Santa Rita da Cascia: Vita, Fede e Miracoli

Santa Rita da Cascia, al secolo Margherita Lotti, è una delle figure più venerate della cristianità, conosciuta in ogni angolo del mondo e invocata come patrona dei casi impossibili e disperati. La sua basilica in Umbria attira oltre un milione di pellegrini ogni anno. Sebbene sia conosciutissima, la documentazione storica su di lei è quasi nulla, non esistono biografie scritte dai suoi contemporanei né testimonianze dirette di chi l’ha conosciuta in vita. Le prime biografie risalgono a secoli dopo la sua morte, modellate principalmente sulla tradizione orale e su poche fonti iconografiche.

Il messaggio che la sua vita ci dona è un messaggio di amore che si rende concreto nell’offerta del perdono e nell’accettazione della sofferenza per amore di Cristo. Come affermato da San Giovanni Paolo II, la santità di Rita risiede nella "stupefacente normalità dell'esistenza quotidiana, da lei vissuta prima come sposa e madre, poi come vedova ed infine come monaca agostiniana."

Le Origini e i Primi Anni

Nascita e Famiglia

Margherita Lotti nasce a Roccaporena, una frazione montagnosa a circa cinque chilometri da Cascia (provincia di Perugia), all’epoca uno dei castelli ghibellini del contado di Cascia. La sua nascita è collocata tra il 1371 o il 1381, date frutto di due filoni interpretativi degli studiosi. I suoi genitori, Antonio Lotti e Amata Ferri, erano contadini benestanti e particolarmente stimati nel loro libero comune di Cascia. Essi svolgevano l'arduo incarico di "pacieri", mediando tra famiglie in conflitto per evitare stragi cruente. Questa funzione conferiva loro un notevole prestigio sociale, morale ed economico. Fin da piccola, Margherita si distinse per la sua bontà e apertura al prossimo.

La tradizione vuole che la sua nascita, attesa per lunghissimi anni da genitori ormai anziani (sposatisi in età matura, dopo circa dodici anni di matrimonio), fosse stata annunciata da un angelo ad Amata, che le comunicò anche il nome da dare alla bimba: Margherita, dal significato "perla".

Il Battesimo e i Primi Segni di Santità

Poiché a Roccaporena mancava una chiesa con fonte battesimale, la piccola Rita fu battezzata nella chiesa agostiniana di San Giovanni Battista in cima al colle di Cascia. Si racconta che, mentre era ancora in fasce e riposava all'ombra di un albero, uno sciame d’api le circondò la testa senza pungerla, anzi, alcune di esse entrarono nella sua boccuccia aperta, depositandovi del miele. Un contadino, feritosi con la falce, accorse a Cascia per farsi medicare; passando davanti al cestello e vedendo la scena, prese a cacciare via le api. Mentre scuoteva le braccia per farle allontanare, la sua ferita si rimarginò completamente, un evento che fu interpretato come un prodigio e un segno della futura santità di Rita.Illustrazione del miracolo delle api con Santa Rita bambina

Matrimonio, Maternità e Tragedia

La Vita Coniugale

Come per tante ragazze dell'epoca, anche per la giovane Rita giunse il momento di farsi una famiglia. Intorno al 1385 o 1395, all'età di circa 15 anni, sposa Paolo di Ferdinando di Mancino, un ghibellino risentito e uomo d’armi dal carattere forte e irascibile, che non sfuggiva le contese. Molte biografie lo descrivono come un marito bruto e violento. Rita, donna di grande fede e concretezza, con la sua mitezza, pazienza e amore incondizionato, riuscì a trasformare il carattere del marito, rendendolo più docile e conducendolo a vivere una condotta più autenticamente cristiana, trasformando i sentimenti di odio in desiderio di pace. Da questa unione feconda nacquero due figli gemelli: Giangiacomo Antonio e Paolo Maria, che Rita educò all'amore verso il prossimo.

Il Dolore della Perdita e la Forgiveness

La vita matrimoniale di Rita fu spezzata intorno al 1406, quando Paolo di Ferdinando di Mancino venne assassinato nei pressi del “Mulinaccio”, dove si era trasferito con Rita e i suoi due figli. Rita, accorsa, non poté fare altro che cogliere il rantolo finale del marito e affrettarsi a nascondere la camicia insanguinata, per evitare che i figli, vedendola, finissero con il covare vendetta. Era consuetudine esporre in casa gli abiti insanguinati del morto come incitamento alla faida, ma Rita, chiusa nel suo perdono, pregò Dio affinché i suoi ragazzi non si macchiassero di simili atrocità e allontanassero da loro il desiderio di vendicare il padre. Ella si adoperò per riappacificare la famiglia del marito con gli assassini, interrompendo la spirale di odio che si era creata. In un tempo dominato dalla violenza, Santa Rita non smise mai di cercare ciò che poteva unire. Quando comprese che i figli desideravano vendicarsi del padre, la Santa pregò il Signore offrendo la loro stessa vita pur di non vederli macchiati di sangue.

Poco dopo l'assassinio del marito, i due figli morirono l'uno dopo l'altro a causa di una malattia infettiva, probabilmente la peste. A Roccaporena, nella chiesa di San Montano, una scritta ricorda come qui Rita accompagnò alla tomba il marito Paolo "vittima dell'odio" e i suoi figli "vittime del suo amore". Distrutta dal dolore, ma in pace con tutti, Rita rimase sola intorno al 1406-1407.Mappa dell'Umbria con Cascia e Roccaporena evidenziate

La Vita Monastica

L'Ingresso al Monastero

Rimasta sola all'età di circa 36 anni (o 30 anni, secondo altre fonti), il desiderio giovanile di consacrarsi a Dio si fece forte nel cuore di Rita. Chiese di essere ammessa al Monastero delle Agostiniane di Santa Maria Maddalena a Cascia, ma la sua richiesta venne respinta per ben tre volte, forse perché le religiose temevano che l'ingresso di una vedova di un uomo assassinato potesse mettere a repentaglio la sicurezza della comunità, o perché non era più illibata. La tradizione vuole che Rita, con l'aiuto delle preghiere ai suoi tre protettori - Sant'Agostino, San Nicola da Tolentino (allora ancora beato) e San Giovanni Battista - sia entrata miracolosamente "a porte chiuse" nel monastero. Si narra che una notte, mentre Rita pregava sullo "Scoglio" di Roccaporena, i tre santi la trasportarono a Cascia, introducendola nel monastero. La mattina presto, le monache la trovarono in preghiera dentro la chiesa, credendo al miracolo e accogliendola. Così, nel 1407 circa, iniziò la sua nuova vita nel Monastero di Santa Maria Maddalena.

Il Noviziato e il Miracolo della Vite

Durante il periodo del noviziato, la Madre Badessa, per provare l’umiltà di sorella Rita, le comandò di piantare e innaffiare un arido legno, un pruno secco. La Santa obbedì senza indugi, innaffiando quotidianamente lo sterpo. Il Signore premiò la sua serva facendo fiorire una vite rigogliosa, che ancora oggi è un simbolo della pazienza, dell’umiltà e dell’amore di Rita verso le sue consorelle e verso il prossimo. Quella che si vede oggi nel chiostro del Monastero, pur risalendo a più di duecento anni fa, testimonia ancora questo prodigio. Dalla vite si estraeva la polvere di vite data ai malati per sollecitare la guarigione.Foto della vite nel chiostro del Monastero di Santa Rita a Cascia

La Stimmata della Spina

Rita visse nel monastero per circa quarant'anni, osservando scrupolosamente la regola agostiniana, con una vita monastica caratterizzata da preghiera intensa e penitenze aspre. Negli ultimi quindici anni della sua vita, portò sulla fronte il segno della sua profonda unione con Gesù crocifisso. L'evento più documentato della sua vita è il dono della spina. Si narra che, nel 1432, mentre era assorta in preghiera, forse memore della predicazione sulla passione di Cristo fatta da fra Giacomo della Marca nel 1425 o formata dalla spiritualità agostiniana incentrata sull'amore verso l'umanità di Cristo, chiese al Signore di renderla partecipe alle sue sofferenze. In quel momento, una spina si staccò dalla corona del Crocifisso e si conficcò nella sua fronte, provocandole una ferita che durò anni, fino al termine della sua vita. Questa ferita scomparve solo in occasione di un suo pellegrinaggio penitenziale a Roma, fatto a piedi, che la tradizione collega alla canonizzazione di San Nicola da Tolentino del 1446. Ancora oggi, chi visita il Monastero può vedere quello che, secondo la tradizione, è il Cristo del prodigio. Indagini mediche moderne hanno accertato la presenza di una piaga ossea (osteomielite) sulla fronte, a riprova dell’esistenza della stigmata.

Rappresentazione artistica di Santa Rita con la spina sulla fronte

La sua perseveranza nella preghiera la portava a trascorrere anche 15 giorni di seguito nella sua cella "senza parlare con nessuno se non con Dio", vivendo profonde e continue estasi e offrendo la sua sofferenza per le anime del Purgatorio, per il prossimo e per la Chiesa.

Rita "Paciera" nel Monastero

Sull’esempio dei suoi genitori, anche Rita si adoperò come paciera. Un giorno, un evento sconvolse Cascia e sicuramente non lasciò indifferente Rita. Nel 1426, scoppiò una vera battaglia tra sostenitori della tabulella Bernardiniana (l’iscrizione YHS usata per indicare Gesù Salvatore degli uomini) e i domenicani uniti agli agostiniani, che le avversavano. L’Ordine Agostiniano completò l’iscrizione Bernardiana con il trigramma XPS (= Cristo), mettendo in evidenza le due nature inscindibili del Salvatore: quella umana e quella divina. La tensione degenerò in una serie di delitti, in cui la Santa si prodigò per riportare la pace.

Gli Ultimi Anni e la Morte

Il Miracolo della Rosa e dei Fichi

Nell’inverno precedente la sua scomparsa, gravemente ammalata e costretta a letto nella sua cella, Rita trascorreva lunghi periodi. Probabilmente la nostalgia per la sua Roccaporena, il ricordo di Paolo e dei figli si faceva vivo. Sentendo avvicinarsi la fine, avvertiva una pena nel cuore: sapere se il Signore avesse accolto le sue sofferenze e preghiere in espiazione dei peccati dei suoi cari. Chiese un segno all’Amore e il cielo le rispose. A una sua parente, venuta a trovarla, chiese di passare nel suo orto di Roccaporena e cogliere una rosa e due fichi. Era il mese di gennaio, e la parente obiettò che si era in pieno inverno e ciò non era possibile. Ma Rita insistette. Tornata a Roccaporena, la parente, con grande stupore, trovò una bella rosa sbocciata tra la neve e due fichi e li portò a Cascia. Per Rita, questi erano segno della bontà di Dio che aveva accolto in cielo i suoi due figli e il marito.

Illustrazione del miracolo della rosa e dei fichi in inverno

Il Transito al Cielo

Rita si spense nella notte tra il 21 e il 22 maggio del 1447 (o 1457). La tradizione racconta che, prima di chiudere gli occhi per sempre, ebbe la visione di Gesù e della Vergine Maria che la invitavano in Paradiso. Una sua consorella vide la sua anima salire al cielo accompagnata dagli angeli, mentre contemporaneamente le campane della chiesa si misero a suonare da sole e un profumo soavissimo si diffuse per tutto il monastero. Dalla sua camera, si vide risplendere una luce luminosa come se vi fosse entrato il Sole. Rita, pur minata da dolori, rinunce e sofferenze, non ne venne mai indurita, ma sposò appieno l’amore per il Signore, senza altro tesoro all’infuori di Lui.

Venerazione e Canonizzazione

Il Culto Immediato e il Corpo Incorrotto

Subito dopo la sua morte, Rita venne venerata come protettrice dalla peste, probabilmente per il fatto che in vita, suor Rita Lotti si era dedicata alla cura degli appestati senza mai contrarre la malattia. Per il forte culto nato immediatamente dopo la sua morte, il corpo di Rita non è mai stato sepolto. Fin da subito, infatti, grazie alle sue virtù, cominciarono ad arrivare gli ex voto portati dai devoti. Vedendo tanta venerazione, le monache decisero di riporre il santo corpo in una cassa. A questo punto, Mastro Cecco Barbari si incaricò di costruire la prima bara, detta “cassa umile”. Si racconta che Mastro Cecco, nel vedere il corpo di Rita, guarì immediatamente. Questa testimonianza storica chiarisce che la Beata, appena morta, fu portata nella chiesa senza cassa, probabilmente avvolta in un lenzuolo, per essere poi sepolta nel loculo delle monache. Tuttavia, la gente accorreva continuamente per venerarla, impedendo alle consorelle di procedere al rito della sepoltura.

Sempre nel 1457, a causa di un incendio divampato nell’oratorio, la cassa e il corpo, rimasti intatti, vennero messi nel sarcofago conosciuto come “cassa solenne”. Questa cassa solenne, fatta a soli dieci anni di distanza dal trapasso di Rita, mostra la sua fama di santità già diffusa, e sopra di essa venne inserito un epitaffio commemorativo. Il corpo di Santa Rita è stato poi spostato ulteriormente, fino a giungere nella bellissima cappella all’interno della Basilica a lei intitolata, dove, dal 18 maggio 1947, riposa nell’urna d’argento e cristallo realizzata nel 1930. Il viso, le mani e i piedi sono mummificati, mentre sotto l’abito di suora agostiniana c’è l’intero scheletro (ridottosi così dalla prima metà del '700).

Il Processo di Canonizzazione

Se tra i concittadini la venerazione fu rapida, non altrettanto lo fu il cammino di ascesa agli altari. Il processo di beatificazione ebbe inizio il 19 ottobre 1626, sotto il pontificato di Urbano VIII, che ben conosceva la Santa essendo stato vescovo di Spoleto fino al 1617. Tra i principali sostenitori della causa, oltre alla famiglia Barberini, c’era il Cardinale Fausto Poli, nativo di Usigni, villaggio del territorio casciano, che si interessò anche dei luoghi ritiani di Roccaporena, trasformando nel 1630 la casa-domuncola in cappella. Il processo si svolse a Cascia, nella chiesa di San Francesco, con minuziosa capillarità. In seguito al processo casciano, il 2 ottobre 1627, Urbano VIII concesse alla diocesi di Spoleto e ai religiosi agostiniani la facoltà di celebrare la messa in onore della beata Rita.

Nel 1737 gli agostiniani e il comune di Cascia intesero premere per la canonizzazione. Il processo di canonizzazione di Rita da Cascia si aprì nuovamente nel 1887, su sollecitazione di monsignor Casimiro Gennari, vescovo di Conversano (Bari), dove era avvenuto il miracolo di una suora cieca che aveva riacquistato la vista in seguito all'intervento miracoloso della monaca umbra. Il vescovo pugliese, gran divulgatore dei miracoli ritiani, sollecitò Leone XIII a chiudere un percorso di santificazione iniziato secoli prima. Rita venne canonizzata il 24 maggio 1900 da Leone XIII. La santificazione di Rita si collocò in un periodo particolarmente difficile per il cattolicesimo, dopo l'Unità d’Italia e la rottura tra Stato e Chiesa. La Chiesa aveva bisogno di nuovi capisaldi della fede e di nuovi modelli di santità per rievangelizzare le masse operaie e i nuovi laici. In questa direzione, Rita, con la sua figura di santa mistica e monaca, ma anche di donna di fede che ha affrontato le sfide familiari e sociali, divenne un modello significativo, specialmente per le donne, come promotrici di nuova fede e collante dei legami familiari.Statua di Papa Leone XIII che proclama Santa Rita

Eredità e Culto

La Santa dei Casi Impossibili

Rita è invocata come la santa del perdono e paciera di Cristo, conosciuta come “la Santa dei casi impossibili e disperati” e la grande taumaturga. Questa sua qualità è legata a diversi aspetti: il rapporto con i tre santi che la trasportarono miracolosamente, la sua capacità di far fiorire rose e pruni, la cura della sua ferita purulenta, la sua dedizione ai lebbrosi e l'accoglienza delle partorienti. È vissuta in una terra, la Valnerina, famosa per negromanti e sibille, ma anche terra di donne veggenti, ereditando aspetti di un mondo femminile arcaico legato alle forze della natura e alla capacità di veggenza, che la rende una potente taumaturga, particolarmente legata alle situazioni femminili.

Il culto della Santa è presente nei cinque continenti, e in ogni luogo si diffonde il suo messaggio di pace e perdono. La basilica a lei dedicata è luogo di pellegrinaggio quotidiano che culmina nel giorno della sua festa, il 22 maggio. Tra i suoi numerosi devoti, anche illustri, si annovera papa Leone XIV (al secolo Robert Francis Prevost), che da buon agostiniano ha un legame autentico con la Santa, presiedendo anche il Solenne Pontificale del 22 maggio 2024 nel santuario di Cascia.

Il Messaggio e i Valori

La vita di Rita, da figlia docile e premurosa a sposa amata e fedele, mamma tenera e comprensiva impegnata nell’educazione cristiana dei suoi due figli, vedova operosa mai ripiegata su se stessa, e monaca traboccante di amore per Dio e per il prossimo, è un esempio di "umiltà e obbedienza [che] sono state le vie sulle quali Rita ha camminato verso un’assimilazione sempre più perfetta al Crocifisso. Esperta del soffrire, imparò a capire le pene del cuore umano." (San Giovanni Paolo II). Rita è stata una donna di pace, capace di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, di cercare di sanare ogni divisione all’interno della sua famiglia e nella comunità. Ha dimostrato che la violenza genera sempre violenza e non risolve nulla, ma immettere nel tessuto sociale germi di vita e di perdono, di accoglienza reciproca e comprensione, neutralizza le cellule di rabbia e risentimento. Questo richiede una conversione del cuore, un processo che esige tempo e pazienza, finché le ferite, pur rimanendo ferite, non diventeranno cicatrici.

La clausura, come vissuta da Rita, diventa una provocazione e una sfida al mondo efficientistico, ricordando che nella vita c’è ben altro oltre a ciò che ci viene proposto abitualmente: la gratuità, una vita donata per un ideale grande, per il desiderio di fare qualcosa di buono.Documentario sulla vita di Santa Rita da Cascia

Iconografia e Simboli

Nelle rappresentazioni iconografiche, Santa Rita è ritratta in abito monacale, segno distintivo che la identifica nella sua vita religiosa, spesso con le stigmate in fronte o in uno stato di estasi. Molto spesso indossa il velo o la corona di spine. I suoi simboli distintivi sono la rosa e la vite, che richiamano i miracoli avvenuti nella sua vita.

Iniziative e Preghiere

Ogni anno, le celebrazioni del 22 maggio, festa liturgica di Santa Rita, si accompagnano a un ricco calendario di iniziative. A Cascia, la Messa solenne è in programma con la supplica alla santa e la benedizione delle rose. I riconoscimenti "Donne di Rita", premio internazionale che dal 1988 viene attribuito a chi incarna gli ideali della santa degli impossibili, continuano a celebrare donne che si distinguono per l'impegno sociale, la testimonianza di pace, fratellanza e fede. La festa di Santa Rita si accompagna anche a gesti di solidarietà concreta, come la raccolta di offerte per sostenere i lavori di completamento dell'Auditorium "Beata Maria Teresa Fasce" in Perù.

A Santa Rita sono dedicate molte preghiere. Tra le più diffuse, c’è quella che la invoca come mediatrice in situazioni "impossibili":

O’ Dio onnipotente ed eterno, che in Santa Rita da Cascia ci hai dato un luminoso esempio di unione a te nella preghiera e di servizio e amore ai fratelli, fa che superando per sua intercessione il nostro egoismo e la pigrizia, possiamo imitarla per sperimentare nella prova il tuo amore misericordioso e la sua fraterna protezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

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