Giovanna d'Arco: L'Eroina di Francia e La Pulzella d'Orléans

Per seicento anni, Giovanna d’Arco è stata impressa nella memoria collettiva attraverso due immagini iconiche: quella della guerriera vittoriosa a cavallo, avvolta in un'imponente armatura, e quella della "strega" legata a un palo, stretta all'asta di una croce, mentre fiamme e fumo la lambiscono. Queste due figure condensano i suoi 19 anni di vita, dalla nascita il 6 gennaio 1412 a Domrémy, un paesino nel nord-est francese, fino al suo martirio. Da una bambina che aiutava in casa e nei campi, imparando appena le preghiere, divenne l'adolescente che sentiva "voci" celesti e si sentiva investita di un grandioso progetto: "Liberare la Francia" e far proclamare Carlo VII re di Francia.

Giovanna d'Arco in armatura a cavallo, durante una battaglia

Il Contesto Storico: La Guerra dei Cent'anni

La vicenda di Giovanna d'Arco si colloca nella fase più acuta della Guerra dei Cent’anni (1337-1453), un conflitto durato più di un secolo che vide contrapposti il Regno d’Inghilterra e quello di Francia. La guerra era scoppiata principalmente a causa delle rivendicazioni della famiglia reale inglese dei Plantageneti sul trono di Francia, essendo imparentata con la dinastia francese dei Valois. Dopo varie fasi e interruzioni, il conflitto riprese con vigore nel 1415, anche a causa di una guerra "civile" interna tra due potenti famiglie francesi: la casata di Orléans (gli Armagnacchi) e quella di Borgogna (i Borgognoni).

L'alleanza dei Borgognoni con l'Inghilterra aggravò la situazione francese. Nel 1420, con il Trattato di Troyes, il legittimo erede al trono di Francia, Carlo di Valois, fu diseredato. Il giovanissimo Enrico VI, re d’Inghilterra, era formalmente allo stesso tempo re di Francia e d’Inghilterra, con Giovanni di Lancaster, duca di Bedford, come reggente di Francia, il quale puntava a far accettare il dominio inglese su tutta la nazione. Di fatto, gli Inglesi occupavano gran parte della Francia settentrionale con l’aiuto del ducato di Borgogna, controllato da Filippo il Buono. In questo scenario drammatico, la Francia del 1429 vedeva gran parte dei suoi territori occupati dall'Inghilterra e dai Borgognoni, mentre solo una porzione era controllata dalla monarchia francese.

Mappa della Francia nel 1429, con i territori controllati dalla monarchia francese, occupati dall’Inghilterra e dai borgognoni distinti per colore

L'Infanzia e la Chiamata Divina

Giovanna d’Arco (Jeanne d’Arc) nacque in una famiglia contadina a Domrémy, al confine tra il ducato di Bar e la Lorena. Minore di cinque figli, analfabeta, assorbì fin da giovanissima la pia religiosità dalla madre Isabella. Aveva appena tredici anni quando iniziò a udire per la prima volta delle "voci" celesti, accompagnate da bagliori. La ragazza affermava che provenivano da messaggeri di Dio, che l’aveva scelta per una missione importantissima: salvare la Francia, espellerne i nemici e riportare il Delfino Carlo di Valois, legittimo sovrano di Francia, al trono.

A comandarle questa missione, secondo Giovanna, erano le voci dell'Arcangelo Michele, di Caterina di Alessandria e di Margherita di Antiochia. Inizialmente, queste voci parlarono della sua vita personale, per poi ordinarle di lasciare tutto per porsi alla testa dell'esercito francese. Giovanna fece un voto di verginità (per questo sarà soprannominata la "Pulzella", cioè la vergine), decisa a prendere parte alla lotta contro gli anglo-borgognoni che controllavano una vasta porzione del territorio francese. La sua intenzione era quella di liberare la città di Orléans, accerchiata dagli inglesi, e di consentire al re Carlo VII di Valois di essere incoronato nella cattedrale di Reims, come voleva la tradizione, un'impresa fino ad allora impossibile data l'occupazione nemica di Reims.

L'Incontro con il Delfino e la Partenza per Orléans

Nel maggio del 1428, seguendo le indicazioni delle "voci", la diciassettenne Giovanna raggiunse Vaucouleurs, una fortezza dove si erano riuniti alcuni lealisti del Delfino Carlo. Inizialmente, il capitano locale, Robert de Baudricourt, la respinse, bollando le sue "fantasie" come stramberie di un'analfabeta stralunata. Tuttavia, quando la ragazza predisse con esattezza una sconfitta della Francia contro gli invasori inglesi, quelle "fantasie" acquisirono un altro peso. Dopo tre incontri con il capitano e superato il vaglio di alcuni teologi che la interrogarono sulla sua fede, Giovanna ottenne di poter incontrare il Delfino di Francia.

Nel 1429, Giovanna si presentò a Carlo VII al castello di Chinon e gli rivelò la missione di cui, a suo dire, era stata investita da Dio. All’erede al trono, la ragazza chiedeva un esercito per poter liberare Orléans, assediata dagli Inglesi. Si trattava di un obiettivo determinante: caduta Orléans, infatti, l’intera Loira meridionale sarebbe finita in mani inglesi. Carlo, dopo averla fatta interrogare da commissioni di sacerdoti, si convinse della sua sincerità, forse considerandola una contadina esaltata che però poteva tornare utile alla sua causa. Le voci di Giovanna, che lei diceva venire dall'Arcangelo Michele, Caterina di Alessandria e Margherita di Antiochia, vennero prese sul serio.

La Liberazione di Orléans e le Vittorie

Nel marzo del 1429, Giovanna d’Arco partì per Orléans con l’esercito. Le venne affidata la testa di un'armata e, brandendo uno stendardo bianco - il colore della purezza - cavalcando un destriero dello stesso colore, il suo ruolo fu inizialmente simbolico. Grazie alla sua potente presa sul popolo, l’esercito degli Armagnacchi, i principali sostenitori di Carlo VII, raccolse un gran numero di volontari, e il morale delle truppe era alle stelle.

Il 27 aprile 1429, il suo spettacolare arrivo a cavallo, preceduta da un corteo di sacerdoti che intonavano cori sacri, cambiò tutto. L’esercito, che portava anche viveri ai difensori, riuscì a entrare attraverso la porta di Bourgogne, sul lato est delle mura. Giovanna divenne presto una figura molto popolare tra le truppe francesi. Impose ai soldati una rigida disciplina religiosa, allontanando le prostitute che seguivano l'armata, proibendo bestemmie, violenze e saccheggi, e imponendo ai soldati di confessarsi. Al richiamo del suo confessore, li riuniva due volte al giorno in preghiera attorno allo stendardo di Cristo Re. Giunse presso Orléans quando la città stava per cadere e incontrò Jean de Dunois, noto come il Bastardo di Orléans, che comandava la difesa.

Il 30 aprile, qualche giorno prima che iniziasse la battaglia, salì su un bastione per farsi sentire da tutti gli inglesi: chiese loro di interrompere l’assedio, ma la ricoprirono di insulti, minacciandola di bruciarla viva se l’avessero fatta prigioniera. Preceduta da un corteo di sacerdoti che intonavano il Veni Creator, Giovanna trovò la città in una situazione drammatica, con gli inglesi che l'avevano accerchiata, costruendovi intorno undici fortezze. I difensori di Orléans, rinvigoriti ed ispirati dalla ragazza, uscirono in più occasioni dalle mura e catturarono alcune fortezze vicine nei primi giorni di maggio. In soli otto giorni, un prodigio in termini militari, gli inglesi furono più volte sconfitti in battaglia, dove l’audacia della "Pulzella" fu ineguagliabile. La notte tra il 4 e il 5 maggio 1429 scoppiò la battaglia e l'8 maggio Orléans fu totalmente liberata. Chi aveva la fortuna di incontrarla cercava di toccarla, le chiedeva preghiere e grazie, tentava di strapparle anche solo un brandello d'abito o un ciuffo di capelli per poter conservare un pezzo di quella straordinaria impresa storico-politica.

Giovanna d'Arco che sventola il suo stendardo durante la battaglia di Orléans

La Marcia verso Reims e l'Incoronazione di Carlo VII

Giovanna d’Arco aveva dimostrato di essere in grado di mantenere le promesse, e la sua fama iniziava a crescere. Secondo gli Inglesi, una fanciulla in grado di sconfiggere eserciti doveva essere posseduta dal demonio. Giovanna continuò a guidare il suo popolo a clamorose vittorie. Il 18 giugno, presso Patay, l’armata inglese subì una sonora sconfitta, dove morirono, per una serie incredibile di fatti, oltre duemila soldati inglesi e solo tre francesi. Giovanna pianse le vittime di entrambi i campi, scendendo da cavallo per confortare un avversario moribondo e aiutandolo a confessarsi.

Dopo Patay, diverse città in mano agli inglesi si arresero senza colpo ferire e l'inesorabile esercito continuò a marciare verso Reims. Altre città, come Troyes, capitolarono piuttosto facilmente. Il 17 luglio 1429 arrivò l’apice della gloria: Carlo VII fu incoronato nella cattedrale di Reims, e Giovanna d’Arco con il suo stendardo era accanto a lui, secondo la volontà divina manifestata. Giovanna, capelli corti e armatura sempre addosso, capeggiò le truppe francesi in modo completamente diverso da quanto accaduto fino a quel momento, imponendo ai militari un regime quasi ‘monastico’, dedito alla difesa del Regno, ma anche alla preghiera, alla confessione religiosa e alla fratellanza, nel rispetto totale dei nemici che, in base ai suoi ordini, non dovevano essere spogliati, uccisi e nemmeno torturati.

Dipinto che mostra Giovanna d'Arco all'incoronazione di Re Carlo VII nella cattedrale di Reims

Cattura e Tradimento

Dopo la conquista di Reims, l’atteggiamento della monarchia francese verso Giovanna iniziò a cambiare. La Pulzella continuava a incitare i soldati alla lotta, ma il re e una parte dei nobili intendevano seguire una strategia più prudente. L'Università di Parigi, succube degli Inglesi, chiese di processarla per eresia. Il prossimo obiettivo, secondo Giovanna, doveva essere Parigi, ma stavolta Carlo VII si mostrò piuttosto cauto. A corte si preferiva trattare con i Borgognoni, nel timore che il potere della fanciulla potesse diventare incontrollabile.

Gli Inglesi e i Borgognoni riuscirono così a consolidare la propria posizione a Parigi, resistendo a un attacco guidato da Giovanna d’Arco l'8 settembre. A questo punto, per ordine del re, l’esercito degli Armagnacchi dovette ritirarsi. Due forze opposte e simili cospirarono contro la Pulzella: gli Inglesi, che non accettavano la sconfitta per mano di una ragazzina, e gli stessi Francesi, generali ed ecclesiastici, che non volevano vedersi soppiantati. Così, quando Giovanna guidò la liberazione di Compiègne, il 23 maggio 1430, il ponte levatoio fu sollevato prima che lei potesse mettersi in salvo e la ragazza fu catturata dai Borgognoni. Forse la cattura fu resa possibile dal tradimento del governatore francese di Compiègne, Guglielmo di Flavy, ma l’ipotesi non è mai stata provata. Giovanna d’Arco venne condotta presso il castello di Beaurevoir, da dove tentò in più occasioni di evadere, ma senza successo.

Carlo VII fece ben poco per liberarla, e i Borgognoni tennero prigioniera Giovanna fino a novembre, per poi cederla ai loro alleati inglesi. Già due giorni dopo la sua cattura, l’Università di Parigi chiese all’Inquisizione che la giovane venisse giudicata per stregoneria. Il 21 novembre Giovanna fu venduta agli Inglesi. Il re, che pure avrebbe dovuto esserle riconoscente per le vittorie e l’incoronazione ricevuta a Reims, non fece nulla per impedire che la ragazza fosse venduta agli stessi Inglesi, né offrì un riscatto per liberarla: Giovanna fu abbandonata a se stessa. Fu un vero e proprio tradimento.

Il Processo per Eresia e Stregoneria

Il processo si aprì a Rouen il 9 gennaio 1431. A giudicare la ragazza furono una cinquantina tra gli uomini più dotti di Francia e Inghilterra: vescovi, avvocati ecclesiastici e prelati di vario grado la interrogarono a fondo. Questo fu in realtà uno pseudo-tribunale inquisitorio, composto da ecclesiastici al soldo degli inglesi, con in testa il vescovo Pierre Cauchon. Contro di lei c’erano ben 70 capi d’accusa, tra cui spiccavano l’idolatria, lo scisma, l’apostasia, la stregoneria e persino l’essersi vestita da uomo, al tempo un reato accostabile all’eresia. La sua fede, l’uso degli abiti maschili e le "voci" misteriose, ogni cosa fu oggetto di dure accuse e false ricostruzioni. Giovanna, nonostante l’istruzione quasi nulla, rispose con coraggio e precisione. Le venne chiesto, fra l’altro, se fosse in grazia di Dio, e la replica fu: "Se ci sono, Iddio mi custodisca; se non ci sono, Iddio voglia collocarmici perché preferirei morire che non essere nell’amore di Dio".

L’obiettivo del processo era politico: Inglesi e Borgognoni intendevano liberarsi della pericolosa condottiera, screditando allo stesso tempo Carlo VII, i cui successi e la cui reputazione dovevano molto all’opera della ragazza. Gli inglesi avevano già deciso tutto e volevano condannare Giovanna, detenuta come prigioniera di guerra in un castello da loro controllato (e non in una prigione dell’Inquisizione, come sarebbe avvenuto in un regolare processo ecclesiastico), per screditare il re francese che si era fidato dei suoi doni mistici. I quali proseguirono in carcere: "Santa Caterina mi ha detto che sarei stata soccorsa; non so dire se ciò si riferisse alla mia liberazione dal carcere o durante il processo […]. Ma più spesso le voci mi dicevano che sarei stata liberata con grande vittoria. Poi le voci mi dicevano: Accetta con serenità tutto questo, anche il tuo martirio, perché alla fine tu verrai nel regno del Paradiso". Il 3 gennaio 1431, Enrico VI, re d’Inghilterra, scrisse ai giudici che, se non avessero condannato Giovanna come eretica e strega, si riservava il diritto di trattenerla. Dopo un estenuante processo, durante il quale rispose con sapienza e disse di sottomettersi in tutto al giudizio della Chiesa, nella quale non riconosceva però quei giudici, Giovanna venne infine condannata con accuse false. Il processo terminò il 24 marzo, e l’eroina di Francia era ormai un’eretica da uccidere.

Il Martirio sul Rogo a Rouen

Nel maggio del 1431, dopo un anno di prigionia e sotto minaccia di morte, Giovanna si dichiarò colpevole, firmando una confessione in cui negava di aver comunicato con la divinità. In un primo momento non rinnegò le sue azioni, ma in seguito, sotto pressione, promise che non avrebbe più preso le armi contro l’Inghilterra. Fu condannata al carcere a vita, ma pochi giorni dopo rinnegò le sue promesse, dicendo di aver abiurato senza comprendere. Tale accusa costituiva in realtà un pretesto per eliminare una grande minaccia, colei che aveva ottenuto vittorie decisive in numerose battaglie. Poiché per la pena capitale occorreva che l’eresia fosse ripetuta, stavolta le autorità la condannarono a morte. La sentenza finale fu irrevocabile: Giovanna era un’eretica e quindi da condannare.

Il 30 maggio 1431, all'età di soli 19 anni, salì sul rogo allestito nella piazza del Vieux-Marché di Rouen. Morì bruciata viva, gli occhi fissi sulla grande croce astile che frate Isembard de la Pierre aveva portato per lei. Le fiamme consumarono tutto il suo corpo, tranne il suo cuore, rimasto intatto: gli Inglesi lo gettarono nella Senna. Molti testimoniarono di aver visto il Nome di Gesù scritto nel fuoco e un inglese, che ne aveva desiderato fortemente la morte, dichiarò poi di aver visto volare una colomba tra le fiamme. Così morì Giovanna d’Arco, fedele fino al martirio a Cristo crocifisso e risorto.

Illustrazione del martirio di Giovanna d'Arco sul rogo nella piazza di Rouen

La Riabilitazione e la Canonizzazione

La Guerra dei Cent’anni terminò nel 1453 con la vittoria della Francia, costringendo gli Inglesi a lasciare il territorio francese, mantenendo solo la piazzaforte di Calais. Pochi anni dopo la morte di Giovanna, iniziò la sua trasformazione in un mito. La Chiesa riabilitò solennemente Giovanna d’Arco nel 1456. Nel 1455, dopo che i francesi avevano riconquistato tutta la Francia ed era morto l’ultimo antipapa della storia, Callisto III autorizzò una revisione del processo: l’anno seguente Giovanna fu riconosciuta del tutto innocente e il processo che l’aveva condannata venne dichiarato nullo. Alla fine dell’Ottocento, su iniziativa del vescovo di Orléans, iniziarono le pratiche per la canonizzazione.

Pio X la beatificò nel 1910, e le pratiche si conclusero nel 1920, quando Papa Benedetto XV la proclamò Santa. Giovanna è divenuta un’eroina per tutti i francesi, sebbene la sua figura sia stata interpretata in maniera diversa a seconda dei periodi.

L'Eredità e il Mito di Giovanna d'Arco

La storia di Santa Giovanna d’Arco mostra in grado eccelso non solo che nulla è impossibile a Dio, ma ne rivela il concreto operare nella storia dell’uomo, innalzando gli umili che si abbandonano fiduciosi alla Sua volontà. Come Giovanna, una contadina analfabeta che a 17 anni si ritrovò a guidare imprese così grandi, a difesa della sua patria, da far impallidire molti celebratissimi condottieri. La Pulzella, come era soprannominata, fu riabilitata da un tribunale ecclesiastico pochi anni dopo e da allora è diventata un mito per tutti i francesi.

Giovanna d’Arco è protagonista di una storia che può sembrare incredibile per molti aspetti e viene ricordata come “la pulzella d’Orleans”. Divenne una figura sospesa tra storia e mito che avrebbe ispirato innumerevoli opere d’arte, di musica e di letteratura. Pio II decise di soffermarsi a lungo sulla vita della donna, di ripercorrerne le imprese intrecciandole agli eventi storici della Francia, con l’intento di conservare la memoria di una femmina meritevole di essere ricordata dalle future generazioni. La caratteristica peculiare della giovane donna evidenziata da Pio II è l’illuminazione ricevuta dallo Spirito Santo: divino afflata spiritu sicut res eius gestae demostrant. La fama della guerriera era cresciuta al punto da incutere timore nei nemici e indurli a crederla capace di miracoli.

Nelle pagine dei Commentarii, Giovanna d’Arco è descritta come colei che rivendica il ruolo delle donne nella società, sul campo di battaglia e nella storia: dux foemina belli facta est, scrive Pio II. La sua lotta avviene però con vesti maschili (sibi a Deo mandatum esse vestibus ut virilibus utereturet arma essent tractanda virilia) e per questo è giustiziata sul rogo. L’adozione di abiti maschili venne considerato un peccato meritevole della pena di morte, ma in realtà costituiva un pretesto per eliminare una grande minaccia, colei che aveva ottenuto vittorie decisive in numerose battaglie. Il messaggio divino ricevuto durante le apparizioni fu chiaro e irrevocabile, e così fu vissuto da Giovanna, riportato al Delfino di Francia e realizzato nella pratica: guidare l’esercito francese alla riconquista dei territori usurpati. Nessuna distrazione, nessuna interferenza nell’esecuzione del compito religioso-militare-politico: una vita breve, ma intensa e interamente dedicata alla realizzazione di questo scopo.

Giovanna incarna il modello femminile che, pur di combattere per i propri ideali, rinuncia totalmente a realizzare la propria dimensione di donna e con questo respinge in toto la femminilità in tutte le sue molteplici sfaccettature: rinuncia alla sessualità e di conseguenza alla maternità attraverso il voto di castità, rifiutando di incarnare gli antichi archetipi. Come un’amazzone fiera e competitiva, mostra la sua forza interiore, il coraggio e la determinazione. La Pulzella fu tanto importante perché offrì ai francesi una prospettiva e una motivazione. Grazie a lei, una "normale" guerra tra eserciti feudali si era trasformata, almeno entro certi limiti, in una guerra popolare di liberazione: nel '400 non esisteva ancora il sentimento nazionale nella sua forma moderna, ma Giovanna, presentando la lotta anti-inglese come un dovere richiesto da Dio, era riuscita a spronare i francesi a battersi contro il nemico.

Alessandro Barbero - Giovanna d'Arco

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