Panoramica sui Film "Dio Salvi la Regina"

Il titolo "Dio salvi la regina" o similare è stato associato a diverse produzioni cinematografiche, ognuna con la propria trama, cast e tematiche distintive. Di seguito viene presentata una panoramica dettagliata di due film notevoli che condividono questo evocativo titolo.

Film poster o scena drammatica di un veterano per il film

"For Queen and Country" (1988): Il Dramma di Reuben James

Trama

La storia ruota attorno a Reuben James, un giovane parà di colore, nato a Londra e naturalizzato inglese, che si è congedato dalla British Army dopo nove anni di servizio e di salutare disciplina. Reuben ha combattuto nelle Falkland e nell'Irlanda del Nord, ma non vuole più saperne di spari e di violenza, desiderando condurre una vita normale di onestà e lavoro e rompere con l'ambiente negativo dei suoi primi anni.

Rientrato a Londra, Reuben si reca per prima cosa da Fish, un ex commilitone bianco, rientrato invalido dalle Falkland. Reuben constata di essere malvisto e disprezzato come ex parà e che il degrado ambientale e umano del proprio quartiere è paurosamente cresciuto. Il suo amico Fish si è lasciato andare all'alcool e al gioco, totalmente incurante della moglie e dei figli, che vivono in miseria. Altri amici di colore sono ancora preda della criminalità e dello spaccio di stupefacenti.

Reuben tenta di reagire e far reagire: cerca di recuperare alla vita e alla responsabilità il commilitone, di distogliere dall'illegalità e dalla violenza gli amici di colore e di crearsi una sua famiglia, specie dopo l'incontro con Amanda, una giovane donna abbandonata dal marito, che vive stentatamente cercando di provvedere alla figlia. Reuben progetta un fine settimana a Parigi con lei e la bambina, ma si vede negare il passaporto, in quanto originario di S. Lucia nei Caraibi, ex colonia britannica diventata indipendente.

Amareggiato dall'ingiusta discriminazione, travolto dai disordini scoppiati nel quartiere e abbandonato anche da Amanda, Reuben viene tragicamente ucciso in una sparatoria, dopo un ultimo disperato tentativo di salvare l'amico invalido.

Scheda Tecnica del Film

  • Regia: Martin Stellman
  • Attori: Denzel Washington (Reuben James), Dorian Healy (Tony, Detto Fish), Sean Chapman (Bob Harper), Graham McTavish (Tenente), Geff Francis (Lynford), Frank Harper (Mickey), Craig Fairbrass (Challoner), Michael Bray (Bryant), George Baker (Kilcoyne), Bruce Payne (Colin), Stella Gonet (Debbie), Colin Thomas (Feargal), Brian McDermott (Harry), Lisa O'Connor (Haley), Anselm Peters (Oscar), Amanda Redman (Stacey), Jo Martin (Pearl), Beverley Michaels (Ragazza Al Party), Alison Rowley (Ragazza Al Party), James Harkishin (Sadiq), Paul McKenzie (Sean), Judith Conyers, Suzette Llewellyn, Debbie Killingback, Chris Pitt (Chris), Peter McNamara (Pete), Carlton Dixon (Stylee), Valérie Chassigneux (Ragazza Francese), Tatiana Strauss (Ragazza Francese), Charlie Appleby, Mike Smart (Peelhead), Dan Armour, Stewart Harwood, Ken Stott, Peter Spraggon, James Warrior, Joginder Singh Lal, Linda Henry (Kim)
  • Soggetto: Martin Stellman, Trix Worrel
  • Sceneggiatura: Trix Worrel, Martin Stellman
  • Fotografia: Richard Greatrex
  • Musiche: Michael Kamen
  • Montaggio: Stephen Singleton
  • Scenografia: Andrew McAlpine
  • Costumi: Sandy Powell
  • Effetti: Arthur Beavis
  • Durata: 110 minuti
  • Colore: C (Colore)
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA, RANKCOLOR
  • Produzione: Working Title Films, Zenith Productions
  • Distribuzione: I.M.C. (1989) - Avo Film

Critica

La critica ha spesso evidenziato la performance di Denzel Washington, classe 1954, che con questo film si avviava a raccogliere l'eredità di Sidney Poitier. A differenza dei comici del suo colore, è descritto come un attore bello, atletico e intenso, e già allora un "attore provetto, di ampio registro drammatico". Washington è stato riconosciuto come "la vera, ma anche la sola ragione d'essere di questo film britannico". Morando Morandini de 'Il Giorno' (8 Maggio 1990) notò che il film "ha fatto arrabbiare la signora Thatcher", un merito a suo dire, ma non sufficiente per annoverarlo tra i "buoni film".

Sul piano del mestiere, il film è stato giudicato "ineccepibile", con un "robusto ritmo narrativo da thriller hollywoodiano" e una "fotografia che rende in modi suggestivi l'atmosfera degradata e livida della periferia londinese". Anche gli attori sono stati elogiati per le "faccie attendibili" e la colonna musicale per "un buon uso delle percussioni". Tuttavia, la critica ha spesso rilevato che il film "non va mai, però, in profondità" e che, anche per il "ricorso accanito agli stereotipi", risulta "prevedibile, scontato, senza sorprese".

Sauro Borelli su 'L'Unità' (5 Agosto 1990) sottolineò l'impatto del film in concomitanza con le elezioni amministrative in Inghilterra, vedendolo come una "sdegnata denuncia implicita" contro la "mistificazione con cui il potere costituito" spinge alla disperazione migliaia di "volonterosi Reuben, soldati anonimi d'uno scontro di classe ben lontano dall'esser placato". Il film è stato ritenuto di notevole coraggio per l'impietosa e realistica rappresentazione di mali, ingiustizie, degrado d'ambiente e abiezione morale di uno spaccato non trascurabile di vita londinese.

L'efficacia della scenografia livida e l'espressività drammatica del protagonista nel interpretare lo sgomento di Reuben, reduce da vere azioni di guerra, nel trovarsi immerso in un'assurda e disperata guerra di quartiere, sono stati punti di forza. Sebbene l'ex teppista dei bassifondi londinesi sia rappresentato forse "un po' troppo come 'redento a tutto tondo' dai nove anni di dura disciplina nell'armata inglese", al regista è stato riconosciuto l'intento di denunciare alcune cause purtroppo reali dello sbando e della corruzione giovanile, specie in certi quartieri delle grandi città che si direbbero abbandonati da Dio e dagli uomini, e dove ogni buona volontà e ogni onesto sforzo di risalita appaiono destinati al fallimento.

Scena del film con Sibilla Barbieri o un gruppo di persone che discutono in una casa, per

"Dio salvi la Regina" (2020): Una Commedia Indipendente sull'Insubordinazione Sociale

Trama e Tematiche

"Dio salvi la Regina" è una commedia corale scritta e interpretata da Sibilla Barbieri e diretta da Andrés Arce Maldonado. La pellicola narra la storia di Diana, una madre e medico della mutua, una donna normale con una vita normale. Un giorno, Diana decide di compiere un "poetico atto di insubordinazione sociale", dichiarando l'indipendenza della sua casa dallo Stato italiano. La spinge la speranza di salvare il suo "popolo".

Tutti i protagonisti - la piccola famiglia e gli amici che ogni giorno si presentano non invitati nella casa - saranno condizionati da questa singolare scelta e proiettati verso un nuovo modo di rapportarsi alla vita quotidiana e agli altri. Dovranno affrontare grandi temi: la scelta della lingua, le basi su cui si fonda il diritto, le norme che creano il tessuto sociale, la filosofia con cui educare i figli e futuri cittadini ma, soprattutto, dovranno confrontarsi con la responsabilità che comporta esercitare un potere. La regina del film potrebbe rappresentare l'arte, ovvero la capacità degli artisti di lanciare sempre il cuore oltre l'ostacolo, come suggerito dall'attore Igor Mattei alla prima del film. Questo vale soprattutto per l'arte e il cinema indipendente, non omologato e non finanziato da contributi statali.

Diana ha una bella casa frequentata da amiche e parenti. È madre di una figlia e un figlio, entrambi studenti, e lavora come medico di famiglia. Ma i problemi del mondo del lavoro attanagliano molte delle persone che la circondano, dai pazienti che affollano il suo studio per ottenere certificati di malattia a suo fratello che è disoccupato. Sibilla Barbieri interpreta una regina dagli occhi chiari come la bandiera che issa sul proprio terrazzo: un vessillo blu in cui ciascuno può trovare il proprio simbolo.

Cast Principale

  • Sibilla Barbieri: Diana (e autrice del soggetto)
  • Igor Mattei: (fratello della protagonista)
  • Mariano Rigillo: (padre della protagonista)
  • Babak Karimi: (poeta apolide)
  • Vittorio Allegra
  • Elio Crifò: (poliziotto)
  • Filippo Gili: (professore solitario e burbero)

Note di Regia e Produzione

Il regista Andrés Arce Maldonado si è appassionato sin da subito a questo progetto, essendovi coinvolto già in fase di scrittura dall'autrice Sibilla Barbieri. Maldonado, che ha esordito alla regia con il lungometraggio tragicomico "Falene" e si è poi distinto con film drammatici come "L’ultimo raggio di luce" e "Carta bianca", ha firmato il suo "capolavoro nel 2017" con "Dentro", un film sulla violenza contro le donne. Con "Dio salvi la Regina", girato quasi tutto senza luce artificiale e con largo uso di macchina a mano, si è cimentato per la prima volta con la commedia brillante.

Secondo le note di regia, "Dio salvi la Regina" è figlio dello "stato di salute, cagionevole, della democrazia come forma di governo", rappresentando una riflessione "urgente" sulla crescente distanza tra cittadino e politica e la disillusione spaventosa. La forza dei contenuti e la freschezza del linguaggio che caratterizzano il progetto hanno guidato il lavoro. Le scelte stilistiche del regista mirano a inglobare completamente lo spettatore, facendogli vivere la storia "da dentro", quasi fosse un osservatore partecipante, con l'obiettivo di ricostruire la realtà e la naturalezza.

La produzione è stata una piccola produzione indipendente, il che ha reso molto impegnativa la realizzazione del film, ma ha anche permesso di lavorare in "totale libertà, umana, creativa, professionale". Il team era ridotto ma "tostissimo", con i reparti di regia e fotografia gestiti da due persone. Il regista ha sottolineato l'importanza di lavorare con un cast tecnico e artistico di qualità, affermando di non aver potuto scegliere di meglio e che si è creata una "grande e bella famiglia, la stessa che raccontiamo nel film".

Ricezione Critica

Il film, in realtà, concede alla platea più di quanto non prometta con quel titolo che riecheggia una famosa pellicola antimilitarista di Losey. Se si aggiunge che tutti gli interpreti sono all'altezza del ruolo (e che ci è dato di rivedere un attore di vaglia come Mariano Rigillo), tutto sembrerebbe procedere per il meglio. L'idea di fondo, ovvero la crisi della democrazia, la perdita dell'amore verso la Costituzione, la sfiducia nelle istituzioni e la fragilità dei rapporti interpersonali, è stata considerata interessante e intrigante.

Tuttavia, un punto di critica è emerso riguardo alla sceneggiatura di Sibilla Barbieri, che tende a sovraccaricare l'assunto di base del film con un eccesso di sottostorie riguardanti le vicende amorose del fratello, delle amiche e del figlio della protagonista, aggiungendo anche altri piccoli ruoli e situazioni. Anche se ognuno di essi, preso da solo, ha una sua consistenza (come l'entrata in scena di Babak Karimi nel ruolo dell'apolide), è l'accumulo di queste trame che rischia di far perdere di vista l'obiettivo principale, compromettendo la levità di scrittura complessiva del film.

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