L'Aborto: La Risposta del Sacerdote e la Dottrina Cattolica

Affrontare il tema dell'aborto dal punto di vista della teologia morale cattolica richiede un'analisi attenta di principi fondamentali come quello del "volontario indiretto", unito alla profonda comprensione della misericordia divina. Molti si interrogano sulla liceità di determinate azioni e sulla possibilità di perdono, cercando risposte illuminanti nella Chiesa.

Sacerdote che ascolta in confessionale

Il Principio del "Volontario Indiretto" o "Azione a Duplice Effetto"

Per comprendere alcune situazioni complesse relative all'interruzione di gravidanza, è essenziale richiamare il concetto di volontario indiretto o azione a duplice effetto, un principio fondamentale della teologia morale.

Criteri per il Volontario Indiretto

Affinché si possa parlare di volontario indiretto, si richiedono quattro criteri:

  1. Azione buona o indifferente in sé: L’azione deve essere buona in se stessa, o almeno indifferente. Perciò non è mai lecito compiere azioni cattive in quanto tali, come ad esempio dire o giurare il falso, anche se da esse si possono ricavare ottimi effetti. Il motivo è che il fine non giustifica i mezzi e non si può mai fare il male per ottenere un bene.
  2. Effetto primo e immediato buono: L’effetto primo e immediato deve essere buono, e non deve essere ottenuto tramite quello cattivo. L’effetto cattivo, anche se previsto, deve essere solo tollerato. Ad esempio, la perdita di coscienza in seguito ad anestesia non è direttamente voluta, ma solo tollerata, come effetto di un’azione buona o per lo meno indifferente, qual è quella di rendere insensibile al dolore in vista di un intervento chirurgico serio.
  3. Proporzione tra effetti: Deve esserci proporzione tra l’effetto buono e quello cattivo, di modo che l’effetto cattivo non sia più grande dell’effetto buono. L’effetto cattivo, infatti, anche se non è voluto direttamente, è sempre un male, e non può essere tollerato se non per evitare un male più grande.
  4. Unicità e necessità della via: L’azione deve essere l’unica via, e cioè necessaria in quel momento e non procrastinabile.

L'Aborto Indiretto: Quando è Lecito

Si parla di aborto indiretto quando né l’intenzione né l’atto compiuto mirano all’aborto, ma ad altro scopo, ad esempio all’eliminazione di un tumore alla testa della madre. In tal caso, ciò che si perseguirebbe sarebbe solo l’eliminazione del tumore.

Tale intervento è lecito sotto il profilo morale se l’azione viene fatta seguendo scrupolosamente i principi del “volontario indiretto” o “azione a duplice effetto”. In merito così si espresse Pio XII: “Di proposito abbiamo sempre usato l’espressione “attentato diretto” alla vita di una persona innocente, “uccisione diretta”, perché se, per esempio, la conservazione della vita della futura madre, indipendentemente dall’essere incinta, richiedesse con urgenza un’operazione chirurgica o un’altra terapia che avrebbe, come conseguenza secondaria, in nessun modo voluta o perseguita, ma inevitabile, la morte del feto, un tale atto non potrebbe più essere qualificato come un attentato diretto ad una vita innocente.” La Chiesa, anche nel n. 2270 del Catechismo della Chiesa Cattolica, ribadisce questo principio.

Esiste anche una terza tipologia di volontario: il cosiddetto volontario in causa. Secondo la teologia morale è praticamente la stessa cosa del volontario indiretto. Ma in genere si usa tale dizione per indicare la responsabilità di chi compie un’azione a duplice effetto, mettendosi nel rischio di un effetto cattivo superiore a quello buono.

Il Dilemma dell'Ostetrica: Testimonianza e Risposta Morale

La Testimonianza dell'Ostetrica Sabrina

Un'ostetrica di nome Sabrina, obiettore di coscienza, si trova quotidianamente di fronte al problema delle interruzioni volontarie di gravidanza e degli aborti terapeutici. Pur essendo obiettore, è costretta a prendere appuntamenti per gli aborti, a compiere l'assistenza infermieristica in reparto, a portare in sala operatoria queste donne, a riportarle in reparto e a controllarle. La caposala le ha raccomandato di non provare a dissuadere le donne dal compiere l'atto, giacché diverse ostetriche sono state per questo denunciate. Questo periodo in ginecologia, prima di tornare in sala parto ad accogliere la vita, è per lei sempre più pesante e doloroso. La sua domanda è: se esegue l'ordine della caposala, commette un peccato mortale? Più volte in Santa Confessione i sacerdoti l'hanno tranquillizzata, ma desidererebbe conoscere un punto di vista più approfondito alla luce dei principi della teologia morale cattolica.

La Posizione della Teologia Morale sull'Obiezione di Coscienza

La legge 194 tutela la donna a scapito del bambino. L'obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo (art. 9, comma 3 della legge 194).

Tuttavia, altre forme di collaborazione materiale non direttamente connesse con l'evento e con l'azione abortiva di per sé sono illecite e anche su di esse il soggetto può esprimere il suo rifiuto, a meno che non sussistano motivi proporzionatamente gravi (come indicato in "Bioetica, manuale per medici e biologi", I, p. 741).

Infermiere o personale medico in corsia d'ospedale

Consigli Pratici e Limiti dell'Intervento

In risposta al dilemma dell'ostetrica, si suggerisce che portare e riportare le donne per l’intervento abortivo non è lecito, se l'azione non è indispensabile per salvare la vita della donna. Quando ormai una donna è all’ospedale ed è in attesa dell’intervento abortivo, è opportuno tacere, poiché la legge 194 purtroppo tutela la donna a scapito del bambino. Non esiste una preghiera ufficiale per i bambini abortiti.

L'Aborto come "Delitto" e il Ruolo del Sacramento della Riconciliazione

L'aborto, nella dottrina cattolica, è considerato un atto di estrema gravità. Don Andrea Tosca, in qualità di confessore, ha avuto modo di affrontare il "delitto di aborto".

La Gravità dell'Atto: Peccato e Scomunica

L'aborto è un vero e proprio omicidio, compiuto dalla madre ma non solo. La Chiesa nella sua saggezza ha da sempre associato al peccato di aborto la scomunica, che può togliere solo il vescovo (o sacerdoti delegati). Questo perché, nella mentalità e nella cultura, era venuta meno la coscienza della gravità di questo atto. Con la scomunica, la Chiesa, che è Madre e Maestra, vuole affermare: “Attenzione, questo atto è un delitto, è grave! Ti pone lontano dalla comunione con il sentire Ecclesiale che afferma che il feto appena concepito è vita, è un essere umano!”

La scomunica resta per chi abortisce o è complice dell’aborto. Per l'aborto spontaneo, invece, non c’è “deliberato consenso”, e quindi viene meno una delle tre condizioni perché si compia il peccato. La formazione della coscienza è fondamentale, e i sacerdoti nelle omelie e nelle catechesi devono formare i cristiani alla gravità del peccato di aborto.

Il Dramma Personale e la Via del Perdono

L'aborto è un dramma che provoca grande dolore. Padri e madri sono riusciti a confidarsi in confessionale, a volte dopo decine di confessioni in cui non avevano trovato la forza di dirlo, per liberarsi di questo enorme delitto. Il potere sacramentale della confessione avviene solo se il penitente dice tutta la verità di quello che ha commesso. Questo significa ammettere a se stessi la gravità di ciò che si è compiuto e trovare la forza per chiedere aiuto a Dio, l’unico che può salvare dai nostri peccati. L’aborto fa piombare la donna in una spirale di depressione e di morte. Questo è stato constatato con l'esperienza di alcune donne che hanno abortito, sia deliberatamente che spontaneamente.

“Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono. È per questo motivo che nessuno di noi può porre condizioni alla misericordia; essa rimane sempre un atto di gratuità del Padre celeste, un amore incondizionato e immeritato. La misericordia è questa azione concreta dell’amore che, perdonando, trasforma e cambia la vita.”

Persona in preghiera in una chiesa

Il Ruolo del Sacerdote nella Consolidazione Spirituale

Nel percorso di aiuto a una persona vicina a una madre che stava pensando di abortire, Don Andrea Tosca ha usato i termini “omicidio” e “delitto contro la vita”, incoraggiando a impedire tale peccato. Per un padre che, d'accordo con la moglie, ha compiuto l'aborto, è stato consigliato di “dare il nome” a quel bambino abortito e di far celebrare tre sante messe. Questa “procedura” è stata applicata anche per aborti spontanei, con la mamma che ha dato il nome ai suoi bambini e li ha battezzati “nello Spirito” con il “battesimo di desiderio”.

Si invoca il Preziosissimo Sangue di Gesù su questi bambini e si chiede a Maria Santissima “di prenderli in braccio”, affinché sentano l’affetto di una Madre. Si consiglia poi di far celebrare sante messe per questi bambini nelle date della loro morte e del loro onomastico. Tutte queste azioni fanno parte di quella “Comunione dei Santi” che professiamo ogni Domenica nel Credo. Queste parole sono un incoraggiamento alla confessione sacramentale per quante donne, uomini, medici, si portano dentro il peso di questo delitto e vivono in uno stato di tormento. Cristo solo può salvare l’uomo dal suo peccato, anche quello più tremendo, e trasformarci in sostenitori della Vita.

LA CONFESSIONE | Tutto Sul Sacramento Della Riconciliazione | Come Quando Perché Cosa Confessare

La Libertà di Scelta e i Limiti degli Ideali Religiosi

Molti si chiedono dove sia la "cristianità" e l'amore per il prossimo, includendo la libertà di scelta individuale, nel momento in cui si impongono i propri ideali religiosi. A questa domanda, la teologia morale risponde con il principio che nessuno è padrone della propria esistenza, perché non se l’è data e non se la conserva da se stesso istante per istante. Non siamo padroni della nostra esistenza. Questo stesso discorso vale anche per l'eutanasia.

L'Eroismo della Madre e il Dovere Morale

Sorge la questione sul perché la scelta delle donne che hanno deciso di partorire sapendo di dover morire venga presentata come un atto eroico fuori del comune, se è “soltanto” un atto doveroso e che non facendo questa scelta avrebbero commesso un peccato. La Chiesa, anche nel n. 2270 del Catechismo, non presenta una situazione come quella di Gianna Beretta Molla come un atto dovuto, bensì come un atto di amore eroico. Gianna Beretta Molla avrebbe potuto dire: tirate via tutto. Come saprai, anche altre mamme, trovatesi nella medesima situazione di Gianna Beretta Molla, hanno preferito portare avanti la gravidanza nella speranza di salvare almeno la vita del bambino. Queste scelte, che vanno oltre il "dovere" strettamente inteso, sono riconosciute come testimonianze di amore e abnegazione.

La Difesa della Vita di Fronte alla Blasphemia

Di fronte ad attacchi alla fede e alla vita, come la scritta blasfema «Aborto libero (anche per Maria)» apparsa sotto la targa di una parrocchia, la reazione della Chiesa è decisa ma pacata. Un sacerdote, don Andrea, ha risposto che l'aborto è il “non senso” di ogni cosa, la morte che vince contro la vita, la paura che vince su un cuore che invece vuole combattere e vivere. Ha esortato a migliorare il mondo invece di distruggerlo, ad amare invece di odiare, ad aiutare chi è nella sofferenza a sopportare le sue pene, ribadendo che la vita vincerà e che né l’odio né le astuzie o i poteri terreni potranno sconfiggerla. Il segreto gigantesco che sostiene chi ama e difende i bambini non nati è che “la vita vincerà”.

La Misericordia di Dio e il Dopo-Aborto

“Misericordia et misera” sono le due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera. Non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: «Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia». Quanta pietà e giustizia divina in questo racconto! Questa pagina del Vangelo può a buon diritto essere assunta come icona della misericordia, la quale chiede di essere ancora celebrata e vissuta nelle nostre comunità.

Al centro del messaggio cristiano non c’è la legge e la giustizia legale, ma l’amore di Dio, che sa leggere nel cuore di ogni persona, per comprenderne il desiderio più nascosto, e che deve avere il primato su tutto. Gesù ha guardato negli occhi la donna e ha letto nel suo cuore: vi ha trovato il desiderio di essere capita, perdonata e liberata. La miseria del peccato è stata rivestita dalla misericordia dell’amore. Nessun giudizio da parte di Gesù che non fosse segnato dalla pietà e dalla compassione per la condizione della peccatrice. Dopo un lungo silenzio, Gesù dice: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata? … Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,10-11). In questo modo la aiuta a guardare al futuro con speranza e ad essere pronta a rimettere in moto la sua vita.

Il perdono è il segno più visibile dell’amore del Padre, che Gesù ha voluto rivelare in tutta la sua vita. Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono. È per questo motivo che nessuno di noi può porre condizioni alla misericordia; essa rimane sempre un atto di gratuità del Padre celeste, un amore incondizionato e immeritato. La misericordia è questa azione concreta dell’amore che, perdonando, trasforma e cambia la vita.

La celebrazione della misericordia avviene in modo del tutto particolare con il Sacramento della Riconciliazione. È questo il momento in cui sentiamo l’abbraccio del Padre che viene incontro per restituirci la grazia di essere di nuovo suoi figli. Noi siamo peccatori e portiamo con noi il peso della contraddizione tra ciò che vorremmo fare e quanto invece concretamente facciamo; la grazia, tuttavia, ci precede sempre, e assume il volto della misericordia che si rende efficace nella riconciliazione e nel perdono. Solo Dio perdona i peccati, ma chiede anche a noi di essere pronti al perdono verso gli altri, così come Lui perdona i nostri. Quanta tristezza quando rimaniamo chiusi in noi stessi e incapaci di perdonare!

L'esperienza dei Missionari della Misericordia ha dimostrato che Dio non pone alcun confine per quanti lo cercano con cuore pentito. Chi ha abortito e non riesce a ritrovare pace, può trovare aiuto e speranza nel Signore e nel sacramento della Confessione.

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