Le architetture dedicate a San Michele Arcangelo in Italia rappresentano un patrimonio di inestimabile valore storico e artistico, testimonianza della profonda devozione verso il principe degli angeli. Dalle remote origini longobarde alla fioritura dello stile romanico, questi complessi sacri sono spesso caratterizzati da strutture imponenti, portali riccamente scolpiti e, non di rado, da maestose torri campanarie che ne scandiscono il profilo nel paesaggio.
L'Iconografia e il Culto di San Michele Arcangelo: Radici Storiche
Il culto di San Michele Arcangelo, protettore ab antiquo di numerose città e comunità, è stato introdotto e diffuso nell'Italia meridionale principalmente dai Longobardi. Questa devozione ha plasmato non solo la spiritualità, ma anche l'architettura sacra, portando alla costruzione di edifici dedicati che riflettono le peculiarità stilistiche delle diverse epoche e regioni.
Principi dell'Architettura Romanica: Un'Arte Diffusa
L'architettura romanica, termine coniato da Charles de Gerville nell'Ottocento per sottolineare il legame con i modelli delle province romane, si impose come fenomeno complesso nella rielaborazione di elementi di culture precedenti. Le principali innovazioni riguardarono la divisione dell'edificio in successive unità spaziali, le campate, lo studio delle volte in muratura per coprire le navate e una chiara corrispondenza tra l'articolazione interna e l'aspetto esterno. Protagonista di eccezione è l'arco a tutto sesto, utilizzato sia come diaframma per scandire la divisione delle navate, sia come base per le coperture murarie a volta, che progressivamente sostituirono quelle a capriate lignee.
La volta a crociera, eretta su pianta quadrata o rettangolare, è formata dall'intersezione di due volte a botte, rinforzata da costoloni che partono dai pilastri di sostegno, presenti soprattutto nella navata centrale, in sostituzione delle colonne preferite per le navate laterali, creando il cosiddetto sistema alternato di sostegni.
Esternamente, gli edifici romanici suggerivano l'articolazione dello spazio interno attraverso contrafforti, lesene e arcate cieche. Le facciate potevano essere di due tipologie: a capanna, con due soli spioventi, e a salienti, con spioventi a più livelli che riflettevano all'esterno il dislivello di altezze tra la navata centrale e quelle laterali. Tipico del romanico italiano è anche il protiro, una sorta di arco di trionfo sormontante il portale d'ingresso, sorretto da colonne poggianti su leoni stilofori o telamoni.

Di pari passo con l'elaborazione architettonica, il romanico si caratterizzò anche per una ripresa dell'elemento scultoreo, assente nell'Alto Medioevo, che andava a decorare capitelli, cibori, pulpiti, architravi e portali. Nata nel regno dei Franchi, questa corrente si diffuse in tutta Europa, prendendo declinazioni differenti a seconda del paese e della regione. In Italia, e in particolare nel meridione, la diffusione fu connessa all'Abbazia benedettina di Montecassino, centro fondamentale per lo sviluppo culturale e artistico.
La Collegiata di San Michele Arcangelo a Città Sant'Angelo (Abruzzo)
Contesto Storico e Culto Micaelico
Le origini di Città Sant'Angelo sono incerte. Probabilmente i primi a creare un insediamento sul colle furono i Vestini, ma il primo atto ufficiale reperito, datato 13 ottobre 875, menziona una concessione da parte dell’imperatore Ludovico II al Monastero di Casauria sul luogo chiamato “CIVITATE S. ANGELI” dove si trovavano un castello ed un porto. L'abitato vestino-romano, ubicato nel vicinissimo Colle di Sale, fu probabilmente distrutto nell’alto Medioevo; i Longobardi avrebbero poi ricostruito il paese ex novo nell’odierna ubicazione. Questa supposizione è avvalorata sia dalle considerazioni derivanti dall’esame delle superstiti cortine murarie che ancora oggi cingono una parte del vecchio convento di Sant’Agostino, sia dalla devozione all’Arcangelo Michele, protettore ab antiquo della città.
La Collegiata di San Michele Arcangelo è considerata un capolavoro dell’architettura abruzzese. La datazione d’origine è incerta; la struttura attuale fu ricostruita probabilmente nel XIII secolo, dopo la distruzione del castrum nel 1239 su ordine di Federico II, mentre la data certa è l’elevazione al rango di Collegiata nel 1353.
Architettura Esterna: Porticato Gotico e Imponente Facciata
L’imponente edificio di culto è costituito da due navate (S. Michele e S. Giovanni). Ciò che a primo impatto colpisce maggiormente è il pregevole porticato quattrocentesco che corre lungo la facciata. Al centro di quest'ultima si apre uno stupendo portale gotico datato 1326, realizzazione di Raimondo di Poggio. Quest’ultimo è suddiviso in due atri tra i quali si innesta l’ampia gradinata d’accesso, che, secondo alcune ipotesi, ha occupato lo spazio destinato alla primitiva terza navata. Il portale si apre al centro del lato che dà sul Corso, con grande effetto architettonico, interrompendo la maestosa cortina muraria del fianco, scandita da lesene di rinforzo e coronata superiormente da una cornice a piccoli archi sovrapposti.
È ben visibile l’influenza della scuola atriana in quanto l’opera mantiene sostanzialmente, nella ricchezza e nella fantasia delle decorazioni e dell’impianto generale, l’andamento degli altri portali eseguiti dallo stesso artista; si distingue, tuttavia, dagli altri poiché cornice, arcate ed archivolti abbandonano il sesto tondo ed accettano il sesto acuto.

L'Interno: Tesori d'Arte e Evoluzioni Architettoniche
Il soffitto a cassettoni lignei della navata di S. Michele, realizzato nel 1911 da maestranze locali, nasconde quello a capriate con gli affreschi trecenteschi, attribuiti al Maestro di Offida e di cui restano alcuni quadri, recentemente restaurati, che rappresentano scene della vita di Gesù. Nella stessa navata si possono ammirare pregevoli tesori quali l’imponente statua lignea di San Michele (XIV secolo), la statua in terracotta policroma della Madonna delle Grazie di Saturnino Gatti (XVI secolo), il sarcofago quattrocentesco del Vescovo Amico Buonamicizia del 1457 e, dietro l’altare maggiore, un prezioso coro ligneo intagliato, con leggio, eseguito dall’ebanista angolano Giuseppe Monti (XVII secolo). Degni di nota sono anche i cinque cappelloni di altare in legno dorato, con pregevoli intagli, risalenti al XVII secolo e realizzati da maestri di scuola napoletana. Tra le varie tele presenti, spicca la "Madonna della Purità e Santi" (1611) del pittore ortonese Tommaso Alessandrino, restaurata nel 2006.
Di notevole rilevanza è anche l’organo della collegiata, appena restaurato nel 2023 dopo quasi sessanta anni di abbandono. Esso è un doppio organo con 1.218 canne, il primo realizzato dalla famiglia Fedeli di Camerino nel XVIII secolo, il secondo, nel successivo secolo, dalla famiglia Gennari. A differenza di tutti gli altri organi, ha una cassarmonica in muratura e non in legno, particolare che lo rende quasi unico nel suo genere.
La Maestosa Torre Campanaria
Simbolo del primato della chiesa sul civile è la grande torre campanaria, il cui progetto è attribuito al lombardo Antonio da Lodi. Essa si innalza per 47 metri, misura equivalente alla lunghezza del porticato, ed è segnata da quattro marcapiani in laterizio lavorato. Due lapidi, poste sul lato sud-est della torre, fissano al 1425 la data della sua costruzione ad opera di maestranze napoletane ed al 1709 l’anno della ricostruzione del campanile, crollato a causa del terremoto del 1706.

La Cattedrale di San Michele Arcangelo a Casertavecchia (Campania)
Origini Longobarde e Sviluppo Urbano
Casertavecchia, antico borgo medievale di origine longobarda, fu un importante centro fortificato anche durante la successiva dominazione normanna con Riccardo di Aversa nel 1062. In questo periodo si attestò lo sviluppo urbano, la creazione della diocesi e la costruzione della cattedrale, forse sui resti di un precedente edificio longobardo. La chiesa venne costruita a partire dal 1113 per volontà del vescovo Rainulfo, come attestato dall’iscrizione sul portale destro della facciata.
Esterni: Facciata, Portali e Dettagli Scultorei
All’esterno la facciata, in tufo grigio campano, è a salienti, orientata ad occidente e arricchita da tre portali di marmo bianco di Luni, che creano un contrasto cromatico con il resto dell’edificio. I portali sono anche decorati con festoni vegetali e sculture zoomorfe, tipiche del romanico pugliese. Per quanto riguarda la parte superiore della facciata, il timpano è decorato da una serie di archetti ciechi ad ogiva intrecciati, poggianti su colonnine di marmo, a loro volta poste su di una mensola sporgente.

Interni: Struttura, Capitelli di Spoglio e Modifiche
L’interno dell’edificio presenta una pianta a tre navate con croce commissa, con la navata centrale coperta da capriate lignee e delimitata da colonne di spoglio. I capitelli, infatti, sono tutti diversi tra di loro, provenienti perlopiù da edifici romani e medievali e caratterizzati dalla presenza di pulvini per arginare il problema della differenza delle altezze. Come la maggior parte delle chiese medievali, anche San Michele nel corso del tempo subì molte modifiche e ampliamenti. Nel XIII secolo vennero eseguiti degli interventi di ampliamento della zona presbiteriale, con la creazione di un transetto a tre absidi, coperto da volte a crociera costolonate. A questo intervento si somma anche la costruzione della cupola, poggiante su un alto tamburo e nascosta all’esterno da un tiburio ottagonale.
L’edificio ha perso gran parte delle sue decorazioni medievali parietali a causa degli interventi successivi, ma si possono ancora osservare un affresco quattrocentesco, pervenutoci integro - una Madonna con Bambino di influenza senese tra la navata ed il transetto - e, ancora in questa zona, due sepolture trecentesche, quella del vescovo Giacomo Martono e quella del conte Francesco I della Ratta, ispirate all’opera di Tino da Camaino.
Il Campanile: Opera di Giordano e Maraldo
Lateralmente, a destra della facciata, è presente un campanile, terminato nel 1234, come attesta un’altra iscrizione nella parte alta della torre. Alla base del campanile si può osservare un maestoso arco ad ogiva, di matrice gotica, seguito nel piano superiore da una decorazione di archetti intrecciati, che riprende quella della facciata, e due livelli di bifore. Diversi scrittori di arte medievale riconoscono in Giordano e Maraldo, i due protomagistri che nel 1274 costruirono il campanile, due valenti architetti garganici formatisi alla scuola artistica dell’Italia meridionale all’epoca sveva. Giordano prese parte, prima di costruire il campanile, all’esecuzione del monumentale Castel del Monte presso Andria, alle fortificazioni della città di Manfredonia e al castello, iniziato a costruire sotto Manfredi. L’idealizzazione del campanile, in armonia con la erigenda Basilica, fu il banco di prova delle loro capacità artistiche. Durante la costruzione ci fu una polemica conflittuale con il castellano di Monte Sant’Angelo, il quale protestò vivacemente contro il Capitolo per l’altezza che impediva la vista della città dalla parte sud del castello.

Il Santuario di San Michele Arcangelo sul Monte Gargano (Puglia)
Un Luogo di Pellegrinaggio Millenario
Il Santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano è un luogo di pellegrinaggio di primaria importanza fin dal Medioevo. Nel 1280 Corrado Malaspina e consorte furono pellegrini al Gargano, seguiti il 2 e 3 marzo 1292 da Carlo Martello e Clemenza. Nel 1319 Urosio, re della Serbia e la consorte regina Elena, furono pellegrini al Gargano e offrirono al santuario una lampada d’argento.
La Storia e la Palatinità della Basilica
Nel 1304 ebbe inizio la trascrizione della Platea da parte di Berengario, una sorta di inventario dei beni di Monte Sant’Angelo. Nel 1323 la regina di Napoli, Maria d’Ungheria, consorte di re Carlo II, legò nel suo testamento venti once d’oro perché gli scultori Dino di Siena e Gelardo da Somma eseguissero un’immagine d’argento di S. Michele. Nel 1349 una bolla di Clemente V, su proposta dell’arcivescovo Pietro, dichiarò la Basilica Cappella Palatina dei Durazzo. Con i Durazzo il feudo garganico conobbe un periodo di prosperità e gloria, tanto che Luigi di Durazzo fissò la sua dimora a Monte Sant’Angelo e qui nacque, nel 1351, il futuro re di Napoli e d’Ungheria, Carlo III. La cerimonia del battesimo fu effettuata nella stessa Basilica.
Luigi di Durazzo, in occasione del battesimo, donò alla Basilica una rendita annua di 15.000 ducati. Alla sua morte, la Signoria dell’Honor passò alla duchessa Giovanna di Durazzo, sorella della regina di Napoli, Giovanna I. Essa ebbe molto a cuore le sorti della Basilica, tanto da concedere ai canonici “i diritti della gabella dell’atrio”, un tributo a carico dei pellegrini che entravano per la porta di Carbonara. Il più importante atto fu la nomina dei canonici a cappellani ducali dei Durazzeschi, concessa dalla duchessa Giovanna nel marzo del 1362. La qualifica di Cappella ducale, e poi di Basilica Palatina, comportava privilegi economici e l'esorbitare del Santuario dalla comune giurisdizione ecclesiastica, causando lunghe vertenze con la Curia vescovile.
Il Campanile di Monte Sant'Angelo
Si tratta di una torre campanaria a base ottagonale, identica a una delle torri di Castel del Monte. L’entrata al campanile si trova sulla strada principale, con una elevazione di un metro dal piano stradale. Attraverso una scalinata a spirale si sale verso i piani superiori, con volte interne a cupola. Originariamente l’altezza della costruzione doveva essere circa 40 metri, ma a causa di terremoti e altri fenomeni naturali, l’ultimo piano venne danneggiato, per cui fu costruita una nuova struttura interna ed esterna in disarmonia con l’originale. Da un punto di vista stilistico, abbiamo un misto di arte romanica, specie nella parte bassa, e di arte gotica nei piani superiori.

La Sacra di San Michele sul Monte Pirchiriano (Piemonte)
Il Complesso Romanico-Gotico e la Sua Genesi
Il Santuario romanico-gotico che accoglie oggi il visitatore alla sommità del monte Pirchiriano venne realizzato e modificato nel corso di più secoli. Vi appaiono tre generi di architettura: romanico nella parte absidale, orientata verso il punto esatto in cui sorge il sole il giorno della festività di San Michele (29 settembre), nella prima arcata e relative finestre e colonne; romanico di transizione nelle due successive arcate con pilastri a fascio e archi acuti, e uno gotico di scuola piacentina nella decorazione del finestrone dell’abside centrale e nelle due finestre delle navate minori. L’inizio dei lavori di costruzione della chiesa è di difficile datazione, ma si suppone che l’avvio sia stato commissionato dall’abate Stefano (tra il 1148 e il 1170).
Percorsi Sacri: Dallo Scalone dei Morti al Portale dello Zodiaco
Dal piano d’ingresso, si giunge allo Scalone dei Morti, la cui edificazione pare risalire alla metà del XII secolo. Superati i primi scalini, si lascia a sinistra un pilastro di oltre 18 metri che sostiene il pavimento della sovrastante chiesa. A destra emerge uno spuntone di roccia. Nella nicchia centrale fino al 1936 erano custoditi alcuni scheletri di monaci, da cui il nome dello scalone. Questo “atrio” fu un tempo assai sfruttato per la sepoltura di uomini illustri, abati e benemeriti del monastero.
Giunti alla sommità dello Scalone dei Morti si attraversa il Portale dello Zodiaco (1128-30), opera romanica scolpita dal Maestro Nicolao, famoso architetto-scultore piacentino. È così denominato perché gli stipiti nella facciata rivolta verso lo scalone sono scolpiti a destra con i dodici segni zodiacali e a sinistra con le costellazioni australi e boreali. Di notevole pregio anche i capitelli storici e simbolici, e le basi delle colonne. Superato il Portale dello Zodiaco si affronta l’ultima rampa di salita alla chiesa: è una solenne scala in pietra verde, sotto il gioco di quattro imponenti contrafforti e archi rampanti progettati dall’architetto Alfredo D’Andrade e ultimati nel 1937. Questa zona era, a fine Ottocento, completamente occupata da costruzioni e dunque il Portale dello Zodiaco non dava accesso a un terrazzo aperto, bensì ad ambienti coperti.

L’artistico portale d’ingresso della Sacra di San Michele - di derivazione romanica in pietra grigia e verde che conduce in chiesa - è osservabile da uno spazioso ripiano. Fu costruito dagli architetti di Ugone nei primi anni del 1000. Molto elegante, a tutto sesto, dall’ampia strombatura, comunica tuttora un forte senso di accoglienza, di sicurezza, di calma. Gli archi fatti a spigolo e a cordoni sono sostenuti da semicolonnine a capitelli floreali. È sovrastato da un gocciolatoio che sulla destra termina con la testa di un monaco incappucciato, e a sinistra terminava (ora mancante) con quella di un ragazzo. Le colonnine con archetti trilobati chiaramente gotici e aggiunti tardivamente, sono i resti del portico che proteggeva il portale. I battenti della porta in noce, eseguiti nel 1826, mostrano le armi di San Michele Arcangelo e il diavolo in forma di serpente ma con volto umano. In alto a sinistra del portale è incastrata una lapide funeraria romana di Surio Clemente che risale al I secolo d.C., a testimonianza della presenza su questo monte di una stazione romana.
L'Architettura Interna della Chiesa
Originariamente la chiesa doveva essere sormontata da volte a crociera analoghe alle attuali. Tali volte crollarono e, nel Seicento, furono sostituite nella navata centrale da una pesante volta a botte, che esercitava una notevole spinta sui muri laterali, minacciandone la stabilità. Per far fronte a questa minaccia, durante i restauri di fine Ottocento, fu demolita la volta a botte e sostituita con una triplice volta a crociera completata nel 1937. All’interno della chiesa sono presenti imponenti colonne, numerose colonnette, lesene e spigoli, il tutto coronato da suggestivi e simbolici capitelli: se ne contano 139.
Di particolare interesse il primo pilastro a sinistra della navata centrale, sotto il quale affiora per 15 centimetri la cima del monte Pirchiriano, “culmine vertiginosamente santo”, come lo definì il poeta-rosminiano Clemente Rebora. Le tre absidi si distinguono per il rosso dei mattoni che le rivestono. In quella centrale si aprono ai lati due spaziose nicchie con una propria finestra romanica e sopra queste è presente una croce greca profondamente scavata nel muro. Il Primitivo Santuario di San Michele è composto da 3 sacelli absidali, ai quali si accede dalla navata centrale, presso il pilastro di destra, scendendo 12 antichissimi scalini assai logori. La cappella più vasta e con parete di fondo in viva roccia è un ampliamento delle altre due, ed è ora dedicata a San Giovanni Vincenzo, rappresentando il luogo più sacro dell’Abbazia.
Le Rovine del Monastero Nuovo e la Torre della Bell'Alda
La parte nord-ovest del monte Pirchiriano, per una lunghezza di circa 50 metri, è occupata da imponenti ammassi di pietre, pilastri, muraglioni, archi e barbacani: sono le cosiddette Rovine del Monastero Nuovo, edificato tra il XII e il XIV secolo in corrispondenza del momento di massima espansione della comunità monastica. Il grandioso edificio a 5 piani, a cui fu aggiunta, verso nord, una nuova costruzione terminante con la Torre della Bell’Alda, una torre a strapiombo sul precipizio del monte al termine del muraglione perimetrale delle Rovine, cadde in rovina a causa di sismi, guerre e abbandono. Questa zona delle “Rovine” è stata oggetto di interventi di restauro, conservazione e accessibilità negli anni 1999-2002. Tra le rovine del Monastero Nuovo è visibile una “Casetta” costruita alla fine del 1800, utilizzata dal Genio Militare come stazione per il telegrafo ottico.
