Dietro le mura di un antico convento domenicano, nel cuore di Milano, si cela un capolavoro assoluto del Rinascimento: L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Questo celebre dipinto murale, noto anche come Cenacolo, non è soltanto arte; è narrazione storica, innovazione tecnica ed emozione pura. È la più famosa rappresentazione dell’Ultima Cena, nome con il quale nella religione cristiana si indica la Cena di Gesù con gli Apostoli durante la Pasqua ebraica, precedente la sua morte.
L’Ultima Cena è considerata il dipinto murale forse più importante al mondo, una “cosa bellissima e maravigliosa”, come la descrisse Giorgio Vasari nelle sue Vite dei più eccellenti pittori, scultori ed architettori. Il Cenacolo è forse la testimonianza più completa dell'ingegno multiforme di Leonardo, del suo desiderio di sperimentare e della sua inesauribile curiosità.
Il Contesto Milanese e la Commissione di Ludovico il Moro
Il dipinto si inserisce in quella florida stagione politica e culturale del Ducato di Milano, la cui capitale si affermò come una delle più importanti città italiane. Intorno al 1482, Leonardo da Vinci, un giovane trentenne in cerca di nuove sfide, lasciò Firenze e si trasferì a Milano. Se Firenze era la culla delle arti, Milano prometteva incarichi ingegneristici e militari. Ludovico Sforza, detto “il Moro”, governava la città e cercava menti brillanti per rafforzare la sua corte.
Le fonti dell’epoca e i recenti studi dei ricercatori attestano la presenza di Leonardo a Milano tra la primavera e l’estate del 1482. Tra i documenti più affascinanti del Rinascimento c’è una lettera scritta da Leonardo a Ludovico, dove inaspettatamente non si presenta come pittore, ma come ingegnere e architetto militare, descrivendo progetti di ponti, cannoni e fortificazioni, per poi aggiungere: “Posso anche eseguire scultura in marmo, bronzo e argilla.”
Sebbene all’inizio Leonardo fu accolto tiepidamente, successivamente il pittore fu impiegato intelligentemente dal Moro sia in ambito scientifico-tecnologico che in quello artistico. Deluso dalla mancata realizzazione della statua equestre sforzesca ma alleggerito delle preoccupazioni economiche, Leonardo lavorò al Cenacolo. Fu proprio Ludovico il Moro a commissionare L'Ultima Cena a Leonardo, che era giunto a Milano desideroso di mettersi alla prova alla sua corte. L'opera fu dipinta tra il 1494 e il 1498 (altre fonti indicano 1495 e 1499) all'interno del refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano; la chiesa e il dipinto divennero due simboli del potere della famiglia Sforza, casata nobiliare milanese alla quale apparteneva Ludovico Il Moro.
La Chiesa e il Convento di Santa Maria delle Grazie
Nel 1463 i frati dell’Ordine Domenicano incaricarono Guiniforte Solari, l’architetto più qualificato e celebre di Milano, di costruire una Chiesa con annesso convento. I frati domenicani di Santa Maria delle Grazie erano legati alla famiglia Sforza e scelsero di decorare il refettorio del convento per onorare Ludovico e rafforzare il prestigio dell’ordine. Il risultato fu una chiesa con pianta longitudinale e cappelle laterali, tipica della tradizione quattrocentesca: una struttura destinata ad essere a breve stravolta e superata.
Ludovico il Moro comandò una vasta opera di rinnovamento della chiesa in stile rinascimentale. Una delle prime novità fu la costruzione del portale, per il quale fece arrivare il marmo direttamente dalla Fabbrica del Duomo. L’intero complesso monastico fu ampliato e ad essere incaricato di costruire una nuova tribuna fu un altro celebre architetto del tempo, Donato Bramante di Urbino. Bramante studiò la disposizione delle finestre del Refettorio per ottimizzare la luce in vista della realizzazione dell’affresco del “Cenacolo”, capolavoro di Leonardo da Vinci. La sua chiesa, di cui Bramante progettò in parte l'affascinante tribuna, fonde elementi gotici tardivi con la sobrietà del primo Rinascimento, rendendola uno dei gioielli architettonici milanesi. La cappella dedicata alla Vergine del Rosario, tuttora esistente sul lato sinistro della chiesa, costituì probabilmente il primo nucleo del complesso, voluto dal Vimercati per ospitare un’immagine della Madonna ritenuta miracolosa.
All’interno della chiesa si trova un pannello informativo con breve testo in italiano, in inglese e in caratteri Braille. Nella parte centrale del pannello, una pianta disegnata a rilievo favorisce l'orientamento all'interno dell'edificio. Nel piazzale della Chiesa, alla sinistra della facciata della basilica, si trova l’ingresso al Museo del Cenacolo Vinciano.
Dal settembre 1980 il Cenacolo, insieme alla Chiesa e al Convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie, sono stati dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità in quanto “realizzazione artistica unica, di un valore eccezionale universale che trascende tutte le contingenze storiche”.

La Tecnica Innovativa di Leonardo e il Suo Destino
Al contrario di quello che molti pensano, l'Ultima Cena non è un affresco. Leonardo non utilizzò la tradizionale tecnica dell’affresco per dipingere la Cena e le lunette, ma scelse un metodo che gli consentisse di lavorare lentamente e di poter così modificare quanto aveva già dipinto. Aveva infatti un’idea di perfezione che non poteva essere resa con la rapidità richiesta dall’affresco, che imponeva una stesura del colore rapida, con l'intonaco ancora umido.
Si tratta di un dipinto parietale a tempera grassa su intonaco asciutto (o tempera mista su gesso). Questa tecnica innovativa gli avrebbe permesso uno sviluppo lento e meticoloso della pittura e perciò un’estrema cura dei dettagli, al pari dei suoi dipinti su tela. Per favorire l'adesione della vernice, Leonardo preparò la parete con un trattamento speciale. Lavorare su una superficie asciutta permetteva a da Vinci di prendersi il suo tempo, aggiungere dettagli intricati e apportare modifiche al dipinto man mano che procedeva, come si può notare negli incredibili dettagli e nelle figure realistiche dell'opera.
Purtroppo, la scelta tecnica di Leonardo fu tanto audace quanto rischiosa. Il risultato di questa tecnica è molto delicato e la pittura, non essendo ben assorbita dal muro asciutto, iniziò a deteriorarsi già pochi anni dopo la sua realizzazione. Sembra che quando Leonardo lo completò fosse visibile una piccola crepa sul lato sinistro. Già una ventina di anni dopo, il Vasari scrisse che "non si scorge più se non una macchia abbagliata”. Questa fragilità è però parte integrante del fascino dell'opera, testimonianza del desiderio sperimentale di Leonardo.

Composizione, Simbolismo e Dettagli del Capolavoro
L’opera, che misura 9 metri di larghezza per 4 di altezza, raffigura il passo del Vangelo di Giovanni durante il quale Gesù rivela ai discepoli che uno di loro lo tradirà. La composizione è scandita ritmicamente da un rigore geometrico del tutto rinascimentale: Leonardo divise la scena in quattro quarti, due per parte, e in ognuno di essi inserì gli apostoli in gruppi da tre. Gli apostoli dovevano sembrare seduti proprio accanto ai frati del convento e la scena era resa ancora più realistica dalla precisione con cui le pietanze e gli utensili sulla tavola furono dipinti nel dettaglio.
L'opera è un ottimo esempio di prospettiva da un solo punto. L’invenzione del pittore nasce dall’utilizzo della luce e dal forte indirizzo prospettico: Leonardo piantò dei chiodi nel muro e usò delle corde per tracciare gli angoli, ottenendo una profondità quasi onirica. Alle spalle dei commensali si aprono tre finestre, oltre le quali si intravede un paesaggio, da cui proviene un’atmosfera luminosa che nella controluce illumina i protagonisti anche ai lati, conferendo all’insieme una prospettiva del tutto particolare. Lo sguardo dello spettatore converge su Gesù, incorniciato dalla finestra centrale e da una luce irreale.
Nel periodo in cui lavorava al dipinto, Leonardo era impegnato in studi sulla luce, il suono, il movimento ma anche sulle emozioni umane e sulla loro espressione. Le reazioni degli apostoli, come si può vedere dai singoli volti, sono varie e contrastanti, mostrando l'istante in cui Gesù pronuncia la fatidica frase: “Uno di voi mi tradirà”. Questa opera non è solo religiosa: è teatro, è psicologia.
L'ultima Cena di Leonardo da Vinci | Analisi dell'opera
Curiosità e Interpretazioni
- Il menù dell'Ultima Cena: L'occasione di ritrovo era il festeggiamento del Pesach, la Pasqua ebraica. Il menù era quello tipico della tradizione giudaica: erbe amare, pane azzimo arricchito da charoset (una salsa spalmabile a base di frutta secca paragonabile a una marmellata molto densa), agnello arrostito e vino.
- La mano armata di coltello: Nel corso dei secoli, si è molto discusso della mano armata di coltello che appare nel dipinto alla destra di Gesù, a cavallo tra Pietro e Giuda. Per molto tempo si è ritenuto che appartenesse a Pietro, così come farebbe pensare la versione attuale dell'opera, mentre alcune ipotesi recenti sostengono che fosse originariamente attribuibile a Giuda e che i restauri successivi abbiano modificato l'anatomia dei protagonisti.
- Maria Maddalena?: Alcuni hanno scambiato la figura accanto a Cristo per Maria Maddalena, una teoria che ha alimentato dibattiti e speculazioni.
- Le lunette degli Sforza: Anche se molti non le notano, l’opera è arricchita da cinque lunette che raffigurano imprese degli Sforza dentro ghirlande di frutta, fiori e foglie.
- Dichiarazione politica: Lo storico dell'arte Michael Ladwein afferma che il dipinto è una sottile allusione al suo mecenate, Ludovico Sforza. Sebbene il Duca di Milano fosse un uomo del Rinascimento che sosteneva le arti e le scienze, la sua reputazione subì un duro colpo a causa delle campagne militari. Il dipinto racchiude nelle sue pennellate una storia segreta di potere, prestigio e complessità del mecenatismo nell'Italia del Rinascimento.
Una Storia Travagliata di Danneggiamenti e Restauri
L'Ultima Cena ha subito molte vicissitudini e ha una storia di abusi fin dalla sua creazione. A causa della sua tecnica innovativa, la pittura nel tempo ha cominciato a deteriorarsi rapidamente. Per questo, è stata soggetta nel corso dei secoli a numerosi restauri, ma purtroppo solo alcune delle vere pennellate di Da Vinci sono rimaste visibili.
- Danneggiamenti precoci: Già nel 1652, durante i lavori di ristrutturazione del convento, si decise di creare una nuova porta, danneggiando in modo irreversibile una parte del dipinto. Purtroppo ciò ha riguardato anche la parte centrale inferiore dell'opera d'arte, con ripercussioni sulla rappresentazione dei piedi di Gesù.
- L'era napoleonica: Il dipinto dovette subire un'altra prova durante il periodo di massimo splendore di Napoleone. Quando le sue truppe invasero Milano nel XVIII secolo, trasformarono la stanza in cui si trovava in una stalla, causando ulteriori danni in mezzo a tutto quel fieno e agli zoccoli dei cavalli. L'esercito francese lanciò pietre e graffiò gli occhi degli Apostoli.
- La Seconda Guerra Mondiale: Durante l'epoca tumultuosa della Seconda Guerra Mondiale, una bomba colpì il convento, distruggendo gran parte dell’edificio, il tetto e una parte del muro che ospitava il refettorio. Nonostante la devastazione che lo circondava, miracolosamente il dipinto resistette, salvato grazie a sacchi di sabbia e impalcature protettive. La sua sopravvivenza è la prova della sua resilienza.
- I restauri: A partire dal XVIII secolo si attestano nove restauri del Cenacolo ma, grazie al rinvenimento di tracce di interventi ancora precedenti, si suppone ne furono molti di più. Negli anni Settanta la situazione era drammatica. Un lungo restauro, durato oltre vent’anni, fu condotto da Pinin Brambilla Barcilon e si concluse nel 1999. Questo intervento ha operato solo sulla pulizia e sul consolidamento, senza ridipintura. A seguito di quest’ultimo restauro è stato introdotto nella sala del Cenacolo un sofisticato sistema di purificazione dell’aria che permette di avvicinarsi all’opera senza danneggiarla.

L'Eredità e l'Accessibilità
Il Cenacolo Vinciano è uno dei luoghi più visitati d’Italia. Nel 2016 è stato il 14esimo museo statale più visitato d'Italia, con un totale di 406.863 visitatori. Per proteggere l'opera, a causa del rapido deterioramento causato soprattutto dalle polveri sottili che i visitatori portano con sé, gli ingressi sono limitati a piccoli gruppi e brevi turni di 15 minuti, con un massimo di 1300 visitatori al giorno. Dopo l'intervento di restauro ambientale finanziato da Eataly, questa cifra è destinata ad aumentare considerevolmente.
L'Ultima Cena non si trova in nessun museo e non lo sarà mai. Si trova in Santa Maria delle Grazie, dipinta sulla parete nord del refettorio all'interno del convento. Il refettorio è stato convertito in una stanza controllata per evitare un ulteriore deterioramento della pittura dovuto a fattori ambientali. A causa delle sue grandi dimensioni (460 cm × 880 cm) e del fatto che è dipinto su una parete, non può essere spostato in un museo.
Oltre al capolavoro di Leonardo, all’interno del Cenacolo si trova, sulla parete opposta, la Crocifissione affrescata dal pittore lombardo Giovanni Donato da Montorfano nel 1495.
L'Ultima Cena nella Cultura Popolare
L'Ultima Cena è diventata un punto fermo della cultura pop, con apparizioni in spettacoli televisivi come I Simpson e South Park, dove viene utilizzata a fini comici e satirici. Anche drammi come I Soprano e serie di fantascienza come Battlestar Galactica incorporano i suoi temi di tradimento e fede. Sitcom come That '70s Show vi fanno riferimento in modo scherzoso, mentre film d'azione come The Expendables 2 ne evocano sottilmente l'immagine.
Le Copie d'Autore
Esistono tre copie dell'Ultima Cena che si ritiene siano state realizzate dagli studenti di Leonardo da Vinci. Una di esse, di Giampietrino, conservata alla Royal Academy of Arts di Londra, ha persino aiutato a restaurare l'originale dopo che si era sfaldato e deteriorato. Si possono trovare anche copie di Cesare da Sesto in una chiesa in Svizzera e di Andrea Solari in un museo in Belgio.
