La Dottrina della Salvezza: Fede e Opere in Martin Lutero

Martin Lutero (1483-1546), il fondatore del movimento protestante, fu un frate agostiniano che riprese da Agostino la metafisica dell’interiorità. Per Lutero, la fede divenne la sostanza stessa della vita e del pensiero, rendendolo esistenzialmente coinvolto nel tema della salvezza. Come in Agostino la lettura di San Paolo fu determinante per apprendere il senso della fede, della grazia e del Cristo redentore, allo stesso modo per Lutero la “Lettera ai Romani” di San Paolo fu l’occasione per intendere la giustificazione per fede come l’opera esclusiva di Dio.

Martin Lutero, ritratto d'epoca

Contesto Storico e la Crisi Spirituale di Lutero

Nella seconda metà del 1400, la Germania stava vivendo una situazione sociale ed economica drammatica e devastante. Fu un’epoca di grandi sciagure, come la peste, che diffusero dolore e sofferenza, trovando unico conforto nella fede e nell’illusione di guadagnarsi il Paradiso. L’uomo del Medioevo si affidò quindi totalmente alla Chiesa, che divenne la più potente delle istituzioni. Tuttavia, a causa dell’eccessiva avidità, della smodata fame di ricchezza e della forte brama di potere, essa si era trasformata nell’istituzione più corrotta. Molti contestavano l’atteggiamento di una Chiesa che si dimostrava sempre più avida e superba, ma chi ebbe il coraggio di metterne in discussione l’autorità fu il monaco tedesco Martin Lutero.

Originario di Eisleben, nato nel 1483 da modeste origini contadine, Lutero fu uno dei personaggi storici che cambiarono l’Europa all’inizio dell’età moderna. Il padre volle che il figlio avesse una buona istruzione, convinto che la cultura fosse il fondamento di una vita degna di essere vissuta, e per questo motivo gli fece studiare giurisprudenza in una delle università più importanti dell’epoca, a Erfurt. Animato da un animo inquieto, Lutero non riuscì a trovare la sua giusta dimensione, poiché non si sentiva mai in pace con sé stesso e con Dio. La crisi spirituale che stava vivendo trovò soluzione solo durante un viaggio quando, sorpreso da un violento temporale, fu quasi colpito da un fulmine. Assalito dalla paura di morire, promise a Sant’Anna di farsi monaco in cambio della salvezza. Fu così che, nonostante la disapprovazione dei parenti, entrò nel convento di Erfurt, dove nel 1507 ricevette il sacerdozio.

Avviato agli studi teologici, si accostò all’orientamento dominante in teologia in quel momento, ossia l’occamismo, che esaltava la volontà sovrana di Dio (potestas Dei absoluta). Un viaggio a Roma, per discutere una questione interna dell’ordine, gli consentì poi di vedere la cultura, lo sfarzo e la vita spesso dissoluta delle corti italiane e soprattutto dei prelati della Curia romana. Nel 1512 conseguì il dottorato a Wittenberg e qui esercitò la sua professione di professore di teologia. Furono anni di intenso studio e di severa vita mistica, caratterizzata da aspri conflitti interiori. Lutero, infatti, pur compiendo in maniera irreprensibile i doveri di monaco, percepiva la propria inadeguatezza nel soddisfare quel Dio che egli viveva come severo ed esigente, dubitando di poter raggiungere la salvezza.

Martin Lutero e la riforma protestante: spiegazione in 5 minuti

La Rivelazione sulla Giustizia di Dio

Seguirono anni di intense letture alla ricerca di risposte intorno al suo Dio e fu nel 1514, meditando sull’”Epistola ai Romani”, che ebbe la rivelazione. Scoprì che con l’espressione “giustizia di Dio” non si deve pensare ad una giustizia rimunerativa, un Dio che premia il bene e punisce il peccato, ma come volontà salvifica di Dio che “rende giusti” coloro che peccano perché dona loro la sua “giustizia”. Per Lutero, la salvezza non viene dall’uomo per i suoi meriti ma direttamente da Dio ed egli sosteneva che dalla fede, che è grazia, scaturiscono le opere, ma dalle opere non nasce la fede. Si capisce allora la critica mossa dal monaco alle indulgenze, ai voti, ai pellegrinaggi e ai digiuni in quanto opere considerate “meritorie” e gradite a Dio, in netto contrasto con quanto, in quell’epoca, predicava la Chiesa cattolica, ovvero che attraverso il buon comportamento e le buone opere si poteva guadagnare la salvezza.

La Dottrina della Giustificazione per Sola Fede (Sola Fide)

Il problema che assillava Martin Lutero e i suoi contemporanei era essenzialmente quello della salvezza: come non andare all'inferno. Tutta la Riforma protestante ruota, dal punto di vista teologico-dottrinale, intorno alla questione della salvezza dell’anima. Parlare di giustificazione per fede significa essere resi giusti davanti al Creatore per la nostra fede. Tutti nasciamo come peccatori e continuiamo ad esserlo, la differenza è tra chi ha fede e chi non ne ha. Soltanto la fede ci permette di essere perdonati e, di conseguenza, salvati da Dio.

Secondo Lutero, a nulla valgono le “opere”. La fede “giustifica senza opera alcuna”. Come potrebbe, infatti, l’uomo, creatura fatta “dal niente”, fare qualcosa di buono che valga agli occhi di Dio? Le opere buone possono essere la conseguenza della fede ma non realizzano la “rinascita” richiesta dal Vangelo. La fede ha come unico e indistruttibile fondamento la Parola di Dio. Lutero ha fatto suo il concetto di “grazia determinante”, secondo cui l’iniziativa dell’opera della salvezza spetta a Dio, che la concede per grazia.

Lutero è un pessimista radicale: egli pensava che la dimensione umana, di fronte a quella divina, fosse incomparabile. L’uomo non può avere le forze per salvare la propria anima; egli si sente un peccatore incallito e riteneva che gli uomini, con le loro opere di bene, non potessero compensare la gravità dei loro peccati. Se l’uomo non è degno, abbastanza forte e autonomo per salvare la propria anima, l’unico modo in cui si può salvare è perché Dio lo salva per fede, perché è credente: è Dio che giustifica l’uomo, lo legittima, lo rende giusto e degno della salvezza, perché crede in Dio.

In quest'ottica, le opere buone non valgono per la salvezza; la giustizia di Cristo viene imputata al peccatore. Lutero divenne il luogo di liberazione, dando più risalto al credere in che al credere che. La dottrina della giustificazione è un elemento centrale della teologia protestante: chi, nella fede in Gesù Cristo, si fa donare la grazia di Dio, non viene giudicato per quello che fa o non fa, ma per quello che Gesù ha fatto (Rm 3,21-28). La nostra dignità ci è data da Dio solo per grazia, mediante la fede.

Il Contrasto con la Dottrina Cattolica e Sant'Agostino

La Chiesa cattolica aveva dato la sua risposta alla domanda sulla salvezza: per salvarsi l’anima bisognava avere fede in Dio e fare le opere buone; tutti i momenti essenziali della vita spirituale degli individui erano scanditi dai sacramenti. La Chiesa si poneva più marcatamente come intermediario tra l’individuo e il sacro, e svolgeva questa funzione anche nella lettura e nell’interpretazione delle Sacre Scritture. Per salvarsi l’anima, in sostanza, si doveva rispettare il clero, rispettare i sacramenti, credere in Dio e fare le opere buone (atti di carità, visitare malati, donare ai poveri, ecc.).

Aurelio Agostino di Ippona (354-430), filosofo e Padre della Chiesa cristiana, elabora una concezione di “salvezza” più articolata e complessa. Se Lutero toglie qualsiasi valore a una ricerca razionale autonoma, considerando la filosofia vana sofisticheria, Agostino considera fede e ragione assolutamente complementari. Se Lutero, nella sua visione pessimistica della natura umana, invita a “disperare di sé” affidandosi completamente e unicamente alla fede come unica via di salvezza, Agostino non nega il libero arbitrio. Secondo il Padre della Chiesa, come riassume Gilson, “due condizioni sono richieste per fare il bene: un dono di Dio che è la grazia e il libero arbitrio”. La grazia non ha l’effetto di sopprimere la volontà, ma di renderla buona. Questo potere di usare bene del libero arbitrio è precisamente la libertà. L’uomo mantiene dunque un ruolo importante, pur riconoscendo il ruolo primario della grazia nella vita del cristiano. Il concetto di “grazia concomitante o cooperante” agisce “in noi e con noi”, venendo in aiuto alla volontà umana quando essa ha già consentito alla grazia preveniente (o operante).

Confronto teologico: Lutero vs. dottrina cattolica

Le Implicazioni Teologiche e la Rottura con Roma

La rottura con la Chiesa cattolica avvenne proprio in relazione all’autorità del Papa e al potere che rivendicava circa il problema: “come ci si salva?”. Lutero arrivò a una conclusione molto consolante e cioè che, se un uomo non può salvarsi da solo perché non trova la forza di reagire al male insito nell’animo umano, Dio gli permette di salvarsi in maniera gratuita, una sorta di dono senza bisogno né di comprarlo né di ottenerlo come mera merce di scambio.

Nelle sue tesi, Lutero rifiutava la validità di cinque dei sette sacramenti riconosciuti dalla Chiesa: cresima, matrimonio, unzione degli infermi, penitenza, ordinazione sacerdotale. Secondo lui, solo il battesimo e l’eucarestia erano indicati nella Bibbia, mentre l’efficacia dei sacramenti dipendeva unicamente dalla fede di chi li riceveva. Questo comportava una rivisitazione dei poteri del sacerdote. Per Lutero, quando, nel corso della celebrazione della messa, il sacerdote pronunciava le parole della consacrazione, il pane e il vino non si trasformavano affatto nel corpo e nel sangue di Cristo; non avveniva cioè alcuna transustanziazione e, poiché Cristo è in ogni luogo, non era necessario che venisse evocato dal sacerdote. Tutti i credenti erano sacerdoti e la messa aveva reale valore solo per chi vi partecipasse con la propria fede individuale, diventando sacerdote di sé stesso (sacerdozio universale).

Secondo Lutero, indossare abiti consacrati, stare in chiesa o in luoghi sacri, pregare, digiunare, fare pellegrinaggi significava certamente compiere delle opere buone per mezzo del corpo e nel corpo, ma in realtà, tutte queste sono opere e riti che possono essere compiuti anche da persone cattive o perfino da peccatori; dunque, compiendo queste pratiche, gli uomini possono comportarsi da ipocriti e le opere possono essere un puro comportamento esteriore. Lutero passava alla svalutazione delle opere anche come impegno ad agire in base all’adesione alla legge divina. I comandamenti insegnano e prescrivono le opere buone, ma non danno la forza per realizzarle. Gli uomini, dopo il peccato originale, non sono capaci di azioni virtuose, possono solo peccare. I comandamenti possono guidare gli uomini a riconoscere la loro incapacità a fare il bene, a disperare di se stessi, a constatare che la vita umana e le opere non sono niente al cospetto di Dio. L’uomo, perduta la fiducia in se stesso, cerca l’aiuto in Cristo e nella sua parola, deve abbandonarsi a Cristo con fede forte e totale e confidare in Lui. In ragione di questa fede, tutti i peccati saranno perdonati, l’uomo trionferà sulla sua perdizione, diverrà giusto e pacifico, avrà adempiuto a tutte le leggi.

La Ribellione e la Nascita del Protestantesimo

Le 95 tesi ebbero grande diffusione e suscitarono molte polemiche. Denunciato dalla Curia romana, il 7 agosto 1518 Lutero ricevette l’invito a recarsi a Roma per discolparsi e ritrattare le opinioni che gli erano state contestate, ma rifiutò. Alla luce di tutto questo il Papa Leone X, con la bolla “Exurge Domine”, il 15 giugno 1520 condannava 41 proposizioni di Lutero e lo minacciava di scomunica qualora non le avesse ritrattate entro sessanta giorni. Lutero, non solo non ritrattò, ma il 10 dicembre 1520 diede pubblicamente fuoco ai volumi di diritto canonico e alla stessa bolla papale. L’anno dopo venne scomunicato con la bolla “Decet Romanum Pontificem”.

Secondo le leggi dell’impero, la bolla papale di scomunica avrebbe dovuto essere eseguita dall’autorità laica, ma la preoccupante situazione della Germania e il favore che il messaggio di Lutero aveva suscitato fece sì che, invece di essere scomunicato, egli venisse invitato alla Dieta che si era aperta a Worms il 6 gennaio 1521, per ritrattare le sue posizioni. Poiché egli rifiutò la ritrattazione di quanto aveva scritto, fu bandito dall’impero da Carlo V. Mentre viaggiava verso Wittemberg, però, cadde in un’imboscata simulata e i cavalieri del principe di Sassonia lo condussero in un castello della Wartburg, per sottrarlo all’arresto. Qui scrisse opere polemiche e tradusse il Nuovo Testamento, che fu ampiamente diffuso, dando l’opportunità alla gente comune, che non conosceva il latino, di leggere la Bibbia per la prima volta. Nel marzo del 1545, in occasione della convocazione del concilio di Trento, scrisse il suo libro più violento e sprezzante: Contro il papato in Roma fondato dal diavolo. La rottura era compiuta, il Grande Scisma dell’occidente cattolico era ormai inevitabile.

Mappa della diffusione della Riforma Protestante in Europa

La Risposta della Chiesa Cattolica: Il Concilio di Trento

Il 13 dicembre 1545 si aprì il Concilio cattolico di Trento, che darà avvio alla Controriforma. Tra la scomunica di Lutero e l'apertura del Concilio di Trento (1545), passano ventiquattro anni intensi. La dottrina della giustificazione, a lungo considerata come carattere distintivo del Protestantesimo, è stata da molti anni affermata anche dalla Chiesa cattolica. Il Concilio di Trento ribadì che l'uomo non è passivo ma mantiene un ruolo importante, e si sforzò di evitare di sottostare al falso di non aver conseguito la grazia di Dio. Il Concilio pose particolare attenzione a esporre una dottrina della giustificazione che vedeva la salvezza come un evento integrale che coinvolge tutto l'uomo e non solo il suo assenso intellettivo o emotivo, portando con sé la speranza e la carità.

Principi Fondamentali della Teologia Luterana della Salvezza

La teologia di Lutero si fonda su alcuni pilastri fondamentali, riassumibili nelle "solas":

  • Sola Scriptura: Solo la Sacra Scrittura è ispirata da Dio e l'unica fonte della Rivelazione e della verità di fede. Lutero non negava la rivelazione, ma riteneva che solo la Sacra Scrittura è ispirata da Dio e respingeva le interpretazioni dei papi, dei concili, i commenti dei dottori della Chiesa e la tradizione religiosa.
  • Sola Gratia: La salvezza è puro dono della divina misericordia, gratuita e non meritata. È la grazia stessa di Dio che ci giustifica.
  • Sola Fide: L'uomo è giustificato solo per fede in Cristo, senza il bisogno delle opere. L'uomo deve abbandonarsi a Cristo con fede forte e totale e confidare in Lui. In ragione di questa fede, tutti i peccati saranno perdonati.
  • Solus Christus: Solo Cristo è il mediatore tra Dio e l'uomo.
  • Soli Deo Gloria: Solo a Dio va data la gloria.

L'uomo, dopo il peccato originale, non è capace di azioni virtuose; il libero arbitrio è estinto, divenendo un miserevole servo arbitrio. La concupiscenza è già un peccato. La salvezza non viene meno, è garantita in altri passi e risiede nell'essere in grazia. Il desiderio smodato di Lutero di esser certo o di sentire di essere in grazia lo portò a passare dalla disperazione all'arroganza e alla presunzione, distinguendosi in questo anche da San Paolo o dallo stesso Sant’Agostino.

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