La figura di San Sebastiano, celebrato il 20 gennaio, è tra le più significative nel panorama dei martiri cristiani. La sua storia, intrisa di fede incrollabile e coraggio di fronte alla persecuzione, continua a ispirare i fedeli e a simboleggiare la resistenza per amore di Cristo.

Biografia del Martire Sebastiano
Origini e Carriera Militare
Sebastiano era originario, da parte del padre, della Gallia, probabilmente della città di Narbona, e di madre milanese. A Milano venne educato nella fede cristiana. Arruolato nell’esercito di Diocleziano intorno al 283, divenne capo della prima coorte della guardia imperiale di Roma. Entrò nelle guardie pretoriane e raggiunse presto alte cariche, divenendo gradito agli imperatori Diocleziano e Massimiano per la sua fedeltà e lealtà, tanto da entrare a far parte delle guardie personali.
L'Attività Clandestina e la Testimonianza
Sfruttando la sua posizione a corte, Sebastiano aiutò segretamente molti cristiani rinchiusi in carcere. Grazie a questa fiducia imperiale e alle alte cariche raggiunte, riuscì a diffondere il messaggio cristiano tra le famiglie nobili e i magistrati, fino a convertire il prefetto di Roma, città in cui Sebastiano ormai viveva. Secondo le fonti agiografiche, intervenne per fortificare nella fede due fratelli cristiani, Marco e Marcelliano, arrestati durante le persecuzioni di Diocleziano, esortandoli: “Fortissimi soldati di Cristo, non vogliate deporre la corona eterna per misere lusinghe”. Il suo intervento fu accompagnato da una serie di conversioni e portò al martirio di Marco e Marcelliano, di Tranquillino (loro padre) e di Zoe. Sebastiano fu proclamato “difensore della Chiesa” da san Caio (papa dal 283 al 296).
Il Primo Martirio: Le Frecce
Lo zelo per la diffusione della dottrina cristiana unito a quello per l'assistenza ai carcerati e alla sepoltura dei martiri non passò inosservato. La sua azione “sovversiva” venne scoperta e fu chiamato a giudizio dagli imperatori. La Passio così riporta l’evento: “Io ti ho posto tra i grandi, dandoti libero accesso al mio palazzo, e tu ordisci trame contro la mia salute e rechi pure ingiurie agli dèi dello Stato?”. Sebastiano avrebbe risposto: “ho sempre pregato Cristo per la tua salute e per la sicurezza dello stato in tutto l’impero ho sempre adorato il Dio che è nei cieli”. Di fronte alla sua coerente fermezza, Diocleziano lo condannò a morte mediante il supplizio delle frecce. Legato nudo a un palo in aperta campagna, fu colpito da tante frecce da sembrare un “riccio” e fu lasciato in pasto agli animali selvatici, creduto morto.
La Guarigione e la Nuova Sfida all'Imperatore
Di notte, la matrona romana Irene, vedova del martire Castulo, andò con le ancelle a raccoglierne il corpo per dargli degna sepoltura, ma trovò Sebastiano ancora vivo. Portatolo a casa, lo curò dalle gravi ferite. Recuperata la salute, anziché seguire l'invito dei cristiani ad abbandonare Roma per avere salva la vita, decise di dichiarare pubblicamente la sua fede in Cristo. Andò al palazzo imperiale a rimproverare l’operato di Diocleziano contro i cristiani, affrontando pubblicamente gli imperatori mentre questi compivano un sacrificio al tempio di Ercole e ammonendoli a convertirsi.

Il Secondo Martirio e la Sepoltura
Stupito nel rivederselo davanti, e superata la sorpresa di vedere l’ufficiale ancora vivo, Diocleziano questa volta lo fece fustigare a morte nell'ippodromo del Palatino. Perché i cristiani non andassero ancora una volta a recuperarne il corpo, lo gettarono nella cloaca della città. Lucina, un’altra matrona romana, venne a conoscenza del luogo di sepoltura. La Passio racconta che Sebastiano le apparve rivelandole il luogo in cui era stato abbandonato il suo corpo e ordinandole di seppellirlo presso la tomba dei Santi Pietro e Paolo sulla via Appia. Lucina ne recuperò il corpo e gli diede sepoltura cristiana nelle catacombe che più tardi prenderanno il suo nome.
Le Fonti e la Diffusione del Culto
Documenti Storici
La prima traccia scritta e a noi nota dell’antichissimo culto di San Sebastiano si trova nella Depositio martyrum del 354 d.C., un calendario in uso nella Chiesa di Roma con i giorni di sepoltura dei martiri. Questo documento certifica il martirio di san Sebastiano (“XIII Kal. Feb. Fabiani in Callisti et Sebastiani in Catacumbas”), indicando il suo nome, il martirio, il luogo del sepolcro e il culto, e da cui si ricava la data del 20 gennaio per la sua commemorazione. Un secondo documento è il commento al Salmo 118 da parte di Sant’Ambrogio (340-397), il quale dichiara che Sebastiano - di origine milanese - è andato a Roma e qui, non si conosce per quali motivi, ha subito il martirio (III o IV secolo).
La Passio di Arnobio il Giovane
A queste poche notizie storiche si aggiungono altre leggendarie, scritte nella Passio del monaco Arnobio il Giovane, composta intorno al V secolo e ambientata a Roma. Questo testo è un romanzo storico ricco di particolari prodigiosi, di conversioni e di discorsi in difesa della fede. Sarà grazie a quest’opera, per il suo stile fluido e romanzato, che il culto di san Sebastiano si diffuse velocemente. Se è vero che non è possibile riconoscere tutti i dettagli di quest’opera riguardo la vita e il martirio di Sebastiano, è altrettanto vero che i dati essenziali attorno ai quali ruota il racconto hanno radici storiche e consolidate. Il suo martirio testimonia la solidarietà e la vicendevole premura che esisteva tra i cristiani del tempo, e come anche quanti rivestivano importanti cariche pubbliche fossero pronti a rischiare la loro posizione e la loro vita per fedeltà a Cristo.
Patronati e Venerazione
San Sebastiano è considerato il terzo patrono di Roma dopo Pietro e Paolo. La città di Milano venera il Martire Sebastiano come patrono secondario. Il centro principale di venerazione è sulla via Appia nel cimitero delle catacombe, come ricordato dalla Depositio martyrum. Il cimitero ad Catacumbas fu celebre per la memoria Apostolorum; già nel IV secolo fu infatti costruita una basilica loro dedicata. La fama del santo è legata soprattutto alla protezione contro la peste, insieme a San Antonio, San Rocco, San Cristoforo e i Santi Ausiliatori. Si narra, infatti, che nel 680 scoppiò una furiosa pestilenza; si ricorse all'intercessione di San Sebastiano e immediatamente l'epidemia cessò.
Il Culto delle Reliquie
La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini, come affermato dal Concilio Vaticano II. Le feste dei santi, infatti, proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare. Già nel XVI secolo, grazie anche all'interesse suscitato da San Filippo Neri, vennero riprese le ricerche di reliquie nelle catacombe. Si riesumarono "corpi santi", o "martiri inventi", che venivano trasferiti nelle chiese della città. Per la metodica dell'epoca, il ritrovamento nei loculi di semplici balsamari o d'epitaffi recanti simboli di fede (come la palma, il XP, la scritta B.M. - “Beato Martire” - e un balsamario con “il sangue”) era sufficiente come prova dell'avvenuto martirio. Spesso la lapide riportava il nome del “martire”; in caso contrario, dopo l’estrazione veniva attribuito un nome secondo vari criteri (ad esempio, il nome del vescovo diocesano, del pontefice in carica, del titolare della Chiesa che accoglie il corpo o della catacomba da cui è estratto).
San Sebastiano nell'Arte Cristiana
San Sebastiano è una delle figure più rappresentate nell'arte cristiana, noto per l'iconografia che lo ritrae legato a un palo e trafitto da frecce. Questa immagine simbolizza la sua fede incrollabile e la sua resistenza di fronte alla morte imminente, ma anche la purificazione attraverso la sofferenza. Dipinti che lo ritraggono in questo modo si moltiplicarono durante il Rinascimento, con artisti come Sandro Botticelli e Antonello da Messina che hanno contribuito a creare immagini indimenticabili.

La Testimonianza del Martirio
La memoria dei martiri è un segno perenne, e oggi particolarmente eloquente, della verità dell'amore cristiano. Essi sono coloro che hanno annunciato il Vangelo dando la vita per amore. Il martire, soprattutto ai nostri giorni, è segno di quell'amore più grande che compendia ogni altro valore. La sua esistenza riflette la parola suprema pronunciata da Cristo sulla croce: «Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23, 34). Prendiamo l’esempio del martire Sebastiano, del quale oggi ricorre il giorno natalizio per la vita eterna. Egli partì per Roma, dove infuriavano aspre persecuzioni contro la nostra fede. Ivi subì il martirio, cioè ebbe la sua corona. Così meritò il domicilio dell’immortalità eterna là dove era giunto come ospite. Come si è detto: «Tutti quelli che vogliono vivere pienamente in Cristo Gesù saranno perseguitati» (2 Tm 3, 12). Tutti, ha detto, senza eccezione. Infatti, chi può essere eccettuato quando il Signore stesso ha sopportato i tormenti delle persecuzioni? Il credente che abbia preso in seria considerazione la propria vocazione cristiana, per la quale il martirio è una possibilità annunciata già nella Rivelazione, non può escludere questa prospettiva dal proprio orizzonte di vita. Questo secolo poi, che volge al tramonto, ha conosciuto numerosissimi martiri soprattutto a causa del nazismo, del comunismo e delle lotte razziali o tribali. Persone di ogni ceto sociale hanno sofferto per la loro fede pagando col sangue la loro adesione a Cristo e alla Chiesa o affrontando con coraggio interminabili anni di prigionia e di privazioni d'ogni genere per non cedere ad una ideologia trasformatasi in un regime di spietata dittatura. Possa il Popolo di Dio, rinforzato nella fede dagli esempi di questi autentici campioni di ogni età, lingua e nazionalità, varcare con fiducia la soglia del terzo millennio.
La Chiesa invita a pregare: Tu che rinvigorisci la fede e sorreggi la nostra stanchezza, o Dio forte e buono, sull’esempio e per le preghiere del martire Sebastiano donaci di partecipare alla passione del tuo Unigenito e di conseguire nella tua gloria la gioia della beata risurrezione. Infondi nei cuori, o Padre, lo Spirito del tuo amore a suscitare speranza certa di vita perenne nella natura fragile e dubbiosa dei tuoi servi mortali. Tu, che stimi preziosa la morte dei santi, guarda, o Padre, ai dolori di Cristo, mercede del nostro riscatto, e aiutaci a compiere nella nostra carne il mistero della sua passione salvifica; accogli il sacrificio di lode e donaci di pregustare in questa vita la gioia della Gerusalemme futura. Salga fino a te, o Dio eterno, la voce della tua Chiesa: con la tua grazia astergila da ogni macchia, apri il suo cuore al tuo amore e donale ferma certezza della tua protezione. Col legno insanguinato della croce, o Dio di mistero e di sapienza, hai sollevato l’uomo decaduto e gli hai dato di vivere nel tuo Figlio una vita rinnovata; donaci di risorgere tutti dalla morte dell’anima e, vinto il disfacimento del peccato, di crescere nella grazia. Riscalda del tuo amore chi ti implora. Il martirio di San Sebastiano ci ricorda come tutto debba essere considerato una perdita a motivo della conoscenza di Cristo e della comunione alle sue sofferenze, per rendersi conforme alla sua morte (cfr. Fil 3,8-10).
Perchè i cristiani non temono il martirio?
tags: #san #sebastiano #sermone