Il Sacro Monte di Varallo Sesia è il più antico e il più importante tra i Sacri Monti piemontesi e lombardi, ed è stato riconosciuto come Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO dal 2003. Sorge sulla sommità di uno sperone roccioso, immerso tra il verde dei boschi che circondano Varallo, la quale è considerata la storica capitale della Valsesia per il suo vasto patrimonio storico-artistico, la sua bellezza e il suo fascino. Questo Complesso Monumentale riveste una spiccata importanza non solo dal punto di vista religioso, ma anche da quello storico e artistico. Il Sacro Monte è un luogo assolutamente unico nel suo genere, simbolo dell’operosità, della devozione e dell’alta capacità artistica e artigianale dei valsesiani che gli hanno dato vita nel corso di quattro secoli.

Le Origini: La "Nuova Gerusalemme" di Bernardino Caimi
Fu il frate francescano Bernardino Caimi, già custode del Santo Sepolcro a Gerusalemme nel 1474, a concepire verso la fine del XV secolo l'idea di una "Nuova Gerusalemme". Dopo la sua esperienza in Palestina, egli desiderava riprodurre a Varallo i luoghi sacri e rievocare la Vita e la Passione di Cristo, in sostituzione dei tradizionali luoghi di pellegrinaggio in Terrasanta, ormai insicuri per la crescente minaccia turca. Nel 1481, ottenuta l'approvazione del papa Innocenzo VIII e il sostegno economico degli abitanti di Varallo, Caimi fondò il santuario sull'altura. Il piano originario mirava a riproporre un itinerario analogo ai luoghi sacri della Palestina, attraverso la realizzazione di cappelle dedicate a fatti della vita e della passione di Cristo. Esse dovevano essere corredate da immagini finalizzate ad aiutare il fedele - spettatore a immedesimarsi nella storia riportata nelle sacre Scritture, in una sorta di esegesi dei Vangeli. La tipologia della predicazione francescana, diffusa attraverso i libri di meditazione quattrocenteschi, si basava, infatti, sul coinvolgimento emotivo del fedele; la presenza, all’interno delle chiese, di una parete dipinta con scene tratte dai Vangeli, come accade, ad esempio, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Varallo, testimonia il valore didattico delle opere d’arte e delle immagini. Con l’appoggio e il sostegno economico degli abitanti di Varallo furono edificati luoghi semplici al cui interno vennero posti dipinti o sculture colorate per narrare la storia di Gesù. Entro il 1491 erano terminate la costruzione della chiesa e del convento di Santa Maria delle Grazie, realizzati per ospitare i frati francescani giunti al seguito del Caimi e, al Sacro Monte, erano ormai completate la cappella del Santo Sepolcro e la Deposizione.
Il Contributo di Gaudenzio Ferrari
A partire dal primo Cinquecento, il progetto edificatorio di padre Caimi trovò felice concretizzazione nelle straordinarie capacità narrative e comunicative di Gaudenzio Ferrari (Valduggia ca. 1476 - Milano 1546), pittore, scultore e architetto. All’inizio del Cinquecento, grazie alla sua opera, le scene sacre acquistarono maggiore importanza e il Sacro Monte assunse il suo aspetto finale. Con Gaudenzio Ferrari, il progetto iniziale del Sacro Monte di riprodurre i Luoghi Santi fu, se non proprio dimenticato, messo in disparte per sviluppare l’illustrazione dei fatti salienti della vita del Cristo.
Gaudenzio ha popolato le scene di personaggi realistici, presi dalla vita di tutti i giorni. Nelle sculture e negli affreschi egli ritrae personaggi veritieri che ogni fedele avrebbe potuto incontrare passeggiando tra le contrade di Varallo o nei sentieri verso gli alpeggi valsesiani: ne sono esempi meravigliosi il pastore di Rimella, l’anziano senza denti, la zingara con i bambini, il giudeo gozzuto e la nobildonna. I francescani apprezzarono profondamente l’immediatezza espressiva delle opere del maestro, poiché attraverso i personaggi, gli ambienti e il senso del viaggio suggerito dalla morfologia del Sacro Monte, il racconto si rendeva facilmente comprensibile e credibile.

La Riprogettazione di Galeazzo Alessi e l'Influenza di San Carlo Borromeo
La seconda metà del Cinquecento è caratterizzata da una riprogettazione radicale del Sacro Monte ad opera dell’architetto perugino Galeazzo Alessi. Nel 1565, un nuovo impulso ai lavori venne dato dal patrizio milanese Giacomo d'Adda, che incaricò Alessi di riprogettare totalmente il complesso. Tra il 1565 e il 1569, Alessi preparò un manuale manoscritto, noto come “Libro dei Misteri” (consultabile in originale presso la Biblioteca Civica di Varallo), nel quale il Sacro Monte venne trasformato in una vera e propria cittadella, arricchita di meraviglie e artifici vicini al gusto decorativo delle ville contemporanee, con giochi d’acqua, fontane, siepi, giardini all’italiana e tempietti (non più semplici cappellette). L'impianto narrativo si estese dalla vita e passione di Cristo alla storia della salvezza, dalla caduta dell'uomo al Giudizio universale e al Paradiso.
Sempre a quegli anni risale il contributo di San Carlo Borromeo, il quale si recò due volte a Varallo nel 1578 e 1584 e, con l'ascendente della sua personalità, suscitò intorno al Sacro Monte grande fama ed entusiasmo. Fu proprio San Carlo Borromeo a diffondere la conoscenza e la venerazione per la Nuova Gerusalemme varallese e, seguendo il suo esempio, molti pellegrini si sono recati al Sacro Monte nel corso dei secoli.
Il Ruolo di Carlo Bascapè e lo Sviluppo del XVII Secolo
Altro importante sostenitore dell'opera fu il vescovo di Novara Carlo Bascapè (1593-1615). A partire dal 1593, egli si preoccupò di conferire un aspetto didattico e filologico agli episodi narrati nelle varie scene, trasformando il complesso in un grande catechismo illustrato per narrare ai fedeli, in modo chiaro e comunicativo, la storia della vita di Cristo, raccogliendo le indicazioni di San Carlo Borromeo e del Concilio di Trento. Bascapè traghettò il Sacro Monte dal periodo delle riflessioni avviate da San Carlo alle indicazioni dettate dal Concilio di Trento, durante il quale si affrontarono temi cruciali come quello della funzione delle immagini. Il cantiere dei lavori che si sviluppò nel corso del XVII secolo vide nascere un Sacro Monte pressoché identico, negli spazi, a quello che possiamo visitare oggi.
Artisti del Seicento: Giovanni D'Enrico e Tanzio da Varallo
In questo periodo sorsero nuove cappelle, nelle quali operarono artisti di fama come il pittore perugino Domenico Alfano, lo scultore fiammingo Giovanni Wespin (“il Tabacchetti”) o Pier Francesco Mazzucchelli detto “il Morazzone”. Soprattutto si assiste all’esordio e all’ascesa di Giovanni D’Enrico (Alagna 1559 - Borgosesia 1644), architetto e scultore, e dei suoi fratelli pittori Melchiorre e Antonio (detto “Tanzio da Varallo”) nativi di Alagna. Giovanni, nel rispetto delle linee guida date dal maestro rinascimentale Gaudenzio, fu capace di infondere una forte espressività, un senso di teatralità e verità ai suoi soggetti. Operò al Sacro Monte per circa trentacinque anni (1605 - 1640), realizzando più di 335 sculture. A lui si deve l’erezione dell’elegante Palazzo di Pilato, completato dalla Scala Santa, costruita a imitazione di quella della chiesa di San Giovanni in Laterano a Roma. Anche Antonio D'Enrico, detto il Tanzio da Varallo (nato a Riale di Alagna intorno al 1578 e morto a Borgosesia intorno al 1632-33), fu un artista di formazione romana, compiuta sulle opere del Caravaggio e dei caravaggeschi, e lavorò al Sacro Monte.
Struttura e Percorso del Sacro Monte
Il Sacro Monte si presenta come una vera e propria cittadella fortificata, cinta da mura e costituita da vie, piazze, palazzi e giardini. Si compone di 45 cappelle, comprendendo nel conto anche la maestosa basilica, che ha il ruolo di cappella finale. All’interno delle cappelle, statue e dipinti danno forma e voce "qui e ora" al percorso che narra la Vita, la Passione e la Morte di Gesù, dall’Annunciazione all’Assunzione di Maria. L'iscrizione che da quasi cinque secoli accoglie i pellegrini al Sacro Monte di Varallo recita: “Questa nuova Gerusalemme rappresenta la vita, la passione e tutte le gesta del Redentore”.

Il percorso di ascesa si articola attraverso due itinerari principali. Il primo conduce dalla cappella n. 1 (Adamo ed Eva) agli episodi della vita di Cristo, per poi passare all’Annunciazione e agli episodi della vita di Cristo, e infine alla Passione, con il racconto delle ultime ore di Cristo sulla terra fino alla Resurrezione. Il secondo itinerario copre la sommità del Monte, vi si accede dalla Porta Aurea ed è organizzata come una vera e propria città, con palazzi, porticati, piazze del Tempio e del Tribunale, e cappelle che raccontano gli episodi della vita di Cristo svoltasi entro le mura di Gerusalemme (Ultima cena, Sepolcro, Risurrezione, Assunzione di Maria).
La Basilica e lo Scurolo
L’edificazione del Sacro Monte, iniziata nel 1491, si protrasse per circa due secoli. Nel 1614 iniziò la costruzione della nuova basilica, dedicata a Maria Vergine Assunta, progettata da Bartolomeo Ravelli e Giovanni d’Enrico. Questa fu terminata nel 1713, ma la sua facciata fu completata solo nel 1896, segnando la fine ufficiale dell'edificazione del complesso. Il progetto della facciata, che osserva delle somiglianze con la Certosa di Pavia, è dell’architetto Bartolomeo Cerutti di Valpiana. La nuova chiesa fu edificata grazie alle donazioni del pavese Agostino Beccaria, in luogo dell'antica basilica quattrocentesca, demolita per far posto all'albergo “Casa del Pellegrino”. Dagli interni barocchi, la basilica fu completata solo nell'Ottocento, con la realizzazione dell'attuale facciata ispirata alla Certosa di Pavia.
Lo Scurolo, ambiente sotterraneo posto sotto l'altare della basilica, rappresenta il cuore spirituale del complesso. Con la sua volta sorretta da colonne, lo Scurolo è accessibile tramite scale di marmo di forma ovale, con un peristilio di ordine composito. Come nella tradizione delle basiliche orientali, ospita il simulacro della Vergine dormiente e riceve luce attraverso un lucernario a forma di cupola.
Conservazione e Valorizzazione nel Tempo
Tra Settecento e Ottocento, dopo il passaggio della Valsesia ai Savoia, si ebbe il completamento definitivo dell'impianto con la realizzazione degli ultimi portici sulla piazza della basilica e la facciata della chiesa nuova. Parallelamente, in città, nel 1831 era stata fondata la Società di Incoraggiamento allo Studio del Disegno per sostenere la Scuola di Disegno, nata sul finire del secolo precedente e ubicata nell’attuale Palazzo dei Musei. La Società era interessata ad ampliare le proprie attività verso la documentazione, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali del territorio. A questo scopo, nel 1875 nacque la Società di Conservazione delle Opere d’Arte e dei Monumenti in Valsesia, impegnata nel creare una Pinacoteca che avrebbe visto la luce nel 1885.
Tra gli edifici alla base delle strade, vecchie e "nova", per salire al Sacro Monte è visibile il complesso di Santa Maria delle Grazie, al cui interno è conservato uno dei polittici più pregevoli eseguiti da Gaudenzio Ferrari, artista eclettico valsesiano.
Informazioni per il Visitatore
Il Sacro Monte di Varallo è un luogo di cultura adatto alla fruizione interreligiosa, scolastica e universitaria, ma soprattutto personale. Le migliori descrizioni non saranno mai all’altezza della bellezza e del senso di spiritualità che esso sa trasmettere.
Accessibilità e Percorsi
- Nel 2006 è stato realizzato un percorso di collegamento tra la piazza di ingresso (Piazza Testori) e la basilica attraversando le due piazze storiche.
- I disabili possono accedere alle due piazze del Sacro Monte e alla basilica seguendo il percorso segnalato sulla mappa. In caso di assoluta necessità possono accedere con automezzo provvisto di contrassegno disabili.
- L’accesso in auto all’area storica del Sacro Monte deve sempre essere segnalato anticipatamente al personale di Vigilanza della Riserva.
- L’accesso in auto all’area storica implica l’utilizzo di un montacarichi il cui uso è sconsigliato fuori dagli orari di presenza del personale di Vigilanza. In caso di eventuale emergenza è possibile contattare la ditta De Zuani P.I.
- Un elevatore, situato lungo lo stradino di accesso alla funivia, fa parte del percorso per disabili e consente, previa comunicazione al personale di Vigilanza della Riserva, di accedere all’area storica del Sacro Monte e alla basilica. L’elevatore può trasportare automezzi con le seguenti caratteristiche massime: larghezza cm 225, altezza cm 270, lunghezza/profondità cm 470, peso/portata massima indicata.
Servizi e Facilities
- In piazza della Basilica si trova un negozio di souvenir e di materiale divulgativo del Sacro Monte.
- Poco prima dell’ingresso monumentale del Sacro Monte, al 2° piano del Punto-info di Casina D’adda, è presente una sala conferenze per 92 posti ed eventuale video-collegamento al pianterreno per utenti disabili per circa 10 posti.
- Sono presenti fonti d'acqua pubbliche in diverse posizioni:
- Dietro alla cappella n. 25, di fronte alla cappella n. 20.
- In piazza della Basilica, sotto la cappella n. 43.
- È possibile contattare guide turistiche abilitate per visite guidate.