Tra le figure più imponenti e celebrate della tradizione cristiana, San Giovanni Battista spicca per la sua importanza come precursore di Gesù Cristo, suscitando un interesse costante in tutte le epoche. Meno documentato nel presente contesto, ma ugualmente significativo, è San Matteo Apostolo ed Evangelista, la cui presenza si riscontra in specifiche opere d'arte.
San Giovanni Battista: Il Precursore
Vita e contesto storico
Nascita, Infanzia e Famiglia
Giovanni Battista è una delle personalità più importanti dei Vangeli, venerato da tutte le Chiese cristiane. È l'ultimo profeta dell'Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù, poiché gli rese testimonianza ancora in vita. Nel Vangelo di Luca (1, 5) si dice che era nato in una famiglia sacerdotale: suo padre, Zaccaria, era della classe di Abia e sua madre, Elisabetta, discendeva da Aronne. Entrambi erano anziani e non avevano figli. Al tempo di re Erode, l'arcangelo Gabriele apparve a Zaccaria mentre officiava nel Tempio, annunciandogli la nascita di un figlio che avrebbe chiamato Giovanni. L'angelo predisse: “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore”. Proseguendo, descrisse le sue virtù, affermando che sarebbe stato "pieno di Spirito Santo", "operatore di conversioni in Israele" e "precursore del Signore con lo spirito e la forza di Elia". A causa della sua incredulità, Zaccaria fu reso temporaneamente muto. Dopo quella visione, Elisabetta concepì un figlio, fra la meraviglia dei parenti e conoscenti. Al sesto mese della sua gravidanza, l'arcangelo Gabriele fu mandato a Nazareth ad annunciare a Maria la maternità del Cristo. Quando Maria andò a visitare Elisabetta, il nascituro balzò di gioia nel ventre materno, un evento che testimonia il riconoscimento della divinità di Gesù fin dal grembo materno. Giovanni fu concepito da Elisabetta quando i due erano in tarda età, in modo simile a quanto preannunciato a Abramo per la nascita di Isacco. Giovanni è presentato implicitamente come un nazireo ("non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre") e fu circonciso esattamente otto giorni dopo il parto, seguendo la legge ebraica.

La Vita nel Deserto e l'Inizio della Missione
Della sua infanzia e giovinezza non si sa niente. Quando ebbe un'età conveniente, Giovanni, conscio della sua missione, si ritirò a condurre la dura vita dell'asceta nel deserto. Portava un vestito di peli di cammello (o dromedario) e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Nei Vangeli è definito "voce di uno che grida nel deserto" (in latino vox clamantis in deserto). Molti studiosi contemporanei hanno ipotizzato che Giovanni fosse stato educato all'interno della comunità essena, il cui centro spirituale era il monastero di Qumran, nel deserto della Giudea, data la vita di penitenza e preghiera, il celibato e l'attesa escatologica che li accomunavano, sebbene il battesimo di Giovanni fosse unico e irripetibile, a differenza delle abluzioni essene. Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio (28-29 d.C.), iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, con l’annuncio dell’avvento del regno messianico ormai vicino. Esortava alla conversione e predicava la penitenza. Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dalla regione intorno al Giordano, accorreva ad ascoltarlo tanta gente, considerandolo un profeta. Giovanni, in segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del Giordano coloro che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati; da ciò il nome di Battista che gli fu dato.

Il Battesimo di Gesù e la Proclamazione del Messia
Alla delegazione ufficiale inviatagli dai sommi sacerdoti, Giovanni disse che egli non era affatto il Messia, il quale era già in mezzo a loro, ma essi non lo conoscevano; aggiungendo “Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”. Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato. Quando Giovanni se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. Gesù rispose: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì e lo battezzò, e vide scendere lo Spirito Santo su di Lui come una colomba, mentre una voce diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”. Da quel momento Giovanni confidava ai suoi discepoli “Ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3, 29-30). La sua missione era compiuta, perché Gesù prese ad iniziare la sua predicazione, aveva formato il gruppo degli apostoli e discepoli ed era seguito da una gran folla; egli aveva predicato proprio per questo, per preparare un popolo degno che accogliesse Gesù e il suo messaggio di Redenzione.
21bis) Il battesimo di Gesù nelle acque del fiume Giordano da parte di Giovanni il battista
L'Arresto, la Predicazione e il Martirio
Giovanni aveva operato senza indietreggiare davanti a niente, neanche davanti al re d’Israele Erode Antipa († 40 d.C.), che aveva preso con sé la bella Erodiade, moglie divorziata da suo fratello Filippo. Ciò non era possibile secondo la legge ebraica, la “Torà”, perché il matrimonio di Erodiade era stato regolare e fecondo, tanto è vero che era nata una figlia, Salomè. Per questo motivo, un giudeo osservante e rigoroso come Giovanni sentiva il dovere di protestare verso il re per la sua condotta. Infuriata, Erodiade gli portava rancore, ma non era l’unica; il Battesimo che Giovanni amministrava, perdonando i peccati, rendeva così inutili i sacrifici espiatori che in quel tempo si facevano al Tempio, e ciò non era gradito ai sacerdoti giudaici. Ma per Erodiade venne il giorno favorevole, quando il re diede un banchetto per festeggiare il suo compleanno, invitando tutta la corte ed i notabili della Galilea. Durante il banchetto, Erode, rimasto affascinato dalla danza di Salomè, le giurò pubblicamente: “Chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò”. Salomè chiese alla madre consiglio ed Erodiade prese la palla al balzo, e le disse di chiedere la testa del Battista. A tale richiesta fattagli dalla ragazza davanti a tutti, Erode ne rimase rattristato, ma per il giuramento fatto pubblicamente, non volle rifiutare e ordinò alle guardie che gli fosse portata la testa di Giovanni, che era nelle prigioni della reggia. Il Battista fu decapitato e la sua testa fu portata su un vassoio e data alla ragazza che la diede alla madre. I suoi discepoli, saputo del martirio, vennero a recuperare il corpo, deponendolo in un sepolcro; l’uccisione suscitò orrore e accrebbe la fama del Battista.

Culto, Iconografia e Reliquie
L'importanza nella Chiesa e la sua Venerazione
Giovanni Battista è il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli; non c’è, si può dire, pala d’altare o quadro di gruppo di santi, da soli o intorno al trono della Vergine Maria, che non lo veda presente, rivestito di solito con una pelle d’animale e con in mano un bastone terminante a forma di croce. Senza contare le tante opere pittoriche dei più grandi artisti come Raffaello, Leonardo, ecc., che lo raffigurano bambino, che gioca con il piccolo Gesù, sempre rivestito con la pelle ovina e chiamato affettuosamente “San Giovannino”. Ciò testimonia il grande interesse che in tutte le epoche ha suscitato questo austero profeta, così in alto nella stessa considerazione di Cristo, da essere da lui definito “Il più grande tra i nati da donna”. È tale la considerazione che la Chiesa gli riserva, che è l’unico santo dopo Maria ad essere ricordato nella liturgia, oltre che nel giorno della sua morte (29 agosto), anche nel giorno della sua nascita terrena (24 giugno); ma quest’ultima data è la più usata per la sua venerazione, dalle innumerevoli chiese, diocesi, città e paesi di tutto il mondo che lo tengono come loro santo patrono. La festa della Natività di San Giovanni Battista, fin dal tempo di sant'Agostino (354-430), era celebrata il 24 giugno, fissata sei mesi prima della nascita di Gesù (25 dicembre), secondo quanto annunciato dall’arcangelo Gabriele a Maria. Le celebrazioni devozionali, folkloristiche e tradizionali sono diffuse ovunque, legate alla sua venerazione. Inoltre, fra i nomi maschili, ma anche usato nelle derivazioni femminili (Giovanna, Gianna), è il più diffuso nel mondo, tradotto nelle varie lingue; e tanti altri santi, beati, venerabili della Chiesa hanno portato originariamente il suo nome. Il suo culto si diffuse prestissimo in tutta la Cristianità, sia in Oriente che in Occidente, e a partire dalla Palestina si eressero innumerevoli Chiese e Battisteri a lui dedicati.
Patronati di San Giovanni Battista
Moltissimi sono i patronati attribuiti a San Giovanni Battista, tra cui ricordiamo i più importanti:
- Per via dell’abito di pelle di cammello, che si cuciva da sé, e della cintura, è patrono di sarti, pellicciai, conciatori di pelli.
- Per l’agnello, è patrono dei cardatori di lana.
- Per il banchetto di Erode che fu causa della sua morte, è patrono degli albergatori.
- Per la spada del supplizio, è patrono di fabbricanti di coltelli, spade, forbici.
- Un inno in suo onore diede a Guido d’Arezzo spunto per i nomi delle note musicali (Ut Re Mi Fa Sol La Si), ed è quindi patrono dei cantori. L'inno è: "UT queant laxis - REsonare fibris - MIra gestorum - FAmuli tuorum - SOLve polluti - LAbii reatum - Sancte Johannes".
- Come battezzatore è patrono dei trovatelli, che venivano abbandonati alle porte dei battisteri.
- È patrono dell’Ordine di Malta.
- San Giovanni Decollato è il protettore di tutte le Anime Decollate e a queste anime si rivolgono tutti coloro che chiedono aiuto o consiglio oppure cercano un segno divinatorio. Per questo motivo è anche patrono di molte confraternite che assistevano i condannati a morte.
- Pozzallo, in provincia di Ragusa, lo invoca come protettore dei marittimi e della città insieme alla Vergine Addolorata.
- In Sicilia è patrono dei compari e delle comari di battesimo, in ricordo del Battesimo di Cristo, e dei compari e delle comari di San Giovanni, come garante della loro profonda amicizia dimostrata, tramite alcuni “riti”, il 24 giugno.
- Viene anche invocato contro le calamità naturali quali terremoti, temporali, ecc.
- È patrono di città come Torino, Firenze, Imperia, Ragusa, ecc.
Iconografia Tradizionale
Attributo principale nell’iconografia di San Giovanni Battista è un lungo bastone da viandante sormontato da una piccola croce, con la scritta Ecce agnus Dei (“Ecco l’Agnello di Dio”, Gv 1, 29.36). È vestito con l’abito di pelle di cammello, a cui a volte si aggiunge il mantello rosso, segno del martirio. Il Battista è rappresentato in tutti i momenti della sua vita, fin da quando, ancora nel ventre della madre, sussulta all’arrivo di Maria incinta di Gesù. Spesso è rappresentata la sua nascita, e gli artisti indugiano sul delicato particolare di Zaccaria che, reso muto dall’angelo per la sua incredulità, scrive su un libro il nome del neonato, scena nota come “Imposizione del nome del Battista”. Spesso è rappresentato bambino, già vestito con una pelle di cammello, in compagnia di Gesù e altri personaggi delle due famiglie. La raffigurazione più frequente è ovviamente la scena del battesimo di Gesù nel Giordano.

Le Reliquie del Battista
Per quanto riguarda le reliquie, la storia è complessa. Dopo essere stato sepolto privo del capo a Sebaste in Samaria, dove sorsero due chiese in suo onore, nel 361-362, ai tempi dell’imperatore Giuliano l’Apostata, il suo sepolcro venne profanato dai pagani che bruciarono il corpo disperdendo le ceneri. A Genova, nella cattedrale di San Lorenzo, si venererebbero proprio quelle ceneri, portate dall’Oriente nel 1098, al tempo delle Crociate, con tutti i dubbi collegati. Per la testa, che si trovava a Costantinopoli (per alcuni invece ad Emesa), purtroppo, come per tante reliquie del periodo delle Crociate, dove si faceva a gara a portare in Occidente reliquie sante e importanti, la testa si sdoppiò: una a Roma nel XII secolo e un’altra ad Amiens nel XIII secolo. A Roma si custodisce senza la mandibola nella chiesa di San Silvestro in Capite, mentre la cattedrale di San Lorenzo di Viterbo custodirebbe il Sacro Mento. Un frammento delle ossa del Precursore è conservato nella chiesa parrocchiale di San Martino di Tours in Lancusi di Fisciano (SA). Un’altra tradizione affermava invece che la testa fosse custodita nella cattedrale di Amiens e nel Palazzo di Topkapı a Istanbul sarebbero conservati la sua testa e il suo braccio. Il piatto che secondo la tradizione avrebbe accolto la testa del Battista è custodito a Genova, nel Museo del tesoro della cattedrale di San Lorenzo assieme a una parte delle "ceneri" del santo. Il braccio destro si trova nel Duomo di Siena, donato da papa Pio II il 6 maggio 1464. Una mano è conservata in un reliquiario a Rapagnano, si dice sia stata prelevata da Luca evangelista dalla tomba del Precursore di Sebaste, poi traslata ad Antiochia e poi trasportata a Costantinopoli e da questa città a Rapagnano con una serie di eventi miracolosi. Altre reliquie sarebbero conservate a Damasco, nella Grande Moschea degli Omayyadi. Una piccola quantità di ceneri si trova a Chiaramonte Gulfi, nella chiesa commendale dell’Ordine di Malta.
Approfondimenti Storici e Teologici
Testimonianze dei Vangeli e di Flavio Giuseppe
La conferma della storicità di Giovanni il Battista viene da un brano dello storico ebreo Giuseppe Flavio (37-103 d.C.) nel Libro XVIII delle sue Antichità giudaiche. Egli riferisce che ad alcuni Giudei parve che la rovina dell'esercito di Erode fosse una vendetta divina per la maniera in cui si era comportato verso Giovanni, soprannominato Battista. Giuseppe Flavio racconta che Erode aveva ucciso quest'uomo buono che esortava i Giudei a una vita corretta, alla pratica della giustizia reciproca e alla pietà verso Dio, e a disporsi così al battesimo. Temendo che la sua eloquenza, capace di suscitare grandi effetti sulle persone, potesse portare a una sedizione, Erode preferì colpire in anticipo e liberarsi di lui. Le informazioni storiche su Giovanni provenienti dai Vangeli e da Giuseppe Flavio non si contraddicono, ma si integrano e confermano vicendevolmente. La cronologia desunta dai Vangeli, che colloca la missione e morte di Giovanni tra il 27 d.C. (quindicesimo anno dell'impero di Tiberio Cesare) e la crocifissione di Gesù (aprile del 30 d.C.), è coerente con il quadro storico.
Dibattiti Storiografici e Interpretazioni
Dalla narrazione dei vangeli sinottici, Giovanni appare innanzitutto come un profeta escatologico. Nell'ebraismo dell'epoca era forte l'attesa di un profeta precedente all'arrivo del Messia-Cristo, nella fattispecie Elia, che sancisse un radicale cambiamento sociale, storico e cosmologico. I vangeli sinottici riportano alcune brevi sequenze di detti attribuiti alla predicazione di Giovanni, con un tema centrale di attesa e preparazione, descritto con coloriture forti e negative (l'ira imminente, la scure, il fuoco) come sprone alla conversione in vista della imminente venuta del "più forte", in confronto al quale non si sente degno "di sciogliere i legacci dei suoi sandali". Il Vangelo di Giovanni e la tradizione cristiana successiva identificano con certezza questo "più forte" con Gesù. Tuttavia, la polemica tra discepoli del Battista e di Gesù sembra trasparire dai Vangeli, con il Battista che, pur convinto del carisma profetico di Gesù, non rimase altrettanto convinto della sua messianicità, tanto da inviare i suoi discepoli a chiedergli se fosse Lui "quello che doveva venire". Gesù stesso, pur definendo il Battista "il più grande tra i nati di donna", lo descrisse come "più piccolo del più piccolo nel regno dei Cieli". Nonostante i suoi principi siano stati dichiarati incompatibili dalla Chiesa cattolica, è consuetudine per le logge della Massoneria di rito scozzese compiere un rito di elogio a San Giovanni Battista, proprio per la data della festa, il 24 giugno, giorno vicino al solstizio d'estate.
San Matteo Apostolo ed Evangelista
Cenni storici e presenze artistiche
Mentre la figura di San Giovanni Battista è ampiamente documentata e celebrata nel testo, le informazioni relative a San Matteo Apostolo ed Evangelista sono meno dettagliate, ma la sua presenza è riconosciuta in contesti artistici specifici. San Matteo è tradizionalmente identificato come uno dei dodici apostoli di Gesù e l'autore del primo Vangelo canonico. La sua figura è spesso rappresentata nell'arte cristiana. A Murano, nella chiesa di San Pietro Martire, due santi, Matteo e Giovanni Battista, erano ricordati dal Boschini (1664) e facevano probabilmente parte di un polittico le cui parti erano originariamente inglobate in una cornice gotica. Questi dipinti hanno riacquistato il loro aspetto originario dopo un restauro del 1949, che ha liberato le tavole da pesanti ridipinture. In particolare, nella tavola di San Matteo, venne riportata alla luce la figura dell'angelo in alto a destra, mentre più in basso era apparso anche un braccio dell'Eterno benedicente.

San Giovanni Battista e San Matteo nell'Arte
La Pala di San Pietro a Ovile: Collaborazione tra Matteo di Giovanni e Giovanni di Pietro
L'opera "Annunciazione tra i santi Giovanni Battista e Bernardino" dalla Pala di San Pietro a Ovile a Siena ha alimentato un ampio dibattito critico internazionale. Dopo più di un secolo di discussioni, le conoscenze relative a questo triptico sembrano essersi stabilizzate. La battaglia delle attribuzioni si è concentrata sui nomi di Matteo di Giovanni e Giovanni (o «Nanni») di Pietro, sebbene permangano pareri divergenti sul ruolo rispettivo di ciascun pittore nell'esecuzione dell'opera.
Attribuzione e Contesto
Oggi le attribuzioni dei due pittori sono identificate con un buon grado di certezza. Se Matteo di Giovanni ha dipinto i pannelli laterali che rappresentano i Santi Giovanni Battista e Bernardino, così come i pinnacoli con le figure di Pietro e Paolo, il resto dell'opera è attribuito a Giovanni di Pietro. Questo include il pannello centrale con l’Annunciazione, che richiama lo stile dell’autore della Madonna con Bambino e santi del Cleveland Museum of Art, la piccola Crocifissione della cuspide centrale e l'intera predella. L'insieme può essere datato alla metà degli anni 1450, come attestato dalla comparazione con opere della maturità di Matteo, come il retablo del 1460 dipinto per la cappella di Sant’Antonio (Battistero di Siena), oggi al Museo dell’Opera del Duomo. Alcuni pagamenti relativi alla Pala di San Pietro a Ovile furono versati a Matteo di Giovanni nel 1460 dall’Ospedale della Scala. L'opera è stata commissionata con la richiesta espressa di essere una copia dell'Annunciazione della Pala di Sant’Ansano (1329-1333) di Simone Martini e Lippo Memmi, dipinta per la Cattedrale di Siena e oggi conservata agli Uffizi di Firenze.
Analisi Stilistica e Iconografica dell'Annunciazione e dei Santi Laterali
La somiglianza con il prototipo di Simone Martini è evidente. Il dettaglio della scena dipinta da Giovanni di Pietro deriva interamente dal modello di Simone Martini: immersi in un magnifico fondo d’oro che li situa in un universo irreale e immutabile, i protagonisti riprendono le attitudini dei loro modelli martiniani. Tuttavia, l’appiattimento e la perdita di materialità corporea che subiscono qui annullano, insieme alla loro dimensione carnale, una parte essenziale della loro presenza. Il vaso di gigli, simbolo di verginità, è sempre ben posizionato al centro geometrico dell’immagine; Gabriele porge a Maria il ramo d’ulivo che i senesi hanno sempre preferito al giglio, considerato colpevole di simboleggiare anche Firenze, l’nemica ereditaria; la colomba cerchiata di serafini e che si libra verso la Vergine è identica. La parola di saluto dell’arcangelo costituisce una ripresa, con scrupolosa esattezza, di quella che si vede in Martini. Maria, d’altra parte, sembra imitare il gesto di ritrazione di un’estrema delicatezza che si imponeva al suo modello, ma non vi riesce del tutto. Rimane lì, come irrigidita, incapace di ripetere il movimento particolare che la "calma inquietudine" evocata da Simone Martini provocava. Le figure dei santi che si trovano nei pannelli laterali, dipinte da Matteo di Giovanni, hanno una presenza del tutto diversa. Sebbene lo spazio a loro disposizione si sia anch'esso ristretto, sono caratterizzate da effetti plastici che accentuano la robustezza della loro fisionomia, come l'uso di colori caldi e il modo in cui la capigliatura di Giovanni Battista sembra modellata nel piombo. Con occhi spalancati e tratti del viso vigorosamente disegnati, questi santi acquisiscono una presenza fisica che manca ai due protagonisti dall'aspetto diafano e dai volti poco espressivi dell'Annunciazione.

La Predella e il Coronamento
Originariamente, il coronamento del retablo presentava cinque pannelli con formato e incorniciatura gotica. Al centro, la Crocifissione era affiancata da quattro santi: Pietro e Paolo, a sinistra e a destra, che sono ancora al loro posto, e alle due estremità laterali Girolamo e un quarto personaggio sacro non ancora identificato. Sui cinque comparti che costituivano la predella dell'Annunciazione della chiesa di San Pietro a Ovile, tre appartengono oggi a collezioni straniere: la Natività della Vergine si trova a Parigi (Museo del Louvre); il Matrimonio della Vergine e il Ritorno della Vergine nella casa dei suoi genitori a Filadelfia (Collezione Johnson). Gli altri due sono andati perduti. Tra i due pannelli mancanti, si può inferire che quello posto a destra della Nascita della Vergine rappresentasse una Presentazione della Vergine al tempio, secondo il modello, divenuto canonico, dei quattro affreschi della facciata di Santa Maria della Scala, oggi scomparsi.
Altre Rappresentazioni Artistiche
Oltre alla Pala di San Pietro a Ovile, si trovano altre rappresentazioni congiunte o individuali di San Giovanni Battista e San Matteo. Come già menzionato, nella chiesa di San Pietro Martire a Murano, i due santi Matteo e Giovanni Battista facevano parte di un polittico, che ha subito interventi di restauro importanti, rivelando dettagli nascosti dalle ridipinture. In queste opere, gli artisti del tempo cercavano di rendere la presenza fisica dei santi, nonostante le limitazioni spaziali imposte dai formati delle tavole.