I "Salmi penitenziali" sono una raccolta di salmi che esprimono dolore e pentimento per il peccato, divenuti parte integrante della tradizione ebraica e cristiana per la confessione e la contrizione, sia individuale che collettiva. Questi sette salmi non costituiscono una raccolta evidenziata nel Salterio con un titolo specifico, né appartengono a un determinato genere letterario; è la saggezza della grande tradizione cristiana ad averli costituiti in un settenario da leggere, meditare e pregare per accompagnare il proprio pentimento. La Quaresima, tempo di penitenza e di ritorno al Signore, si accompagna idealmente al commento di questi salmi, uno per ogni venerdì di Quaresima, giorno simbolico per la pratica del digiuno e per la riflessione interiore.

Origine e Attribuzione
I salmi sono opere letterarie di cui spesso non si conoscono gli autori. Sebbene la Bibbia attribuisca la maggior parte di essi a Davide (ben 73), 12 ad Asaf, 11 ai figli di Core, 1 a Heman, 1 ad Etan, due a Salomone e uno a Mosè, la tradizione giudaica e cristiana ha spesso ritenuto Davide l'autore dell'intero salterio, dato il suo celebre talento musicale e poetico (cf. 1 Samuele 16, 16-18; 2 Samuele 1, 19-27; 2 Samuele 23, 1).
La critica moderna ritiene che queste attribuzioni non debbano essere prese alla lettera, poiché spesso prive di valore storico, ma potrebbero rimandare al contesto storico e teologico in cui alcune collezioni si sono formate. Analogamente, il tempo della composizione dei salmi è incerto, con datazioni che divergono profondamente tra gli studiosi. Tuttavia, c'è consenso nel ritenere che alcuni salmi siano stati composti in epoca pre-esilica, altri in epoca esilica e altri ancora in epoca post-esilica. L'intera raccolta delle 150 composizioni era conosciuta e ultimata già nel III secolo a.C., come attesta la traduzione dei LXX.

Il Salterio e le sue Traduzioni
Le 150 composizioni del salterio furono composte in lingua ebraica, tramandate oralmente e poi messe per iscritto. Il testo masoretico, a nostra disposizione, include l'aggiunta di una vocalizzazione tramandata oralmente e poi fissata per iscritto. Le scoperte di Qumran (1947) confermano la sostanziale correttezza del testo masoretico.
La prima traduzione in greco avvenne nel III secolo a.C. ad Alessandria, ad opera dei Settanta. Questa traduzione fu un evento straordinario, poiché il Nuovo Testamento cita l'Antico Testamento facendo riferimento ai Settanta, e le scritture ebraiche sono giunte a noi anche attraverso questa versione greca. Per l'Occidente, la traduzione più importante fu la Vulgata di San Girolamo (347-420 circa) in latino, che fino al Vaticano II costituì la principale porta d'accesso al testo biblico, in particolare ai salmi, entrati a far parte della preghiera quotidiana di monaci e ordini religiosi.
I Sette Salmi Penitenziali
Nella cristianità, i Salmi penitenziali rappresentano una raccolta di preghiere che esprimono dolore e pentimento per i peccati commessi. Nel contesto cattolico, sono parte integrante del rito solenne, sottolineando la serietà della necessità di pentimento. Questi salmi, enumerati nella Vulgata come i salmi 6, 31, 37, 50, 101, 129 e 142, sono pervasi da un profondo senso di spiritualità.

Salmo 6: La Preghiera del Malato
Il Salmo 6 è la preghiera di un uomo malato che supplica il Signore di guarirlo. Nelle sue strofe, l'orante descrive il proprio stato di prostrazione e confessa la sua fiducia nel Signore, convinto che il suo grido verrà accolto e i nemici svergognati. In questa preghiera, il salmista ammette di poter contare solo sull'amore del Signore, sulla sua fedeltà, più forte di ogni sofferenza e più grande di ogni peccato. Egli lega la malattia al peccato, cercando di rendere comprensibile una condizione che altrimenti apparirebbe priva di senso. Tuttavia, Gesù ha chiarito che non esiste un perverso corto circuito tra malattia e peccato (cf. Gv 9,2-3). Nel Vangelo di Giovanni (12,27-28), Gesù, nell'imminenza della sua passione, esclama espressioni tratte dal Salmo 6, portando a compimento la fede del salmista, credendo fermamente che l'amore di Dio vada oltre la morte.
Salmo 51: Il Miserere
Il Salmo 51, noto come il Miserere, è uno dei salmi penitenziali attribuito a Davide, composto dopo che il profeta Natan lo aveva confrontato per il suo peccato con Betsabea. Si tratta di una preghiera di pentimento e richiesta di misericordia. Davide ammette il suo peccato e la sua colpa, riconoscendo di aver peccato contro Dio e che il suo peccato è sempre davanti a lui. Chiede a Dio di purificarlo e lavarlo da ogni iniquità, desiderando un cuore puro e uno spirito rinnovato. Implora Dio di restituirgli la gioia della salvezza e di sostenerlo con uno spirito volenteroso. Il salmo prosegue con la promessa di Davide di insegnare ai trasgressori le vie di Dio affinché i peccatori si convertano, riconoscendo che Dio desidera un cuore contrito e umiliato piuttosto che sacrifici materiali.
Salmo 51 (50) MISERERE (DA RECITARE SPESSO DURANTE LA QUARESIMA)
Salmo 129: De Profundis
Il Salmo 129, tradizionalmente chiamato De profundis dalle prime parole della versione latina, è insieme al Salmo 51 il più utilizzato nella liturgia e nella pietà cristiana. Entrambi sono pervasi da un senso di profonda spiritualità che li distingue nettamente dagli altri salmi dello stesso genere. In entrambi, la colpa non è vista come un'incidenza sulla vita esterna dell'uomo (castigo, malattie, persecuzioni, umiliazioni), quanto nella rottura che il peccato produce nel rapporto con Dio. Il salmista prova un profondo sentimento di colpevolezza che lo pone in un abisso lontano da JHWH, ma non in quello della disperazione, perché Dio è misericordioso e pronto a perdonare. Vi è perciò speranza in una liberazione e in un nuovo inizio.
Salmo 143: La Supplica per la Giustizia Divina
Il Salmo 143 è l'ultimo dei sette salmi penitenziali. Il versetto 2, dichiarando che ogni essere umano è peccatore, è stato uno dei punti di partenza della riflessione di Paolo, soprattutto nelle lettere ai Galati e ai Romani (dove è citato in 3,20). Il salmista non rivendica alcuna giustizia propria, riconoscendo che "davanti a te nessun vivente è giusto" (v. 2). Si inizia con un'accorata supplica fondata sull'amore di Dio e sulla fedeltà alle sue promesse (v. 1). Il salmo è ritmato dall'angoscia che opprime l'orante a causa della persecuzione dei suoi nemici. Anche chi crede talvolta si scontra con il volto nascosto di Dio (v. 7), non capisce più le vie di Dio (v. 8) e se valga la pena battere ancora i sentieri da lui indicati. Nonostante l'aridità e la sofferenza, il fedele invoca lo spirito buono di Dio (v. 10) affinché il suo vigore ritorni e chiede a Dio di riaffermare il suo potere sul mondo, facendo rivivere il suo fedele. In Gesù, Dio ha svelato che il suo potere si manifesta anche quando i suoi fedeli sono provati dalla persecuzione e dalla sofferenza, e Gesù non muore imprecando contro i suoi uccisori, ma pregando per loro, aprendo a una nuova solidarietà con il mondo invischiato nel male.
Il Ruolo dei Salmi nella Preghiera e nella Vita Spirituale
I salmi, prima che espressione della fede in Dio, sono la narrazione dell'amore tra Dio e l'uomo. Per leggere o pregare un salmo, non si richiede necessariamente la fede, ma la disponibilità ad ascoltare ciò che in esso si dice. L'incontro con un testo biblico è un incontro con un'alterità che esige recettività e giudizio, un processo che trasforma il lettore.
Secondo Basilio di Cesarea (IV secolo d.C.), "Il salmo è tranquillità dell’anima, arbitro di pace, allontana il tumultuare e l’ondeggiare dei pensieri. Reprime infatti l’ira dell’animo, corregge e modera la sfrenatezza. Il salmo concilia l’amicizia, riconcilia coloro che sono separati, dirime le inimicizie." La salmodia procura il massimo dei beni, l'amore, e unisce la moltitudine nella sinfonia di un solo coro. Basilio sottolinea anche che il salmo "fuga i demoni, richiama l’aiuto degli angeli. È scudo nei timori notturni, è pausa nelle fatiche diurne; è sicurezza dei fanciulli, ornamento di coloro che sono nel fiore dell’età, consolazione ai vecchi... È la base per coloro che muovono i primi passi sulla via della perfezione, incremento di coloro che progrediscono in questo cammino, sostegno di coloro che giungono alla meta."

I Salmi nella Liturgia
La Liturgia delle Ore è un dialogo quotidiano e incessante tra Cristo e la Chiesa. Essa annoda indissolubilmente la Chiesa, Cristo e ogni singolo orante, oriente e occidente, passato, presente e futuro. Le Lodi mattutine celebrano la risurrezione del Signore, mentre i Vespri celebrano il mistero pasquale del Cristo nel suo momento di donazione totale al Padre e ai fratelli nell'Ultima Cena e sulla croce. L'Ora media, una preghiera per il giorno e durante il giorno, esprime il permanere della Chiesa nella preghiera e nella lode durante il tempo del lavoro, della fatica e della prova. Compieta, l'ultima preghiera del giorno, è un atto di confidenza e abbandono, di richiesta di perdono per i peccati commessi, nell'attesa della risurrezione.
Da tempi immemorabili, la Santa Chiesa ha adottato i sette salmi penitenziali come una "fonte penitenziale", infondendo nei fedeli il vero spirito di pentimento dei peccati. Questi salmi figurano in vari momenti della vita della Chiesa, come l'ufficio divino, la sacra liturgia, la recita quotidiana e silenziosa, e il canto in coro.
Generi Letterari dei Salmi
I salmi sono una raccolta di 150 composizioni poetiche diverse per contenuto e forma. Al di là dei contenuti specifici, si notano delle costanti, ovvero particolari modalità espressive che ricorrono regolarmente, costituendo "generi" ai quali gli autori ricorrono per esprimere la loro esperienza personale o determinate situazioni collettive.
Secondo H. Gunkel, uno studioso tedesco che ha rivoluzionato gli studi biblici sui salmi, i generi letterari principali includono:
- Salmi di lode: composizioni in cui si "dice bene" di Dio, riconoscendolo come sorgente di tutti i beni che rendono l'esistenza umana felice e buona. Hanno una struttura tripartita: invito alla lode, dispiegamento delle ragioni della lode (qualità e azioni di Dio), e conclusione.
- Salmi di lamentazione (individuale o collettiva): composizioni in cui il salmista grida a Dio il suo dolore in situazioni di indigenza o oppressione, sollecitandolo a intervenire. La struttura è tripartita: invocazione, lamento e supplica, e una conclusione che può esprimere certezza di essere esauditi, augurio o offerta di sacrificio.
- Salmi di ringraziamento individuale: composizioni dove il "graziato" esprime la sua gratitudine a Dio per una liberazione o un beneficio ricevuto. Hanno una struttura tripartita: dichiarazione di voler ringraziare Dio, racconto di ciò che Dio ha fatto, e una breve professione di fede.
- Salmi sapienziali: salmi nei quali Israele esprime la sua visione del mondo come ordine cosmico, sociale ed etico individuale, riflettendo la Sapienza divina. L'asse portante è il principio dell'alleanza, secondo cui l'uomo è partner di Dio, responsabile con Lui dell'ordine del mondo.
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