Cascia e Santa Rita: Un Viaggio nel Cuore dell'Umbria

L'Umbria è una terra ricca di storia, paesaggi mozzafiato, prelibatezze enogastronomiche e luoghi incantevoli e mistici. Posto su uno degli altipiani che dominano la Valnerina, il comune di Cascia deve gran parte della sua fama alla sua cittadina più celebre: Santa Rita.

Vista panoramica di Cascia nella Valnerina

Cascia: Storia, Paesaggi e Radici Antiche

Cascia sembra prenda il nome da Cassia, antichissima gens romana da cui deriva il toponimo di una delle principali vie consolari della Roma antica. Le origini di Cascia sono da ricercare nel centro romano di Cursula, distrutto nel I secolo a.C. L'attuale conformazione di Cascia prende avvio dopo l'anno Mille, quando viene costruito sul colle intitolato a Sant'Agostino il castrum Cassiae, un castello fortificato con tanto di cinta muraria. Il castello era quasi inespugnabile da almeno tre lati, e nel corso degli anni la popolazione si trasferì all'interno delle mura.

Nel 1809, durante la breve occupazione napoleonica della zona, il comune di Cascia conobbe per mano dei francesi l’onta della cancellazione. La cittadina fu smembrata per decreto imperiale, confluendo nel comune di Poggiodomo. Si trattò, tuttavia, di un breve periodo. Più che le vicende storiche e militari, furono i terremoti a scandire in modo travagliato e drammatico la storia di questo centro abitato. Fra questi i più importanti furono quelli del 1300, del 1599 e, infine, del 1703. Quest’ultimo si verificò il 14 gennaio e fu ben presto ribattezzato, a causa dell’incredibile magnitudo, Il Grande Terremoto. Quell’evento sismico, che ebbe in Cascia l’epicentro, si irradiò in tutto il territorio dell’Appennino reatino, toccando località quali Norcia, Leonessa, Montereale, e arrivando a lambire pure L’Aquila. Cascia pagò in termini di vittime un conto drammatico. Furono oltre 700 le persone che morirono in occasione del sisma del 14 gennaio.

Nella storia locale è famoso un antico detto: “costa quanto Chiavano a Cascia”, che fa riferimento a un episodio storico avvenuto nel 1280, quando Cascia conquistò il feudo dei Conti di Chiavano, ma ricevette per questo la scomunica del Papa.

Santa Rita da Cascia: La Santa degli Impossibili

Tutta la storia della località umbra è da secoli strettamente connessa alla figura della religiosa che nacque a Roccaporena, piccola frazione montagnosa a pochi chilometri da Cascia, nel 1381. La sua fama in tutto il mondo è inevitabilmente legata a lei, patrona delle cause impossibili.

Le Origini e la Famiglia

La vita della futura santa, a causa della mancanza di fonti coeve, affonda nel mistero. Di lei si conosce l’anno di nascita, il 1381, ma non il giorno e il mese. I suoi genitori, Antonio Lotti e Amata Ferri, erano già in età matura quando si sposarono e solo dopo dodici anni di vane attese arrivò Rita, che fu accolta come un dono della Provvidenza. Si racconta che la madre, molto devota, ebbe la visione di un angelo che le annunciava la tardiva gravidanza: avrebbe ricevuto una figlia e l’avrebbe chiamata Rita. Poiché a Roccaporena mancava una chiesa con fonte battesimale, la piccola Rita venne battezzata nella chiesa di Santa Maria della Plebe a Cascia.

Alla sua infanzia è legato un fatto prodigioso: dopo qualche mese dalla nascita, i genitori presero a portare la neonata con loro durante il lavoro nei campi, riponendola in un cestello di vimini poco distante. Un giorno, mentre la piccola riposava all’ombra di un albero, uno sciame di api le circondò la testa senza pungerla; alcune di esse entrarono nella boccuccia aperta, depositandovi del miele. Nel frattempo un contadino, che si era ferito con la falce ad una mano, lasciò il lavoro per correre a Cascia a farsi medicare, ma nel vedere le api intorno alla bambina, le scacciò e fu subito guarito.

Illustrazione della giovane Santa Rita con le api

Rita crebbe nell’ubbidienza ai genitori, che le insegnarono i più vivi sentimenti religiosi. Visse un’infanzia e un’adolescenza nel tranquillo borgo di Roccaporena, dove la sua famiglia aveva una posizione benestante e con un certo prestigio, perché ai membri della casata Lotti veniva attribuita la carica di ‘pacieri’ nelle controversie civili e penali del borgo. Già dai primi anni dell’adolescenza, Rita manifestò apertamente la sua vocazione alla vita religiosa, ritirandosi nel piccolo oratorio fatto costruire in casa con il consenso dei genitori, oppure correndo al monastero di Santa Maria Maddalena nella vicina Cascia.

Il Matrimonio e le Tragedie Familiari

Margherita, in casa chiamata con il diminutivo di Rita, all’età di diciotto anni andò in sposa al giovane Paolo Mancini (o Ferdinando Martini), un matrimonio imposto dalle volontà delle rispettive famiglie. Si trattò di un’unione non certo felice, nonostante la nascita di due figli gemelli, Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Il marito era una persona particolarmente collerica e Rita subì non poche violenze, che però, come raccontano i biografi, sopportò con incredibile perseveranza, senza mai lagnarsi, ma cercando anzi, con la dolcezza e con il sorriso, di temperare il più possibile il suo carattere. Con la nascita dei figli, e grazie alla sua perseveranza nel rispondere con dolcezza alla violenza, Rita riuscì a trasformare con il tempo il carattere del marito, rendendolo più docile.

In un periodo non precisato, a Rita morirono i due anziani genitori e poi il marito fu ucciso in un agguato, opera senz’altro di qualcuno che non gli aveva perdonato le precedenti violenze subite. Ai figli, ormai grandicelli, cercò di nascondere la morte violenta del padre. Da quel drammatico giorno visse con il timore della perdita anche dei figli, perché aveva saputo che gli uccisori del marito erano decisi ad eliminare gli appartenenti al cognome Mancini. Nello stesso tempo, i suoi cognati avevano deciso di vendicare l’uccisione di Paolo e quindi anche i figli sarebbero stati coinvolti nella faida di vendette che ne sarebbe seguita. Narra la leggenda che Rita, per sottrarli a questa sorte, abbia pregato Cristo di non permettere che le anime di Giangiacomo Antonio e Paolo Maria si perdessero, ma piuttosto di toglierli dal mondo: “Io te li dono.”

La Vita Monastica e i Doni Mistici

Privata dei suoi affetti più cari, Rita si rivolse alle Suore Agostiniane del monastero di Santa Maria Maddalena di Cascia per essere accolta fra loro. Fu respinta per ben tre volte. I motivi non sono chiari, ma sembra che le Suore temessero di essere coinvolte nella faida tra famiglie del luogo. Solo dopo una riappacificazione, avvenuta pubblicamente tra i fratelli del marito ed i suoi uccisori, ella venne accettata in monastero.

Per la tradizione, l’ingresso avvenne misteriosamente: si narra che una notte Rita, come al solito, si era recata a pregare sullo Scoglio e qui ebbe la visione dei suoi tre Santi protettori (Sant'Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino) che la trasportarono a Cascia, introducendola nel monastero (si cita forse l’anno 1407). Quando le Suore la videro in orazione nel coro, nonostante tutte le porte chiuse, convinte dal prodigio e dal suo sorriso, la accolsero. Rita aveva intorno ai trent’anni e, benché fosse illetterata, fu ammessa fra le monache coriste, cioè quelle suore che, sapendo leggere, potevano recitare l’Ufficio divino. Si inserì nella comunità conducendo una vita di esemplare santità, praticando carità, pietà e tante penitenze. Devotissima alla Passione di Cristo, desiderò condividerne i dolori e questo costituì il tema principale delle sue meditazioni e preghiere.

Gesù l’esaudì e nel 1432 (non si conosce né il giorno né il mese), mentre era in contemplazione davanti al Crocifisso, sentì una spina della corona di Cristo conficcarsi nella fronte. Ciò le produsse una profonda piaga, che poi divenne purulenta e putrescente, costringendola ad una continua segregazione. La ferita scomparve soltanto in occasione di un suo pellegrinaggio a Roma, fatto per perorare la causa di canonizzazione di San Bernardino da Siena.

Rappresentazione di Santa Rita che riceve la stigmata

Gli Ultimi Anni e il Miracolo della Rosa

Negli ultimi quattro anni Rita si cibava poco: forse la Comunione eucaristica era il suo unico sostentamento. Fu costretta a restare coricata nel suo giaciglio. In questa fase finale della vita avvenne un altro prodigio: essendo immobile a letto, ricevette la visita di una parente. Questa, nel congedarsi, chiese a Rita se desiderava qualcosa della sua Roccaporena. Rispose che le sarebbe piaciuto avere una rosa dall’orto. La parente obiettò che si era in pieno inverno e quindi ciò non era possibile. Rita, però, insistette. Tornata a Roccaporena, la parente si recò nell’orticello e, in mezzo ad un roseto, vide una bella rosa sbocciata.

Immagine artistica di Santa Rita con la rosa in inverno

La Morte, la Beatificazione e la Canonizzazione

Il 22 maggio 1447 Rita si spense: le campane suonarono a festa annunciando la sua ‘nascita’ al cielo. Si narra che il giorno dei funerali, quando ormai si era sparsa la voce dei miracoli attorno al suo corpo, comparvero delle api nere che si annidarono nelle mura del convento. Ancora oggi sono lì, non hanno un alveare, non fanno miele e da cinque secoli si riproducono fra quelle mura. Per singolare privilegio il suo corpo non fu mai sepolto. Trattato secondo le tecniche del tempo, fu deposto in una cassa di cipresso, andata poi persa in un successivo incendio.

La singolarità di questa santa, una delle più venerate in Italia, è l’esser stata beatificata e canonizzata secoli dopo la sua morte. Rita fu beatificata nel 1627 (a 180 anni dalla morte) da Papa Urbano VIII, che ben conosceva la sua storia essendo stato Vescovo di Spoleto, Diocesi di appartenenza di Cascia. Papa Pio XII elevò la chiesa a santuario il primo agosto 1955.

Il Santuario di Santa Rita da Cascia

La Storia e l'Architettura della Basilica

Già nei primi anni del XX secolo, si avvertì da più parti l’esigenza di costruire una nuova e più grande chiesa; l’antico edificio agostiniano, costruito nel corso del 1400 e ricostruito poi nel 1557, non era infatti più sufficiente a ospitare un numero di pellegrini in continua crescita. La perseveranza della Madre superiora alla fine prevalse, nonostante una miriade di problemi, non solo di natura economica. La prima pietra venne posta il 20 giugno 1937 dal cardinale Enrico Gasparri.

Esterno della Basilica di Santa Rita da Cascia

La Basilica di Santa Rita da Cascia, edificio decisamente imponente, è collocata nel punto più alto del paese, al quale si arriva attraverso uno scenografico viale. L'interno, ricco di marmi policromi e affreschi coloratissimi, presenta un’inconsueta pianta a croce greca con bracci absidati, sormontati da un ampio matroneo. Sull'architrave del portale corre l'iscrizione tratta dall'antico sarcofago della santa: "Salve Rita vas amoris, sponsa Christi dolorosa / tu de spinis Salvatoris pulchra nasceris ut rosa".

Le Opere d'Arte e le Reliquie

L'interno della Basilica, a croce greca con bracci absidati, è di struttura bizantineggiante. Ai fianchi del portale si trovano dieci formelle a rilievo realizzate da Eros Pellini con Storie della vita di santa Chiara. L'abside principale è stato rinnovato nel 1981 dagli architetti Caproni, Genco, Srimieri. L'altare maggiore, su disegno di Giuseppe Martinenghi, è decorato da rilievi con l'Ultima Cena di Eros Pellini e custodisce il "Corpus Christi", il cui culto fu riconosciuto da Bonifacio IX. Gli arredi sono opera del grande scultore contemporaneo Giacomo Manzù.

Interno della Basilica Superiore di Santa Rita con affreschi e marmi

L'abside d'ingresso è stato affrescato da Silvio Consadori nel 1956; i personaggi in processione si recano ad adorare la croce, a sinistra è presente l'autoritratto dell'artista coperto da un mantello verde e con un libro rosso in mano. L'abside detta dell'Assunta è stata dipinta da Gisberto Ceracchini, con l'Assunzione di Maria al cielo, nel 1950, poco dopo la proclamazione del dogma da parte di Pio XII. Nell'abside di santa Rita si trova un piccolo quadro della Madonna del Buon Consiglio, del XVIII secolo, e la pergamena con cui papa Pio XII elevò la chiesa a santuario il primo agosto 1955. La cappella di santa Rita, in cui è custodito il suo corpo, si apre dietro una grande cancellata in ferro battuto.

La storia del Corpus Christi risale al 1330 ed è legata alla città di Siena e alla figura di un umile sacerdote. Questi, dovendo portare l’ostia per la comunione a casa di un malato, decise di inserirla dentro il breviario. Il miracolo avvenne quando, aprendo il breviario, vide l'ostia macchiata di sangue. Sotto l’altare della cappella della Consolazione è invece conservato il corpo del beato agostiniano Simone Fidati (1295-1348), grande scrittore e predicatore che portò a Cascia il "Corpus Christi", oggi custodito nell’altare maggiore.

Reliquia del Corpus Christi custodita nel Santuario di Cascia

Il Complesso del Santuario

Oltre alla Basilica Superiore, il Santuario di Santa Rita si compone di altri tre edifici: la Basilica Inferiore, dove è seppellita Maria Teresa Fasce, il Monastero e la Penitenzieria.

Altri Luoghi di Interesse a Cascia

Cascia, tuttavia, non è solo chiese e luoghi religiosi. Oltre ai luoghi di culto, a Cascia si possono visitare altri siti di grande valore storico e artistico:

  • La Chiesa di San Francesco, in piazza Garibaldi, costruita nel 1424 sui resti di una precedente di età medievale e risalente al XII secolo, in stile gotico.
  • La chiesa di Santa Maria della Visitazione, l’antica pieve, più volte ricostruita a causa degli effetti di diversi sismi, che venne edificata per la prima volta nell’856. L’interno presenta diversi affreschi di varie epoche, tra cui i più antichi sono quelli della controfacciata, risalenti ai primi del Trecento.
  • Nel tessuto urbano si collocano anche alcuni palazzi gentilizi, come Palazzo Frenfanelli, sede del Comune, o Palazzo Santi, che ospita il Museo Civico. Il Museo Civico conserva al suo interno testimonianze della storia di questa città, tra cui reperti archeologici, tele, sculture lignee e ospita mostre temporanee.
  • Se il tempo lo permette, è consigliabile la visita al Tempio romano, in località Villa San Silvestro, a pochi chilometri da Cascia.
  • Naturalmente imperdibile è la visita a Roccaporena, dove nacque Margherita Lotti (Santa Rita).
Mappa dei luoghi d'interesse di Cascia (chiese, palazzi, museo)

Le Celebrazioni di Santa Rita

Il 22 maggio, a Cascia, si festeggia tutti insieme la veneratissima santa Rita con un ricco programma di eventi:

  • Prima domenica di maggio - Giornata della vocazione familiare.
  • 12-20 maggio - Novena. Nove giorni per prepararsi alla festa del 22 maggio.
  • Domenica che precede la festa - Processione dello stendardo. Fu istituita dal Comune di Cascia nel 1731 per ringraziare la beata Rita della sua protezione sulla città in occasione del terremoto avvenuto l’anno precedente. In processione, nel tempo, venne portato anche lo stendardo processionale, fatto dipingere dal Comune di Cascia nel 1614, che si portava in processione il 22 maggio, festa della santa.
  • 20 maggio - Presentazione Riconoscimento internazionale santa Rita.
  • 21 maggio - Riconoscimento internazionale santa Rita. Transito di santa Rita e Fiaccola. Migliaia di fiammelle accese ricordano la sera in cui tutti accorsero al monastero per accompagnare Rita nel ritorno alla casa del Padre.
  • 22 maggio - Corteo storico, Pontificale e Benedizione delle rose.

A Cascia le celebrazioni per Santa Rita e la benedizione delle rose

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