Le Sante Giovanna: Fede, Coraggio e Sfide

Nel vasto panorama della santità cristiana, il nome Giovanna risuona con particolare forza, evocando figure di donne di straordinaria fede e coraggio che hanno affrontato sfide immense nelle loro epoche. Tra queste, spiccano due personalità di grande rilievo storico e spirituale: Giovanna d'Arco, la leggendaria Pulzella d'Orléans, e Giovanna Antida Thouret, fondatrice della Congregazione delle Suore della Carità. Entrambe, pur vivendo in contesti e secoli differenti, hanno testimoniato con la propria vita un'incrollabile dedizione a Dio e al prossimo, affrontando persecuzioni, incomprensioni e "calvari" personali che, sebbene non sempre riconosciuti ufficialmente come martirio, ne hanno forgiato un'eredità indelebata.

illustrazione di una figura femminile forte con elementi di battaglia e carità

Giovanna d'Arco: La Pulzella d'Orléans e il Sacrificio per la Francia

Nascita, Vocazione e la Missione Divina

Giovanna d'Arco nacque da una famiglia di umilissime condizioni, contadini, a Domremy nell'anno 1412. Durante la Guerra dei Cento anni (1337-1453), si sentì chiamata da Dio a soccorrere il re di Francia e a scacciare gli Inglesi dal suolo francese. Figlia di contadini e analfabeta, lasciò giovanissima la casa paterna per seguire il volere divino, rivelatole da voci misteriose. Giovanna aveva solamente tre anni quando Enrico V d'Inghilterra vinse la battaglia d'Azincourt e rivendicò il trono francese. Dal 1426, all'età di quattordici anni, iniziò a udire delle misteriose voci celesti accompagnate da bagliori di luce e due anni dopo fu invitata a presentarsi volontariamente alle autorità militari allo scopo di "salvare la Francia". Orléans era in stato d'assedio e le sorti della nazione parevano incerte.

Le Vittorie e l'Incoronazione di Carlo VII

Nel 1429, Giovanna riconobbe a Chinon il Delfino, futuro Carlo VII, nonostante questi si fosse mascherato fra i suoi cortigiani, e ottenne un colloquio segreto con lui, riuscendo a guadagnarne la stima. Venne tuttavia condotta a Poitiers per sottoporla all'esame da parte di teologi circa la sua fede e i suoi costumi; poiché non fu scorta in lei alcuna ombra, al Delfino venne consigliato di sfruttare al meglio i carismi della ragazza. La spedizione militare ebbe successo e Orléans fu liberata l'8 maggio 1429, vittoria che le valse il titolo di "Pulzella di Orléans". Poco dopo, il 18 maggio 1429, ottenne una nuova vittoria a Patay, infliggendo una dura sconfitta alle armate inglesi. Queste vittorie permisero la conquista del territorio francese fino a Reims e quindi l'incoronazione solenne del Delfino con il nome di Carlo VII, con Giovanna al suo fianco e il suo stendardo.

battaglia medievale con figura femminile in armatura

Il Tradimento, la Cattura e il Processo

Forti opposizioni si levarono ben presto dal mondo maschilista di corte, dell'esercito e della Chiesa, che guardavano a Giovanna con sospetto. Una volta incoronato re, Carlo VII fu preso dal tipico spirito di compromesso di molti politici e decise di trattare con gli Inglesi. Il 24 maggio del 1430, Giovanna fu catturata dai Borgognoni, i quali erano dalla parte degli Inglesi, e a questi fu venduta per 10.000 tornesi. Venne imprigionata nel Castello di Rouen e qui processata per eresia e stregoneria. Si trattava, in realtà, di un falso tribunale dell'Inquisizione con giudici simoniaci e prezzolati dagli Inglesi.

Sottoposta a processo come strega davanti a un tribunale presieduto da Pierre Cauchon, vescovo di Beauvais, e da quaranta tra inglesi e francesi anglofili, Giovanna d'Arco si trovò sola, senza difensori. Dopo quattordici mesi di umilianti interrogatori, fu accusata di eresia per aver creduto di poter comunicare direttamente con Dio senza la mediazione della Chiesa Cattolica, e di atti illeciti per aver indossato abiti maschili. I giudici esaminarono le "voci" misteriose che ella udiva, l'uso di abiti maschili, la sua fede e la sua volontà di sottomissione alla Chiesa. Non essendo particolarmente colta, Giovanna diede talvolta risposte non appropriate, ma seppe sempre difendersi da sola con coraggio e precisione. Il processo terminò con una "rozza e sleale ricapitolazione dei fatti", in cui i giudici giudicarono diaboliche le rivelazioni da lei ricevute, e l'Università di Parigi la denunciò duramente.

La Condanna e la Morte sul Rogo

I giudici, accogliendo anche le istanze del vescovo, condannarono infine Giovanna d'Arco quale eretica recidiva. Il 30 maggio 1431, non ancora ventenne, venne arsa viva sul rogo nella piazza del Mercato Vecchio di Rouen. Il suo comportamento fu esemplare sino alla fine: richiese che un domenicano tenesse elevata una croce e morì atrocemente invocando il nome di Gesù. Le sue ceneri furono gettate nella Senna, onde evitare una venerazione popolare nei loro confronti.

scena del rogo di Giovanna d'Arco con la folla

Riabilitazione e Canonizzazione: Vergine, ma non Martire

Una ventina di anni dopo, sua madre e i due fratelli si appellarono alla Santa Sede affinché il caso di Giovanna fosse riaperto. Papa Callisto III nel 1456 riabilitò l'eroina francese, annullando l'iniquo verdetto del vescovo francese. Questo costituì una premessa essenziale per giungere alla sua definitiva glorificazione terrena: nel 1909 San Pio X beatificò Giovanna d'Arco, e infine nel 1920 Benedetto XV la proclamò santa. Tuttavia, le venne riconosciuto il titolo di vergine, ma non quello di martire in senso cristiano, poiché fu uccisa principalmente per motivi politici e non direttamente in odio alla sua fede.

Il suo culto fu particolarmente incentivato in Francia durante i momenti di particolare crisi in campo militare, sino ad essere proclamata patrona della nazione. Sebbene alcuni abbiano voluto considerare questa intraprendente ragazza vissuta nel Basso Medioevo come "prima protestante" o anticipatrice del femminismo, in realtà, Giovanna d'Arco fu una semplice ragazza di campagna che seppe adempiere fedelmente la vocazione ricevuta tramite le rivelazioni attribuite a San Michele Arcangelo, Santa Margherita di Antiochia e Santa Caterina d'Alessandria. L'impressionante mole di documenti raccolti dalla Santa Sede ha reso giustizia postuma alla giovane innocente vittima.

Santa Giovanna Antida Thouret: Fondatrice e Servitrice dei Poveri

Origini Umili e la Chiamata alla Vita Religiosa

Giovanna Antida Thouret nacque il 7 novembre 1765 a Sancey-le-Long, vicino a Besançon in Francia, quinta di otto figli di una povera famiglia dedita alla faticosa vita dei campi. Fin da piccola avvertì la vocazione religiosa, ma dopo la morte della mamma nel 1781, da lei assistita con dedizione, dovette collaborare a mandare avanti la famiglia per sei anni. A sedici anni fece voto di verginità spontaneamente, davanti alla statua della Vergine. Soltanto nel 1787, dopo aver superato molte difficoltà e l'opposizione dei famigliari, entrò nella Compagnia delle Figlie della Carità, fondata a Parigi da San Vincenzo de' Paoli e Santa Luisa de Marillac.

L'Apostolato Clandestino durante la Rivoluzione Francese

A Parigi rimase fino al 3 ottobre 1793, quando, in piena rivoluzione francese, la Convenzione decise la soppressione della Compagnia. Giovanna Antida rischiò anche la vita quando fuggì per non prestare il giuramento alla Costituzione civile imposto alle religiose dal governo. Nel periodo del Terrore, vestendo abiti civili, aiutava i sacerdoti e i fedeli cattolici nelle prigioni di Besançon, curava gli ammalati arrivando a indossare, sotto i suoi vestiti, i paramenti della Messa che portava ad altri sacerdoti nascosti. Nel suo paese natale, aprì anche una scuola libera gratuita di ispirazione cattolica, riuscendo ad assicurare le funzioni religiose in un granaio o in una grotta della campagna. Di notte conduceva i sacerdoti al capezzale dei moribondi per far loro amministrare gli ultimi sacramenti, sfidando l'ostilità dei comitati rivoluzionari davanti ai quali fu più volte citata per rendere ragione del suo comportamento. La sua coraggiosa dedizione a favore dei malati suscitò anche la gelosia dei medici.

dipinto di suore che assistono malati durante la Rivoluzione Francese

La Fondazione della Congregazione delle Suore della Carità

Nel 1796, Giovanna si rifugiò in Svizzera presso le Suore del Ritiro Cristiano, accompagnandole anche in Germania. Facendo ritorno a piedi in Svizzera, a Landeron, conobbe il vicario generale di Besançon, che la invitò a tornare in Francia. Questi le ingiunse di fondare un istituto per l'educazione della gioventù abbandonata e per la cura degli infermi. Prima ancora che finisse la Rivoluzione, Giovanna Antida diede vita a Besançon alla Congregazione delle Suore di Carità sotto la protezione di San Vincenzo de' Paoli. Le religiose si consacrarono a Dio nel servizio dei poveri il 15 ottobre 1800. La comunità si sviluppò rapidamente di forza propria, e ricevette l'approvazione di Pio VII nel 1819, che concesse loro l'esenzione dalla giurisdizione vescovile. Il carisma della congregazione era evangelizzare i poveri, aiutandoli a crescere come esseri umani e come figli di Dio, vedendo nelle persone soggette ad antiche e nuove povertà il volto stesso del Cristo sofferente. Il motto lasciato in eredità da Santa Giovanna Antida fu "Dio solo!".

Con l'avvento di Napoleone e il Concordato, le chiese furono riaperte al culto. Nel 1810, le suore furono chiamate nel Regno di Napoli da Madama Letizia, la madre dell'Imperatore, e dal re Gioacchino Murat. Giovanna Antida si stabilì nell'antico monastero di Regina Coeli per dirigere un grande ospedale. Ben presto sorsero altre case nel napoletano e in altre regioni d'Italia. L'intento di Murat era quello di modernizzare gli istituti ospedalieri e caritativi del Mezzogiorno, e le Suore della Carità si rivelarono fondamentali per razionalizzare e modernizzare le istituzioni assistenziali e diffondere l'istruzione primaria femminile. Presso l'ospedale di Napoli, gestivano quasi 1.200 degenti tra civili e militari, un reparto di maternità e un ricovero per alienati, rivendicando la dignità dei malati e introducendo pratiche igieniche e di assistenza più umane. Aprirono anche due scuole gratuite per le bambine povere, raggiungendo presto trecento alunne, e operarono nei "bassi" di Napoli, portando aiuto e assistenza ai malati e ai bisognosi.

Il "Calvario" dello Scisma e la Morte

La modifica di alcuni punti secondari della regola, con l'approvazione pontificia del 1819 che le rendeva dipendenti dal Papa e non dal vescovo locale, scatenò una tempesta nella curia di Besançon, dove l'arcivescovo, mons. Gabriel Courtois de Pressigny, di chiare tendenze gallicane, rifiutò l'emendamento romano. Ignorò le direttive della Santa Sede pretendendo che la congregazione rimanesse diocesana e impedì ai conventi della sua diocesi di accogliere la loro fondatrice. Questo scisma addolorò Giovanna per il resto della sua vita. Nonostante il cuore spezzato per la divisione dell'Istituto, Giovanna decise di desistere e tornò a Napoli, dove diresse un grande ospedale con alcune consorelle rimaste fedeli. A loro affidò il suo programma: «la gloria di Dio e la santificazione dei suoi membri» da perseguire mediante le opere di misericordia, e come eredità l'eroica fedeltà alla Sede Apostolica e al Vicario di Cristo, dal quale si meritò giustamente l'appellativo di Filia Petri.

Giovanna Antida Thouret morì il 24 agosto 1826 a Napoli, in seguito ad un'emorragia cerebrale, senza vedere la riunificazione dei due rami dell'istituto da lei fondato, che avverrà solo nel 1954. Fu beatificata da Pio XI nel 1926 e canonizzata il 14 gennaio 1934. Oggi le Suore di Carità esercitano il loro apostolato in Italia, Francia, Svizzera, Inghilterra, a Malta, in Algeria, nel Medio Oriente, in America e nell'Indocina.

Nome:
Santa Giovanna Antida Thouret
Titolo:
Vergine
Nome di battesimo:
Giovanna Antida Thouret
Morte:
24 agosto 1826, Napoli
Beatificazione:
23 maggio 1926, Roma, papa Pio XI
Canonizzazione:
14 gennaio 1934, Roma, papa Pio XI
foto moderna di suore della Carità in missione

Il Ruolo della Donna nella Chiesa e nella Società: Uno Sfondo di Sfide

La Condizione Femminile nel Medioevo e Post-Scolastica

La soccombenza delle donne nella religione cristiana, nella storia e nel sociale è un fatto tangibile e innegabile. Lungo tutto il medioevo, le donne continuavano ad essere condannate dai teologi a causa del concetto del peccato originale. In epoca Post-Scolastica si riscontra una reale e concreta "misoginia" e una vera e propria persecuzione. Sotto il profilo giuridico, il Decretum Gratiani (1140), ispiratore della Legge Ecclesiastica in vigore fino al 1917, fece suo il giudizio dell'Ambrosiaster che giustificava lo stato di sottomissione delle donne con il loro ruolo nel peccato. Ad esempio, si affermava che le donne dovevano coprire le loro teste perché non sono ad immagine di Dio e che il peccato è venuto nel mondo attraverso di loro. Questo ragionamento è direttamente collegato al divieto di ordinazione delle donne e alla loro esclusione da ruoli di accusa o testimonianza contro i sacerdoti.

Il peccato originale era considerato aver avuto origine da una donna prima di giungere all'uomo, e la donna fu ritenuta "causa effettiva della dannazione", incapace di essere causa effettiva di salvezza o di ricevere gli ordini sacri. Il Decretum Gratiani affermava persino che nel Nuovo Testamento, le donne erano meno libere che nel Vecchio, dovendo portare la responsabilità del peccato originale.

Tra Sottomissione e Coraggio: Figure Femminili nella Bibbia

Se San Paolo affermava: "Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo (1 Corinzi 11,3)", ribadiva allo stesso tempo la necessità che le donne fossero tranquille, sottomesse, dedite alla cura della casa e dell'uomo. Tuttavia, per quanto l'Antico e il Nuovo Testamento siano declinati al maschile, è pur vero che si trovano moltissime figure di donne coraggiose nella Bibbia, donne complesse e fondamentali per il compimento del progetto divino, quanto e più degli uomini. Il Talmud, ad esempio, recita: "State molto attenti a far piangere una donna, che poi Dio conta le sue lacrime! La donna è uscita dalla costola dell'uomo, non dai piedi perché dovesse essere pestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale. Un po' più in basso per essere protetta, e dal lato del cuore per essere Amata".

mosaico antico raffigurante donne bibliche coraggiose

Motivazioni delle Vocazioni Femminili e il Rifiuto della Condizione Sociale

In uno studio, Henri-Irenée Marrou ha offerto informazioni ampie e precise sulle ragioni che portarono un così gran numero di donne, nei primi secoli del cristianesimo, a intraprendere una vita di verginità. Queste motivazioni esplicite vengono indicate come l'origine di una totale ed esclusiva unione con Cristo. L'amore per lo Sposo (Cristo) era considerato preferibile a un'altra forma di unione, quella del matrimonio, in una società influenzata da un passato non-cristiano dove lo stato di vita matrimoniale faceva sentire molto duramente i suoi effetti. Le donne erano giudicate una specie inferiore e, a causa del comportamento immorale di molti uomini, vedevano nel rifiuto del matrimonio uno strumento di difesa, una libertà, una sorta di promozione.

Un aspetto rilevante del monachesimo femminile durante il Medioevo fu il costante afflusso nei monasteri da parte della nobiltà. Le motivazioni includevano non solo la vocazione spirituale, ma anche aspetti giuridici legati al diritto canonico, problemi matrimoniali (donne che non riuscivano a sposarsi o che venivano abbandonate dai loro mariti), e la ricerca di autonomia e protezione in un contesto sociale spesso difficile.

L'Eredità delle Sante Giovanna

Le storie di Giovanna d'Arco e Giovanna Antida Thouret, sebbene distanti nel tempo e nelle circostanze, sono esempi luminosi di donne che, con la loro fede incrollabile e il loro coraggio, hanno affrontato e superato immense difficoltà. La loro vita è una testimonianza di come l'amore di Dio possa rendere vivi e capaci di amare a nostra volta, spingendo all'impegno per gli altri. Se Giovanna d'Arco ha incarnato la difesa della patria e della fede attraverso l'azione, culminando in una morte tragica che la rese simbolo, ma non martire riconosciuta, Giovanna Antida Thouret ha testimoniato la carità e il servizio incessante ai più bisognosi, fondando un'opera che ancora oggi porta i suoi frutti. Entrambe hanno mostrato come la fortezza femminile possa operare anche in contesti avversi, lasciando un'eredità di dedizione e di fedeltà ai principi evangelici che continua a ispirare.

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