L'Arcivescovo di Chieti-Vasto, Monsignor Bruno Forte, figura di spicco nel panorama teologico e pastorale, ha offerto ampie riflessioni e partecipazioni significative legate al tema del crocifisso e al mistero della sofferenza. Le sue parole e il suo impegno evidenziano una profonda comprensione del dolore di Dio e del Suo amore per gli uomini, spesso espressa in contesti di grande rilevanza spirituale e sociale.

Il Crocifisso Miracoloso di San Camillo de Lellis: Fede e Incoraggiamento
Nell’agosto del 1582, Camillo de Lellis, nominato Maestro di casa dell’ospedale “San Giacomo degli Incurabili” di Roma, era intento a riformare l’assistenza agli infermi. Tuttavia, cominciarono le prime difficoltà, e in molti cercavano di ostacolarlo subito dopo la nascita della prima compagnia dei Ministri degli Infermi. Camillo era così scoraggiato che stava per abbandonare la sua opera di carità.
Ma, mentre stava per crollare sotto il peso delle avversità, il crocifisso che custodiva nell’oratorio in cui pregava insieme ai suoi compagni, animandosi, staccò le braccia dalla croce e gli si rivolse con le parole: “Di che t’affliggi, pusillanime? Continua che io ti aiuterò, perché questa è opera mia e non tua!”. Da quel momento nulla poté più fermarlo.
Il Pellegrinaggio della Reliquia a Bucchianico
Nel quarto centenario della morte di san Camillo de Lellis (1614-2014), fortemente voluta dal Comitato giubilare San Camillo de Lellis di Bucchianico e dai Religiosi Camilliani, questa importante reliquia è stata in pellegrinaggio nella sua città natale, Bucchianico. La sua permanenza è avvenuta nella settimana che dalla V domenica di Quaresima ha portato alla domenica delle Palme, stimolando a dare un’impronta spirituale e fortemente emotiva all’evento.
Monsignor Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto, ha ricordato in questa occasione: “Il mistero nascosto nelle tenebre della croce è il mistero del dolore di Dio e del suo amore per gli uomini. […] Il Dio cristiano soffre perché ama e ama in quanto soffre.”
In programma per l'evento si sono susseguiti numerosi appuntamenti, in particolare momenti di preghiera alla presenza del crocifisso miracoloso:
- Sabato 5 aprile: ore 17.00 - Arrivo del crocifisso a Bucchianico, accolto in via Piana e accompagnato in processione verso il santuario di san Camillo de Lellis; ore 19.00 - Santa messa nel santuario.
- Domenica 6 aprile: ore 19.30 - Rappresentazione teatrale dal titolo “Storia di un padre e di due figli”, diretta da Claudia Koll e interpretata dai giovani artisti dell’Accademia di spettacolo Star Rose Academy. Claudia Koll è intervenuta alla serata, condividendo la sua testimonianza di fede.
- Lunedì 7 aprile: ore 18.00 - Via Crucis meditata; ore 19.00 - Santa messa.
- Martedì 8 aprile: ore 18.00 - Via Crucis meditata; ore 19.00 - Santa messa; ore 21.00 - “… dalle sue piaghe siete stati guariti”, Roveto ardente animato dal Gruppo del Rinnovamento nello Spirito “san Camillo de Lellis”.
- Mercoledì 9 aprile: ore 18.00 - Via Crucis meditata; ore 19.00 - Santa messa; ore 21.00 - Davanti al Crocifisso, momento di preghiera animato dai gruppi di Comunione e Liberazione e della Famiglia camilliana laica.
- Giovedì 10 aprile: ore 18.00 - Via Crucis meditata; ore 19.00 - Santa messa; ore 21.00 - “Inchiesta su Gesù - Verità o Diceria? Storia o Leggenda?”.
- Sabato 12 aprile: dalle ore 16.00 - Giornata Mondiale della Gioventù Diocesana presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Bruno Forte, cui è seguita dalle 21.30 la “Notte bianca al santuario”, con preghiera e visita ai luoghi legati a San Camillo.
San Camillo de Lellis - trailer
Mons. Bruno Forte sulla Pasqua, la Sofferenza e la Fede ai Tempi della Pandemia
Monsignor Bruno Forte ha offerto profonde riflessioni anche sul significato della Pasqua in tempi di crisi, come durante la pandemia. Ha osservato come la Pasqua, da festa spesso mondana, debba riscoprire il suo significato biblico di passaggio attraverso il dolore e la prova verso una nuova vita e libertà.
Crisi e Risveglio Comunitario
Riflettendo sulle conseguenze del coronavirus, Mons. Forte ha affermato che le esperienze vissute, come la clausura forzata e la perdita di vite umane, non si dimenticheranno. Ha sottolineato che la storia è maestra per chi vive il dolore in prima persona e che, dentro le più grandi crisi, si risveglia il meglio di una comunità. Ha elogiato i sacrifici di medici, infermieri, forze dell’ordine e numerosi lavoratori.
Ha criticato aspramente lo “sciacallaggio religioso” e la speculazione sul dolore, definendola una bestemmia. Ha ribadito che il Dio di Gesù Cristo è misericordia infinita e amore senza condizioni, e che il Figlio eterno si è caricato della nostra morte e dei nostri peccati per aiutarci a portare la nostra Croce, non per renderla più pesante.
Il Ruolo della Chiesa e i Gesti del Papa
Riconoscendo la difficoltà per molti credenti nel non poter partecipare alla preghiera liturgica e all’Eucaristia, Mons. Forte ha chiarito che le Chiese non sono sbarrate, e che eventuali chiusure iniziali furono dovute a un equivoco prontamente risolto da Papa Francesco.
Ha citato Dietrich Bonhoeffer, teologo evangelico martire del nazismo, ricordando la sua poesia “La morte di Mosè” e la sua fede incrollabile. Ha inoltre evidenziato il gesto di Papa Francesco, che ha attraversato una Roma deserta per pregare sotto il Crocifisso e davanti a una Piazza San Pietro vuota, come un atto di altissimo significato, paragonandolo a eventi storici come la visita di Pio XII a San Lorenzo o la supplica di Paolo VI per Aldo Moro, e al pugno sul davanzale di Giovanni Paolo II. Questi sono gesti “più eloquenti di ogni parola”, che rivelano la profondità della fede e il grandissimo amore per il popolo affidato da Dio.
La Risposta della Comunità e il Futuro dell'Europa
La risposta del popolo italiano alle restrizioni è stata largamente maggioritaria e corale, dimostrando la dignità, la responsabilità e la nobiltà interiore nel reagire alle sfide della storia. Ha menzionato la rinascita dopo la Seconda Guerra Mondiale e lo slancio del boom economico come prove di questo potenziale.
Riguardo all’Europa, Mons. Forte, autore del volume “La patria europea”, ha sottolineato che il modo in cui essa affronterà la prova attuale sarà decisivo per il suo futuro. Ha richiamato i principi di responsabilità e solidarietà dei Padri Fondatori, centrati sul valore infinito di ogni persona umana, come la sfida da attuare oggi per tutelare la vita e la salute di tutti, a partire dai più deboli.
Il Senso della Morte e l'Amore Divino
Essere cristiani, discepoli del Dio crocifisso, significa non essere legati a un’unica condizione di vita, ma vivere per amore. Ha ricordato martiri come Tommaso Moro e i “santi della porta accanto”, che hanno amato e servito Dio e il prossimo nell’umiltà del quotidiano. Chi rimane in casa per tutelare la salute propria e altrui lo fa per amore e senso di responsabilità.
Riguardo alla morte, Mons. Forte ha citato Martin Heidegger, affermando che “la morte non è affatto un mancare ultimo... ma è, prima di tutto, un’imminenza che sovrasta.”. Ha riflettuto sulla tristezza di morire in solitudine a causa del Covid-19, ma ha sottolineato che la solitudine umana non significa abbandono da parte di Dio: “Chi l’avrà invocato, anche solo nel proprio cuore, avrà avuto certamente risposta.”
La Chiesa e il Web
Ha osservato come la pandemia abbia mostrato il volto migliore della rivoluzione digitale, con la rete che diviene mezzo di incontro e superamento delle solitudini, via di prossimità e carità. Ha comunque avvertito del possibile lato oscuro del web, che può portare all’anonimato e a scambiare amicizie virtuali per incontri reali.
La "Solitudine Abita" del Pastore e la Preghiera
Le sue giornate sono state segnate dalla “clausura”, ma la sua è una “solitudine abitata”, poiché dedica molto spazio alla preghiera, portando in essa non solo il suo popolo ma l’umanità intera. La preghiera, ha spiegato, non è tanto un amare Dio, quanto un lasciarsi amare da Lui. Mantiene molti contatti via web e telefono, e invia sussidi di riflessione e preghiera.
Ha riproposto una preghiera di grande speranza: “Signore Gesù, Salvatore del mondo, speranza che non ci deluderà mai, abbi pietà di noi e liberaci da ogni male! Ti preghiamo di vincere il flagello di questo virus, che si va diffondendo, di guarire gli infermi, di preservare i sani, di sostenere chi opera per la salute di tutti. Mostraci il Tuo Volto di misericordia e salvaci nel Tuo grande amore. Te lo chiediamo per intercessione di Maria, Madre Tua e nostra, che con fedeltà ci accompagna. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.”

Legami con San Camillo e il Volto Santo di Manoppello
Ha ricordato San Camillo de Lellis come il santo della carità verso gli infermi, nei quali egli riconosceva la presenza fisica di Gesù, e ha affidato a lui i medici e gli operatori sanitari. Ha anche menzionato il santuario del Volto Santo di Manoppello, dove è custodito il sudario con l’immagine del Salvatore, un luogo visitato da Papa Benedetto XVI e centro di irradiazione della fede nel Redentore.
In un Giovedì Santo, in impossibilità di celebrazioni consuete, Mons. Forte ha scelto di fare la processione del Cristo morto da solo, portando personalmente un antico Crocifisso dal Seminario Regionale fino al sagrato della Cattedrale, dove ha benedetto città e diocesi.
San Francesco d'Assisi e l'Incontro con il Crocifisso di San Damiano
Monsignor Bruno Forte ha dedicato riflessioni anche al rapporto tra San Francesco d’Assisi e Gesù Crocifisso, partendo dalle parole dell’Apostolo Paolo: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Difatti io porto le stimmate di Gesù nel mio corpo» (Gal 6,14.17).
La Missione di Riparare la Chiesa
L’episodio della chiamata del giovane Francesco, narrato dalla Vita Seconda di Tommaso da Celano, è illuminante: «Un giorno, passando davanti alla chiesa di San Damiano, condotto dallo Spirito, Francesco entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocefisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato. Mentre egli è profondamente commosso, all’improvviso l’immagine di Cristo Crocefisso gli parla movendo le labbra: “Francesco va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”» (Cap. VII: FF 593).
La missione di Francesco era riportare la Chiesa al Vangelo, liberandola dalla seduzione delle ricchezze e riavvicinandola ai poveri. Per Francesco, la croce è inseparabile dalla gioia, essendone anzi la fonte, perché è per amore che il Figlio l’ha scelta e la propone ai suoi. Solo per amore si può portare la croce con Lui, come espresso nei Fioretti (cap. VII), dove ci si può gloriare nella croce della tribolazione e dell’afflizione, perché “questo è nostro.”
L'Amore per i "Crocefissi della Vita"
Dall’incontro con Gesù Crocifisso inizia per Francesco una nuova vita. Si reca tra i lebbrosi e vive con essi per servirli in ogni necessità, lavando i loro corpi e curando le piaghe. Questo fu il punto di svolta del suo cammino di conversione: imparò ad amare Gesù nella sua condizione di Crocifisso e a riconoscerlo e servirlo nei “crocefissi della vita e della storia”. L’amore manifestato a questi ultimi scaturisce dall’amore al Figlio di Dio abbandonato sulla Croce. Senza questo amore, nulla si comprenderebbe di Francesco e della sua opera.
La Preghiera al Crocifisso di San Damiano
Voce di questo amore appassionato è la Preghiera al Crocifisso di San Damiano, in cui l’adorazione del Signore abbandonato sulle braccia della Croce si fa invocazione e testimonianza della volontà ferma di vivere nella sequela di Lui: «O alto e glorioso Dio, illumina el core mio.» Il porsi senza condizioni al servizio del Dio Crocifisso trasfigura Francesco e i suoi rapporti con gli altri, ispirati a una regola esigente, appresa meditando sul perdono di Gesù ai suoi crocifissori: «Chi non ama un solo uomo sulla terra al punto da perdonargli tutto, non ama Dio.»
Francesco interpella ciascuno sull’opzione fondamentale per il Signore. Il suo amore misericordioso, che unisce a Cristo, può essere dato solo da Dio. Per questo, Francesco chiede all’Altissimo con la preghiera “Absorbeat”: «Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolce forza del Tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell’amor mio» (FF 277). E si affida all’intercessione di Maria, Madre di Gesù, definendola «Signora santa, regina santissima, Madre di Dio, Maria, che sempre sei Vergine, eletta dal santissimo Padre celeste e da Lui, col santissimo Figlio diletto e con lo Spirito Santo Paraclito, consacrata.»

Omelia di Mons. Bruno Forte per Marco Maria Olivetti: il Sacrificio come Chiave Esistenziale
In occasione dell'apertura del Colloquio di Filosofia della Religione del 2008, Mons. Bruno Forte ha presieduto una Santa Messa in ricordo dell'amico Marco Maria Olivetti, illustre filosofo della religione, allievo di Enrico Castelli e già Preside della Facoltà di Filosofia della Sapienza di Roma. Nella sua omelia, Mons. Forte ha letto la Parola di Dio come una "lettera di Dio" indirizzata a noi, sottolineando che "in questa Parola è il Dio che è Amore che viene a parlarci, a ricordarci che non siamo soli in questo mondo e che la nostra casa è nella città celeste, dove non ci sarà più né dolore né morte, e dove Marco è entrato quel 28 Ottobre del 2006."
La Filosofia della Religione come "Nostalgia di Casa"
Il filo conduttore di questa riflessione è stato il tema del "sacrificio". Forte ha spiegato che rendere sacro qualcuno o qualcosa significa "separarlo" per Dio, consegnarlo totalmente a Lui. Ha citato la prima lettera di san Giovanni apostolo (1 Gv 3, 7-10) per illustrare come nascere da Dio significhi praticare la giustizia e l'amore fraterno, essendo resi giusti dal Giusto stesso, Gesù Cristo.
Il sacrificio supremo, secondo Forte, non è quello dell'uomo che offre il proprio figlio, ma di "Dio che sacrifica per l’uomo il Figlio del Suo cuore." Questo sacrificio, che unisce amore e morte a favore della vita, non è solo l’atto di un istante, ma il dono di tutto l’esistere. Entrare nel sacrificio del Figlio richiede un cammino che coinvolge l'intera esistenza, una sequela come quella proposta da Gesù ai discepoli del Battista: “Venite e vedrete.”
Il "Sacrificio" nella Vita e nel Pensiero di Olivetti
Mons. Forte ha quindi interpretato la vita di Marco Maria Olivetti come un "sacrificio" nel senso di consegna totale, cammino incessante e risposta a una vocazione. La filosofia della religione è stata la cifra della sua vita di pensatore, mossa da una "nostalgia di casa", il desiderio di tornare a quella casa ultima e vera. Per Olivetti, la filosofia della religione non era una "provincia dello spirito", ma l'occuparsi della totalità, del tragico del mondo e del senso della vita.
Il suo pensiero, caratterizzato da un'inesausta curiosità e un gusto per l'apprendimento costante, coniugava la filosofia tedesca con le ultime tendenze della filosofia analitica, la fenomenologia, l'alterità levinasiana, la metaforica di Ricoeur e l'ermeneutica. Per Olivetti, l'etica era la filosofia prima, la possibilità stessa di pensare l'umano come un continuo edificarsi verso il proprio compimento.
La sua concezione di Dio non era quella delle certezze assodate, ma il “Dio dell'esodo e del Regno, dell'alleanza e della promessa, della Parola e del Silenzio che chiama.” La vita di Olivetti è stata un “sacrificio” come risposta a una vocazione, dimostrata dalla dedizione, generosità e attenzione verso tutti, specialmente i giovani allievi. La sua filosofia, intesa come "analogia del soggetto", è una filosofia del soggetto parlante e dialogante con un'alterità sempre precedente ed eccedente, che fonda la vita intera come risposta a una vocazione.
Marco Maria Olivetti, pensatore cattolico in un’università laica, contemplava il Cristo il cui “sacrificio” è stato la chiave misteriosa della sua esistenza. Mons. Forte ha concluso la sua meditazione rivolgendo un'ultima parola al Dio crocifisso.

Preghiera al Gesù Crocifisso
Gesù Crocifisso! Sempre Ti porto con me, a tutto Ti preferisco. Quando cado, Tu mi risollevi. Quando piango, Tu mi consoli. Quando soffro, Tu mi guarisci. Quando Ti chiamo, Tu mi rispondi. Tu sei la luce che mi illumina, il sole che mi scalda, l'alimento che mi nutre, la fonte che mi disseta, la dolcezza che m'inebria, il balsamo che mi ristora, la bellezza che m'incanta. Gesù Crocifisso! Sii Tu mia difesa in vita, mio conforto e fiducia nella mia agonia. E riposa sul mio cuore quando sarà la mia ultima ora. Amen!
tags: #bruno #forte #crocifisso