Il Popolo Ebraico nella Bibbia: Storia, Fede e Interpretazioni

La relazione tra Dio e il popolo ebraico è un tema centrale e complesso nelle Sacre Scritture, permeato di promesse, alleanze, prove e una peculiare identità. Per comprendere appieno la posizione degli Ebrei nella Bibbia, è necessario esaminare sia le origini storiche che le successive interpretazioni teologiche.

Le Origini e i Patriarchi: L'Alleanza con Abramo

Per capire la storia di Israele, non si deve partire dall’Ottocento ma dalle sue origini. Siamo nel secondo millennio a.C., un'epoca di grandi sconvolgimenti. In questo periodo, tribù fuggiasche, chiamate habiru, si spostano oltre il Giordano, e la prima menzione del termine "Israele" risale al 1207 a.C. in una stele egiziana.

La storia biblica di Abramo, sebbene non sia l'unico riferimento, offre una traccia fondamentale. Abramo, secondo la Bibbia, viene da oriente e, a causa di una carestia, soggiorna in Egitto per poi ritornare in Canaan. Quest'area viene promessa da Dio ad Abramo e alla sua discendenza, che si prevede sarà numerosa come le stelle del cielo. I figli ad Abramo arrivano in modo complicato: Ismaele nasce da Agar, la schiava, a causa della sterilità di Sara, ma successivamente Sara partorisce Isacco.

Illustrazione biblica di Abramo e la sua famiglia

Dall'epoca di Abramo si passa a quella dei patriarchi. Di particolare importanza è Giacobbe, che, dopo una lotta vittoriosa con un angelo, viene chiamato Israele, che significa "colui che ha lottato e ha vinto Dio". È per questo che gli ebrei osservanti non mangiano il nervo sciatico degli animali.

L'Esodo, la Legge e la Teocrazia

Le tribù ritornano in Egitto a causa delle carestie; la Bibbia parla poi di schiavitù e di un esodo di 40 anni nel deserto sotto la guida di Mosè. In questo contesto, nel deserto, avviene un patto più specifico: in cambio dell'osservanza dei Dieci Comandamenti, la discendenza di Abramo ottiene il diritto sulla terra. Questo è fondamentale: il diritto alla terra è legato all'obbedienza e all'osservanza della legge. La Bibbia presenta due concetti apparentemente antitetici: Dio non si rimangia la promessa della terra, ma se il popolo non è fedele, perde il diritto ad essa. L'infedeltà è punita con l'allontanamento, anche se Dio poi ricondurrà il popolo in Israele. Il tempo dei patriarchi e di Mosè è un'epoca di teocrazia pura.

Tuttavia, il popolo si ribellò dopo aver udito la sua voce, ed è per questo che Dio si disgustò per quarant'anni, impedendo a coloro che non avevano creduto di entrare nel riposo promesso. Non a degli angeli Dio ha sottomesso il mondo futuro, ma si prende cura della stirpe di Abramo. Chi ci potrà salvare se avremo trascurato una salvezza così grande? Manteniamo ferma la professione della fede in Gesù il Figlio di Dio, in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Egli è rivestito di debolezza nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati ed espiare i peccati del popolo. A Dio che poteva salvarlo da morte, per il suo pieno abbandono a Lui, venne esaudito.

Il Regno, il Tempio e il Monoteismo Rivoluzionario

A un certo punto, il popolo chiede un re, come tutti gli altri popoli. I profeti resistono inizialmente, ma poi accontentano la richiesta scegliendo Saul, un guerriero della tribù di Beniamino, abile in battaglia e bello. Il popolo, accompagnato dall'arca dell'alleanza, cerca di raggiungere il mare attraverso varie guerre. Si desidera costruire un tempio, ma la Bibbia afferma che i re con le mani sporche di sangue non possono costruire una casa a Dio. Quindi, non Saul, né Davide, ma il figlio di quest'ultimo, Salomone, re di pace e di grande sapienza, costruisce il primo meraviglioso tempio. Di questo tempio non esiste, tuttavia, alcuna traccia archeologica.

Si ritiene che sotto l'attuale Cupola della Roccia si trovasse il cuore del Tempio di Salomone, il Santo dei Santi. Questo era un luogo sacro, che copriva la roccia su cui si dice Abramo avesse compiuto il sacrificio di Isacco. Il Dio degli ebrei è unico e invisibile; l'ebraismo non ha dogmi, ma solo la fede nell'unicità di Dio. Nel Santo dei Santi non c'è Dio; in questo luogo non c'è assolutamente nulla. Il monoteismo ebraico è un'ideologia estremamente sovversiva. Nei primi versetti della Genesi si afferma che Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza: tutti gli uomini sono simili a Dio, senza sostanziali differenze o gerarchie. Questa idea si oppone a qualsiasi struttura di potere e potrebbe essere una delle ragioni dell'antigiudaismo (più correttamente, data la sua natura).

Ricostruzione artistica del Tempio di Salomone

Anche la legge del taglione, sebbene non applicata alla lettera, fu rivoluzionaria: presupponeva la proporzionalità della pena rispetto al reato e l'uguaglianza di fronte alla legge, indipendentemente dallo status sociale. Con Salomone si entra nella storia documentata. Il suo regno si spacca in due: il regno di Israele a nord e quello di Giuda a sud. Gli ebrei sono spesso vassalli di altri popoli, e la loro indipendenza dipende dall'equilibrio tra i grandi regni del nord e del sud.

Esilio Babilonese e la Diaspora

Nel 738 a.C., il regno del nord si dissolve con l'invasione degli Assiri. Questo è un momento tragico anche per Giuda, che si sente il "resto" del popolo, rafforzando la sua coesione religiosa e politica. A Giuda arrivano molti profughi dal nord, creando un clima di attesa paurosa. In questo periodo, Geremia, consigliere del re di Giuda, attende l'arrivo dei Babilonesi come punizione per la corruzione della monarchia e del popolo. Nel 597 a.C., i Babilonesi conquistano Gerusalemme, deportando il re e l'élite. Dopo una rivolta, i Babilonesi ritornano e deportano tutti, segnando la fine del profetismo.

La Caduta di Gerusalemme e l’Esilio Babilonese

L'esilio a Babilonia, seppur deprecato, fu un'occasione fortunata per gli ebrei di cultura. Per un folto gruppo di persone di rango e di cultura, soggiornare a Babilonia per 50-60 anni costituì una grande opportunità di contatto con un mondo culturale molto vivo. Gli ebrei poterono conoscere la cultura babilonese, confrontando i propri miti e scrivendo molte delle pagine più importanti della Bibbia. La cosa straordinaria è che gli ebrei in esilio non persero la propria identità; al contrario, essa si definì in senso restrittivo, con norme alimentari e altre pratiche che acquisirono maggiore importanza per distinguersi dagli altri. Nella memoria degli esuli restava il ricordo di una terra meravigliosa ma vuota: il mito della terra vuota, che si ripresenterà molti secoli dopo, quando nel diciannovesimo secolo gli ebrei inizieranno a ripopolare la Palestina.

Il Ritorno e il Secondo Tempio

Non tutti tornarono da Babilonia; solo i più motivati, tra cui Esdra e Neemia, il coppiere e il legislatore, che ricostruirono la città, le mura e soprattutto il tempio. Si verificò una piccola lotta di classe tra gli ebrei rimasti, che si erano appropriati dei beni degli esuli, e i rientrati, che si autoproclamavano classe dirigente e pretendevano di recuperare ciò che avevano abbandonato. Il tempio fu ricostruito e prese il nome di Secondo Tempio, poi ristrutturato (e ingrandito) da Erode circa cinque secoli dopo. Nel tempio non c'era Dio; nel Santo dei Santi c'era la Shekinah, l'ombra di Dio, poiché Dio è ovunque e non è legato a un luogo specifico. Il tempio era il solo luogo ufficiale per le offerte sacrificali, e ad esso era legata la casta dei sacerdoti.

L'Ellenismo e la Traduzione della Settanta

Il periodo successivo al rientro è caratterizzato da re vassalli delle grandi potenze. Nel 332 a.C., Alessandro Magno conquista la terra di Israele, e dopo la sua morte, l'impero si divide tra i suoi generali: Tolomeo prende l'Egitto, Seleuco la Siria. Israele si trovava nell'orbita egiziana o seleucide, rimanendo indipendente solo nei periodi di equilibrio tra le due potenze. L'ellenismo era una cultura meravigliosa e attraente, ma gli ebrei, con il loro rigido monoteismo, erano iconoclasti e impedivano l'uso di immagini di esseri viventi.

Mappa dell'Impero di Alessandro Magno e la sua divisione

Intorno al 330 a.C., esistevano tre grandi gruppi di ebrei: quelli di Israele, quelli di Babilonia e quelli di Egitto. Ad Alessandria, città fondata da Alessandro, si formò una comunità ebraica ben strutturata. Qui, Tolomeo Filadelfo chiese agli ebrei di Alessandria di tradurre la Torah in greco, a cui seguì la traduzione dell'intera Bibbia. Questo corpus delle Sacre Scritture venne tradotto in greco, probabilmente perché molti ebrei d'Egitto non conoscevano più l'ebraico, ma anche perché, orgogliosi della loro tradizione culturale, volevano farla conoscere all'esterno. Questa fu la prima traduzione della Bibbia in un'altra lingua.

La Shoah e le Domande sulla Giustizia Divina

Il sacrificio di circa sei milioni di Ebrei nella Shoah è un evento storico autentico che ha lasciato una ferita dolorosa e importante nella storia dell'umanità civile e della nostra religione. Per noi cristiani, non si tratta di un martirio in senso religioso (testimonianza della fede), ma piuttosto di una persecuzione etnica dovuta a pregiudizi razziali. La Bibbia afferma che Dio si prende cura della stirpe di Abramo e che le promesse e le aspettative di Dio riguardo a questo popolo non sono mai cambiate. Tuttavia, il Deuteronomio avverte che l'obbedienza ai comandamenti porta benedizioni, mentre la disobbedienza porta maledizioni, tra cui la dispersione tra i popoli e la perdita del riposo.

La storia dimostra che questi eventi si sono verificati puntualmente, con la cattività babilonese, la diaspora e, più recentemente, la Shoah. Questo perché gli Ebrei non sono mai cambiati nella loro mentalità di celebrare e onorare l'Eterno, soprattutto non avendo ascoltato la voce del Signore quando ha inviato suo figlio Gesù Cristo. La riduzione del popolo ebraico in un lager, in seguito alle Leggi razziali del regime nazista, è stata una tragedia. Tuttavia, la Bibbia suggerisce che chiunque avesse toccato il suo popolo sarebbe incorso in un disastro. Dio permette la purificazione del suo popolo, riducendone il numero ma lasciando sempre un rimanente. L'esistenza attuale dello Stato d'Israele è una dimostrazione di ciò.

L'ira di Dio contro i nemici del suo popolo è sempre stata presente, a partire dall'Esodo dall'Egitto e lungo la storia ebraica. Popoli come i Filistei, i Babilonesi, gli Assiri e persino i Romani hanno subito sorte infelici e tragiche dopo aver maltrattato gli Ebrei. Questo perché il suo popolo pregava nei momenti di difficoltà, e il Signore lo ascoltava e veniva in suo soccorso.

La Caduta di Gerusalemme e l’Esilio Babilonese

La Germania del Terzo Reich, che aveva tutte le capacità di vincere la Seconda Guerra Mondiale, improvvisamente si afflosciò e cominciò a perdere, commettendo errori strategici e tattici inspiegabili. Dal punto di vista biblico, si può ipotizzare che Satana abbia influenzato personaggi come Hitler, generando un'ambizione smisurata di dominio mondiale e il desiderio di eliminare il popolo ebraico. Dopo la promulgazione delle Leggi razziali, ci fu un capovolgimento della situazione militare tedesca: la sconfitta nella Battaglia d'Inghilterra, la campagna in Africa finita male e le sconfitte nell'Operazione Barbarossa, culminate a Stalingrado. Questi errori inspiegabili potrebbero essere stati un intervento di Dio per punire un popolo superbo e orgoglioso che aveva tentato di distruggere gli Ebrei.

Grafico della Seconda Guerra Mondiale con le date chiave

Gli Ebrei sono e saranno sempre parte del popolo di Dio, anche se non hanno la fede in Gesù Cristo, e le promesse e le aspettative di Dio riguardo a questo popolo non sono mai cambiate. Molti si chiedono perché Dio permetta il male. Il profeta Abacuc chiese a Dio: “Perché mi fai vedere l’ingiustizia? Come puoi restare spettatore dell’oppressione?” (Abacuc 1:3). Dio odia la malvagità e le sofferenze che ne derivano (Proverbi 6:16-19). Al tempo di Noè, Dio ‘si addolorò nel suo cuore’ a causa della violenza che si era diffusa sulla terra (Genesi 6:5, 6).

È vero che nel I secolo Dio permise la distruzione di Gerusalemme da parte dei romani (Matteo 23:37-24:2). Tuttavia, da allora, non benedice né punisce alcun gruppo etnico in particolare. Dio permise l'Olocausto per la stessa ragione per cui permette tutte le sofferenze umane: risolvere alcune questioni morali sollevate molto tempo fa. La Bibbia indica chiaramente che al presente a governare il mondo è il Diavolo, non Dio (Luca 4:1, 2, 6; Giovanni 12:31). Dio creò gli esseri umani con il libero arbitrio, ma la scelta di Adamo ed Eva di decidere da sé cosa era giusto e cosa era sbagliato ha avuto conseguenze tragiche (Genesi 2:17; 3:6; Romani 5:12). Le sofferenze del mondo sono in gran parte il diretto risultato dell'errato uso del libero arbitrio. Dio ha sia il potere che il desiderio di annullare tutti i danni causati dall'Olocausto. Egli promette di riportare in vita milioni di persone che sono morte, incluse le vittime dell'Olocausto, ed eliminerà il dolore dei terribili ricordi (Isaia 65:17; Atti 24:15).

Interpretazioni Controverse: Giovanni 8,44 e l'Antisemitismo

La recente Lettera del Santo Padre Francesco ai cattolici del Medio Oriente (7 ottobre 2024), che esorta a pregare e digiunare per la pace e la sconfitta dello spirito del male, ha suscitato critiche nel mondo ebraico a causa della citazione di Giovanni 8,44. Questo versetto del Nuovo Testamento è stato spesso utilizzato nel passato per giustificare l'antigiudaismo e l'antisemitismo. La fine del capitolo 8 di Giovanni presenta le severe parole di Gesù ai «Giudei che avevano creduto in lui» (Gv 8, 31), mettendo in discussione la loro pretesa di essere discendenti di Abramo e di avere Dio come padre. «Voi che avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio […]. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna» (Gv 8, 44).

I Padri della Chiesa hanno interpretato questo versetto in due modi: Origene affermava che riguarda tutta l'umanità, mentre Cirillo di Alessandria e Giovanni Crisostomo sottolineavano che gli ebrei erano diventati figli del diavolo per aver rifiutato Cristo e averlo portato alla morte. Questa seconda interpretazione divenne predominante nel tardo Medioevo e nell'età moderna, alimentando l'idea che un cristiano non avesse "nemico più velenoso e fiero dell'ebreo". Giovanni 8,44 fu particolarmente citato nella propaganda nazista, associando gli ebrei al diavolo e a crimini. Ancora oggi, immagini e slogan che evocano Satana e gli ebrei come "figli di Satana" abbondano su internet, come dimostrano i manifesti dei suprematisti bianchi e le dichiarazioni dell'assassino della sinagoga di Pittsburgh.

L'esegesi contemporanea di Giovanni 8, che approfondisce il contesto storico e letterario, permette di prendere le distanze da interpretazioni antisemite. Gesù nel Vangelo di Giovanni è un Giudeo, e quanto dice ai Giudei lo fa come membro di questo popolo. Le tematiche si capiscono all'interno del giudaismo del primo secolo d.C. Giovanni 8,44 è parte di un discorso che Gesù pronuncia durante la festa di Sukkot, con riferimenti a celebrazioni liturgiche e passaggi polemici sulla messianicità di Gesù e il suo insegnamento.

Illustrazione biblica di Gesù che parla ai Giudei

È importante ricordare il parallelo con gli scritti di Qumran, dove i nemici della comunità sono chiamati "figli di Belial", cioè del diavolo, indicando che nel primo secolo d.C. questi "toni" erano comuni tra gruppi giudaici. Similmente, la Prima Lettera di Giovanni afferma: «Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché il diavolo è peccatore fin dal principio. […]. Da questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, né lo è chi non ama il suo fratello» (1 Gv 3, 8.10). Il diavolo, in greco diabolos e in ebraico Satan, nella letteratura biblica è l'antagonista di Dio, un personaggio menzognero e ispiratore di pensieri e azioni omicide. Queste frasi, nel contesto delle comunità giudaiche del primo secolo d.C., significano che chi ha abbandonato la fede agisce secondo i pensieri del diavolo, che nella Bibbia è menzognero e contrario alla vita che Dio vuole donare ai suoi figli. La comprensione e l'attualizzazione di questo discorso dovrebbero tenere conto del suo contesto originario e valere innanzitutto per le comunità cristiane.

L'identità dei Giudei del quarto vangelo non è sempre chiara e non è la stessa. In Gv 8-9 non si tratta né di tutti gli ebrei dell'epoca di Gesù né degli ebrei delle epoche successive. In alcuni casi, molto probabilmente si tratta di quei Giudei tra i capi del popolo che avevano creduto in Gesù (Gv 12, 42). Gesù si rivolge ai Giudei che hanno creduto in lui dicendo: «Se rimarrete nella mia parola, siete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8, 31-32). Sono coloro che non tengono fede alla sua parola, che lo hanno abbandonato e che lo mettono in discussione, ad essere accusati di avere il diavolo come padre. Questo brano è stato scritto per convincere i lettori a credere che Gesù è il Messia e il Figlio di Dio, a rimanere uniti e a stare lontano da coloro che non condividono la loro fede. Può darsi che si tratti di una polemica tra comunità giudeo-cristiane e tra queste e membri di alcune sinagoghe. Giovanni, tuttavia, riserva il termine ioudaioi per lo più ai giudei che non credono in Cristo, e l'uso del termine nell'intero Vangelo tende a generalizzare le accuse di quel capitolo a tutti gli ebrei.

È probabile che i versetti di Giovanni 8 evochino interpretazioni del racconto di Caino e Abele, che forse faceva parte delle letture per la festa di Sukkot. I Targumim (antiche traduzioni aramaiche) suggeriscono che Caino fosse figlio di Eva e del diavolo. Se qui c'è un'eco di questo passo della Genesi, è comprensibile che i temi della fornicazione, del desiderio di uccidere Gesù, della menzogna e della filiazione diabolica facciano parte della polemica di Gesù con gli ebrei che hanno creduto in lui. Sono critiche gravi, ma più che accuse da prendere alla lettera, sono richiami che mirano a sostenere la posizione teologica di Gesù, che "rende liberi" (Gv 8, 32), riprendendo la posizione teologica di Abele nei Targumim, e sottolineando l'indipendenza del premio e del castigo dai meriti e dalle azioni dei padri.

Se attualizziamo questo brano tenendo conto del suo contesto originario, i giudei che avevano creduto in Gesù diventerebbero gruppi di cristiani e il tono della polemica si riferirebbe a questioni teologiche con implicazioni sociali e politiche. Il lettore moderno, non abituato a contestualizzare le letture bibliche, può fraintendere e usare in modo improprio il difficile testo di Giovanni 8, giustificando giudizi antisemiti. Idealmente, Giovanni 8,44 dovrebbe essere sempre accompagnato da spiegazioni come quelle presentate.

Il Concilio Vaticano II, con la dichiarazione Nostra Aetate (4), ha promosso la mutua conoscenza e stima tra cristiani ed ebrei, condannando l'imputazione della morte di Cristo a tutti gli ebrei allora viventi o a quelli del nostro tempo. Si afferma che, sebbene la Chiesa sia il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti. Papa Francesco (2 febbraio 2024) ha ribadito che il rapporto tra la Chiesa e il popolo dell'antica alleanza rifiuta ogni forma di antigiudaismo e antisemitismo, condannando inequivocabilmente le manifestazioni di odio verso gli ebrei e l'ebraismo come un peccato contro Dio.

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