Oggi presentiamo una mistica, Santa Veronica Giuliani, monaca Clarissa Cappuccina, la cui vita è un esempio di profonda unione con Cristo e di dedizione alla Chiesa. La sua esistenza, marcata da straordinarie esperienze spirituali e da un ardente amore, offre ancora oggi importanti spunti di riflessione per il cammino cristiano.

Le Origini e la Vocazione Monastica
Nacque il 27 dicembre 1660 a Mercatello sul Metauro, nella valle del Metauro, da Francesco Giuliani e Benedetta Mancini. Ultima di sette sorelle, le fu dato il nome di Orsola, e altre tre delle sue sorelle abbracceranno la vita monastica. Fin dalla prima infanzia, la piccola Orsola si distinse per una pietà insolita. Verso i tre o quattro anni, mentre coglieva i fiori nell’orto di casa, le si avvicinò un Bambino che le disse: "Io sono il vero fiore!" per poi scomparire. Questa apparizione la riempì di gioia, facendola correre per tutta la casa alla ricerca di quel Bambino, ma invano.
Il 28 aprile 1667, all'età di sette anni, Orsola perse la madre, Benedetta, che affidò ognuna delle cinque figlie superstiti a una piaga di Cristo, affidando Veronica alla piaga del Sacro Cuore. Il padre, distrutto dal dolore, si trasferì a Piacenza come soprintendente alle dogane del ducato di Parma, portando con sé le sue cinque figlie. Tuttavia, l'ambiente mondano della città poco si adattò alle abitudini delle sorelle Giuliani. Dopo quasi due anni, rientrarono a S. Angelo in Vado, ospitate da uno zio paterno. Già in questa città, Orsola sentì crescere in sé il desiderio di dedicare la vita a Cristo, tanto che il richiamo si fece sempre più pressante.
Nonostante la tenace opposizione del padre, molto affezionato alla sua "bambina", Orsola, a 17 anni, riuscì a entrare nella stretta clausura del monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello. Qui, il 17 luglio 1677, si cinse del sacro cordone. Tre mesi dopo prese l'abito religioso, ricevendo il nome di Veronica, che significa "vera immagine", e, in effetti, ella diventerà una vera immagine di Cristo Crocifisso. Il 1° novembre 1678 Veronica emise la solenne professione religiosa. Iniziò per lei il cammino di configurazione a Cristo attraverso molte penitenze e grandi sofferenze.
La Vita Monastica e i Fenomeni Mistici
Nella vita comunitaria, Veronica ricoprì numerose funzioni, come quella di cuoca, infermiera e sacrestana. Dal quarto anno di vita religiosa, iniziarono a manifestarsi in maniera sempre più evidente i fenomeni esterni della sua vita mistica e le sue "pazzie d'amore". Anche i confessori si resero conto dello spessore spirituale di questa giovane monaca e si interrogarono sull'autenticità delle sue esperienze mistiche straordinarie.
Le Esperienze Mistiche
La vita di Santa Veronica fu segnata da intense esperienze mistiche, legate in particolare alla Passione di Gesù:
- Visioni e il Calice della Passione: Dio le concesse grazie speciali comunicando con lei attraverso visioni soprannaturali che Veronica chiamava "raccoglimenti". In una delle prime rivelazioni, Nostro Signore le apparve con una croce sulle spalle, invitandola a soffrire. In un'altra visione, il Divin Maestro le mostrò un calice, che ella intese essere un simbolo della passione che avrebbe dovuto vivere dentro di sé. Questa apparizione si ripeté diverse volte e in modi differenti. In una di esse, le fu rivelato che nel bere da questo calice, avrebbe sofferto sia da parte dei demoni che da parte degli uomini e persino da parte di Dio stesso, con aridità e desolazioni interiori. Una volta la Madonna le apparve con il suo Divin Figlio al suo fianco. Questi porse a sua Madre un calice pieno fino all'orlo, e Maria Santissima disse a Veronica: "Figlia, ti faccio questo dono da parte del mio Figliuolo". Il misterioso liquido in esso contenuto, versato su di lei, la bruciava in un ardore di fuoco, o rendeva amaro e sgradevole il suo cibo. Altre volte, le gocce si trasformavano in spade, lance e frecce che le laceravano il corpo e le trafiggevano il cuore.
- La Coronazione di Spine: Nel 1691, Veronica ricevette per la prima volta il dono della coronazione di spine. Ella scriveva: "Da che io ebbi quella visione della coronazione di spine, appunto sono adesso 12 anni, mai più mi si è partito il dolore di testa". Tale dolore l'avrebbe accompagnata, a volte più sensibilmente e a volte meno, fino alla fine della sua vita, facendola talvolta svenire. Intorno alla sua fronte si notava un cerchio rossastro e, in altre occasioni, si potevano vedere piccole vesciche e segni viola arrotondati a forma di spine che scendevano verso gli occhi.
- Lo Sposalizio Mistico: Vedendola così cinta della sua corona regale, il Divin Salvatore ritenne che fosse giunto il momento di realizzare lo sposalizio mistico con Veronica, promessole fin dall'infanzia. Le nozze, celebrate durante la Comunione della domenica di Pasqua del 1694, furono preparate da grazie travolgenti di amore per Dio e dal desiderio ardente di unirsi a Lui.
- Le Stimmate: Il Venerdì Santo del 5 aprile 1697, Veronica ricevette le stimmate. Ella descrive l'evento: "In un istante, io vidi uscire dalle Sue santissime piaghe cinque raggi risplendenti; e tutti vennero alla volta mia. Ed io vedevo questi raggi divenire come piccole fiamme. In quattro vi erano i chiodi; ed in una vi era la lancia, come d'oro, tutta infuocata: e mi passò il cuore, da banda a banda... e i chiodi passarono le mani e i piedi. Io sentii gran dolore; ma, nello stesso dolore, mi vedevo, mi sentivo tutta trasformata in Dio" (Diario, I, 897). Le stimmate si rinnovavano ogni venerdì.
- La Trasverberazione del Cuore: Un giorno Nostro Signore le apparve e le prese il cuore dal petto, chiedendo: "Dimmi, di chi è questo cuore?". Veronica rispose subito: "È tuo, Signore". Ripetendo la domanda una terza volta, Gesù aprì il suo sacrosanto costato e introdusse il cuore della religiosa nel suo stesso Sacro Cuore, facendola sentire ardere d'amore. Nell'essere ritirato da questo tabernacolo divino, il cuore di Veronica rimase coperto di piaghe, trafitto da parte a parte e ricoperto dagli strumenti della Passione, come se fossero scolpiti.
Biografia di Santa Veronica Giuliani. Completa
Prove e Obbedienza
A causa dei fenomeni prodigiosi di cui era protagonista, Veronica fu sottoposta a continui esami e sospettata di simulazione e di possessione diabolica. Dal 1697 al 1715, fu segregata, privata della voce attiva e passiva nei Capitoli, interdetta alla grata, e persino privata della Comunione per cinquanta giorni e chiusa in una cella simile a una prigione. Il vescovo di Città di Castello, Mons. Luca Antonio Eustachi, dopo un rapporto al Sant'Ufficio, ricevette istruzioni e applicò la più grande severità. Nonostante ciò, Veronica obbedì agli ordini nella maniera più esatta, non mostrando il minimo segno di tristezza, ma al contrario, una tranquillità indescrivibile e un umore gioioso. La sua vita umile, obbediente e vivificata dalla carità, convinse anche i suoi inquisitori della sua santità.
I Ruoli e la Morte
Nel 1694 divenne maestra delle novizie, incarico che esercitò per ventidue anni. Completamente riabilitata, nel 1716, a 56 anni, divenne badessa del monastero e venne riconfermata in tale ruolo fino alla morte. Negli anni del suo badessato, si dedicò con zelo non solo alla guida spirituale, ma anche alla gestione pratica del monastero, facendo costruire una nuova ala, un sistema di tubature per l'acqua e una cappella dedicata alla Madonna del Rosario.
Veronica si spense il 9 luglio 1727, dopo una dolorosissima agonia di 33 giorni che culminò in una gioia profonda. Le sue ultime parole furono: "Ho trovato l'Amore, l'Amore si è lasciato vedere! Questa è la causa del mio patire. Ditelo a tutte, ditelo a tutte!" (Summarium Beatificationis, 115-120). Aveva 67 anni, cinquanta dei quali trascorsi nel monastero di Città di Castello. Nel suo cuore verginale furono trovati scolpiti gli emblemi della passione così come li aveva descritti e persino disegnati per ordine del confessore. Non appena la campana del coro ne annunciò il decesso, tutta la città accorse a venerarla.
La Spiritualità di Santa Veronica Giuliani
Santa Veronica ha una spiritualità marcatamente cristologico-sponsal: è l'esperienza di essere amata da Cristo, Sposo fedele e sincero, e di voler corrispondere con un amore sempre più coinvolto e appassionato. In lei tutto è interpretato in chiave d'amore, e questo le infonde una profonda serenità. Il Cristo a cui Veronica è profondamente unita è quello sofferente della passione, morte e risurrezione; è Gesù nell'atto di offrirsi al Padre per salvarci.
Da questa esperienza deriva anche l'amore intenso e sofferente per la Chiesa, nella duplice forma della preghiera e dell'offerta. In ogni pagina dei suoi scritti Veronica raccomanda qualcuno al Signore, avvalorando le sue preghiere d'intercessione con l'offerta di se stessa in ogni sofferenza. Il suo cuore si dilata a tutti "i bisogni di Santa Chiesa", vivendo con ansia il desiderio della salvezza di "tutto l'universo mondo". Veronica grida: "O peccatori, o peccatrici... tutti e tutte venite al cuore di Gesù; venite alla lavanda del suo preziosissimo sangue... Egli vi aspetta con le braccia aperte per abbracciarvi".
Animata da un'ardente carità, dona alle sorelle del monastero attenzione, comprensione, perdono; offre le sue preghiere e i suoi sacrifici per il Papa, il suo vescovo, i sacerdoti e per tutte le persone bisognose, comprese le anime del purgatorio. Riassume la sua missione contemplativa in queste parole: "Noi non possiamo andare predicando per il mondo a convertire anime, ma siamo obbligate a pregare di continuo per tutte quelle anime che stanno in offesa di Dio... particolarmente con le nostre sofferenze, cioè con un principio di vita crocifissa" (Diario, IV, 877). La nostra Santa concepisce questa missione come uno "stare in mezzo" tra gli uomini e Dio, tra i peccatori e Cristo Crocifisso.

Il Valore della Sofferenza
Veronica vive in modo profondo la partecipazione all'amore sofferente di Gesù, certa che il "soffrire con gioia" sia la "chiave dell'amore". Ella evidenzia che Gesù patisce per i peccati degli uomini, ma anche per le sofferenze che i suoi servi fedeli avrebbero dovuto sopportare lungo i secoli, nel tempo della Chiesa, proprio per la loro fede solida e coerente. Scrive: "L'eterno Suo Padre Gli fece vedere e sentire in quel punto tutti i patimenti che avevano da patire i suoi eletti, le anime Sue più care, cioè quelle che si sarebbero approfittate del Suo Sangue e di tutti i Suoi patimenti" (Diario, II, 170). Come dice di sé l'apostolo Paolo: "Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24). Veronica arriva a chiedere a Gesù di essere crocifissa con Lui.
Rispetto alla predicazione dell'epoca, incentrata non raramente sul "salvarsi l'anima" in termini individuali, Veronica mostra un forte senso "solidale", di comunione con tutti i fratelli e le sorelle in cammino verso il Cielo, e vive, prega, soffre per tutti. Le cose penultime, terrene, invece, pur apprezzate in senso francescano come dono del Creatore, risultano sempre relative, del tutto subordinate al "gusto" di Dio e sotto il segno d'una povertà radicale. Nella communio sanctorum, ella chiarisce la sua donazione ecclesiale, nonché il rapporto tra la Chiesa peregrinante e la Chiesa celeste.
La Parola di Dio nella Sua Vita
Negli scritti di Veronica troviamo molte citazioni bibliche, a volte in modo indiretto, ma sempre puntuale: ella rivela familiarità col Testo sacro, del quale si nutre la sua esperienza spirituale. Va rilevato, inoltre, che i momenti forti dell'esperienza mistica di Veronica non sono mai separati dagli eventi salvifici celebrati nella liturgia, dove ha un posto particolare la proclamazione e l'ascolto della Parola di Dio. La Sacra Scrittura, dunque, illumina, purifica, conferma l'esperienza di Veronica, rendendola ecclesiale. D'altra parte, però, proprio la sua esperienza, ancorata alla Sacra Scrittura con una intensità non comune, guida ad una lettura più profonda e "spirituale" dello stesso Testo, entrando nella profondità nascosta del testo. Ella non solo si esprime con le parole della Sacra Scrittura, ma realmente anche vive di queste parole, che diventano vita in lei. Ad esempio, la nostra Santa cita spesso l'espressione dell'apostolo Paolo: "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?" (Rm 8,31).
La sua assimilazione di questo testo paolino, questa sua fiducia grande e gioia profonda, diventa un fatto compiuto nella sua stessa persona: "L'anima mia è stata legata colla divina volontà ed io mi sono stabilita davvero e fermata per sempre nella volontà di Dio. Parevami che mai più avessi da scostarmi da questo volere di Dio e tornai in me con queste precise parole: niente mi potrà separare dalla volontà di Dio, né angustie, né pene, né travagli, né disprezzi, né tentazioni, né creature, né demoni, né oscurità, e nemmeno la medesima morte, perché, in vita e in morte, voglio tutto, e in tutto, il volere di Dio" (Diario, IV, 272).
Anche con la Vergine Maria Veronica vive una relazione di profonda intimità, testimoniata dalle parole che si sente dire un giorno dalla Madonna e che riporta nel suo Diario: "Io ti feci riposare nel mio seno, avesti l'unione con l'anima mia, e da essa fosti come in volo portata davanti a Dio" (IV, 901).
Gli Scritti: Il Diario Spirituale
Veronica Giuliani ha scritto molto: lettere, relazioni autobiografiche, poesie. La fonte principale per ricostruirne il pensiero è, tuttavia, il suo Diario, iniziato nel 1693 e concluso il 25 marzo 1727, tre mesi prima della morte. Questo imponente lavoro consiste in ben ventiduemila pagine manoscritte, che coprono un arco di trentaquattro anni di vita claustrale. La scrittura fluisce spontanea e continua, non vi sono cancellature o correzioni, né segni d'interpunzione o distribuzione della materia in capitoli o parti secondo un disegno prestabilito. Veronica non volle comporre un'opera letteraria; anzi, fu obbligata a mettere per iscritto le sue esperienze dal Padre Girolamo Bastianelli, religioso dei Filippini, in accordo con il Vescovo diocesano Antonio Eustachi. Questo fu per lei la sua più grande penitenza: rendere pubblico e manifesto il suo rapporto d'amore con Dio.
Beatificazione e Canonizzazione
Veronica Giuliani fu beatificata da Papa Pio VII il 17 giugno 1804 e canonizzata il 26 maggio 1839 da Papa Gregorio XVI. Questi processi furono lunghi e minuziosi, necessari per esaminare tutti gli innumerevoli fenomeni mistici e per garantire la veridicità delle sue esperienze.
L'Eredità di Santa Veronica Giuliani
Erede della più autentica spiritualità francescana, Veronica fece della sua vita un canto di lode al Padre delle Misericordie. La sua missione provvidenziale si riassume nel binomio amare e patire; aveva la consapevolezza che la sua vita doveva essere, per divina elezione, una testimonianza viva degli eccessi dell'amore di Dio verso l'uomo e, come risposta al Dio-Amore, si sforzava di amarlo senza misura per sé e per tutti quelli che non lo amavano. La sua aspirazione suprema era vivere crocifissa col crocifisso Gesù. Veronica si sentiva destinata a rappresentare i peccatori davanti a Dio, a pregare e a patire per i bisogni della santa Chiesa; per la pace e l'unione degli abitanti di Città di Castello e di tutti i popoli; per il bene di tutto il mondo. Si sentiva chiamata a fare anche della sua comunità religiosa, rinnovata secondo lo spirito di santa Chiara, una fucina di santità e di apostolato nascosto.
Oggi il monastero delle Cappuccine a Città di Castello custodisce la memoria viva e attuale di un'esperienza spirituale straordinaria. Nel piccolo museo, in cui sono conservati i ricordi e le reliquie più importanti della santa, si possono ripercorrere le tappe principali della sua vita. Ogni anno si svolge una novena che dal 30 giugno all'8 luglio prepara alla solenne festa del 9 luglio.
Santa Veronica Giuliani ci invita a far crescere, nella nostra vita cristiana, l'unione con il Signore nell'essere per gli altri, abbandonandoci alla sua volontà con fiducia completa e totale, e l'unione con la Chiesa, Sposa di Cristo; ci invita a partecipare all'amore sofferente di Gesù Crocifisso per la salvezza di tutti i peccatori; ci invita a tenere lo sguardo fisso al Paradiso, meta del nostro cammino terreno, dove vivremo assieme a tanti fratelli e sorelle la gioia della comunione piena con Dio; ci invita a nutrirci quotidianamente della Parola di Dio per riscaldare il nostro cuore e orientare la nostra vita.
Le sue ultime parole: "Ho trovato l'Amore, l'Amore si è pur lasciato vedere, ditelo a tutte, ditelo a tutte. È questo il segreto delle mie sofferenze e delle mie gioie. L'Amore si è lasciato trovare", possono considerarsi la sintesi della sua appassionata esperienza mistica e un invito perenne a cercare e riconoscere l'Amore divino in ogni aspetto della vita.
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