San Giuseppe: la sua vita, il suo ruolo e la sua morte

Papa Giovanni XXIII, di recente fatto Beato, accarezzò l'idea di farsi chiamare Giuseppe, tanta era la devozione che lo legava al grande santo falegname di Nazareth. Il nascondimento, nel corso della sua intera vita come dopo la sua morte, sembra quasi essere la “cifra”, il segno distintivo di san Giuseppe. Il Nuovo Testamento non attribuisce a san Giuseppe neppure una parola. Il Vangelo gli conferisce l'appellativo di Giusto. Giuseppe discende dalla casa di David: di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Con Maria si fidanzò secondo gli usi e i costumi del suo tempo. Se nel frattempo veniva concepito un figlio, lo sposo copriva del suo nome il neonato; se la sposa era ritenuta colpevole di infedeltà poteva essere denunciata al tribunale locale.

Illustrazione di San Giuseppe come falegname

Ora appunto nel Vangelo di Matteo leggiamo che “Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo, prima di essere venuti ad abitare insieme. Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco l’Angelo del Signore a rassicurarlo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Giuseppe può accettare o no il progetto di Dio, giacché il Signore non violenta mai l’intimità delle sue creature. Egli ubbidì prontamente all’Angelo e in questo modo disse il suo sì all’opera della Redenzione. Perciò quando noi guardiamo al sì di Maria dobbiamo anche pensare al sì di Giuseppe al progetto di Dio. Una volta conosciuta la sua missione, si consacrò a Maria con tutte le sue forze. Fu sposo, custode, discepolo, guida e sostegno: tutto di Maria. Il loro fu un matrimonio verginale, ma un matrimonio comunque vissuto nella comunione più piena e più vera. Se Maria è modello di umiltà, in questa umiltà si specchia anche quella del suo sposo.

Il ruolo di San Giuseppe nella vita di Gesù

“Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva S. Teresa d’Avila. Difficile dubitarne, se pensiamo che fra tutti i santi l’umile falegname di Nazareth è quello più vicino a Gesù e Maria: lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in cielo. Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a san Giuseppe.

Icona di San Giuseppe con Gesù Bambino

Nei Vangeli canonici l’ultima comparsa di Giuseppe è a fianco di Maria nel loro ritorno a Nazaret dopo il pellegrinaggio a Gerusalemme con Gesù dodicenne (cfr. Lc 2,51). Il fatto che durante la vita pubblica di Gesù non venga menzionato quando si nomina la madre (soprattutto presso la croce quando Gesù la affida al discepolo), ha fatto dedurre che già tempo prima Giuseppe deve aver concluso il suo cammino terreno. Certamente nel momento del trapasso egli avrà avuto a fianco tutti e due, il grande conforto della presenza di Gesù e di Maria, cosicché si comprende perché giustamente è stato proclamato il patrono di una morte santa e felice.

La morte di San Giuseppe

Se non abbiamo notizie della sua morte, ancor meno sappiamo della sepoltura. L’esempio perfetto di “morte felice”Si sa poco della vita di San Giuseppe, padre adottivo di Gesù. La maggior parte degli studiosi crede che Giuseppe sia morto prima della crocifissione di Gesù, soprattutto perché non era presente alla crocifissione e nel Vangelo di Giovanni Gesù affida sua madre a qualcuno di esterno alla sua famiglia (cfr. Tenendo conto di questo panorama storico, molte tradizioni sostengono che Giuseppe sia morto tra le braccia o alla presenza di Gesù e Maria. Ci sono numerosi resoconti di questo momento, ma uno particolarmente toccante è quello che si rinviene negli scritti della Venerabile Madre Maria di Gesù di Agreda (nota anche come la suora dotata di bilocazione), che scrisse di questo episodio ne La Mistica Città di Dio.

Poi quest’uomo di Dio, rivolgendosi a Cristo, nostro Signore, nella più profonda reverenza, volle inginocchiarsi davanti a Lui. Ma il dolcissimo Gesù, venendogli vicino, lo accolse tra le sue braccia, e chinando il capo tra queste Giuseppe disse: “Mio altissimo Signore e Dio, Figlio del Padre eterno, Creatore e Redentore del Mondo, dona la tua benedizione al tuo servo e all’opera delle tue mani; perdona, Re pieno di misericordia, le colpe che ho commesso al tuo servizio. Ti esalto e ti lodo, e ti rendo grazie con tutto il cuore perché nella tua ineffabile condiscendenza mi hai scelto per essere lo sposo della tua vera Madre; fa’ che la tua grandezza e la tua gloria siano il mio ringraziamento per tutta l’eternità”. Il Redentore del mondo gli diede la sua benedizione dicendo: “Padre mio, riposa in pace e nella grazia del mio Padre eterno e mia, e ai profeti e ai santi, che ti attendono nel limbo, porta la lieta notizia della prossimità della loro redenzione”.

Affresco della Dormitio Virginis con San Giuseppe

Giuseppe, l'uomo giusto e obbediente

La prima definizione di Giuseppe che incontriamo nel vangelo di Matteo è “giusto”. Il promesso sposo di Maria, davanti all’inesplicabile gravidanza della sua fidanzata, non pensa al proprio orgoglio o alla propria dignità ferita: pensa invece a salvarla dalla cattiveria della gente, a salvarla dalla lapidazione a cui poteva essere condannata. Non vuole ripudiarla pubblicamente, e pensa di licenziarla in segreto. Ma subito, in quella comprensibile angoscia, in quella sofferenza, l’amore di Dio arriva a sollevarlo, un angelo viene a parlargli, ad ispirargli la scelta più giusta, che è sempre quella di non aver paura: “Non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù” (Mt 1,20).

Un angelo accompagna Giuseppe nei momenti più difficili della sua vita, e l’atteggiamento di Giuseppe davanti alle parole del messaggero celeste è sempre di fiduciosa obbedienza: prende Maria come sua sposa e quando l’angelo, dopo la nascita di Gesù, torna ad avvertirlo del pericolo della persecuzione di Erode, fugge di notte con la sua famiglia in Egitto, un paese straniero, dove deve ricominciare tutto da capo, procurarsi nuovamente un lavoro (da Matteo, al capitolo 13, apprendiamo anche del suo mestiere d’artigiano, quando gli abitanti di Nazareth, scettici, si domandano: “Non è forse il figlio del carpentiere?”), riguadagnarsi la fiducia dei vicini. E quando l’angelo torna ancora ad avvisarlo della morte di Erode e gli ingiunge di tornare nel paese d’Israele, prende con sé moglie e figlio e si rifugia in Galilea, a Nazareth, ancora su consiglio dell’angelo.

L'educazione di Gesù

È indubbio che Giuseppe abbia amato Gesù con tutta la tenerezza che un padre ha per il proprio figlio: tutto ciò che Giuseppe fa è per proteggere ed educare questo misterioso bambino, obbediente e saggio, che gli è stato affidato. Educare Gesù: l’immensa sproporzione del compito di dire al Figlio di Dio ciò che è giusto e ciò che non lo è. Deve essere stato umanamente difficile, dopo averlo cercato angosciosamente per tre giorni, durante i quali, senza avvertire né lui né sua madre, Gesù era rimasto nel tempio a discutere con i dottori della legge, sentir dire a quel ragazzino dodicenne: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Ma forse è lo smarrimento che ogni padre prova quando si accorge che i propri figli non gli appartengono, e che il loro destino è nelle mani di Dio.

Giuseppe non appare in nessuno dei quattro vangeli durante la vita pubblica di Gesù, né sul Calvario, né al momento della Resurrezione. Se ne può dedurre perciò che sia morto prima che Gesù iniziasse la sua predicazione. Sulla vita di San Giuseppe, non si hanno più notizie a partire dall’episodio di Gesù fra i Dottori (nel Tempio di Gerusalemme) narrato nel Vangelo di Luca (2,41-50). L’evangelista racconta che Gesù, all’epoca dodicenne, si recò con i genitori nella città di Gerusalemme in occasione della Pasqua. Giunto il momento di tornare a casa, Gesù a loro insaputa rimase in città e si recò presso il Tempio dei Dottori. Fu lì che Maria e Giuseppe lo ritrovarono tre giorni dopo quando, presi dallo spavento, erano andati a cercarlo. Da questo episodio in poi non si hanno più notizie di San Giuseppe probabilmente perché morì poco prima che Gesù raggiungesse la maturità e iniziasse la sua vita pubblica, dunque una volta espletato il suo ruolo di padre putativo.

Secondo i Vangeli apocrifi, San Giuseppe morì all’età di 111 anni, colpito da malattia, tra le braccia di Gesù e di Maria, nel modo più sereno possibile circondato dall’amore delle persone che gli erano care. Per tale motivo, egli è venerato come "Patrono della buona morte". Infatti, a quale miglior morte potrebbe ambire un cristiano se non quella tra le braccia di Gesù e Maria?

San Giuseppe | La Storia dell'Uomo che il Figlio di Dio chiamò Padre

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