San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena: Patroni d'Italia e Guide Spirituali

San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena sono riconosciuti come i due patroni d'Italia, figure che hanno profondamente segnato la storia spirituale e civile della nazione. La loro proclamazione, avvenuta nel 1939 per volere di Papa Pio XII in un momento storico delicato e segnato dalla guerra, intendeva offrire al paese un punto di riferimento spirituale e un incentivo ad affidarsi alla loro intercessione.

San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena insieme, in un'illustrazione o un'icona religiosa

Elementi di Somiglianza e Missione Comune

Tra San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena esistono numerosi punti di contatto che ne evidenziano la profondità spirituale e l'incisività della loro azione. Molti sono gli elementi di somiglianza tra questi due santi: il grande amore a Cristo, la profondità della preghiera e la predilezione per i poveri e gli svantaggiati.

L'Amore a Cristo, la Preghiera e il Coraggio della Parola Franca

Entrambi i santi mostravano un coraggio della parola franca, sempre rispettosa, anche nei confronti di chi deteneva una forma di potere, sia esso civile o religioso, e rischiava di servirsene per affermare sé stesso e non per servire. Un'altra particolare affinità tra Caterina e Francesco è lo spirito di pace e la mediazione per la riconciliazione tra città, istituzioni, famiglie e persone divise dall'odio, dalla sete di rivincita e dalla competizione.

Il loro desiderio di pace e l'invito ai rivali a compiere gesti di riconciliazione avevano una radice autenticamente e profondamente religiosa, di fede. Rivolgendosi a coloro che detengono il potere, i due santi non si soffermavano a dare consigli di tipo diplomatico o politico come li intenderemmo oggi, ma proponevano la stessa via: quella della conversione e della fedeltà all'unico Signore. Francesco scriveva nella “Lettera ai reggitori dei popoli”: «Considerate e vedete che il giorno della morte si avvicina. Vi supplico perciò, con tutta la reverenza di cui sono capace, di non dimenticare il Signore, assorbiti come siete dalle cure e preoccupazioni di questo mondo, e di non deviare dai suoi comandamenti». Caterina, a sua volta, affermava: «piuttosto dobbiamo eleggere di perdere le cose temporali e la vita del corpo, che le cose spirituali e la vita della grazia…».

Il sostegno a tutto questo si trovava nella vita sacramentale, altro punto di sorprendente assonanza. Francesco diceva: «Perciò io con fermezza consiglio a voi, miei signori, che, messa da parte ogni cura e preoccupazione, riceviate volentieri il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo in sua santa memoria», mentre Caterina invitava ad adorare il «dolcissimo Sangue (di Cristo)… nel quale si spegne ogni odio e guerra… si pacifica il cuore e l’anima». In questo modo, per i due santi, potevano crescere nei singoli e nelle società le virtù di chi può farsi operatore di pace: una giusta valutazione di sé, l'umiltà, la pazienza, la misericordia.

Le vie tracciate da Caterina e Francesco rappresentano l'unica concreta possibilità per “vincere la pace” e non semplicemente per vincere una guerra. Le operazioni belliche, la corsa agli armamenti e la crudeltà insita nell'uccisione anche di un solo uomo, civile o militare, appaiono, se confrontate con i loro risultati e gli strascichi di ingiustizia e di morte, ingenue e poco efficaci.

Sintesi grafica dei valori condivisi tra San Francesco e Santa Caterina (pace, carità, preghiera)

La Missione di "Riparare la Chiesa"

Sia san Francesco che santa Caterina, entrambi stigmatizzati, furono investiti dall’Alto della missione di “riparare la Chiesa”, come disse il crocifisso di San Damiano al Poverello di Assisi. La straordinarietà della loro santità dimostra come essi abbiano pienamente corrisposto alla volontà di Dio, una corrispondenza così importante da avere una ridondanza anche per i secoli futuri. I santi, infatti, continuano la loro intercessione dal Cielo, attendendo di essere "importunati" dalle nostre preghiere per elargire innumerevoli grazie a coloro che le domandano con fede e costanza. La "specializzazione" della loro intercessione è sicuramente nei confronti della Santa Madre Chiesa.

Papa Pio XII, nel Breve pontificio del 18 giugno 1939 con il quale proclamò i due Santi patroni d’Italia, sottolineò questo aspetto scrivendo che essi «beneficarono abbondantemente questa loro e nostra Patria, in ogni tempo madre di santi [...]. Santa Caterina, la fortissima e piissima vergine, [...] valse efficacemente a ridurre e a stabilire la concordia degli animi delle città e contrade della sua Patria e che mossa da continuo amore, con suggerimenti e preghiere, fece tornare alla sede di Pietro in Roma i romani pontefici, che quasi in esilio vivevano in Francia, tanto da essere considerata a buon diritto il decoro e la difesa della Patria e della Religione».

L’azione missionaria di santa Caterina fu decisamente straordinaria, soprattutto se si considera il tempo in cui visse e il fatto che fosse una semplice donna e senza cultura. Anche san Francesco non aveva fascino e ingegno tali da convertire e portare a penitenza tutti coloro che lo avvicinavano. In una lettera al francescano fra Lazzarino da Pisa, santa Caterina chiamò confidenzialmente san Francesco «il padre nostro» (Lettera 225), mostrando una sorta di "parentela spirituale" che la univa al Poverello.

Questa "parentela spirituale" li vede uniti anche nella loro singolare intercessione per la Chiesa, per la quale entrambi hanno donato tutto. La Santa senese, ad esempio, soleva dire che era disposta a dare perfino «il midollo delle sue ossa, goccia per goccia, per la riforma della Santa Chiesa». Una sua lettera a Stefano Manconi porta alla luce come ella esortasse ad essere zelanti e ad amare un’impresa tanto ardua come quella di difendere la Chiesa: «Se sarete quello che dovrete essere, metterete fuoco in tutta Italia» (Lettera 368). San Giovanni Paolo II, nell’omelia della Santa Messa celebrata in occasione del VI centenario della morte della Santa, affermò che «di questo “fuoco” ha bisogno l’umanità anche oggi, ed anzi forse più oggi che ieri. La parola e l’esempio di Caterina suscitino in tante anime generose il desiderio di essere fiamme che ardono e che, come lei, si consumano per donare ai fratelli la luce della fede ed il calore della carità “che non viene meno” (1Cor 13,8)».

La FOLLIA di Santa Caterina da Siena - Alessandro Barbero (Novembre 2020)

Santa Caterina da Siena: Vita, Opere e Rilevanza Storica

Biografia e Riconoscimenti

Santa Caterina Benincasa, dell'Ordine Terziario Domenicano, nacque a Siena il 25 marzo del 1347 e morì a Roma il 29 aprile del 1380, all'età di 33 anni. Fu canonizzata da Papa Pio II, suo conterraneo, nel 1461. Paolo VI la nominò Dottore della Chiesa, insieme a Santa Teresa d'Avila, nel 1970. Nel 1999, San Giovanni Paolo II la proclamò co-patrona d'Europa, insieme a Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e Santa Brigida.

Santa Caterina lasciò come scritti il Dialogo della Divina Provvidenza, chiamato semplicemente Dialogo, affidato per dettatura data la sua difficoltà a scrivere per mancanza di istruzione; 26 Orazioni; e 381 lettere a papi, re, principi, cardinali e altri protagonisti della tormentata vita pubblica del suo tempo. È Patrona della Facoltà di Comunicazione Istituzionale dell'Università della Santa Croce e fu nominata Interceditrice dell'Opus Dei nel 1964 da San Josemaría Escrivá, che la amava molto. Egli motivò la scelta dicendo: "Il giorno 13 maggio, considerando con quanta chiarezza di parola e con quanta rettitudine di cuore santa Caterina da Siena rivelò con coraggio e senza eccezione alcuna per nessuno le vie della verità agli uomini del suo tempo, ho decretato che l’apostolato che i membri dell’Opus Dei svolgono in tutto il mondo con verità e carità al fine d’informare rettamente l’opinione pubblica, sia raccomandato alla speciale intercessione di questa santa".

Caterina da Siena, pur essendo meno conosciuta di San Francesco, è patrona d'Italia perché ha lasciato un'impronta incisiva e indelebile nella storia del Paese.

Mappa dell'Italia medievale con le città visitate da Santa Caterina

La Sua Incidenza Sociale e Politica

La vita di Caterina fu interamente dedicata a Dio, ma da Dio stesso fu sospinta a partecipare attivamente alla vita della sua città, soccorrendo i poveri e i malati, spegnendo l'odio, ricomponendo le contese e tessendo la pace. La sua fama di santità e di servizio al popolo si diffuse rapidamente, portando la sua presenza ad essere richiesta in altre città italiane, tra cui Firenze, Pisa e Lucca.

Oltre ai viaggi per incontrare i governanti ed esortarli con la sua parola e la sua testimonianza, si industriava in tutti i modi per cercare di ristabilire la giustizia e per eliminare l'odio dai cuori e dalle famiglie, pacificarle con Dio. L'ha fatto anche dettando le sue 381 lettere, di cui 342 a italiani di ogni ceto e di varia provenienza. Questi testi, scritti "in volgare" (in italiano), la rendono la prima donna italiana "scrittrice". Dunque, Caterina fu una personalità di rilievo non soltanto dal punto di vista religioso, ma anche civile, tanto che Paolo VI la definì "la Santa della politica", in un'epoca in cui religione e politica erano un tutt'uno.

Nelle sue lettere, Caterina si mostrava forte e quasi temeraria nel richiamare tutti alla verità, compreso il Papa. Sua tipica espressione era "io voglio". È importante evidenziare il ruolo sociale avuto da Caterina come donna in quell'epoca, arrivando ad essere chiamata dal Papa a predicare ai Cardinali in Concistoro, i quali commentarono: "È lo Spirito Santo che parla in lei!". Nelle lettere, Caterina rimproverava con vigore l’ingiustizia, i raggiri e la corruzione. Ad esempio, a Giovanna regina di Napoli diceva: "Ti parlerei con riverenza, se fossi obbediente e giusta, ma poiché cambi faccia e non sei ferma nelle decisioni, non sono per niente riverente" (lettera n. 317).

Al Papa Urbano VI (lettera n. 364) diceva che "deve lavare il ventre della Santa Chiesa, spazzarlo dal fradiciume e porvi quelli che attendono all’onore di Dio e vostro e al bene della Santa Chiesa". Secondo Caterina, "il bene della Chiesa" e la pace si richiamavano a vicenda, invocando a capo delle comunità pastori e politici degni, capaci di pensare e volere in grande, capaci di andare oltre il tornaconto personale, qualità indispensabili allora come oggi. In un'altra lettera, esprimeva la sua forza spirituale dicendo: "Ora è tempo di gridare, di piangere, di dolerci… l’anima mia nel dolore gode ed esulta imperocché tra le spine sente l’odore della rosa che è per aprire". San Giovanni Paolo II, nella lettera sopra citata, si chiedeva: "Che cosa dobbiamo imitare della patrona d’Italia?" e rispondeva, rivolgendosi a tutti: "la vita interiore". Tutto ciò che Caterina ha compiuto nasceva infatti da una profonda vita interiore.

Il Riconoscimento Civile e la Giornata della Pace

Una legge italiana, la Legge 10 febbraio 2005, n. 24, mette in risalto il significato dell'opera di questi due santi. Essa recita: "Riconoscimento del 4 ottobre quale solennità civile e giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse in onore dei patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena" (primo comma). Questo significa che nel giorno della festa religiosa di San Francesco, il 4 ottobre, lo Stato italiano celebra una solennità civile dedicata ad entrambi i santi patroni. A Roma è stato costituito un Comitato di francescani e di domenicani che produce materiale per le scuole di ogni ordine e grado, proprio per promuovere i temi evidenziati dalla legge: dialogo, pace e fraternità tra culture e religioni diverse.

Logo o simbolo che unisce gli Ordini Francescano e Domenicano in tema di pace

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