lo sguardo dolce rivolto alla propria sinistra. Assai simile alla Theotókos che domina il catino della vicina chiesa di Santa Maria Assunta a Torcello (anche le due iscrizioni contratte MΡ ΘΥ - Μήτηρ Θεοῦ - ai lati sono uguali), questo mosaico muranese, databile alla prima metà del XII secolo, cattura i visitatori con la sua luce mistica. Rappresenta uno dei più alti esiti di un maestro veneto ben addestrato al linguaggio bizantino, mostrando tuttavia l'autonomia e la parlata artistica tipica della nuova generazione musiva veneziana successiva alla metà del secolo. L'iscrizione latina ai margini del catino recita: "Quos Eva contrivit Pia Virgo Maria redemit. Hanc cuncti laudent. Qui Christi munere gaudent" (La Madre Pia ha redento quelli che Eva rovinò: tutti quelli che godono del beneficio di Cristo la lodino). L'altra iscrizione, collocata lungo il sottarco dell'abside, recita: "Mutat quod sumpsit, quod tollat crimina mundi. Totum est quod sumpsit vultus vestisque refulsit, discipuli teste prophete certa videntes et cernunt purum sibi credunt esse futurum." (Cambia ciò che assunse, ciò che toglie i peccati del mondo. Tutto è ciò che assunse, il volto e la veste risplendettero.)

Le Sacre Reliquie e le Tradizioni

San Donato, Patrono di Murano

Nel 1125 il doge Domenico Michiel decise di traslare le reliquie di San Donato di Eurea, vissuto nel IV secolo e celebrato come grande taumaturgo, nella chiesa matrice di Santa Maria Assunta sull'isola di Murano. Da allora la basilica assunse anche il titolo del santo vescovo e martire, divenendo così un importante luogo di culto dedicato ai santi Maria Assunta, Donato Martire e Cipriano Vescovo e Martire. San Donato divenne l'anima spirituale e il patrono dell'isola, un protettore che i muranesi onorano da generazioni con devozione. Nella navata di sinistra, un'ancona lignea del 1310 raffigurante San Donato, ora nel Museo Diocesano a Santa Apollonia, lo mostra in vesti vescovili con pastorale e Vangelo, affiancato da Donato Memo, podestà di Murano, e sua moglie.

Le Ossa del "Drago"

Accanto alle reliquie del Santo, sono conservate le misteriose ossa giganti di un "drago", quasi certamente i resti di una balena. Secondo la tradizione, si tratta dei resti della creatura che San Donato sconfisse in una dura lotta, come testimoniato anche da Sozomeno: "Eodem tempore in diversi orbi partibus multi inter episcopos enituerunt. Ex his fuit Donatus, Euroeae in Epiro episcopus: quem cum alai multa ammirabili perpetrasse, ius lochi incolse testantur, tum illud precipue quod in draconis interfectione gesti".

San Gerardo Sagredo, Martire e Patrono d'Ungheria

Nel transetto destro si trova l'urna con il corpo di San Gerardo Sagredo, l'unico martire tra i santi veneziani e patrono d'Ungheria. Esistono testimonianze che anticipano la traslazione del suo corpo al 1333, come riportato nel Catalogus sanctorum del 1372 di Pietro Natali. Il suo corpo fu posto nella chiesa di Santa Maria e Donato con grande pompa il 23 febbraio 1400. Un mosaico nella Basilica di San Marco a Venezia, risalente alla prima metà del XIII secolo, raffigura San Gerardo con l'intitolazione "S GERARDVS MĀR[TIR] ET PONTIFES".

Il "Bottazzo de Sant'Alban": Leggenda e Simbolismo

Tra le altre curiosità qui conservate vi è il "Bottazzo de Sant'Alban", un bassorilievo in marmo colorato e dorato che si trova sopra la terza colonna di sinistra. Questo riquadro rettangolare mostra il leone marciano con il Vangelo aperto, sotto il quale è posta una piccola botte (il cosiddetto "bottazzo"). La leggenda narra che i muranesi l'avessero rubato dalla chiesa di Sant'Albano a Burano, poiché si diceva avesse il dono magico di riempirsi da sola, all'infinito, di vino. Nel 1543 il podestà Carlo Querini decise di farlo murare all'interno della basilica, tra gli stemmi del podestà e del Comune di Murano, per assicurarne il possesso perpetuo a Murano, come testimoniato dall'iscrizione a corredamento: "SUUS HINC DIVO ALBANO CANT / HARUS PENDET TUTAM CUI / PRAETOR QUIRINUS CAROLUS / HANC PIUS POSUIT SEDEM / MDXLIII". Questo atto si inserì nelle lotte campanilistiche tra muranesi e buranelli.

Illustrazione del

Altri Tesori e Curiosità

Organi e Cappelle

La basilica dispone di un organo a trasmissione meccanica, opera del 1894 di Domenico Malvestio, collocato nel transetto a sinistra rispetto all’altare, restaurato nel 2015. È presente anche un pregevole strumento del tipo "positivo a cassapanca" della ditta tedesca Paul Ott, costruito nel 1968. Nella parete di sinistra, una porta conduce nella cappella di Santa Filomena, ricostruita tra il 1866 e il 1873 sul fianco nord della chiesa. Al suo interno sono inseriti frontoni di sarcofagi di provenienza altinate, tra cui un frontone di sarcofago romano del IV secolo, un pluteo longobardo del VIII secolo e un frontone di sarcofago del IX secolo.

Il Beato Daniele d'Ungrispach

Nel 1995, nella cappella di Santa Filomena è stato posto il corpo del Beato Daniele d'Ungrispach. Nato a Cormons nel 1344 e morto a Murano nel 1411, era un ricco mercante di pellicce che, di ritorno dai suoi viaggi di affari, si ritirava in preghiera nel convento di San Mattia, dove conduceva vita religiosa con i monaci. Fu sepolto nel chiostro del convento e, anni dopo, il suo corpo fu ritrovato intatto.

Reperti Archeologici

Un'ara sepolcrale romana, proveniente da Altino e appartenente alla familia Acilia, veniva usata nel battistero antistante la chiesa per il battesimo di immersione. Dopo la demolizione del battistero nel 1719, l'ara fu spostata e infine, nel 1995, posta nella cappella di Santa Filomena. Nella sacrestia, sono appesi i quadri con i ritratti di tutti i parroci della parrocchia, a partire da Michele Monetario del 999, il primo parroco.

Come Raggiungere la Basilica

La Basilica di Murano è facilmente raggiungibile, trovandosi a soli 10 minuti a piedi dalla fermata Murano Faro. Per arrivare alla basilica e al vicino Museo del Vetro, dall'approdo del vaporetto Murano Faro, bisogna proseguire dritti sulla destra, costeggiando il canale grande di Murano, e svoltare in Fondamenta Antonio Colleoni. Si giunge così in Campo Santo Stefano. Oltrepassando il ponte a destra, si prosegue verso il Ponte Longo per poi girare a destra in Riva Longa. Proseguendo sempre lungo il canale, dopo una breve passeggiata, si potrà ammirare la basilica in tutta la sua bellezza. Che la si incontri dopo aver oltrepassato il ponte che attraversa il Gran Canal di Murano, e dunque dall’imponente veduta absidale, o che si raggiunga da una calle interna la sobria facciata paleocristiana, la Basilica dei Santi Maria e Donato non può che stupire.

Per informazioni utili riguardo gli orari e le modalità di accesso, si suggerisce di consultare il sito internet ufficiale.

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