Nella moltitudine degli angeli, il culto di San Michele Arcangelo occupa il primo posto. Nella tradizione cristiana, egli è colui che combatte e sconfigge Satana, ed è considerato il protettore dei protettori, l'arcangelo guerriero, principe delle milizie celesti. Il suo nome, dall'espressione teoforica ebraica Mi-ka-El, significa “Chi è come Dio?”, un grido di guerra con cui ha vinto gli angeli ribelli a Dio.
In tutti i passi biblici, San Michele è considerato il «capo supremo dell’esercito celeste», ovvero degli angeli in guerra contro il male, difensore della Fede, della Verità e della Chiesa. Nella vita quotidiana, San Michele è l’angelo che ci è vicino nelle piccole e grandi battaglie contro le suggestioni del male, contro quelle forze che vogliono farci scivolare nel vortice della perversione e del peccato. Alla fine della vita, la tradizione gli attribuisce il compito di guidarci nel momento del trapasso e di essere al nostro fianco, come avvocato, nel giorno del giudizio definitivo.

L'Arcangelo Michele: Il Culto e la Sua Profonda Radice a Roma
Le Origini e la Diffusione del Culto Micaelico
Il culto dell’arcangelo Michele è di origine orientale. L’imperatore Costantino I, a partire dal 313, gli tributò una particolare devozione, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Costantinopoli. Il focolare più fervente del culto degli angeli nel IV secolo si trovava in Frigia, nella città di Chone, l’antica Colossi, dove già al tempo di San Paolo si registrava questa devozione. Il culto micaelico è molto diffuso sia in Oriente che in Occidente, come testimoniano gli innumerevoli santuari, monasteri, chiese e persino monti a lui intitolati.
San Michele e la Protezione di Roma
Roma è particolarmente devota all’Arcangelo Michele. La venerazione si estese presto anche in Occidente e, in particolare, a Roma, dove la sua figura divenne un simbolo di protezione in momenti di grande pericolo. Già nel 461, di fronte all’avanzata delle orde unne capeggiate da Attila, soprannominato “Flagello di Dio”, Papa Leone I Magno invocò la protezione del potente Arcangelo su Roma. L'intervento fu esaudito e, come atto di ringraziamento, eresse una basilica in onore di San Michele.
Un altro avvenimento cruciale per il culto dell'Arcangelo a Roma avvenne alla fine del VI secolo. Nel novembre 589, una terribile pandemia, la pestis inguinaria (detta “morte nera”), si diffuse dall’Egitto in tutto l’impero bizantino, seminando terrore e morte a Roma e causando la morte di Papa Pelagio II all’inizio del 590. Il suo successore, San Gregorio Magno, intimamente convinto che per arrestare questo flagello non fossero sufficienti i mezzi a disposizione dell’uomo, si rivolse a Dio. Prese l’iniziativa di portare in processione verso la Basilica di San Pietro la nota icona mariana che da allora ebbe l’appellativo di Salus Populi Romani (“Salute” e “Salvezza” del Popolo Romano), oggi conservata nella Basilica di Santa Maria Maggiore e tuttora molto venerata.
Secondo quanto narrano Gregorio di Tours e Iacopo da Varazze, man mano che la sacra immagine avanzava, l’aria si purificava e i miasmi della peste si dissolsero. Giunti in prossimità del Mausoleo di Adriano, scesero dal cielo schiere di angeli posizionandosi intorno al quadro e cantando quelle che poi, secondo la tradizione, sarebbero diventate le parole del Regina Coeli, l’antifona che nel tempo liturgico pasquale sostituisce la preghiera mariana dell’Angelus. Sulla sommità della tomba imperiale allora apparve, come scrisse anche uno dei più grandi storici della Chiesa, il cardinale Cesare Baronio, proprio l’Arcangelo Michele nell’atto di rinfoderare la spada, cui seguì immediatamente la prodigiosa fine della pestilenza.
Nello stesso giorno, il 29 settembre, la Chiesa festeggia l'Arcangelo Michele assieme agli Arcangeli Raffaele, soccorritore, e Gabriele, annunciatore. Questa data, giorno della dedicazione della basilica eretta da Leone I, come attesta il Martirologio Geronimiano, venne fissata come festa liturgica dell’Arcangelo. La preminenza nel culto micaelico rimase al Monte Gargano fino all’XI secolo, e fu in Italia che il culto conobbe uno sviluppo spettacolare nei secoli VI e VII.
La sola città di Roma vide costruirsi, oltre alla basilica della via Salaria, la cui dedicazione fissò per tutta la cristianità la data del 29 settembre per la celebrazione della festa dell’Arcangelo, almeno altri quattro santuari: San Michele in Sassia, San Michele in Peschiera, San Michele alle Fornaci e San Michele sul Mausoleo.
Ecco come gli antichi romani vedevano Castel Sant'Angelo, Il Mausoleo di Adriano ricostruzione 3d
La Chiesa di San Michele Arcangelo (e San Magno) nel Rione Borgo
Tra le chiese di Roma meno visibili dalla strada, circondata da edifici più alti nel Rione Borgo e arroccata sull’estremità settentrionale del Gianicolo, si trova la chiesa di San Michele Arcangelo. Le sue origini sono antichissime, attestata fin dal IX secolo, quando fu costruita dai Frisoni - una popolazione germanica proveniente da una regione oggi politicamente divisa tra i Paesi Bassi e la Germania - come cappella della loro schola. A due passi dal colonnato di Piazza San Pietro, in zona extraterritoriale, questa chiesa fu eretta in epoca medievale proprio dalla comunità cattolica germanica della Frisia.
La chiesa era dedicata in origine solo a San Michele Arcangelo, molto venerato sia a Roma sia tra i popoli nordici. Quando fu ricostruita nel XII secolo, dopo essere stata distrutta nel 1084 durante gli scontri tra l’imperatore Enrico IV e i Normanni di Roberto il Guiscardo, assunse anche il nome di San Magno, accogliendone le reliquie. In questa occasione fu aggiunto il campanile romanico, oggi visibile solo da Piazza San Pietro.
Per accedere alla chiesa occorre percorrere una ripida scala, segnalata da un arco a tutto sesto in mattoni, che immette in un cortile. Una seconda entrata è attraverso la cosiddetta “Scala Santa”, percorsa dai fedeli in ginocchio al pari della Scala Santa di San Giovanni in Laterano. Preceduta da un portale marmoreo del XVI secolo e inserita all’interno di un palazzo, la scala collega Borgo Santo Spirito con la parte terminale della navata di sinistra.
La facciata della chiesa è molto semplice, mentre l’interno è a tre navate, divise da colonne antiche racchiuse dentro pilastri del XVIII secolo. Nella navata centrale si conserva ciò che resta dell’antico pavimento cosmatesco. All'interno della chiesa sono conservate numerose lapidi antiche. La chiesa è stata utilizzata da diverse comunità ecclesiastiche, tra cui l’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, che le è rimasta fedele fino al giorno d’oggi. Nel 1989, l’uso della chiesa è stato concesso alla comunità cattolica nederlandese di Roma.

L'Antica Basilica dei Beati Arcangeli in Via Salaria
La prima basilica dedicata all’Arcangelo in Occidente è quella che sorgeva su un’altura al VII miglio della Via Salaria. Questo santuario, noto come basilica Beati Arcangeli in Septimo, in quanto sorgeva al VII miglio della Via Salaria, presso una località denominata Mons S. Angeli (identificabile oggi con il versante meridionale della collina di Castel Giubileo), fu impiantata tra la fine del IV e gli inizi del V secolo.
Questa basilica paleocristiana è identificata dagli autori Marco Bianchini e Massimo Vitti con quella di San Michele Arcangelo citata dal Liber Pontificalis, che la colloca al VII miglio della Via Salaria. Il giorno della sua dedica, officiata con ogni probabilità da un Papa prima del 450, ovvero il 29 settembre, è rimasto fino ad oggi quello in cui tutto il mondo cattolico festeggia “San Michele”.
Nel VII secolo, la basilica era inserita nell'elenco delle chiese visitate regolarmente dai pellegrini, ma appena due secoli dopo venne abbandonata e progressivamente completamente occultata dalla vegetazione, al punto che se ne persero traccia e memoria. Solo nel 1996, in occasione di lavori di consolidamento di un villino appartenente a una congregazione di religiose, i resti della basilica sono stati rinvenuti dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. (Marco Bianchini, Massimo Vitti, La basilica di San Michele Arcangelo al VII miglio della via Salaria alla luce delle scoperte archeologiche, in RAC, LXXIX, 2003, pp. 173-242).

La Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo a Pietralata
San Michele Arcangelo a Pietralata è una Parrocchia della Diocesi di Roma, collocata nel Settore Nord, Prefettura XII, Quartiere Pietralata, 4° Municipio. Attualmente è Diaconia di S.Em. Card. Michael CZERNY ed è affidata alla Comunità di Pietralata dei Figli della Croce.
La sua fondazione si deve all'insistenza di Padre Leone da Caluso, parroco di San Lorenzo fuori le Mura, che spinse le autorità religiose del Vicariato a considerare la necessità di costruire una vera e propria Parrocchia a Pietralata. Nel 1937, Mons. Pietro Ercole, segretario generale della Pontificia Opera della Preservazione della Fede e la Provvista di nuove Chiese di Roma, fece richiesta al Governatore di Roma per il rilascio della licenza per la costruzione della chiesa parrocchiale con annessa casa canonica. La licenza fu concessa il 23 agosto di quell’anno.
La chiesa venne consacrata a guerra finita, il 25 settembre 1948. Il territorio della parrocchia, formato con scorpori da quello dei SS. Angeli Custodi a Monte Sacro e di S. Lorenzo fuori le Mura, con decreto del 15 giugno 1982 è stato determinato con i seguenti nuovi confini: “Via Tiburtina, partendo dall’altezza di Via di Pietralata - Via dei Monti Tiburtini fino a 300 mt. circa dopo la Via dei Durantini - da qui, per Via breve, fino all’altezza della fine di Via del Carbonio ed oltre, fino a raggiungere Via Leopoldo Pilla all’altezza di Via Cosimo De Giorgi - Via Leopoldo Pilla - Via Mario Canavari - linea ideale che da detta Via raggiunge il fiume Aniene tangendo la fine del Vicolo del Casale Rocchi”. Il complesso immobiliare è di proprietà della Pontificia Opera per la Preservazione della Fede e la provvista di nuove Chiese in Roma.

Il Simbolismo e la Venerazione Moderna
L'attribuzione a Michele del titolo di santo ha origine già nell’Antico Testamento, dove è considerato Principe, difensore degli amici di Dio e protettore del Suo popolo. Nel Nuovo Testamento, l’Apocalisse di San Giovanni lo vede protagonista anche nella seconda guerra terrena della Madre di Dio contro il drago, dove San Michele Arcangelo guida nuovamente alla vittoria la milizia celeste degli angeli del Signore contro Satana e i suoi angeli ribelli e apostati. Per la sua incessante "lotta" al servizio dei cittadini, il Santo è stato proclamato protettore delle forze dell’ordine da Pio XII nel 1949.
La figura di San Michele ha ispirato anche grandi opere della letteratura e dell'arte. Dante Alighieri, nella Divina Commedia, illustra mirabilmente la bellezza e la potenza di questo Principe celeste e la sua solerzia nel proteggere il genere umano dalle insidie di Satana. Nel Canto VIII della prima Cantica, sarà l’intervento autorevole di San Michele a spalancare le porte della città infernale di Dite per far procedere i due viaggiatori. Nelle litanie dei Santi pregate in Purgatorio, San Michele è il secondo nominato dopo Maria Santissima, segno del suo grande potere di intercessione.
Nell’iconografia cristiana, Maria Vergine e l’Arcangelo Michele sono spesso associati nel loro combattimento contro il demonio, entrambi rappresentati mentre pestano con i loro piedi il serpente, il drago o il diavolo in persona, che l’Arcangelo tiene incatenato, pronto a trafiggerlo con la sua spada.
Oltre ai santuari romani, in Europa è presente la Linea Sacra di San Michele, un allineamento che per oltre 2000 chilometri taglia il continente collegando sette monasteri dedicati proprio all’Arcangelo. Questo simbolismo di elevata profondità religiosa, angelologica, storica, sociale, culturale e artistica, rimanda all’invito dell’Arcangelo Michele ai fedeli nel perseverare sulla via retta, ma anche alla difesa dell’Europa stessa da Satana.
A Roma, l’Arcangelo Michele è ancora molto venerato, specialmente in Vaticano. Nel 2013, Papa Francesco lo ha consacrato patrono, inaugurandone una statua nei Giardini Vaticani, a testimonianza della continua e profonda devozione della Chiesa di Roma per il Principe delle milizie celesti.