Santa Francesca Romana, nata Francesca Bussa de’ Leoni, è una delle figure più venerate della Chiesa cattolica, patrona di Roma e degli automobilisti. La sua vita, trascorsa tra il XIV e il XV secolo, fu un esempio di profonda fede, carità instancabile e stoicismo di fronte alle avversità.
Vita e Opere di Santa Francesca Romana
Le Origini e il Matrimonio
Francesca Bussa de’ Leoni nasceva nel 1384 a Roma, figlia di Paolo Bussa di Leoni e di Giacobella di Roffredeschi, appartenente a una nobile e ricca famiglia romana. Fin dall’infanzia, amava leggere le biografie dei Santi ed era attratta dalle cose dello spirito, coltivando nel suo animo l'ideale della vita monastica e dedicandosi alla preghiera e alle penitenze. Ebbe come direttore spirituale dom Antonio di Monte Savello, un benedettino olivetano. Di nobile famiglia, tentò inutilmente di convincere i propri genitori a farla consacrare a Dio, ma all’età di soli dodici anni fu data in sposa, contro la sua volontà, a Lorenzo Ponziani, un giovanotto di un prestigioso casato, appartenente a una ricca famiglia del rione Trastevere e ricco commerciante di carni.
Il matrimonio non voluto scatenò in lei una violenta reazione nervosa, ma una visione celeste le ridonò serenità e pace interiore per affrontare la sua condizione di sposa. Finì in sposa a soli 12 anni, ma riuscì ugualmente a fare vita morigerata e pia. Una volta sposata, andò ad abitare nel palazzo dei Ponziani nel quartiere di Trastevere, vicino alla Basilica di Santa Cecilia, e si occupò dei compiti domestici. Con semplicità accettò i grandi doni della vita coniugale, l'amore dello sposo, i suoi titoli nobiliari, le sue ricchezze. Nella nuova casa trovò aiuto e sostegno nella cognata Vannozza, devota e sensibile, di grande carità. Proseguì a vivere nella pietà e nella penitenza, confessandosi ogni settimana.
Dolori e Carità Instancabile

Nonostante la sua posizione sociale agiata, la vita di Francesca fu segnata da numerosi dolori e grandi difficoltà familiari. La sua famiglia perse il benessere economico, e in seguito morirono due dei suoi figli in giovane età a causa di un’epidemia o della peste. Nel periodo tra il 1408 e il 1414, durante una delle occupazioni armate di Roma da parte delle truppe napoletane, la famiglia Ponziani, fedele alla Chiesa e agli Orsini contro il re Ladislao d’Angiò-Durazzo e i Colonna, subì ritorsioni e vendette. Suo marito Lorenzo, comandante delle truppe pontificie, fu ferito in modo grave nel 1409, tanto da rimanere infermo per tutta la vita; il cognato Paluzzo fu esiliato e il figlio Battista, ancora bambino, venne preso in ostaggio. Il suo palazzo venne saccheggiato e i beni confiscati. Santa Francesca accettò ogni tragedia con stoicismo, aggrappandosi ancora più saldamente alla propria fede in Dio.
Fin dall’inizio della sua vita coniugale si dedicò alla carità. Anche nella tribolazione continuò le sue opere di carità e di assistenza, sostenendo poveri e malati, vendendo spesso i capi del suo corredo per ricavarne abiti e soccorsi. Prestò servizio negli ospedali di S. Maria in Cappella, di S. Cecilia e di S. Spirito in Sassia. Aprì il suo palazzo a chi aveva bisogno e si rivolgeva a lei per chiedere l'elemosina. Nei periodi di carestia, svuotò il granaio e le cantine per dare da mangiare ai più bisognosi. Quando il suocero, esasperato dai continui "prelievi" a favore dei mendicanti, le tolse le chiavi delle dispense e svuotò il granaio di famiglia, qualche giorno dopo lì dov'era rimasta solo la pula ci furono di nuovo quintali di ottimo frumento. Il suocero, allibito, comprese che la generosità della nuora era guidata da Dio e le restituì le chiavi.
Pur essendo moglie di un uomo nobile e benestante, rinunciò agli ornamenti tipici della vanità femminile, scegliendo di indossare abiti semplici e modesti, e chiedendo al marito il permesso di vendere i propri gioielli per distribuire il ricavato ai bisognosi. Per questa ragione, la gente del popolo la soprannominò
La Fondazione delle Oblate Olivetane
Intorno al 1425, Lorenzo accettò la richiesta di Francesca di vivere il matrimonio in castità. Il 15 agosto 1425, Francesca con nove compagne, pronunciò la formula di oblazione benedettina olivetana nella Basilica di Santa Maria Nova al foro, consacrando così la sua vita a Dio. Nello stesso anno, per ampliare la sua opera caritativa, fondò la Congregazione delle Oblate Olivetane di Santa Maria Nuova, conosciute anche come Oblate di Tor de’ Specchi. Nacquero così le Oblate della Santissima Vergine. Per qualche anno, le oblate vissero nelle proprie case, poi, nel 1433 acquistarono una casa a Tor de’ Specchi, sul lato occidentale del Campidoglio. Iniziarono così la vita comune. Il 21 luglio dello stesso 1433, papa Eugenio IV eresse la comunità in congregazione religiosa, con il titolo di Oblate Benedettine di Maria, note anche come Nobili Oblate di Tor de’ Specchi. Francesca si recava ogni giorno nel monastero da lei fondato, ma continuò ad abitare nel palazzo Ponziani per accudire il marito malato.
La Morte e la Canonizzazione
Intanto, Francesca condivideva con il marito le sue sofferenze, assistendolo fino alla morte, avvenuta nel 1436. Libera dal legame matrimoniale, si unì alle sue compagne e ne divenne la guida, varcando per sempre l'atrio di Tor de' Specchi all'età di 51 anni. Vi rimase per quattro anni. Morì serenamente la sera del 9 marzo 1440 a Roma, nella sua casa di Trastevere, dove era andata a trovare il figlio e la nuora.
La sua venerazione iniziò fin da subito. Le sue spoglie mortali vennero esposte per tre giorni nella chiesa di Santa Maria Nova (oggi Basilica di Santa Francesca Romana al Foro Romano), poi furono sepolte sotto l’altare della stessa chiesa. Fu canonizzata da Papa Paolo V il 29 maggio 1608, diventando la prima donna italiana canonizzata dopo Santa Caterina da Siena e la prima cittadina di Roma moderna a ricevere gli onori degli altari. I suoi resti mortali sono venerati nella basilica a lei dedicata nel Foro Romano, popolarmente detta “di Santa Francesca Romana”, posti in una cripta sotto l’altare maggiore.
I Patronati di Santa Francesca Romana
Protettrice di Roma: "Advocata Urbis"
L’amore della sua città verso di lei fu subito chiaro tanto che il nome “Romana” le fu impartito non alla nascita bensì dopo la morte per decisione unanime del Senato di Roma che individuò in lei l’Advocata Urbis, l’avvocata della città. Nello stesso giorno della sua canonizzazione, il Senato romano la dichiarò patrona della città. Santa Francesca Romana, oltre a essere compatrona di Roma con i santi apostoli Pietro e Paolo, è considerata la matrona della città.
Patrona degli Automobilisti e Viaggiatori
La festa di Santa Francesca Romana, patrona degli automobilisti
Sul perché una Santa vissuta tra il 1300 e il 1400 è stata eletta a patrona degli automobilisti si è pronunciato anche Papa Pio XI, il pontefice che la investì di tale patronato nel 1925. Nel 1950 papa Pio XII l’ha dichiarata patrona degli automobilisti. Le due motivazioni principali per tale scelta furono:
- La presenza dell’Angelo Custode che guidò Santa Francesca per tutta la sua vita, evitandole le strade pericolose e indicandole la via migliore da seguire per portare avanti le sue opere di carità. La tradizione narra che ella vedeva l’angelo custode, mentre la proteggeva dai pericoli e, con la luce che emanava, le illuminava il cammino notturno per le strade di Roma.
- La miracolosa capacità di dislocazione che le si attribuisce, la facoltà di trovarsi in più parti nello stesso momento.
Ancora oggi, a Roma, nel giorno della sua ricorrenza liturgica (9 marzo), è viva l’usanza della benedizione dei veicoli. Questa tradizione, che risale ai primi decenni del Novecento, è legata alla sua particolare protezione su automobilisti e viaggiatori. Presso la basilica a lei dedicata nel Foro Romano, molti fedeli conducono automobili, motocicli e altri mezzi per ricevere la benedizione, affidando a Dio i propri spostamenti quotidiani. L'Automobile Club di Roma invita i suoi soci ad affidarsi alla protezione della Santa.
Altri Patronati
Santa Francesca Romana viene anche invocata come protettrice dalle pestilenze e per la liberazione delle anime dal Purgatorio.
Spiritualità e Doni Straordinari
La Guida dell'Angelo Custode
Dio la favorì con il dono delle visioni. Durante la vita le fu concesso il dono straordinario di percepire la presenza visibile del suo angelo custode, che la guidava in ogni passo, difendendola dai pericoli e rischiarandole la strada durante la notte. Questo dono di certo la aiutò quando fondò il monastero in cui finì per ritirarsi dopo la serie di disgrazie che la colpirono. Le sue ultime parole furono: «Il cielo è aperto, ci sono gli angeli che discendono e l’arcangelo che ha terminato il suo compito e mi fa cenno di seguirlo».
Poteri Taumaturgici e Bilocazione
Un aspetto da considerare è la fama che la circondava di taumaturga, capace di curare i mali del corpo e dell’anima. Tra i romani Francesca era nota anche per i suoi poteri taumaturgici: curava varie malattie con rimedi semplici. Compì miracoli, come resuscitare una neonata e far parlare una ragazza muta. Le è attribuita la capacità di dislocazione o bilocazione.
L'Esempio di Vita Contemplativa e Attiva
Francesca testimoniò per tutta la vita l’attaccamento ai valori spirituali più profondi, ben oltre quelli materiali, incarnando ideali francescani come la povertà personale e il significato spirituale della questua. Esempio di donna forte, prima nella vita familiare, poi in quella monastica. Religiosa, che, sposata in giovane età e vissuta per quarant’anni nel matrimonio, fu moglie e madre di specchiata virtù, ammirevole per pietà, umiltà e pazienza. In quest’unione intima con Dio, Francesca si prendeva cura della sua famiglia, della conduzione della sua casa e anche di tutti coloro che percepiva aver bisogno di aiuto sia materiale che spirituale. Donna d'azione, Francesca attingeva da una intensa vita di preghiera la forza necessaria per il suo apostolato sociale.
Iconografia e Tradizioni Legate alla Santa
Rappresentazioni Artistiche
Santa Francesca Romana è ritratta con l’abito benedettino, abito nero e il velo bianco propri delle monache, talvolta con un angelo custode al suo fianco. Questa iconografia richiama il suo legame spirituale con la regola di San Benedetto e la comunità delle Oblate da lei fondata, pur avendo vissuto a lungo nel matrimonio. La presenza dell’angelo accanto a lei rimanda alla tradizione secondo cui le fu concesso di percepire visibilmente il proprio Angelo custode, segno della particolare protezione divina che accompagnò la sua vita.
Usanze Popolari
Nel mese di marzo, in occasione della festa della santa, in alcune zone del centro Italia si preparano semplici e fragranti crespelle fritte, poi ricoperte di zucchero. L’impasto, povero ma gustoso - fatto di farina, acqua e lievito - viene lasciato lievitare con pazienza, quindi modellato spesso a forma di ciambella e fritto in olio caldo fino a doratura. È una tradizione che richiama lo stile sobrio e concreto della santa: ingredienti essenziali, trasformati con cura in un dolce condiviso.
Il Monastero di Tor de' Specchi
Un Luogo di Storia e Fede
Il Monastero delle Oblate Benedettine di Santa Francesca Romana a Tor de’ Specchi, fondato dalla Santa stessa, rappresenta un luogo di profonda storia e fede nel cuore di Roma. Qui, le Oblate iniziarono la loro vita comune nel 1433. Oggi ospitano studentesse universitarie in un apposito pensionato e concedono gli spazi della loro unica casa per i ritiri spirituali in preparazione alla Prima Comunione. La comunità è chiamata ad essere una sorta di “polmone” spirituale della società, perché a tutto il fare, a tutto l’attivismo di una città non venga a mancare il “respiro” spirituale, il riferimento a Dio e al suo disegno di salvezza.
Tesori Artistici e Spirituali
Varcando la porta di Tor de’ Specchi si assiste ad uno scrigno che svela sempre di più la sua preziosità. Il cuore della visita è sicuramente l’oratorio o antica cappella della comunità che fu completamente affrescato da Antoniazzo Romano con 25 riquadri che rappresentano scene della vita della santa accompagnate da una didascalia in volgare che ne spiega il contenuto; il ciclo pittorico fu terminato nel 1468. Un altro tesoro è la stanza della santa dove sono conservati i suoi abiti vedovili e dove essa stessa ebbe numerose estasi e ripetuti attacchi del demonio. Proprio ad essi allude la lunga parete affrescata da un autore ignoto nel 1485 in monocromo. Infine, non si può tralasciare il coro della Santissima Annunziata dove le figlie spirituali di Santa Francesca Romana, ieri come oggi, recitano l’Ufficio Divino. Questo spazio sacro riccamente decorato attraverso il geniale uso di marmi, affreschi e dipinti è coronato da un magnifico soffitto dorato a cassettoni del 1601 che presenta, centrale, un altorilievo di Francesca e del suo angelo custode che già dal 1403 la santa poteva vedere al suo fianco.