San Tommaso Apostolo: Storia, Missione e Culto

Tommaso, noto anche con il nome di Dìdimo, che in aramaico significa “Gemello”, fu uno dei dodici apostoli scelti da Gesù fin dall'inizio della sua missione pubblica. Il soprannome Didimo in greco ha il medesimo significato, rendendo "Didimo Tommaso" una tautologia. È plausibile che il nome originale dell'apostolo fosse Giuda, come appare in antichi testi quali quelli di Taziano il Siro, nella Didaché e in Sant'Efrem il Siro. Della sua origine e dei suoi genitori non si hanno dettagli precisi; la tradizione apocrifa suggerisce che il suo gemello potesse essere Eleazaro o Lidia. Alcune tradizioni riportano addirittura una somiglianza tale con Cristo da essere talvolta scambiato per il Nazareno. Tommaso nacque e trascorse la sua giovinezza sulle rive del lago di Genezareth, dove esercitava il mestiere di pescatore, e fu aggregato al collegio apostolico dopo la seconda Pasqua.

Raffigurazione di San Tommaso apostolo

Tommaso nei Vangeli Canonici

I Vangeli canonici, in particolare quello di Giovanni, documentano i tre anni in cui San Tommaso fu discepolo di Gesù, mettendo in luce aspetti distintivi della sua personalità: coraggio, premura di comprensione e, in un momento specifico, scetticismo.

Coraggio e Spirito Raziocinante

Quando Gesù decise di recarsi nuovamente in Giudea dopo la morte di Lazzaro, nonostante i discepoli lo dissuadessero per il rischio di essere lapidato dai Giudei, Tommaso dimostrò grande coraggio e fermezza di carattere. Rivolgendosi agli altri discepoli, esclamò: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Questo episodio evidenzia la sua lealtà e la volontà di seguire il Maestro anche a costo della vita.

Durante l’Ultima Cena, Gesù annunciò la sua imminente partenza, affermando di andare a preparare un posto per loro nella casa del Padre e che essi conoscevano la via. Fu Tommaso a chiedere spiegazioni: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». A questa domanda, Gesù rispose con una delle frasi più celebri e fondamentali del cristianesimo: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.» Questo dialogo rivela la sua premura nel voler comprendere appieno le affermazioni di Gesù, unita a uno spirito ragionatore.

L'Incredulità di Tommaso e la Proclamazione di Fede

L’episodio più famoso che riguarda Tommaso è quello della sua "incredulità" riguardo alla resurrezione di Gesù. L'evangelista Giovanni racconta che, dopo la resurrezione, quando Gesù apparve agli altri discepoli, Tommaso non era con loro. Al loro racconto: «Abbiamo visto il Signore!», egli rispose: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Questo atteggiamento, che alcuni hanno descritto come una sorta di approccio "scientifico", lo ha reso proverbiale come "San Tommaso incredulo".

Raffigurazione dell'incredulità di San Tommaso

Otto giorni dopo, Gesù apparve nuovamente agli apostoli, e questa volta Tommaso era presente. Il Signore lo invitò a toccare le sue ferite: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Di fronte a tale evidenza, Tommaso fece la sua solenne professione di fede, esclamando: «Mio Signore e mio Dio!», una delle affermazioni più esplicite della divinità di Cristo nei Vangeli. Gesù allora aggiunse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». Questo evento, cruciale per la tradizione cattolica, sottolinea come la fede possa emergere anche attraverso il dubbio e la ricerca di prove tangibili, portando a un incontro personale e profondo con il divino.

La Missione Evangelizzatrice

Dopo la Pentecoste, San Tommaso si dedicò alla diffusione del Vangelo. Gli Atti degli Apostoli canonici non offrono particolari specificazioni sul suo ministero post-Pentecoste, ma gli scritti apocrifi e la tradizione hanno tramandato dettagli importanti sull'ultimo segmento della sua vita.

Viaggi e Predicazione in Oriente

Secondo la tradizione orientale e alcune fonti occidentali, San Tommaso evangelizzò vaste regioni dell'Oriente. Partì dalla Palestina e attraverso la via di Damasco, dove soggiornò per un certo tempo evangelizzando la popolazione, si diresse in Siria e Mesopotamia. Ancora oggi a Damasco, una delle porte più antiche della città è intitolata a San Tommaso, e presso di essa fu costruita una chiesa a lui dedicata. Vicino a questo luogo, un monastero risalente al V secolo, Deir Mar Touma, è tuttora un sito di devozione.

Intorno agli anni 42-49, secondo Origene, Tommaso evangelizzò i Parti, i Medi, i Persiani e gli Ircani, popolazioni confinanti con l'India. Successivamente, San Tommaso si spinse fino in India, dove è considerato il fondatore della Chiesa locale. La sua missione indiana si svolse in due fasi principali: tra il 53 e il 60 predicò lungo le coste sud-occidentali (Malabar), e successivamente nel Coromandel (costa sud-orientale).

Gli "Atti di Tommaso" e il Vangelo Apocrifo

A San Tommaso è attribuito anche un Vangelo apocrifo, il Vangelo di Tommaso. Fonti apocrife più estese, gli Atti di Tommaso, scritti originariamente in siriaco a Edessa probabilmente alla scuola di Bardesane nel III secolo, narrano in tredici capitoli la sua predicazione, i miracoli e il martirio. Secondo questi testi, Tommaso ricevette per sorteggio l'evangelizzazione dell'India e, dopo un iniziale rifiuto, fu incoraggiato da Cristo stesso. In India, incontrò il mercante Habban, inviato dal re Gundaphor in cerca di un architetto. Tommaso accettò l'incarico di costruire un palazzo per il re, ma utilizzò il compenso per aiutare i poveri. Il re, infuriato, lo fece imprigionare. Tuttavia, il fratello del re, morto e resuscitato dagli angeli, rivelò a Gundaphor che Tommaso aveva costruito per lui un magnifico palazzo celeste, portando alla conversione e al battesimo del re e di suo fratello, e a numerose altre conversioni. Gli Atti proseguono con racconti di miracoli e persecuzioni operate dal re Mazdai.

Il Martirio in India

San Tommaso suggellò la sua missione evangelizzatrice con il martirio. Fu ucciso a colpi di lancia in Calamina, l'odierna Mylapore (o Meliapor), un sobborgo di Madras, tra gli anni 68 e 72 d.C. Gli Atti di Tommaso descrivono il suo martirio con le parole: «I soldati si avvicinarono, lo colpirono tutti insieme ed egli cadde a terra e morì», concludendo: «Qui finiscono gli atti di Tommaso, apostolo di nostro Signore Gesù Cristo, che fu martirizzato in terra indiana per ordine del re Mazdai». I martirologi siriaci antichi identificano la data del martirio nel 3 luglio del 68, mentre i cristiani del Coromandel indicano l'anno 72.

Mappa delle rotte missionarie di San Tommaso

Le Reliquie e il Culto

La storia delle reliquie di San Tommaso è complessa e testimonia la profonda venerazione di cui è stato oggetto nei secoli.

La Traslazione a Ortona

Le reliquie del Santo furono inizialmente portate da un mercante a Edessa di Mesopotamia il 3 luglio del 230. Durante l’epoca delle conquiste musulmane e della Seconda Crociata, le ossa di San Tommaso furono trasferite nell’isola di Chios (Scio), nell’arcipelago greco.

Nel 1258, avvenne una solenne traslazione delle reliquie nella cittadina di Ortona, in Abruzzo. La data esatta è il 6 settembre 1258, per opera di Leone Acciaiuoli, capitano di tre galee ortonesi. La più antica testimonianza di questo evento è la Historia translationis corporis sancti Thomae apostoli, attribuita a un anonimo ecclesiastico locale e databile tra il 1258 e il 1262. Questo documento narra l'arrivo trionfale della galea con il corpo dell'Apostolo e la successiva decisione di collocare la cassetta con le ossa nell’altare dedicato alla Vergine Santissima. Un anno dopo, il 22 settembre 1259, il notaio Nicola di Bari raccolse, in un solenne atto pubblico, le testimonianze giurate di cittadini ortonesi che confermarono l'asportazione delle reliquie da Chios.

Basilica di San Tommaso Apostolo a Ortona

La Ricognizione Scientifica

Nel 1566, durante un incendio appiccato dai Turchi a Ortona, le reliquie di Tommaso furono toccate dal fuoco. Nel 1984, è stata eseguita una ricognizione scientifica delle reliquie. La perizia antropologica evidenziò le tracce di combustione dovute all’episodio del 1566 e attribuì le ossa a un individuo di sesso maschile, morto in un’età compresa tra i 50 e i 70 anni, con uno zigomo fratturato da un colpo di lama affilata, forse causa della sua morte. Un'altra reliquia di Tommaso, donata dalla chiesa di Ortona, è conservata dal 1953 nella chiesa di San Tommaso apostolo a Chennai-Madras.

Il Culto e la Devozione Popolare

San Tommaso è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa copta. Il suo culto divenne presto il fulcro della religiosità popolare a Ortona, tanto che, sul finire del XIV secolo, il principale tempio locale, pur essendo intitolato a Santa Maria Regina degli Angeli, iniziò a essere conosciuto anche in documenti ufficiali come chiesa di San Tommaso Apostolo. Sommi Pontefici come Bonifacio IX, Sisto IV, Clemente XII, Gregorio XIII, Benedetto XIV e Pio XII hanno promosso il suo culto, offrendo indulgenze ai pellegrini che visitavano il sepolcro.

Numerosi pellegrini si recano ogni anno sulla tomba del santo, spesso riportando grazie speciali. Santa Brigida di Svezia, venerando il sepolcro di San Tommaso a Ortona, ebbe una Rivelazione dal Signore che le confermò l'autenticità delle reliquie, affermando che «come i corpi degli apostoli Pietro e Paolo sono a Roma, così le Reliquie di S. Tommaso apostolo sono a Ortona».

Iconografia e Patronati

Nell'iconografia, San Tommaso è spesso ritratto con gli strumenti del suo martirio, la lancia o il pugnale, oppure mentre mette le dita nel costato di Cristo risorto. Altri attributi iconografici includono la squadra da disegno o una "bacchetta" di olivo, che la tradizione vuole abbia ricevuto dal re indiano Gondofero quando gli tracciò la pianta del palazzo reale, e la palma, simbolo del martirio. Lo stemma araldico di San Tommaso raffigura verticalmente la lancia, trasversalmente la squadra da disegno e la palma.

San Tommaso è patrono di diverse categorie professionali: oltre ai marinai e ai pescatori, è protettore di muratori, geometri, architetti e ingegneri. È inoltre invocato contro i dolori delle ossa (noto anche come "San Tumasse dall’osse"), della testa e le affezioni reumatiche. La "bbummèce", ovatta conservata dai devoti, è un esempio di questa pietà popolare.

L'Eredità di San Tommaso

L'atteggiamento inizialmente incredulo di Tommaso è diventato, attraverso i secoli, un modo di dire comune: «essere come San Tommaso» descrive chi è scettico e ha bisogno di vedere per credere. Il suo episodio evangelico, immortalato in opere d'arte come il gruppo scultoreo di Agnolo di Polo nella Cappella di San Tommaso alla Gerusalemme di San Vivaldo, invita alla riflessione sulla fede e il dubbio.

Anche nella cultura popolare, il suo nome è legato alle "dita degli Apostoli", crespelle farcite tipiche della Puglia e di altre zone del sud Italia, la cui forma ricorda il dito che San Tommaso volle mettere nel costato di Gesù. San Tommaso è una figura affascinante del cristianesimo, la cui vita, missione e testimonianza di fede, seppur segnata da un momento di dubbio, continuano a ispirare e a essere un punto di riferimento per la spiritualità.

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