In termini molto generali, i sacerdoti costituiscono un gruppo di persone specializzate nel trattare la sfera del sacro. È la destinazione sociale delle cose sacre, infatti, che in ultima analisi qualifica il ruolo e le funzioni dei sacerdoti. Nella creazione del suo universo sacro, una società decide non solo quali dei adorare o quali e quanti oggetti, animali, piante e persone siano da considerare sacri, ma anche chi è chiamato in particolare a entrare in contatto più o meno diretto con questo universo.
In tal senso, i sacerdoti sono degli specialisti che esercitano funzioni pubbliche: essi vengono incaricati da una collettività e dalle autorità costituite di svolgere un compito che non tutti i comuni mortali possono legittimamente assolvere. Perciò, i sacerdoti godono della stessa proprietà che caratterizza il sacro: la condizione di separazione dalla sfera profana. Proprio perché hanno a che fare con un ambito ritenuto radicalmente differente da quello terreno, dalla vita quotidiana e ordinaria, anch'essi partecipano di questo stato di separazione, sottolineandolo con particolari segni esteriori.
Il vantaggio offerto da questa definizione generale sta nel fatto che essa consente di qualificare i sacerdoti non necessariamente in riferimento alla divinità. Si può, in tal senso, affermare che i sacerdoti si pongono come mediatori fra gli dei e gli esseri umani, preoccupandosi di mantenere buoni i rapporti fra i secondi e i primi.
Il Sacerdote e il Potere nella Società
In molte società, è l'autorità politica che si pone come intermediario unico e supremo fra il mondo divino e quello umano, tanto che in alcuni casi essa si riserva di presiedere importanti cerimonie di culto. I sacerdoti agiscono allora su delega di chi ha il potere supremo nell'organizzazione dello Stato: essi sono i funzionari di un apparato religioso e sacro, e non già autonomi creatori di istituzioni e di rituali.
Lo stato di purezza richiesto ai sacerdoti è una conseguenza della particolare funzione da essi ricoperta: proprio perché hanno il privilegio di 'toccare' cose ritenute non tangibili da parte delle persone comuni - il sacro è per definizione ciò che non deve essere contaminato dal profano - la purezza è una sorta di garanzia sociale che la comunità richiede a tutela dell'integrità dei suoi simboli sacri. Conservare la memoria e rievocare ciclicamente le procedure che regolano le condotte degli individui e dei gruppi sociali costituiscono le funzioni centrali che i sacerdoti adempiono da sempre nelle società a noi note.

Si comprende allora perché essi abbiano avuto quasi sempre una notevole rilevanza politica, non solo perché vicini al potere o da esso delegati a compiere funzioni particolari attinenti alla sfera del sacro, ma anche perché garanti di meccanismi di stabilità delle istituzioni sociali di un'organizzazione politica, grande o piccola, complessa o semplice che sia. I sacerdoti sono chiamati, infatti, a controllare che le classificazioni condivise della realtà sociale, con tutte le sue gerarchie economiche e le sue asimmetrie di potere, non vengano messe in discussione.
I sacerdoti costituiscono, da questo punto di vista, un'istituzione che contribuisce a formare una comunità consolidata, la quale, per citare Mary Douglas, "blocca la curiosità personale, organizza la memoria pubblica ed impone eroicamente la certezza sull'incertezza". Essi sono perciò chiamati a riprodurre nel tempo sistemi di conoscenza nei quali gli individui possano trovare una risposta convincente ed esaustiva alle loro domande sul senso della vita e della morte. La loro attività diviene così eminentemente sociale.
Il ruolo dei sacerdoti viene definito in vari e diversi modi a seconda: a) del rapporto più o meno stretto fra sfera religiosa e sfera politica; b) del grado di differenziazione sociale esistente in una comunità o in una società. La funzione del sacerdote è definita all'interno dell'ordine costituito da parte di chi è interessato a mantenere stabile quell'ordine, ed egli è chiamato a riprodurre il sistema simbolico che consente a un re o a chi è a capo della comunità di presentarsi come il supremo garante dell'armonia fra cosmo divino e cosmo umano, fra ordine delle cose celesti e ordine delle cose terrene.
Il Contesto della Polis Greca e il Sacerdozio
La nascita e lo sviluppo della polis greca determinarono significativi mutamenti anche nella mentalità e nelle pratiche religiose. La polis, oltre che comunità territoriale, è una formazione sociale e culturale tenuta assieme da leggi e credenze etico-religiose comuni. Essa compie anzitutto una centralizzazione dei culti, sradicando e poi trapiantando nel capoluogo gli antichi culti locali. Il servizio divino, inoltre, si trasferisce nelle mani dei laici.

Nella polis greca, quasi tutti i sacerdoti erano estratti a sorte fra i cittadini e rinnovati ogni anno, evidenziando una differenza rispetto ad altre civiltà dove il sacerdozio era una casta o una professione perenne. Gli antichi santuari cedevano il posto a templi grandiosi che esibivano più la potenza della polis che la fede dei suoi cittadini. La polis aveva divinità che erano garanti dello Stato, protettori della città, e doveva vigilare affinché il favore degli dei permanga e non venga meno per colpa o negligenza dei singoli.
Quest'ultimo aspetto può spiegare perché, a partire dal VII secolo a.C., i riti catartici di purificazione assunsero connotazioni civiche: la colpa e l’impurità dei singoli potevano ricadere su tutta la polis, dato che in questa vigeva il principio della solidarietà collettiva. Gli studiosi della religione degli antichi Greci hanno messo in evidenza come il sacrificio rituale servisse, da un lato, a impetrare la benevolenza degli dei e, dall'altro, a ribadire le gerarchie sociali esistenti nella polis.
Il fatto che allo hiereus - il sacerdote che officiava i riti sacrificali - venissero assegnate precise parti di carne della vittima (come la pelle degli animali uccisi) e non altre stava a significare che a lui veniva riconosciuta una posizione privilegiata nella stratificazione sociale.
Specificità del Sacerdozio nella Religione Greca
Nel mondo dell’antica Grecia, i sacerdoti non costituivano un ceto a parte, un gruppo sociale distinto e autonomo, ma erano piuttosto una funzione che poteva essere ricoperta da membri della comunità. La religione greca era politeista, comprendeva molte divinità e si caratterizzava per la celebrazione di numerosi culti. I riti e gli atti del culto erano di natura pubblica, gestiti dalla polis stessa o da funzionari incaricati a tale scopo.
Si praticavano i sacrifici, immolando uno o più animali, si rispettavano determinati divieti e ci si recava a consultare gli oracoli che interpretavano la volontà divina, riguardante ogni aspetto della vita, dalla guerra al commercio, dalle arti all'amore. La vita della città e della comunità intera era scandita da numerosi culti pubblici. Nella religione greca antica, il divino non era percepito come onnipotente ma legato a schemi d'azione; la religione era pubblica, incentrata su pratiche e rituali, con i sacrifici come atto centrale. I luoghi di culto erano spesso all'aperto, non esclusivi, e i riti avvenivano in spazi condivisi. Il ruolo dei sacerdoti era funzionale all'ideologia religiosa cittadina.
In questo periodo classico, la polis poteva essere intesa anche attraverso organizzazioni di attività comuni da parte di comunità sparse che condividevano il culto di un particolare santuario, come l'antica koinon degli Ionici, composta da dodici città della costa ionica il cui luogo di culto era il Panionion. La polis, come comunità cittadina ed entità politica indipendente, era dotata di istituzioni e leggi proprie, e corrispondeva ad uno spazio geografico definito e stabile, comprendente la parte urbana, il territorio rurale, l'area di confine e i santuari extraurbani.
Sacerdote, Stregone e Profeta: Distinzioni nel Mondo Greco
La figura del sacerdote si differenziava da altre figure sacre. Max Weber distinse fra sacerdote e stregone: il primo, come un funzionario professionale che media fra gli dei e una comunità umana attraverso l'organizzazione del culto; il secondo, come "un libero professionista" che, ricorrendo a poteri personali di tipo magico, fornisce prestazioni individualizzate e occasionali. Sebbene nelle società preletterate del passato e contemporanee la distinzione fra stregone, sciamano e sacerdote non fosse sempre così netta, con la magia connessa alla religione, laddove iniziava il processo di differenziazione sociale, il sacerdote si spogliava progressivamente di molti compiti assunti da altre persone o istituzioni.
LA RELIGIONE nell'ANTICA GRECIA: (08)
Il Ruolo delle Sacerdotesse e la "Cittadinanza Cultuale" Femminile
Nel mondo dell’antica Grecia, le donne non avevano diritti politici e godevano di ben pochi diritti civili, tuttavia, il rapporto tra la donna e il sacro costituiva un ambito non marginale, nel quale le donne hanno goduto di autonomia, libertà e prestigio molto diversi rispetto al resto della loro vita politico-civile. Sacerdotesse e profetesse partecipavano alle grandi feste religiose cittadine. Nella gestione del sacro, che era considerato una forma istituzionale di svolgimento di un ruolo utile per la città, si ridefiniva l'equilibrio fra i sessi. Spesso, a divinità maschili corrispondeva un sacerdozio maschile e a divinità femminili un sacerdozio femminile.
La "cittadinanza cultuale" per le donne significava la possibilità di svolgere un ruolo civile riconosciuto dalla città e dalla componente maschile, in un contesto che non era più soltanto quello a loro riservato dell’oikos domestico. Considerando l'importanza della polis, il fatto che la città riconoscesse alle donne ruoli istituzionali e istituzionalizzati ha permesso di parlare di una vera e propria cittadinanza cultuale.
I Greci tenevano in gran conto le manifestazioni di furore divino e le persone che le permettevano, spesso donne. Le donne, in quanto capaci di procreare, partecipavano dell’oscuro potere divino della creazione e della profezia. Grazie proprio alla loro natura potevano accostarsi senza pericolo a tali fenomeni, che altrimenti sarebbero rimasti tabù ma che erano fondamentali per il buon andamento della comunità. Il notevole rilievo sociale assunto dalle profetesse dipendeva proprio dal fatto che esse possedevano il potere di orientare i destini delle città e dei singoli cittadini.