San Michele Arcangelo (dall'ebraico "Mi ka El": “Chi come Dio?”) è il principe degli angeli e l'Arcangelo per eccellenza, riconosciuto come il più potente difensore del popolo di Dio. Egli è il guerriero armato, il capo supremo delle "milizie celesti" che protegge la Chiesa e combatte il male in ogni sua manifestazione. La sua lotta contro Satana e i suoi sostenitori lo rende un simbolo di coraggio e fede, come descritto nell'Apocalisse (12, 7-9): "Poi scoppiò una guerra nel cielo: da una parte Michele e i suoi angeli, dall'altra il drago e i suoi angeli. Ma questi furono sconfitti, e non ci fu posto per loro nel cielo, e il drago fu scaraventato fuori. Il grande drago, cioè il serpente antico, che si chiama Diavolo e Satana...".
Nel corso del tempo, l'Arcangelo ha assunto un complesso di funzioni tramandate fino ad oggi e riflesse nell'iconografia popolare. Viene solitamente raffigurato come un temibile guerriero con la spada o la lancia, nell'atto di brandirla per uccidere il Dragone (Lucifero) o per schiacciare Satana sotto i suoi piedi. Un'antica rima siciliana recita: "San Micheli cc'un cuorpu ri spatuni /a Lucifiru 'n cuornu cci muzzau; / Lucifiru cci tira 'n muzzicuni / e 'na pinna ri l'ala cci scippau...". Nell'altra mano, San Michele può tenere uno scudo, una croce o il globo, quest'ultimo simbolo della sovranità di Dio sul cosmo.

Il Ruolo di San Michele come Psicopompo
La tradizione attribuisce a San Michele anche il ruolo di guida delle anime al cielo, o psicopompo. Questo termine, di origine greca (psychopompós, composto da psyché, ‘anima’, e pompós, ‘che conduce’), designa le divinità che hanno il compito di scortare le anime verso l'Oltretomba. Per questa ragione, oltre alla spada, l'Arcangelo è spesso raffigurato con una bilancia in mano, nell'atto di pesare i peccati delle anime. Questa azione è definita psicostasia, ovvero "colui che pesa le anime", mettendo su ogni piatto le buone e le cattive azioni del defunto, mostrato nudo, piccolo e spoglio di tutto. A destra e a sinistra, l'Angelo custode e il demonio, il quale, talvolta, tenta di imbrogliare e di inclinare la bilancia a suo vantaggio.
Nel contesto cristiano, San Michele non solo protegge i vivi ma guida anche le anime dei defunti verso l'aldilà, assicurando il loro passaggio sicuro e ordinato. Questo ruolo riflette una dimensione di San Michele che va al di là del suo ruolo di guerriero celeste e difensore della fede. Egli è invocato per la protezione e guida delle anime nell’ultimo viaggio verso il giudizio divino, fungendo da intermediario tra il mondo terreno e quello spirituale. "L’epistola di Giuda" e l’"Ascensione di Mosè", un apocrifo veterotestamentario, attribuiscono all’Arcangelo Michele proprio il ruolo di psicopompo, di colui che accompagna i defunti nell’aldilà. Anche San Guariento ha raffigurato l'Arcangelo Michele che tiene tra le mani un'anima, mentre San Michele di Panormìtis è raffigurato con la destra che impugna la spada-scimitarra e con la sinistra che tiene ben stretta l’anima in fasce di un fedele defunto, strappata dalle fauci di satana sconfitto ai suoi piedi.

Paralleli Antichi: Ermes, Caronte e Thot
Il concetto di psicopompo non è esclusivo del cristianesimo. Nel mondo greco e latino, Ermete-Mercurio era allo stesso tempo psicagogo (guida delle anime) e psicostase. Anche il traghettatore Caronte rientra in questa categoria, sebbene in maniera più circoscritta. Molti sistemi religiosi presentano figure simili, divine o comunque non umane, tendenzialmente neutrali, a cui non spetta alcun giudizio sull'anima.
È presso gli Egizi che si manifesta in modo preponderante la credenza nella pesata delle anime. Secondo "Il Libro dei Morti", dopo aver superato molte prove pericolose, il defunto arriva nel regno di Osiride e compare davanti al tribunale presidiato da questo dio, accolto da Anubis, il dio dalla testa di sciacallo. Anubis accompagna il defunto tenendolo per mano nella sala dei Due Pesi dove c’è una bilancia. È interessante notare come in Oriente San Cristoforo, il "Santo passatore di fiumi" e anch'egli psicagogo, sia talvolta rappresentato con una testa di cane, proprio come Anubis.
Il ruolo di San Michele come psicopompo ha, infatti, interessanti somiglianze con Thot, una divinità della mitologia egizia. Thot era associato alla saggezza, alla scrittura e alla luna, e svolgeva un compito simile a quello di San Michele nel guidare le anime dei defunti. Come psicopompo, Thot era responsabile della pesatura delle anime nel tribunale dell’aldilà, assicurando che i defunti ottenessero il loro posto appropriato nell’oltretomba. Entrambi, San Michele e Thot, incarnano l’idea di una guida che garantisce il corretto passaggio delle anime attraverso il regno dei morti, e le loro rappresentazioni iconografiche riflettono questo compito cruciale. Sebbene le tradizioni e le mitologie differiscano, le loro funzioni sovrapposte come psicopompi indicano una connessione universale nel concetto di protezione e guida spirituale.

Il Culto di San Michele nel Gargano e le sue radici
Il culto di San Michele, già ampiamente sviluppato in Oriente, si diffuse nel VI secolo anche nel mondo occidentale, in particolare grazie a numerose apparizioni. La prima di queste avvenne in Puglia, sul Monte Gargano, seguita da altre in Normandia (Mont Saint Michel), a Roma (Castel Sant'Angelo, in precedenza Mausoleo di Adriano) e in Sicilia (Gibilmanna, Licata, Caltanissetta, ecc.). Da allora, moltissime chiese furono dedicate all’“Angelo” per antonomasia: in Italia sono oltre ottocento, mentre più di sessanta località si trovano sotto la sua protezione.
Il più celebre santuario dell’Occidente latino dedicato a San Michele è quello di Monte Sant’Angelo. Il tempio garganico sorse accanto alla grotta dove, secondo la leggenda, si verificarono quattro apparizioni miracolose dell’Arcangelo:
- l’episodio del Toro nel 490
- l’episodio della Vittoria dei Sipontini nel 492
- l’episodio della Dedicazione nel 493
- l’episodio della Liberazione della città dalla peste nel 1656
Il miracolo della terza apparizione avvenne un anno dopo la vittoria dei Sipontini. Il vescovo di Siponto, in segno di riconoscenza a San Michele, voleva consacrargli la spelonca dove era avvenuto il miracolo del toro. Tuttavia, l’Arcangelo gli apparve e gli disse di aver già consacrato personalmente la Grotta, che da quel momento fu chiamata “Celeste Basilica”, l'unico luogo di culto non consacrato da mano umana. La leggenda vuole che nella roccia della Grotta sia rimasta impressa l’orma del piede di San Michele come segno tangibile della sua presenza. Il santuario accanto alla Grotta mistica fu iniziato nel 1274, e contemporaneamente, attorno ai luoghi sacri, nacque la città che prese il nome del suo protettore.
Mentre dalla Puglia il culto si irradiava in tutto l’Occidente, il santuario sul Gargano divenne meta di pellegrinaggi di principi, santi e papi (Giovanni Paolo II lo visitò nel maggio del 1987) e devoti. Ancora oggi, i pellegrini locali, come segno distintivo, portano una penna di gallina dipinta di rosso e giallo a ricordo delle piume che ornano il cimiero, una conchiglia, un cavalluccio di pasta di scamorza oppure dei bastoni con in cima ciuffi di aghi di pino.
L'immagine del Santo è collocata nel cuore della Sacra Grotta, da cui un tempo trasudava dell'acqua che andava a raccogliersi nel cosiddetto Pozzetto. Da qui veniva attinta con un secchiello d'argento ed offerta da bere ai pellegrini per le sue proprietà miracolose. Anche i frammenti di roccia provenienti dalle pareti rocciose della Grotta venivano custoditi dai fedeli con estrema cura in quanto rivestiti di proprietà protettive. All’interno della spelonca, i devoti a volte, nello sciogliere un voto, mettono in atto dei comportamenti particolari come il camminare scalzi, camminare sulle ginocchia, indossare l’abito votivo, toccare la roccia o parlare con l’effigie.
Il Simbolismo del Toro e i Culti Ancestrali
Nel contesto del Gargano, il culto dei morti assume una rilevanza particolare. Qui, il culto di San Michele si radica profondamente nelle tradizioni popolari e rurali. Le reminiscenze di culti precedenti e le influenze di tradizioni ancestrali arricchiscono il culto di San Michele nel Gargano, dove si osservano pratiche che riflettono una profonda consapevolezza della morte e della vita dopo la morte. Questi rituali sono spesso legati a culti pagani precedenti, che veneravano spiriti e divinità associate al mondo dei morti, e sono stati assimilati e reinterpretati nel contesto cristiano.
Un’ultima osservazione riguarda gli animali dell’apparizione sul Gargano. Il mitico proprietario degli armenti a cui sarebbe apparso Michele, notiamo che l’animale disperso che procede fuori dalla mandria, da solo, non è una pecora, come in molte tradizioni popolari, ma un toro. La scelta non è casuale e ci riporta ai culti della grotta e dell’Antica Madre. Questi, infatti, sono spesso associati a simboli taurini, come il toro e l’ariete, che compaiono in numerosi siti archeologici. In Francia, nella grotta di Laussel, sono state trovate rappresentazioni di donne che stringono corna di bisonte, mentre in Anatolia centrale e Tessaglia, la studiosa Marija Gimbutas ha documentato la presenza di corna di ariete associate al culto della dea lunare.
Altre testimonianze includono siti in Bulgaria, Grecia e Sardegna, come le tombe di Tisiennari e Anghelu Ruju e la grotta “Domus dell’Ariete”, risalenti al IV millennio a.C. Il culto del toro è anche presente a Çatal Höyük, dove le abitazioni erano decorate con pitture e sculture di argilla raffiguranti teste di animali e divinità femminili, legate alla fertilità e alla generazione. Inoltre, i templi megalitici di Göbekli Tepe, con le loro strutture circolari e pilastri a “T”, mostrano stilizzazioni taurine, suggerendo l’importanza del toro nel loro sistema cultuale. La relazione bovide-donna è stata spiegata con il periodo di gestazione che per entrambi è di nove mesi. In realtà, altri studiosi hanno ipotizzato l’associazione delle corna del toro con l’organo genitale femminile, le tube di Falloppio, scoperte probabilmente nell'antichità durante operazioni di scarificazione sui corpi dei morti. Questa “scoperta” la troviamo raffigurata in diversi vasi antropomorfi dove, rappresentate proprio all’altezza del bacino, ci sono le corna taurine. Evidenze archeologiche sono presenti in tutta l’area mediterranea. Il motivo toro/utero è presente in moltissimi dipinti parietali, statuette e pilastri votivi dove corna taurine sono abilmente posizionate nelle zone genitali delle raffigurazioni femminili.

Patrocini e Invocazioni di San Michele Arcangelo
A San Michele, in quanto pesatore di anime, è affidato il patrocinio dei fabbricanti di bilance e di tutti gli altri professionisti che se ne servono: farmacisti, pasticcieri, fornai, droghieri, merciai, formaggiai e commercianti in genere. Per i suoi attributi di guerriero e per la corazza dorata che indossa, il Santo protegge gli schermitori, i maestri d'armi, gli armaioli, la Pubblica sicurezza, i paracadutisti, i forbitori e i doratori. Protegge anche i fabbricanti di vino (pesta il diavolo così come si pesta il mosto) e di tinozze. È patrono dei radiologi.
Come guardiano delle chiese contro Satana, l’Arcangelo viene spesso rappresentato sulle guglie dei campanili (come il campanile della chiesa di Palazzolo). Quando circolavano i carretti era anche il guardiano dell’asse delle ruote e veniva dipinto o scolpito in posizione strategica per non far rompere la barra. San Michele difende dai contagi, dalla peste, dalle guerre, dalla siccità, dalle inondazioni; ha anche un legame con il mare poiché protegge dai rischi marittimi e dai naufragi. I pellegrini che si recavano nel santuario francese di Mont-Saint-Michel-au-Pèril-de-Mer, l’isoletta montuosa sulle coste normanne, si mettevano sotto la sua protezione sfidando la marea galoppante e le sabbie mobili: solo così arrivavano sani e salvi.
Le donne dei pescatori siciliani, per ingraziarselo, ripetono la seguente orazione: "San Michiluzzu faciti bon tempu! / c'è me maritu ch'è 'n mezzu a lu mari; / l'arvulu d'oru e li ntinni d'argentu, / la Madunnuzza mi l'av'aiutari". Anche contro il malocchio protegge San Michele. A Rosolini si recita: "M'hanu fattu l'ucciatura, / Peppi miu chi sbintura! / Nun ti cunfunniri cara mugghieri / a li quattru cantuneri / c'è calatu ri li cieli / u santu arcangiulu Micheli! / Chi ci purtamu / puvirieddi comu siemu? / Vinti ova quattru iaddi / du matassi pi filari / e l'ucciatura ti scompari". In alcuni centri dell'Agrigentino, sempre per allontanare il malocchio dai bambini, le mamme cospargono di sale i vestitini e poi invocano: "La fattura leva o S. Micheli, / di lu corpu di lu me beni, / e fa ca lu mali ca mi veni / supra d'idddu torna beni. / Libiratulu S, Micheli".
San Michele è invocato per le anime del Purgatorio e dagli agonizzanti. Riguardo Palazzolo, P. Giacinto Leone scrive nella sua "Selva" (1763): "Nel Lunedì di Pasqua nella sua Chiesa i Cristiani vi concorrono ad ascoltare le Messe e vi assistono colle candele accese sperando da questo Principe degli Angeli e Protettore e difensore della Militante Chiesa, la sua assistenza, e protezione, nell'ora della morte."
San Michele e la Dormizione della Vergine Maria
Nel corso degli avvenimenti narrati, la Sacra Scrittura parla spesso del ministero degli angeli buoni. La Chiesa ha sempre invocato l’assistenza e l’aiuto del Campione Celeste contro le insidie del maligno specialmente nel momento supremo della morte: "San Michele, difendici nel combattimento affinché non periamo nel giorno tremendo del Giudizio" (Preghiera di Benedetto XIII).
In questa prospettiva, si esamina il “Transito della Beata Vergine Maria”. Sconosciuta ai Vangeli canonici e agli Atti degli Apostoli, l’iconografia della Dormizione - Assunzione di Maria al Cielo anima e corpo è di tradizione orientale e trova la sua origine in testi apocrifi del IV secolo e, forse, anche prima. Tra le “Apocalissi” apocrife consideriamo il Transito della Beata Vergine Maria nell’opera De dormitione Deiparae, scritta tra la fine del IV e l’inizio del V secolo e variamente attribuita. La glorificazione di Maria, già pronunciatissima in altri Vangeli apocrifi, raggiunge in questo libro le più alte vette. In una versione medievale latina si parla di Michele che trasporta l’anima della Santa Maria, mentre nella versione greca si parla solo di Cristo che accoglie l’anima della Madre nelle sue braccia.
Fino al XII-XIII secolo, l’arte si adeguò al modello orientale della Dormitio; successivamente, soprattutto sulla base della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, vennero elaborate scene più complesse e comparvero i dipinti sui quali è raffigurato Gesù che affida l’anima della Madre a San Michele. Un testo apocrifo narra l'arrivo degli apostoli alla casa di Maria prima della sua dipartita. Maria, al vederli, fu piena di gioia e benedisse il Signore. Poi chiamò Pietro e gli apostoli e mostrò loro il corredo funebre. Al terzo giorno, con il sole ormai calato, il Signore Gesù apparve all'improvviso sulle nubi, con una moltitudine innumerevole di santi angeli, ed entrò nella camera dove giaceva Maria, con Michele e Gabriele. Il Salvatore, con un bacio, prese la sua santa anima e la depose nelle mani di Michele, avvolgendola in pelli di splendore indescrivibile. Gli apostoli videro l’anima di Maria consegnata nelle mani di Michele, perfetta nella forma umana, priva soltanto delle caratteristiche proprie del maschio e della femmina, con i soli tratti comuni a ogni corpo e sette volte più splendente.
Il Signore disse a Pietro di mettere al sicuro il corpo di Maria in un sepolcro nuovo e di restare accanto a lei. Poi salì al cielo. Gli apostoli trasportarono e deposero Maria nella tomba e sedettero tutti insieme aspettando il Signore. Successivamente, Gesù Cristo tornò dal cielo con Michele e Gabriele, sedendosi in mezzo agli apostoli. Fece un cenno a Michele, e le nubi discesero. Il Signore disse a Michele di prendere il corpo di Maria su una nube e di portarlo in Paradiso. Una volta sollevato il corpo, il Signore ordinò agli apostoli di stargli vicino. Appena saliti sulla nube, cantando con voce angelica, il Signore ordinò alle nubi di procedere verso oriente, dirigendosi verso la regione del paradiso. Appena giunti in paradiso, deposero sotto l’albero della vita il corpo di Maria; Michele, presa la sua anima santa, la depose nel suo corpo. Il Signore mandò quindi gli apostoli nei loro luoghi rispettivi per la conversione e la salvezza degli uomini.

Nel XIII secolo, a Napoli, nella parrocchia di San Gennaro all’Olmo, si conserva un’icona in cui Michele regge in mano un cero, così come nel bassorilievo del Tabernacolo di Andrea Orcagna nella chiesa di Orsanmichele a Firenze e nell’icona del monastero di San Cirillo a Mosca. Nella versione latina, l’assunzione di Maria avviene per le preghiere di San Pietro e degli altri Apostoli: "Allora il Salvatore rispose: «sia fatto secondo la vostra decisione». E comandò l’arcangelo Michele affinché trasportasse l’anima della Santa Maria. Ed ecco l’arcangelo Michele rotolò la pietra dell’ingresso della tomba … E subito Maria risorse dal sepolcro e benediceva il Signore … E il Signore baciatola consegnò l’anima ai suoi angeli perché la trasportassero in Paradiso, e scomparve…".
La Punizione del Giudeo Sacrilego
A Palermo, nella chiesa di Santa Maria dell’Ammiragliato (La Martorana), e in una pittura su tavola del XIII secolo della scuola di Novgorod nella galleria Tretyakov a Mosca, la scena è resa con una complessa versione iconografica: Michele sale verso il Cielo con l’anima di Maria, mentre gli Apostoli seguono con lo sguardo il suo volo tra le nuvole e quattro angeli volteggiano nell’aria. La medesima iconografia è presente in un suggestivo mosaico del XII secolo nella Cappella della Rocca di Vignola (TO) e in un bassorilievo bizantino del X secolo della Dormizione della Vergine, dove due arcangeli, Gabriele e Michele, scortano l’anima di Maria verso il Cielo, con Michele distinto per l'onore di trasportarla.
Nella chiesa dell’Assunta di Riccia (CB), vi è un quadro ligneo dedicato alla “Dormitio Virginis” attribuito a Silvestro Buono. Nella scena appaiono in alto quattro arcangeli oranti che guardano verso il centro l’arcangelo Michele, circondato dagli Apostoli. Questa pittura dipende dalla descrizione della morte di Maria narrata, in una delle varie versioni, nel testo apocrifo di Giovanni, il quale inserisce, tra l’altro, elementi discordi rispetto alla tradizione. Erano giunti a metà strada allorché un Ebreo, di nome Ruben (altre versioni danno il nome Iefonia), voleva gettare a terra il venerabile feretro con il corpo della beata Maria. Prese dunque a supplicare gli apostoli affinché lo salvassero con le loro preghiere e fosse fatto cristiano. Allora gli apostoli piegarono le ginocchia e supplicarono il Signore di perdonarlo. Gli apostoli deposero il corpo nella tomba con grande onore, piangendo e cantando pieni di amore e di dolcezza. Questa scena, sulla base dei Vangeli apocrifi e della Legenda Aurea, viene ulteriormente arricchita da un altro interessante particolare: il gesto profanatore fu impedito dall’apparizione dell’arcangelo Michele, che recise con la spada le braccia dell’empio.
San Giovanni Damasceno inserì questo episodio degli apocrifi per significare che Maria non può essere toccata né dal male né dall’odio: Ella è interamente consacrata a Dio che la custodisce gelosamente come ha custodito l’arca dell’alleanza da ogni profanazione (II Sam. 6, 6-7). A Miggiano (MT), nella parete di fondo della cripta della chiesa di Santa Marina, vi è l’affresco della Dormitio Virginis. Prima del suo restauro presentava problemi di lettura e di datazione in quanto composto chiaramente dalla sovrapposizione di due affreschi di epoche diverse. Dopo i restauri degli anni '90, è stato restituito l’aspetto originario dell’affresco, databile al XIII-XIV secolo. Prima del restauro era chiaramente visibile la scena del profanatore e dell’Arcangelo che gli tronca le mani. Allo stato attuale, tale riquadro, come del resto tutto il dipinto, si presenta con colori piuttosto sbiaditi e il cruento episodio è appena percettibile. La Dormizio Virginis di Miggiano, comunque, riveste una grande importanza dal punto di vista tematico e soprattutto perché, con quello di Irsina (MT), è uno dei rari esempi in Italia del Transito di Maria in cripte.

Il tema della punizione del giudeo sacrilego è particolarmente insolito in ambito occidentale e in Italia probabilmente è da collegarsi ad ambienti antisemiti sorti per contrastare la pratica dell’usura da parte degli ebrei. È il caso del gruppo scultoreo conservato a Bologna nell’Oratorio di Santa Maria della Vita, realizzato nel 1519 dallo scultore Alfonso Lombardi. Lo scultore sceglie di rappresentare non il nucleo più cruento della vicenda (l’amputazione delle mani), ma quello che lo precede, bloccando la scena sulla furia degli Apostoli nei confronti del profanatore e sullo stupore del sacerdote ebreo alla vista dell’Arcangelo vendicatore. L’assenza del colpo di spada di San Michele in questa rappresentazione ne sottolinea la specificità.
A conclusione di questa nota, è necessario precisare che questo tema iconografico ha sempre mirato a evidenziare ed esaltare il gran mistero dell’Assunzione al Cielo della Vergine e Madre Maria Santissima con il proprio corpo. Maria si trova ormai al di là della morte e del Giudizio, in quella luce che le Sacre Scritture chiamano “Regno di Dio”. Lei, la “Tuttasanta”, è il primo essere umano presente, anima e corpo, nella gloria divina, la “Donna vestita di sole” di cui parla l’Apocalisse di San Giovanni. Infinitamente materna, la Santa Madre di Dio rimane totalmente rivolta verso gli uomini, verso le loro sofferenze, per aiutarli a conquistare il Paradiso, e in questa santificante missione è coadiuvata dagli angeli buoni e prima di tutti dal loro Principe, Michele.
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