La pastorale dei migranti e le strutture di accoglienza ecclesiale

Fondamenti della pastorale dei migranti nei documenti della Chiesa

La pastorale dei migranti si fonda su una solida base documentale ecclesiastica, che trova le sue radici nella costituzione apostolica Exsul Familia Nazarethana e nel decreto conciliare Chri

La Pastorale dei Migranti nella Chiesa Cattolica: Principi, Strutture e Accoglienza

La cura pastorale dei migranti rappresenta un impegno fondamentale e storicamente radicato per la Chiesa Cattolica. Questo articolo esplora le sue origini, le sue basi teologiche e canoniche, le strutture dedicate e le indicazioni pratiche per l'accoglienza in Italia, evidenziando il ruolo cruciale dei sacerdoti e delle comunità cristiane.

L'Evoluzione della Cura Pastorale per i Migranti

Il discorso sulla pastorale dei migranti è solidamente basato sui documenti della Chiesa. Sebbene questi siano nati prevalentemente in riferimento alla Chiesa cattolica di rito latino, esistono numerosi documenti emanati anche per le chiese di rito orientale.

Alla base di questa pastorale vi è la costituzione apostolica Exsul Familia Nazarethana. Il Concilio Vaticano II ha affrontato il tema dei migranti in molti documenti, ma il testo fondamentale dal punto di vista pastorale è Christus Dominus, 18.

Per l'attuazione del Concilio, nel 1969, Paolo VI emanò il motu proprio Pastoralis Migratorum Cura, seguito dall’istruzione De Pastorali Migratorum Cura della Congregazione Concistoriale.

In seguito, il ruolo della pastorale per i migranti è stato formalmente riconosciuto con la creazione di un'apposita commissione, collegata alla Congregazione per i Vescovi. Con la riforma della Curia Romana, operata con la costituzione apostolica Pastor Bonus, questa commissione è stata elevata al rango di Pontificio Consiglio per la Pastorale dei migranti e degli itineranti, assumendo un ruolo di maggiore rilevanza.

Per la prima volta, in occasione della promulgazione del Codice di Diritto Canonico del 1983, questa pastorale è stata inserita nell’ordinamento canonico della Chiesa. Pur non essendoci una parte specifica dedicata, la sua presenza è ricostruibile attraverso una rilettura del Codice alla luce dei documenti citati, conferendole maggiore peso grazie all'inserimento nella legislazione pastorale ordinaria.

Vanno ricordati anche i numerosi discorsi dell’attuale Sommo Pontefice, specialmente all’inizio del suo pontificato, e in particolare l’annuale messaggio ai migranti in occasione della giornata del migrante.

infografica cronologia documenti Chiesa e migranti

Che cos'è la "Pastorale" e la sua Specificità per i Migranti

Il concetto di “pastorale” è l’arte con la quale la Chiesa si edifica nel mondo per la realizzazione del Regno di Dio, secondo la sua natura e missione, con i mezzi che le sono propri. La natura della Chiesa è essere sacramento di salvezza, corpo mistico di Cristo, popolo di Dio, mistero di salvezza. La sua missione è la salvezza eterna degli uomini.

I mezzi propri della Chiesa sono la parola, i sacramenti e il sacerdozio: questi tre beni essenziali, consegnati da Cristo alla Chiesa, le permettono di raggiungere le sue finalità e costituiscono l’appartenenza stessa alla Chiesa. In senso stretto, è “pastorale” l'attività e i mezzi specifici della Chiesa che sono edificativi della stessa.

Questi mezzi sono affidati ai pastori, che hanno ricevuto dal Signore il compito di pascere i fedeli. La pastorale è quindi un’attività tipica della gerarchia: principalmente dei Vescovi in comunione con il Papa, secondariamente dei sacerdoti come cooperatori dei vescovi, e poi dei diaconi come ministri dei sacerdoti. L’attività pastorale in senso proprio si esplica attraverso il servizio ministeriale della predicazione, della santificazione e della guida di governo.

Tuttavia, non si deve dimenticare che tutto il popolo di Dio è chiamato a partecipare alla pastorale della Chiesa, ciascuno secondo la propria vocazione, includendo religiosi/e e laici.

Il Concetto Pastorale di "Migrante"

I migranti, pur esprimendo una realtà sociologica complessa, interessano la Chiesa in quanto fedeli che essa ha il compito di pascere e guidare alla salvezza. La loro particolare situazione richiede una speciale attenzione, poiché i mezzi e le strutture pastorali ordinarie risultano spesso insufficienti, rendendo necessaria una pastorale specifica: la pastorale dei migranti.

Il fenomeno della mobilità umana è molto variegato e può avere cause e scopi diversificati (emigranti, marittimi, aeronaviganti, nomadi, turisti). Tuttavia, la categoria fondamentale per la quale la Chiesa ha elaborato una pastorale specifica sono principalmente i migranti, includendo spesso anche esuli, profughi, marittimi, aeronaviganti e nomadi.

La nozione pastorale del migrante, come indicato nell'Istruzione De Pastorali Migratorum Cura, n.15, definisce “perciò, da un punto di vista pastorale si devono considerare migranti tutti coloro che per qualsiasi motivo si trovano a vivere fuori della propria patria o della propria comunità etnica e hanno bisogno, per vere necessità, di una cura particolare specifica” (DSS, 2004, 2377).

La Necessità e Specificità della Cura Pastorale per i Migranti

Il migrante, vivendo fuori dalla propria patria o comunità etnica, generalmente non può usufruire della pastorale ordinaria offerta dalla Chiesa tramite il ministero del parroco, che presiede una comunità su base territoriale. La Chiesa non può abbandonare i fedeli che non può raggiungere con i metodi ordinari.

Il decreto Christus Dominus, n. 18, e il Codice di Diritto Canonico (can. 383, § 1; can 529, § 1; can 568; can. 771, § 1) raccomandano una particolare sollecitudine per coloro che "non sono in grado di avvalersi di una cura pastorale ordinaria", imponendo la costituzione di cappellani. Di conseguenza, la pastorale per i migranti deve essere straordinaria e specifica.

Il principio generale che guida questa pastorale specifica è espresso nella Exsul Familia: “Agli emigrati va assicurata un'assistenza spirituale non diversa né minore di quella di cui godono gli altri fedeli nelle diocesi”.

Questa pastorale richiede un sacerdote che sia in grado di venire incontro alle esigenze dei migranti. È raccomandato che sia un sacerdote della stessa lingua e, per quanto possibile, dello stesso gruppo etnico dei migranti (DSS, 1999). La conoscenza della lingua appresa in un secondo momento è considerata un ripiego in mancanza di altre opzioni. Il sacerdote deve essere in grado di assolvere efficacemente il suo ministero ed edificare la comunità cristiana tra i migranti, scegliendo strutture pastorali adatte a questo fine (DSS, 2070-2072).

Tale pastorale si attua all'interno della stessa Chiesa, in comunione e obbedienza al Vescovo, responsabile della pastorale diocesana, e in comunione con tutto il popolo di Dio (DSS, 2075-2097). È per sua natura straordinaria e provvisoria, non alternativa, autonoma o contrapposta a quella ordinaria. Il parroco rimane responsabile della comunità territoriale, ma un altro sacerdote, con potestà personale e cumulativa, svolge il ministero specifico per la porzione di migranti (DSS, 2082-2089).

Questa duplice appartenenza, alla comunità etnica e a quella territoriale, è un'anomalia necessaria per il bene delle anime, che garantisce rispetto per il migrante e il suo patrimonio spirituale, per l'unità della sua famiglia, e al contempo invita a un inserimento graduale nella comunità parrocchiale territoriale.

schema organizzativo pastorale ordinaria e specifica per i migranti

Giustificazione della Pastorale Specifica

La persona che si trova fuori dalla propria patria e comunità etnica è spesso disorientata, con ripercussioni a livello di fede e pratica religiosa. Generalmente, il migrante non conosce la lingua del paese ospitante o non la padroneggia a sufficienza, e si trova fuori dal suo contesto culturale, rendendo difficile o impossibile il rapporto con il parroco del luogo e con la comunità cristiana.

Se la comunità migrante è numerosa, non è in grado di avvalersi del ministero del parroco per vivere la propria fede, specialmente se minacciata dall'esterno. A tale comunità è necessaria una pastorale specifica, con mezzi straordinari e adeguati alla situazione. Già Pio XII esortava i missionari per i migranti a offrire un'assistenza spirituale straordinaria, come la confessione in lingua materna, incoraggiando nel contempo l'accostumarsi alla vita religiosa del luogo.

L'Impegno della Chiesa Italiana nell'Accoglienza dei Migranti

Papa Francesco, con i suoi viaggi apostolici a Lampedusa e Lesbo, ha posto l’aiuto e l’accoglienza dei migranti tra le priorità della società civile e delle comunità cristiane. Nel documento papale Amoris laetitia (n. 46), si afferma che «la mobilità umana può rivelarsi un’autentica ricchezza tanto per la famiglia che emigra quanto per il paese che la accoglie» e che l’accompagnamento dei migranti esige una pastorale specifica, nel rispetto delle loro culture, formazione religiosa e ricchezza spirituale.

Le chiese europee, e in particolare quella italiana, vantano una lunga storia di cura pastorale specifica per i migranti, risalente alla "Grande migrazione" di fine Ottocento, quando furono inviati sacerdoti italiani nelle terre di emigrazione per mantenere la fede attraverso la lingua e la cultura d'origine. Questo stesso percorso viene attuato in Italia da più di trent’anni per le comunità dei migranti, con le diocesi che si curano che queste siano accompagnate da sacerdoti della stessa lingua e cultura.

Papa Francesco ha raccomandato a tutti i religiosi di aprire le loro case per contribuire ad “accogliere” quelle moltitudini che popolavano “l’esodo africano”. I “quattro verbi dell’accoglienza” - «Accogliere, proteggere, promuovere e integrare» - inseriti nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, sono i capisaldi dei centri pastorali delle comunità etniche di Roma.

Monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni (Migrantes) e incaricato della Commissione per le migrazioni della Conferenza Episcopale del Lazio, sottolinea: «Gli insegnamenti e la testimonianza del Santo Padre stanno dominando il nostro agire e guardiamo al migrante riconoscendo in lui l’incontro con Gesù Cristo».

A Roma, esistono 130 centri pastorali che servono 37 comunità di stranieri, alcuni suddivisi in più sedi. La comunità filippina, la più numerosa nella Capitale, ha ben 55 centri. Le sedi più grandi, spesso allestite in parrocchie, sono aperte tutti i giorni, mentre quelle delle comunità più piccole sono attive la domenica o ogni quindici giorni. Questi centri sono organizzati in parrocchie personali, missioni con cura d’anime (es. filippine, rumene, polacche, latino-americane) o coordinati da cappellani di origine straniera. Svolgono funzioni spirituali (Messa, catechesi), di promozione umana e di integrazione, offrendo corsi di italiano gratuiti, visite in carcere, aiuto per il rinnovo del permesso di soggiorno o il ricongiungimento familiare, e sostegno per chi ha perso il lavoro. Don Pierpaolo li definisce come un “doppio binario di fede e di accompagnamento reale della persona tanto nella vita civile quanto in quella religiosa”.

Attualmente, su circa 95.000 migranti in Italia, diocesi e parrocchie, famiglie e comunità religiose accolgono oltre 22.000 persone in circa 1600 strutture. I vescovi, nel Vademecum, invitano ad allargare la rete dell'accoglienza, vedendola come "un supplemento di umanità, anche per vincere la paura e i pregiudizi".

Il Vademecum della CEI sull'Accoglienza

Il Vademecum, approvato dal Consiglio Permanente della CEI, fornisce indicazioni pratiche dettagliate per le diocesi italiane sull'accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati. L’accoglienza deve avvenire in locali di proprietà della diocesi, di enti religiosi o delle parrocchie, purché in regola con le tasse, inclusa l'IMU. La CEI ha stabilito un periodo di accoglienza che può variare “da sei mesi a un anno per i richiedenti asilo o una forma di protezione internazionale”, al fine di favorire una piena integrazione. L’accoglienza, tuttavia, non si limita esclusivamente alla fornitura di un tetto.

Il Percorso di Accoglienza secondo la CEI

  • Preparazione della Comunità: È fondamentale informare e formare la comunità attraverso percorsi curati da Caritas e Migrantes a livello regionale e diocesano.
  • Forme dell’Accoglienza: La Caritas coordina le informazioni sulle modalità di accoglienza e raccoglie le disponibilità da parrocchie, famiglie, comunità religiose, santuari e monasteri. La famiglia può accogliere una persona maggiorenne. Usmi e il Movimento per la vita offrono le loro case per situazioni più fragili, come donne in gravidanza o donne sole con bambini.
  • Dove Accogliere: L'accoglienza può avvenire in locali della parrocchia o in appartamenti in affitto/uso gratuito, presso famiglie, in case religiose o monasteri, o negli spazi legati a un santuario (tradizionalmente dotati di

    hospitium

    ), previa acquisizione delle autorizzazioni canoniche. È sconsigliato il semplice affidamento di immobili ecclesiastici alle Prefetture senza il diretto impegno della comunità cristiana.
  • Chi Accogliere:
    • Famiglie, persone della stessa nazionalità che hanno presentato domanda d'asilo e sono ospitate in un Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS).
    • Chi ha visto accolta la propria domanda d’asilo e attende di entrare in un progetto SPRAR per un percorso di integrazione sociale.
    • Chi ha ottenuto una forma di protezione internazionale (asilo, protezione sussidiaria e protezione umanitaria), ha concluso un percorso nello SPRAR e non ha prospettive di inserimento sociale, per favorire un cammino di autonomia.
    • Per i minori non accompagnati: il percorso è attivabile nello SPRAR. Vista la delicatezza dell'intervento (giuridico, psicologico, sociale), il luogo più adatto non è la parrocchia, ma la famiglia affidataria o un ente accreditato come casa famiglia.
  • Tempi: L'accoglienza varia da sei mesi a un anno per i richiedenti asilo o protezione internazionale. I tempi possono accorciarsi per chi desidera proseguire il viaggio o raggiungere familiari in altri Paesi europei.
  • Aspetti Amministrativi e Gestionali: Ogni Diocesi deve individuare un ente capofila accreditato presso la Prefettura che partecipi ai bandi e segua le pratiche amministrative. Questo ente, attraverso il coordinamento diocesano di Caritas o Migrantes, gestirà le richieste di disponibilità e la destinazione delle persone. Esistono diverse opzioni:
    • Opzione A: L’ospitalità in parrocchia di un richiedente asilo è un gesto gratuito, ma rientra in una convenzione tra un ente gestore (CAS o SPRAR) legato alla diocesi e la Prefettura.
    • Opzione B: La parrocchia riceve un rimborso per l’accoglienza dall’ente gestore capofila.
    • Opzione C: La parrocchia ospita gratuitamente, senza accedere a fondi pubblici, chi esce dal CAS o dallo SPRAR.
  • Aspetti Fiscali e Assicurativi: Le strutture o i locali di ospitalità devono essere a norma e la parrocchia deve prevedere l’assicurazione per la responsabilità civile. Se l’attività di accoglienza assume caratteristiche commerciali, si applica il regime generale previsto.
  • Riconoscimento del Diritto di Rimanere nella Propria Terra: L’accoglienza non può far dimenticare le cause delle migrazioni (guerra, fame, disastri ambientali, persecuzioni religiose). Da qui l’impegno a valorizzare la cooperazione internazionale e missionaria (Caritas Italiana, Missio, FOCSIV) e a sostenere microrealizzazioni nei Paesi di provenienza dei migranti.
  • Monitoraggio, Verifica e Informazione: L’esperienza di accoglienza richiede un monitoraggio in ogni diocesi e la cura dell’informazione sulle esperienze in atto. La Commissione Episcopale per le migrazioni prevede un incontro annuale con il Tavolo nazionale di monitoraggio per una verifica e la preparazione di una relazione per l'Assemblea generale dei vescovi.
infografica riassuntiva vademecum accoglienza CEI

Storie di Accoglienza e Integrazione

I Dehoniani del sud sono da diversi anni aperti all’accoglienza di migranti, avendo vissuto esperienze significative:

  • Tunde, dopo aver trascorso oltre tre anni in un centro di accoglienza per richiedenti protezione internazionale, è diventato panettiere a Torino, responsabile di laboratorio. Aveva appreso un mestiere poco ambito per sostenere la sua famiglia, dimostrando grande volontà di apprendimento.
  • Suo figlio Antonio, nato nel 2014, è stato battezzato nella cappella del Centro di Apostolato “P. Dehon”, prendendo il nome da uno degli operatori del centro a cui gli ospiti erano particolarmente affezionati.
  • Tereza, ora in Germania, lavora come "rider" per una multinazionale. Nonostante il poco guadagno e il lavoro intenso, è felice di condurre una vita onesta e dignitosa, lontana dagli stenti che le avevano causato la perdita della sua bambina in Africa. Ha lasciato un biglietto di ringraziamento, ancora affisso in bacheca.
  • Ibrahim, dalla Sierra Leone, era il responsabile della pulizia negli ambienti comuni del centro. Nonostante la giovane età, ha sviluppato una cataratta bilaterale degenerata rapidamente nel 2020. Pur essendo ospite di un altro centro, continua a rivolgersi ai Dehoniani per l’assistenza sanitaria.

Questa attività di accoglienza, come raccomandato da Papa Francesco di aprire le case per “accogliere” le moltitudini dell’esodo africano, è stata una bella esperienza che ha dato l’opportunità di esercitare la carità, arricchendo e rendendo migliori. Nonostante dal 2019 gli sbarchi sulle coste italiane siano diminuiti drasticamente a causa di accordi internazionali e chiusure delle frontiere, l’opera dei missionari e volontari continua tra gli “ultimi” di quei Paesi poveri, vittime di squilibri esistenziali dovuti alla cattiva distribuzione della ricchezza e alla difficoltà di accesso ai servizi primari.

L’Associazione Gruppo Laici Terzo è impegnata da anni per l’integrazione dei migranti in Campania. Durante la pandemia, molti bambini immigrati si sono ritrovati isolati e esclusi dalla possibilità di partecipare alle attività scolastiche per la mancanza di dispositivi elettronici. L’Associazione si è quindi mobilitata per fornire tablet ai bambini più bisognosi.

fotografie di momenti di accoglienza e integrazione in un centro

La Prospettiva del Papa e la Rete Globale

Papa Francesco, in un’udienza generale di agosto 2020, ha duramente criticato le disuguaglianze, affermando che “i sintomi di disuguaglianza rivelano una malattia sociale; è un virus che viene da un’economia malata. È il frutto di una crescita economica iniqua, che prescinde dai valori umani fondamentali. Nel mondo di oggi, pochi ricchissimi possiedono più di tutto il resto dell’umanità”.

Da fonti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), si apprende che in Libia sono ancora intrappolati quasi 50.000 migranti, l’80% dei quali sono persone scappate dagli orrori delle guerre in Sudan, Siria ed Eritrea. Amnesty International riferisce di gravi violazioni dei diritti umani e abusi di ogni genere. Nonostante la Libia possa sembrare lontana, “quei fratelli più piccoli sono anche tra noi, nelle nostre città, nei nostri quartieri, lungo il cammino della nostra esistenza”.

L'integrazione dei migranti è una prospettiva urgente indicata da Francesco. Nell’esortazione post-sinodale, l’integrazione, rivolta a sacerdoti e comunità cristiane, prende il nome di “pastorale specifica”: «L’accompagnamento dei migranti esige una pastorale specifica. Ciò deve essere attuato nel rispetto delle loro culture, della formazione religiosa ed umana da cui provengono, della ricchezza spirituale dei loro riti e tradizioni» (Amoris Laetitia, n. 46).

PAPA: GRAZIE ALL'ITALIA PER L'ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI

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