Santa Chiara d'Assisi e il Sacramento dell'Eucaristia

Una delle immagini più ricorrenti nell'arte sacra dedicata a Santa Chiara è quella della santa che tiene in mano l'ostensorio con l'Eucaristia. Questa rappresentazione trae origine da un celebre episodio della vita della santa di Assisi, un evento che sottolinea il profondo legame tra Chiara e il Sacramento dell'altare.

L'episodio dei Saraceni e la difesa dell'Eucaristia

Durante un'incursione saracena che minacciava il centro Italia, le armate nemiche raggiunsero Assisi e penetrarono fino al monastero di San Damiano, dove risiedeva Chiara con le sue sorelle. Di fronte all'imminente pericolo, Chiara, sebbene malata, si fece condurre alla porta del convento. Davanti ai nemici, ella fece esporre la cassetta d'argento contenente l'Eucaristia, il Corpo di Cristo. Prostrata in preghiera, Chiara invocò la protezione divina per le sue consorelle inermi, supplicando Dio di non abbandonare le sue serve.

Secondo la testimonianza di Tommaso da Celano, biografo di Chiara, una voce celestiale, simile a quella di un bambino, risuonò dal Ciborio dicendo: "Io vi custodirò sempre!". La preghiera di Chiara si estese anche alla città di Assisi, che ricevette la promessa di protezione divina, pur dovendo affrontare future tribolazioni.

Statua di Santa Chiara che regge l'ostensorio

Confortate dalla promessa divina, Chiara rassicurò le sue sorelle, infondendo loro coraggio e fede in Cristo. L'audacia dei Saraceni fu rapidamente spezzata dal timore, e abbandonarono l'assalto, messi in fuga dalla forza della preghiera di Chiara.

Il legame tra Chiara e l'Eucaristia oltre l'episodio

Il legame tra Santa Chiara e l'Eucaristia, tuttavia, non si esaurisce in questo straordinario evento. La riflessione sulla spiritualità eucaristica di Chiara offre spunti preziosi per comprendere più a fondo il mistero della fede.

Un aspetto che può sorprendere è la disposizione di Chiara nelle sue Regole, che limitava la ricezione della Santa Comunione a sette volte l'anno, nelle principali feste liturgiche. Questa restrizione, lungi dall'indicare una minore devozione, riflette una profonda consapevolezza della grandezza e della pluriformità del dono eucaristico. Chiara, come ogni epoca della storia della Chiesa, sembra aver colto e sottolineato aspetti specifici di questo mistero.

L'evoluzione della comprensione dell'Eucaristia nella Chiesa

La comprensione del mistero eucaristico ha attraversato diverse fasi nella storia della Chiesa, spesso in risposta a incomprensioni e divisioni.

  • Primi secoli: L'elemento comunitario era predominante, spesso celebrato in congiunzione con un pasto fraterno.
  • Periodo successivo: Di fronte a dubbi sulla presenza reale di Gesù, si sviluppò la festa del Corpus Domini, ponendo l'accento sull'adorazione dell'ostia consacrata e sul tabernacolo.
  • Riforma Protestante: La crisi portata dalla Riforma protestante portò a una perdita di alcuni elementi fondamentali della fede, come la dimensione sacrificale dell'Eucaristia e la fede nella presenza reale.
  • Età moderna e contemporanea: Grazie a figure come San Pio X e agli sviluppi del Concilio Vaticano II, la Chiesa ha potuto riscoprire e valorizzare tutti gli aspetti del sacramento: la centralità della Messa, la comunione con il Signore e la comunità, il memoriale del sacrificio e la presenza reale.

La Chiesa, pur celebrando l'Eucaristia quotidianamente, può ancora imparare da Santa Chiara la qualità e la profondità del rapporto con questo sacramento, affinché diventi vita nelle nostre vite.

La vita di Santa Chiara: un'esistenza eucaristica

L'intera vita di Chiara d'Assisi può essere considerata un'eucaristia. Fin dalla sua giovinezza, Chiara manifestò un desiderio ardente di vera libertà e povertà, seguendo l'esempio di San Francesco. La sua fuga dalla casa paterna e la sua consacrazione a Cristo segnarono l'inizio di un cammino di radicale donazione.

Chiara fu la prima donna a scrivere una Regola per le sue sorelle, ottenendo l'approvazione papale e il "privilegio della povertà". Nonostante la malattia che la segnò per gran parte della sua vita, il suo contatto gioioso con il Signore nella preghiera rimase ininterrotto.

Illustrazione della fuga di Santa Chiara dalla casa paterna

La sua devozione all'Eucaristia era talmente intensa che, come narra la Leggenda, "con grande devozione e tremore pigliava spesso lo santo sacramento del Corpo de nostro Signore Iesu Cristo, in tanto che, quando essa lo pigliava, tutta tremava". Anche negli ultimi anni della sua vita, malata e inferma, si faceva sollevare per filare tessuti e tessere corporali per le chiese, un segno tangibile del suo amore per il Signore.

La preghiera e l'amore come pilastri della sua vita

La vita di Chiara fu scandita da una preghiera incessante e da un amore profondo verso Dio e il prossimo. Le sue lettere sono un fervente invito alla lode del Signore e alla gioia spirituale.

"Siamo molto tenute a benedire e a lodare Dio ed a rafforzarci sempre più nel fare il bene nel Signore", scriveva, testimoniando la sua costante gratitudine e il suo desiderio di vivere secondo la volontà divina.

L'amore reciproco tra le sorelle, vissuto nell'amore di Cristo, doveva manifestarsi attraverso le opere, affinché la comunità risplendesse come esempio per il mondo. Questo amore si traduceva in gesti concreti di carità e servizio, riflettendo il dono ricevuto nell'Eucaristia.

Vita Santa Chiara

Le parole di Chiara nel suo Testamento sono un richiamo potente all'incarnazione del dono eucaristico nella trama quotidiana della vita: "Amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere".

L'Eucaristia come fonte di trasformazione

La vita di Chiara dimostra come l'Eucaristia sia un sacramento di trasformazione, capace di rinnovare l'uomo e la comunità. Anche di fronte alle difficoltà e alle prove, la fede nell'Eucaristia offre la forza per perseverare e testimoniare l'amore di Dio.

La sua morte, avvenuta l'11 agosto 1253, fu segnata dalle ultime parole di ringraziamento a Dio: "Tu Signore, che mi hai creata, sii benedetto". Queste parole risuonano come un'eco del "benediciamo il Signore" che conclude la celebrazione eucaristica, sintetizzando un'intera esistenza vissuta nella gratitudine e nella lode.

Santa Chiara ci insegna che l'essenziale non è la quantità delle celebrazioni eucaristiche, ma la qualità e la profondità del nostro rapporto con Cristo presente nel Sacramento. Vivere l'Eucaristia significa imparare a fare memoria, a fissare nel cuore quanto celebriamo, affinché traspaia nelle nostre parole e azioni, diventando vita nella nostra vita.

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