Le Polemiche tra Matteo Salvini e il Mondo Cattolico sull'Uso dei Simboli Religiosi

Una forte polemica politica è scaturita dalla diffusione sui social network di un'immagine che pubblicizzava una «Santa Messa con Matteo Salvini», prevista presso la cappella della Domus Mariae a Roma. L'immagine, tuttora reperibile in rete e anticipata dal Corriere della Sera, mostrava, oltre al volto del segretario della Lega, i simboli del Carroccio e del gruppo europeo Identità e Democrazia, con lo sfondo di una chiesa.

La protesta è montata rapidamente sui social e tra gli altri partiti a causa di un evidente strafalcione comunicativo: sembrava che la "star" della messa fosse Matteo Salvini, generando un ampio dibattito sull'opportunità di tale associazione.

L'Intervento dell'Azione Cattolica e la Cancellazione della Messa

La Domus Mariae è la struttura che, ai piani inferiori, ospita la sede dell’Azione Cattolica Italiana (Ac). Sebbene l'attività alberghiera e convegnistica sia da anni affidata in gestione a operatori privati del comparto, e l’utilizzo della cappella non sia mediato dall’Ac ma concesso direttamente dal gestore, la presidenza nazionale dell’Azione Cattolica ha ritenuto necessario intervenire.

Vista l’immagine circolata sul web, l'Ac ha diramato una nota in cui ha comunicato che «la celebrazione non si terrà». L’associazione ha concordato con l’attuale gestore della struttura, Th Resorts, l’inopportunità di lasciar svolgere il rito religioso alla luce delle modalità con cui era stata promossa. La stessa società concessionaria, come scritto dall’Ac nella nota, non era a conoscenza della «strumentalizzazione intorno alla celebrazione». La presidenza nazionale dell’Ac ha giudicato «grave» la «strumentalizzazione di una celebrazione liturgica» e ha «stigmatizzato» l’accaduto.

In serata, la Lega ha fatto sapere che «il partito e lo staff di Salvini non hanno mai autorizzato la grafica, che è da considerare a tutti gli effetti un abuso».

Foto della Domus Mariae a Roma, eventualmente con un logo dell'Azione Cattolica

Matteo Salvini e l'Uso dei Simboli Religiosi: un Contesto di Critiche e Dibattiti

La controversia legata alla "Santa Messa con Salvini" si inserisce in un più ampio contesto di dibattito sull'uso dei simboli religiosi da parte del leader della Lega, che ha spesso suscitato reazioni contrastanti nel mondo cattolico e politico.

Il Decreto Sicurezza Bis e l'Invocazione Mariana

Matteo Salvini ha esultato per l’approvazione del decreto sicurezza bis invocando la benedizione della Madonna. Questo gesto ha provocato l'insorgere del mondo cattolico per l’accostamento dei simboli religiosi a un provvedimento che, tra l’altro, era stato spesso avversato dalle gerarchie ecclesiali.

Il presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, aveva tuonato dalle colonne de L’Osservatore Romano, prima di questo ennesimo gesto di Salvini: «I simboli religiosi valgono solo nel contesto di una fede vissuta, altrimenti sono una sterile ostentazione». Questo era un riferimento neanche troppo velato ai precedenti gesti del leader leghista: il rosario brandito durante i comizi elettorali, l’invocazione ai santi patroni d’Europa e l’affidamento alla Madonna che, diceva l'allora vicepremier, «ci porterà alla vittoria».

Sui social si è ironizzato per l’invocazione mariana postata dal ministro dell’Interno, un’immagine della Madonna circondata da un rosario a forma di cuore con la scritta: «5 agosto è il giorno in cui è nata Maria Santissima. Auguri mamma. Proteggici». Il tutto accompagnato da un breve commento di Salvini: «Serena Notte, Amici».

Salvini si rifaceva a quanto affermano i presunti veggenti di Medjugorje, ai quali la Madonna stessa avrebbe rivelato come data della sua nascita il 5 agosto. «Chi è stato a Medjugorje lo sa, - ha sostenuto il leader leghista - è il 5 agosto, il compleanno della Vergine e mi fa piacere che oggi faccia un bel regalo all’Italia».

Immagine del rosario o di Salvini che lo brandisce in pubblico

Senato, Salvini , Fontana e Bussetti al question Time

Le Reazioni delle Gerarchie Ecclesiali

In vista dell’approvazione del decreto sicurezza bis, il cardinale Bassetti aveva ribadito che «oggi più che mai, i cattolici devono avere ‘fede retta e speranza certa’ come diceva San Francesco, senza mettersi in fila dietro i pifferai magici di turno. I falsi profeti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Questa è la condizione e la sfida del cristiano di ogni tempo».

Queste parole sono state riprese dal quotidiano della CEI Avvenire, che ha titolato in prima pagina «(In)sicurezza al bis» e non ha esitato a definire «accostamenti sconcertanti» quelli di Salvini tra l’approvazione del decreto e le presunte apparizioni di Medjugorje. Sull’uso distorto dei simboli religiosi, netta era stata anche la presa di posizione del Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin: «Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso».

Il giorno dopo l’approvazione definitiva del provvedimento, in conferenza stampa al Viminale, Salvini ha replicato: «Sia i cattolici che gli italiani ragionano con la propria testa. Nella cover del telefonino ho la medaglietta della madonna di Medjugorje. Spero che Avvenire me lo permetta».

Ha poi concluso: «Bisogna resistere al fatto che tutti devono rispettare diritto nazionale e internazionale? Italiani, cattolici compresi, ragionano liberamente. Buona fortuna sia a Avvenire che a Civiltà Cattolica».

Precedenti Gesti: le Elezioni Europee e i Comizi Sovranisti

L’uso di simboli religiosi da parte di Salvini non è un episodio isolato. Il 26 giugno, dopo il successo della Lega alle elezioni Europee, si è presentato in conferenza stampa con un rosario in mano. Dopo averlo baciato, ha ringraziato «chi c’è lassù, e non aiuta Matteo Salvini e la Lega ma aiuta l’Italia e l’Europa a ritrovare speranza, orgoglio, radici, lavoro, sicurezza e quindi io non ho mai affidato al Cuore immacolato di Maria un voto, o il successo di un partito, ma il futuro e il destino di un paese e di un continente».

Anche alla chiusura della campagna elettorale dei sovranisti in piazza Duomo a Milano, aveva affermato: «Ci affidiamo alle donne e agli uomini di buona volontà... Ci affidiamo ai sei patroni di questa Europa: a San Benedetto da Norcia, a Santa Brigida di Svezia, a Santa Caterina da Siena, ai Santi Cirillo e Metodio, a Santa Teresa Benedetta della Croce. Ci affidiamo a loro. E affidiamo a loro il destino, il futuro, la pace e la prosperità dei nostri popoli». Brandendo un rosario, aveva rincarato: «Io personalmente affido l’Italia, la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria che son sicuro ci porterà alla vittoria, perché questa Italia, questa piazza, questa Europa sono simbolo di mamme, papà, uomini e donne che col sorriso, con coraggio, con determinazione vogliono la convivenza pacifica, danno rispetto ma chiedono rispetto».

Il Messaggio al Papa sui Migranti

Salvini ha anche lanciato un messaggio al Papa riguardo alla questione migranti, affermando: «Lo dico anche a Papa Francesco, che oggi ha detto “Bisogna ridurre i morti nel Mediterraneo”. Il governo sta azzerando i morti nel Mediterraneo, con orgoglio e spirito cristiano». Quando il segretario federale della Lega ha nominato il Pontefice, dalla folla presente nel cuore di Milano si sono levati fischi.

Voci Cattoliche a Confronto: Cardinale Ruini e Padre Bartolomeo Sorge

Il dibattito sull'interazione tra politica e fede ha coinvolto anche figure di spicco del mondo cattolico, con posizioni diverse e spesso contrapposte.

La Posizione del Cardinale Camillo Ruini e le Critiche

La recente intervista rilasciata dal cardinale Camillo Ruini al «Corriere della Sera» ha suscitato un'ampia polemica nel cosiddetto “mondo cattolico”, soprattutto per la tempistica, alla vigilia delle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna.

Di fronte alle forti riserve di molti cattolici nei confronti di Salvini, Ruini ha assunto una posizione di apertura verso il leader leghista, dichiarando: «Non condivido l’immagine tutta negativa di Salvini che viene proposta in alcuni ambienti». Questa intervista ha entusiasmato la Lega e i suoi alleati, tanto che su Libero campeggiava il titolo: «Salvini e il rosario: Ruini polverizza Bergoglio e sinistra».

Riguardo alla possibile nascita di un partito di ispirazione cristiana, il cardinale ha tagliato corto: «Non è questo il tempo per dar vita a un partito dei cattolici». Sulle questioni ecclesiali, Ruini non ha nascosto il suo netto dissenso dalle richieste dei padri partecipanti al Sinodo per l’Amazzonia riguardo all’ordinazione di “viri probati” - uomini di provata saggezza ed esperienza cristiana - sposati, giudicandola una «scelta sbagliata».

L’ex presidente dell’Azione Cattolica Italiana, Luigi Alici, ha definito l'intervista «inopportuna», giudizio condiviso da molti. La critica verteva sul fatto che un pastore della Chiesa, a maggior ragione un cardinale, prendesse posizione nei confronti del leader di un partito, superando i limiti del suo ruolo di prestigio. Se è normale per un vescovo pronunciarsi su questioni etiche o religiose, è ben diverso dal dare giudizi, positivi o negativi, su un uomo politico. L'inopportunità della scelta di Ruini di “sdoganare” Salvini è stata evidenziata anche dal fatto che il leader della Lega da tempo pretende di interpretare il Vangelo e di rappresentare i cattolici meglio dei loro vescovi. Avrebbe dovuto essere fatto un cenno alla convinzione del leader leghista che il messaggio cristiano dell’amore riguardi in modo prioritario, di fatto esclusivo, i membri della propria stirpe etnica.

Si è criticata anche la rivendicazione di Ruini del suo ruolo politico durante la Seconda Repubblica, quando i laici cattolici demandarono le loro scelte politiche alla gerarchia ecclesiastica, che, in nome della difesa dei “valori non negoziabili”, tacque sulla desertificazione etica e politica prodotta dall’ingresso della Lega nello scenario politico e dallo stile di Berlusconi. Infine, è stato osservato che, pur avendo diritto a un'opinione personale, un "pizzico di umiltà" o "senso delle proporzioni" avrebbe potuto indurlo a non contrapporsi pubblicamente al Sinodo per l'Amazzonia, interpellando Francesco per smentirlo, poiché «perfino il papa, pur non essendo vincolato in modo assoluto, deve avere un atteggiamento di ascolto verso i vescovi del mondo. E lui, Ruini, non è il papa».

Foto del Cardinale Camillo Ruini

La Ferma Posizione di Padre Bartolomeo Sorge

Una delle voci cattoliche più libere e intelligenti della Chiesa italiana, il gesuita padre Bartolomeo Sorge, scomparso a 90 anni, era finito nel mirino dei supporter di Matteo Salvini. Lucidissimo fino all'ultimo, Sorge aveva un carattere ironico e aperto, ed era coltissimo.

Di fronte alle ondate cicliche di odio leghista nei suoi confronti, si divertiva a twittare frasi come: «in 90 anni di vita non avevo mai sentito dire ogni sorta di male contro me, insulti e volgarità. “Beati voi...”, tu ci hai detto, o Gesù. Grazie! Ti prego, benedici chi mi maledice».

Il suo ultimo tweet, a sostegno delle leggi civili a favore delle famiglie gay, mostrava la sua apertura: «Tanto rumore per nulla! È pacifico da tempo che i diritti personali degli omosessuali (sia singoli, sia in coppia) vanno tutelati dallo Stato. Ma l’unione civile non è matrimonio». Era anche un aperto sostenitore del DDL Zan e si dispiaceva del "muro" di tanti cattolici. Sorge criticava apertamente anche il Vaticano e la Civiltà Cattolica, sostenendo il bisogno di non appiattirsi ma di continuare ad essere "lievito". Sullo jus culturae, non aveva dubbi: «Chi con me vive, lavora, paga le tasse... è mio concittadino. Pur diversi uno dall’altro, non vi sono cittadini di serie A o di serie B».

Appassionato di politica, Sorge aveva già in passato espresso critiche verso Berlusconi e, più recentemente, contro i 5 Stelle e i leghisti. Si era schierato contro Ruini, affermando che «Sbaglia a benedire Salvini». Padre Sorge non ha mai avuto paura di esprimere il suo giudizio e affrontare le critiche, mostrando una passione e un coraggio che, a suo dire, erano carenti nella compagine episcopale contemporanea, spesso silenziata e conformista.

Foto di Padre Bartolomeo Sorge

La Relazione tra Lega, Vaticano e Cattolicesimo Politico

L'incontro di Salvini con il "ministro degli Esteri" vaticano Gallagher è stato interpretato dalla Lega come un successo, sebbene La Stampa di Torino lo abbia descritto come una concessione in "terza battuta", dopo le richieste del leader leghista di incontrare Papa Francesco o il Cardinale Parolin.

Al di là delle interpretazioni, l'evento ha una sua importanza, considerando la storica incomunicabilità della Lega con le gerarchie vaticane. Oltretevere ha prevalso il realismo, parlando con tutti, a maggior ragione con chi può avvicinarsi al governo. Tuttavia, è stato notato che le "benedizioni" della curia vaticana da sole non servono a molto, e nella storia democristiana, partito laico per eccellenza, c'era addirittura diffidenza verso queste aperture.

Salvini ha un problema con il mondo cattolico e sa che questo lo separa da Palazzo Chigi e dai successi elettorali necessari per varcare quel portone. Il cattolicesimo politico esiste ancora, è una cultura che innerva porzioni abbondanti della classe dirigente del Paese reale, nelle università, nella scuola, nell’impresa, nel terzo settore, nelle fondazioni bancarie. Questo mondo rischia di ricompattarsi, per la prima volta dopo ventotto anni, e schierarsi dall’altra parte rispetto a Salvini. Il leader della Lega, con il suo fiuto politico, lo ha capito bene, ma sbagliarebbe a ritenere che la questione si possa risolvere con qualche incontro in Vaticano.

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