Storia della Parrocchia di Santa Maria Maggiore a Trieste e di Mosso Santa Maria

Santa Maria Maggiore a Trieste: Storia e Evoluzione

La storia della chiesa di Santa Maria Maggiore a Trieste è intrinsecamente legata alla prima presenza della Compagnia di Gesù nella città. I Padri Gesuiti giunsero a Trieste nel 1619, in un periodo religiosamente complesso a causa dell'influenza della Riforma protestantica. La loro opera si concentrò principalmente sulla formazione culturale della gioventù attraverso l'insegnamento nel loro Collegio, aperto nel 1620.

I Gesuiti rimasero a Trieste fino alla soppressione della Compagnia nel 1773, per poi fare ritorno in diocesi nel 1910. Per garantire la cura d'anime, diedero inizio alla costruzione di una nuova chiesa nel cuore della città storica. La prima pietra fu posta dal vescovo Rinaldo Scarlicchio il 10 ottobre 1627. L'edificio sacro, dedicato all'Immacolata Concezione della B.V. Maria, è un raro esempio di stile barocco a Trieste e rappresenta uno dei più importanti luoghi di culto della città, ricco di opere d'arte.

Dopo la partenza dei Gesuiti nel 1773, la cura della chiesa e il ministero pastorale passarono al clero secolare. Nel 1774, la parrocchia di S. Giusto M., precedentemente l'unica parrocchia dell'intera città, venne canonicamente estinta. Al suo posto furono istituite due nuove parrocchie: S. Maria Maggiore, per la parte antica della città, e Sant’Antonio Taumaturgo, per la parte nuova.

Nel 1922, il vescovo Angelo Bartolomasi, a causa della scarsità di sacerdoti diocesani, invitò i Francescani della Provincia Veneta di S. Antonio a prendere in carico la chiesa e la parrocchia di Santa Maria Maggiore. I Francescani mantennero la cura d'anime per ottant'anni, ritirandosi da Trieste nel 2001. Dal 17 settembre dello stesso anno, la chiesa e la parrocchia sono nuovamente rette dal clero diocesano. Successivamente, dal 9 ottobre 2011, la parrocchia è stata affidata ai Francescani dell’Immacolata.

Vista esterna della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Trieste

Mosso Santa Maria: Storia Parrocchiale e Autonomia

La chiesa parrocchiale di Mosso, dedicata all'Immacolata Concezione della B.V. Maria (Madonna della Salute), fu in passato la più importante rettoria della pieve di S. Maria di Cossato, dalla quale ereditò il titolo dell'Assunzione della Madonna. Ancora nel 1185, Mosso formava con Veglio e Mortigliengo un'unica cura e una sola "vicinia", ovvero una parrocchia, con gli abitanti di questi paesi che convenivano alla Chiesa di Mosso.

Nel 1289, Mortigliengo si separò da Mosso, mentre Veglio, Crocemosso e Vallemosso rimasero uniti ad esso. I confini parrocchiali rimasero invariati fino al XVI secolo, quando nel 1528 Veglio si staccò da Mosso, seguito da Crocemosso nel 1534 e da Vallemosso nel 1666.

Il territorio di Mosso presenta un interessante caso di scissione amministrativa non seguita da quella religiosa. Nonostante la formazione di due nuovi comuni nel 1742, Pistolesa e Valle Superiore, queste due entità amministrative non raggiunsero mai l'indipendenza religiosa.

Mosso ottenne il fonte battesimale dalla pieve di Cossato, probabilmente fin dal XIV secolo. Il 29 gennaio 1572, il cardinale Guido Ferrero, Vescovo di Vercelli, eresse la chiesa parrocchiale di Mosso in "Vicaria perpetua". Le venne assegnata una dote di otto scudi oltre ai redditi ordinari, e su presentazione del capitolo di Biella, fu nominato il primo vicario perpetuo, Don Bartolomeo de Gubernatis di Camandona.

L'aggregazione al Capitolo di Biella fu causa di numerose e lunghe liti relative alla nomina del parroco di Mosso. La prima disputa iniziò nel 1593 e si concluse nel 1604, con l'approvazione della transazione da parte del pontefice il 24 novembre 1627. A causa dell'incapacità di pagare quanto richiesto al Capitolo, gli abitanti di Mosso dovettero versare per un anno forti interessi, dando origine a nuove liti che si risolsero solo nel 1701.

Nel 1672, fu stabilito con atto notarile il modo in cui dovesse svolgersi il diritto di patronato. Il comune e i capifamiglia di Mosso avrebbero eletto, tramite votazione, quattro candidati da presentare al Vescovo, il quale avrebbe scelto il più idoneo. Questo diritto fu esercitato secondo le stesse modalità fino agli inizi dell'Ottocento, quando vi si rinunciò per beneficiare di un aumento di congrua regio.

Antica mappa della zona di Mosso e dintorni

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