L'uso di simboli e gesti religiosi da parte di Matteo Salvini, in particolare il rosario, ha generato un ampio dibattito in Italia, sollevando questioni sul rapporto tra fede personale e azione politica, e sulla laicità dello Stato.
L'ostentazione dei simboli religiosi da parte di Salvini
In diverse occasioni pubbliche, Matteo Salvini ha fatto riferimento alla sfera religiosa e a simboli cristiani. Tra i gesti più noti, si annoverano la dichiarazione di affidamento dell'Italia e della vita dei cittadini ai sei patroni d'Europa, tra cui san Benedetto da Norcia, santa Caterina da Siena, e ai santi Cirillo e Metodio. A queste si è aggiunta l'affermazione personale di affidare l'Italia al Cuore Immacolato di Maria, esprimendo la convinzione che ciò avrebbe portato alla vittoria.
Salvini si è spesso descritto come "l’ultimo dei buoni cristiani", riconoscendo di essere divorziato, peccatore e di frequentare la messa con poca regolarità, ma al contempo si è fatto difensore della "nostra storia" e dell'esistenza delle scuole cattoliche. Questa auto-descrizione mirerebbe a creare un'identificazione con l'ascoltatore comune, che "cerca faticosamente di essere un buon cristiano".
Il rosario, in particolare, è apparso come un'arma da brandire contro i nemici, trasformando la religione in uno strumento politico capace di "eccitare le piazze e occupare i palcoscenici mediatici". Tale approccio è stato evidenziato anche dopo le elezioni europee, quando Salvini si è presentato alle telecamere con un rosario in mano da baciare, ringraziando "chi c'è lassù" per aver aiutato non solo lui e la Lega, ma l'Italia e l'Europa, affidando al Cuore Immacolato di Maria "non un voto, ma il destino di un Paese e un continente".

Le reazioni del mondo cattolico e del Vaticano
Le azioni di Salvini hanno provocato reazioni significative da parte di esponenti della Chiesa cattolica, che hanno sottolineato la distinzione tra fede personale e agire politico.
Ammonimenti dalle gerarchie ecclesiastiche
Il Segretario di Stato vaticano, Cardinale Pietro Parolin, ha ammonito che "Dio è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso". Questa affermazione sottolinea il rischio di strumentalizzare la fede per fini personali o politici.
Similmente, il Cardinale Gualtiero Bassetti, introducendo l'assemblea generale dei vescovi italiani, ha richiamato a un impegno rinnovato affinché le virtù e la tradizione cristiana dell'Italia non rimangano "lettera morta". Ha enfatizzato che "non si vive di ricordi, di richiami a tradizioni e simboli religiosi o di forme di comportamento esteriori! Il nostro è un patrimonio che va rivitalizzato". Il Cardinale ha ribadito l'importanza di un cristianesimo che ha contribuito alla cultura e alla dottrina sociale del continente.
Un richiamo più diretto è giunto da Monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, il quale ha espresso "pessimo gusto" per il "frequente ricorso all'ostentazione dei simboli religiosi per usi impropri", considerandolo "ancor più fuori luogo" farlo in un contesto laico come il Parlamento. Monsignor Oliva ha sottolineato che "il simbolo religioso parla solo a chi lo usa con fede" e che il "vero politico sa di non trovare protezione mostrando un simbolo religioso per altri fini che non sono quelli propri di chi ha fede".
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Il messaggio del Pontefice
Anche se senza parole dirette, il Pontefice ha risposto indirettamente attraverso brani del Vangelo durante la recita del Regina Coeli. Il messaggio di Papa Francesco si è incentrato sull'esempio di Gesù, che "ci ha amati per primo, ci ha amati nonostante le nostre fragilità, i nostri limiti e le nostre debolezze umane". Il Papa ha ricordato il "comandamento nuovo" di amarsi tra noi con l'amore di Cristo, spiegando che è "l’unica forza che trasforma il nostro cuore di pietra in cuore di carne", rendendoci capaci di "amare i nemici e perdonare chi ci ha offeso", stimolando il dialogo e la fraternità. Questi richiami all'amore, al perdono e all'apertura verso l'altro sono stati interpretati come una risposta ai fischi e agli oltraggi contro il Papa registrati in alcune manifestazioni pubbliche, inclusa quella della Lega a Milano, dove Salvini ha nuovamente brandito il rosario ed esaltato la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.
La laicità della politica e il ruolo della fede
La politica, specialmente per chi ricopre cariche di governo, è stata definita "cosa ben diversa dai personali cammini di fede". Storicamente, dal mondo cattolico sono emerse figure come don Sturzo e De Gasperi, che hanno contribuito alla vita pubblica senza mai invocare la Vergine o agitare rosari durante i comizi. Questo suggerisce una tradizione di impegno politico cattolico che ha rispettato la distinzione tra sfera religiosa e azione di governo.
Affermare la laicità della politica e della società non implica dimenticare la dimensione religiosa come costitutiva dell'uomo. Tuttavia, promuovere il pluralismo non significa "cancellare il sacro dalla sfera pubblica per ridurlo a dimensione intimistica", specialmente di fronte a "grandi questioni etiche" che beneficerebbero della "millenaria sapienza delle religioni". Il rischio, altrimenti, è quello di lasciare la storia religiosa "in ostaggio ad altri".
Contesto storico e risonanze
L'appello di Salvini al Cuore Immacolato di Maria, con indiretti riferimenti alla profezia di Fatima, è stato considerato da alcuni "un po' fuori tempo". Un analogo slogan, infatti, era stato utilizzato durante la campagna elettorale del 1948, quando l'Italia si trovava di fronte alla scelta tra Democrazia Cristiana e Fronte Popolare, in un mondo diviso dalla Cortina di Ferro e segnato da persecuzioni anticristiane nei Paesi comunisti. In quel contesto, la campagna elettorale si giocava sul pericolo "rosso" e sulla "salvezza iscritta nel DNA del Patto Atlantico".
La "svolta mistica" di Salvini si è manifestata anche con l'invito a "ringraziare la Madonnina" di piazza del Duomo a Milano e con la citazione di Benedetto Croce: "non possiamo non dirci cristiani". L'appuntamento elettorale è stato inquadrato in chiave religiosa, prospettando la "prossima, per credenti e non credenti, sarà una vera Pasqua di resurrezione". Culminando con un giuramento sulla Costituzione e gli insegnamenti del "sacro Vangelo", in cui ha chiesto ai militanti di unirsi a lui.
Il testo menziona anche il passato della Lega con l'immagine di Umberto Bossi che raccoglieva l'acqua nella "sacra ampolla" sul Monviso, suggerendo una continuità nell'uso di elementi simbolici e rituali, sebbene con un focus geografico e religioso diverso.

Il vero significato dei simboli religiosi
Il vescovo Monsignor Oliva ha approfondito il significato profondo dei simboli religiosi, sottolineando che l'ostentazione impropria è "segno di debolezza". Un politico che cerca protezione e successo appellandosi al divino "ostenta un senso di superstizione che non ha nulla a che vedere con la vera religiosità". I simboli, ha ricordato, "valgono per quanto significano non per quello che appaiono". Senza la fede autentica, un simbolo religioso "scade a livello di un amuleto o oggetto privo di valore".
L'uso dei simboli religiosi per "propaganda politica preelettorale" offende "il comune senso religioso del nostro popolo". "Chi crede, il rosario lo prega non lo mostra", ha ammonito il vescovo, richiamando le parole di Gesù: "Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà".
È stato evidenziato come un clima di "superficiale polemica" in cui "tutto sembra lecito" (parlare, sparlare, imprecare, ostentare volantini, sospettare, aggredire verbalmente) abbassi "il livello etico della nostra società". Questo aspetto dovrebbe essere motivo di preoccupazione per tutti, inclusi coloro che amministrano la città e dai quali ci si aspetterebbe un comportamento "coerente e rispettoso". Quando ciò non accade, la gente comune tende ad astenersi dal voto.