Le rappresentazioni di San Girolamo, in particolare quelle che lo vedono assorto in preghiera davanti al Crocifisso, sono un tema ricorrente nell'arte rinascimentale. All'interno della vasta produzione pittorica di questo periodo, diverse opere attribuite o legate alla cerchia dei Lippi presentano sfide attributive e stilistiche complesse, offrendo spunti interessanti sull'evoluzione artistica e sulle collaborazioni di bottega.
La "Crocifissione con la Maddalena, San Girolamo e San Francesco": Un Caso Attributivo Controverso
Un dipinto su legno sagomato, di attribuzione molto discussa, rappresenta Gesù crocifisso con aureola dorata e perizoma bianco. Ai piedi della croce, in ginocchio, è raffigurata la Maddalena con lunghi capelli biondi e veste rossa. Ai lati del Crocifisso sono inginocchiati, a sinistra San Girolamo vestito di bianco e, a destra, San Francesco con il saio marrone. Sul terreno sono visibili alcuni fiori e un teschio, elementi simbolici tipici di queste rappresentazioni.
Quest'opera, che fu conservata nell'antica Sala della Biblioteca (Sala Teatina), ha una storia attributiva piuttosto tortuosa. Inizialmente, fu attribuita alla cerchia del Ghirlandaio. Successivamente, dal Gamba, venne riconosciuta come opera di Filippo Lippi. Tuttavia, tale attribuzione è stata messa in discussione da Mendelssohn, che ha sottratto la paternità a Lippi. Il Garneri, invece, l'ha erroneamente attribuita a Filippino Lippi.
Nonostante la sua complessità attributiva, la tavola, sebbene non più pienamente leggibile a causa dello stato di conservazione, è stata a lungo trascurata dalla critica specifica e viene ricordata solo genericamente nella bibliografia della chiesa di provenienza.

Il "San Girolamo Penitente" di Filippino Lippi agli Uffizi
Un'opera meno controversa ma di grande interesse è il "San Girolamo" di Filippino Lippi, oggi conservato presso la Galleria degli Uffizi a Firenze. Questo dipinto raffigura il santo, secondo la tipica iconografia, durante la sua penitenza, vestito di abiti logori, provato e intento a pregare davanti al Crocifisso. L'espressione di San Girolamo è alquanto sofferente e il fatto che tenga in mano un sasso suggerisce che abbia appena terminato di mortificare il suo corpo percuotendosi.
Lo stile di Filippino Lippi è qui pienamente riconoscibile: vigoroso, nervoso e sostanzialmente anticlassico, riflette le inquietudini di un'epoca di forti cambiamenti storici. Le soluzioni inusuali adottate dall'artista riguardano anche gli attributi iconografici del santo: il cappello cardinalizio, i libri e il leone, elementi che tradizionalmente identificano San Girolamo, non si trovano infatti vicini alla sua figura ma sono dispersi nel paesaggio. Il cappello e i libri sono all'interno di una grotta, mentre il leone è posizionato vicino al fiume.
Quest'opera è identificabile con quella che Giorgio Vasari, nelle sue "Vite", descrive come realizzata da Filippino Lippi per la Badia Fiorentina, la chiesa di Firenze nei pressi del Museo del Bargello. In particolare, si ritiene che il "San Girolamo" sia stato creato per la Cappella Ferrantini.

Influenza della Bottega Lippesca e Contributi di Collaboratori
La complessità delle attribuzioni e la fluidità stilistica sono tratti distintivi del Rinascimento, specie quando si esaminano le opere prodotte nelle grandi botteghe d'arte. Il contesto della famiglia Lippi, sia Filippo che Filippino, non fa eccezione, rivelando influenze e collaborazioni significative.
Le Tavole del presunto Fra Diamante: tra Domenico Veneziano e Filippo Lippi
L'analisi di due tavole di dimensioni piuttosto grandi, forse impiegate come laterali di un trittico o di un polittico (come suggerisce la traccia di una cornice agli estremi), rivela la conoscenza del linguaggio di Filippo Lippi, in particolare nelle modalità di esecuzione del panneggio, con pieghe gonfie e isolate, e delle figure levigate e quasi prive di muscolatura. Nonostante lo stato di conservazione non sia dei migliori e la superficie pittorica appaia rovinata, i dipinti mostrano anche qualità luministiche ispirate a Domenico Veneziano.
Queste caratteristiche hanno portato a ipotizzare un'attribuzione all'ambito umbro-marchigiano del XV secolo, e in seguito a un pittore designato come "Espressionista gozzolesco". Tuttavia, non mancano somiglianze con certi brani eseguiti da Fra Diamante all'interno del ciclo lippesco pratese (Duomo di Prato, 1454-1466). In una delle tavole si osserva la figura di Frate Leone vista da dietro in un ottimo scorcio, mentre nell'altra il San Francesco presenta una sgradevole rigidezza nella parte inferiore delle gambe, sproporzionate rispetto al resto del corpo, con un nimbo preziosamente punzonato e inciso con il nome.
Questi elementi suggeriscono una datazione piuttosto precoce nell'attività di Fra Diamante, in un momento ancora legato alla "pittura di luce" della metà del secolo e privo degli aspetti verrocchieschi e botticelliani che compariranno successivamente. Ciò confermerebbe l'ipotesi che Fra Diamante, all'interno della bottega lippesca, abbia rappresentato un legame con la cultura luminosa di Giovanni di Francesco e Domenico Veneziano. Il rapporto delle due tavole con la pittura umbra si potrebbe individuare nel cantiere del Duomo di Spoleto, di cui Fra Diamante assunse la direzione nel 1469, dopo la morte di Filippo Lippi.
Prima di Piero della Francesca: Domenico Veneziano, Filippo Lippi e Benozzo Gozzoli
La Scuola di Domenico Ghirlandaio e l'Eredità di Filippino
Un altro prezioso dipinto, che attesta una forte connessione con i collaboratori di Domenico Ghirlandaio, mostra l'interpretazione di una religiosità semplice e accorata, indugiando sulla narrazione della processione verso il Calvario. Lo stile è caratterizzato da tratti veloci e nervosi, con una predilezione per un approccio calligrafico. Questa bottega, negli ultimi decenni del Quattrocento, fu particolarmente attiva e produsse opere di rara coerenza, rendendo spesso difficile distinguere i singoli maestri che partecipavano alla realizzazione di parti di un unico dipinto.
Tra questi, Bartolomeo di Giovanni era spesso incaricato di dipingere predelle o parti di esse, data la sua attitudine ai piccoli formati. Personalità versatile e attenta alle inquietudini di Filippino Lippi - che in questo specifico Crocifisso sono evidenti - Bartolomeo di Giovanni si specializzò in dipinti devozionali in cui amalgamava elementi e citazioni tratti da personalità artistiche maggiori con le quali collaborava.