Don Giuseppe Quadrio: Teologo, Maestro e Pastore

Le presenti pagine, curate da Remo Bracchi, rappresentano una raccolta preziosa degli appunti di esercizi spirituali di Don Giuseppe Quadrio, presentati da Don Juan Edmundo Vecchi, Rettor Maggiore dei Salesiani. Questi appunti, già noti ad alcuni e conservati tra le schede personali, erano spesso integrati nelle brevi allocuzioni che Quadrio rivolgeva ai suoi allievi al termine delle lezioni, prima delle principali feste liturgiche o come approccio pastorale a temi teologici specifici.

Il Profilo di Don Giuseppe Quadrio: Teologo e Maestro

Il Teologo Professionista

Don Quadrio era un "teologo" professionista, impegnato a pensare il contenuto ecclesiale della fede in conformità con le fonti. La sua ricerca mirava a illuminare gli enunciati dogmatici, a svelare ciò che essi intendono comunicare oltre le parole, e ad avvicinare verità e significati all'esistenza umana, confrontandoli con i filoni della cultura contemporanea. La sua era una teologia di provocazione, ricerca e risposta.

Il Maestro di Teologia

Oltre che teologo, Quadrio era riconosciuto come "maestro" di teologia. La sua preoccupazione principale era motivare gli allievi al gusto della riflessione, iniziarli ai contenuti dei misteri cristiani portandoli verso il cuore della verità. Era pronto a suggerire atteggiamenti, percorsi e metodi, indicando strumenti utili e accompagnando discretamente, senza pesare né condizionare. Il riflettere, il dilucidare, il ricercare e l'esporre erano per lui una vera e propria missione, vissuta in una relazione profonda con Dio, la Congregazione, la Chiesa e, soprattutto, con i suoi studenti. Insegnava la teologia nel senso più autentico del termine: iniziava alla meditazione della fede, agendo come "formatore".

L'AFFASCINANTE VITA DI YOGANANDA (Integrale)

Ciò che offriva attingeva all'intera persona, diventando criterio e spesso anche proposito. La teologia, grazie a lui, passava dalla testa al cuore e alla vita di coloro che si preparavano al sacerdozio, divenendo nutrimento spirituale e orientamento pratico. Portava ad imparare, a chiarirsi, a sentire più intensamente, ad assumere e ad agire. Don Quadrio cercava di comunicare pensiero e vissuto, collegandosi volentieri alle esperienze quotidiane o a quelle "limite" della persona, nonché alla vita della Chiesa. Da questi punti, se il tempo lo avesse consentito, avrebbe voluto mostrare come la Parola sia risposta e proposta, evidenziando una corrispondenza tra la vita e quanto la teologia offre. Questo non avveniva tramite esortazioni aggiuntive, ma attraverso l'impostazione stessa e lo svolgimento delle lezioni, dove sceglieva prospettive e bilanciava sviluppi e accentuazioni senza trascurare la sintesi. Dalle sue lezioni emergevano delle "vette", e la visione del "trattato" rimaneva sempre completa. Gli studenti uscivano dalle sue lezioni con più luce, speranza e gioia, non solo per il piacere intellettuale di un'esposizione gradita, ma perché in loro maturava una maggiore consapevolezza del dono della fede e un desiderio più grande di approfondirla.

Il Teologo e il Pastore

Nella sua riflessione, vi era un interscambio continuo tra il teologo e il "pastore". Sentiva l'urgenza e provava gusto a condividere il suo sapere con la gente, adeguandolo alle domande e alle capacità degli ascoltatori. Tra i suoi impegni si ricordano le risposte alle domande della rivista «Meridiano 12», i corsi per laureati, le conferenze ai giovani dell'oratorio della Crocetta, le omelie domenicali e la predicazione degli esercizi spirituali.

Nonostante la facilità con cui si potesse pensare che Don Quadrio passasse dalla teologia all'annuncio, è da notare lo sforzo che si imponeva per avvicinarsi alla vita e all'esperienza degli ascoltatori, e la sua ricerca di una comunicazione non solo trasparente, ma anche toccante. Preparava la predica domenicale già dal lunedì precedente, leggendo il testo e procedendo con approfondimenti e annotazioni, organizzando la materia e cercando l'espressione più accessibile ed efficace. Anche per gli esercizi spirituali dedicava tempo e meditazione, talvolta scusandosi umilmente di non poterli accettare per mancanza di tempo e salute. Questi appunti riflettono in maniera diafana le sfaccettature del suo profilo: pensatore, maestro, formatore e pastore.

La Struttura del Pensiero di Don Quadrio

Nelle sue opere si ritrovano definizioni classiche, ma "sminuzzate" parola per parola, fino a farne "brillare" il significato. Si nota il gusto dello sviluppo ordinato e progressivo, come di chi accompagna in un itinerario articolato in punti scanditi dalla variazione di un aggettivo o preposizione. Si ammira la ricerca dell'immagine-guida appropriata al pubblico, del fatto che può chiarire gli asserti, dell'espressione letteraria che li esprime con forza, e del capolavoro (teatro, romanzo, quadro) che li propone attraverso la creazione artistica.

Schema concettuale delle intersezioni nel pensiero di Don Quadrio

Questa forma di strutturare il discorso, che variava a seconda che si trattasse di una lezione, una predica o una conferenza, di studenti di teologia, di giovani liceali, di oratoriani o di laureati, era collocata all'incrocio tra la fede, la vita come affiora nei fatti, la tradizione umanista e il pensiero contemporaneo. Le realtà "ultime", i novissimi, si prestavano in forma non comune a questo approccio da versanti vari: la morte, l'aldilà, la felicità bramata in questo mondo e la possibilità del suo compimento, la comunione con Dio e la prospettiva della separazione da Dio come parabola della libertà, la responsabilità collettiva dell'umanità e quella personale. Queste tematiche erano e sono affascinanti, sia dal punto di vista esistenziale, sia dal versante della "ragione", che si è sforzata di fare luce, sia dall'ottica della Rivelazione che apre orizzonti insoliti. Proprio questo fascino poteva prestare il fianco per sbilanciarsi.

Don Quadrio offriva una parola "sensata", intrisa di ragione, rivelazione e ignoto, di responsabilità umana e amore di Dio, di rischio e speranza. Questo è il dono delle pagine scampate alla distruzione, che rimane intatto oltre la differenza di linguaggio che cinquant'anni di comunicazione sociale hanno creato tra esse e noi. Roma, 19 marzo 1998, Solennità di San Giuseppe.

Esercizi Spirituali e Formazione Personale

Il sommario delle opere di Don Quadrio include:

  • Abbreviazioni
  • Introduzione
  • Incontrare Gesù
  • Sei fatto per l'infinito
  • La tentazione
  • Il peccato
  • La morte
  • Il giudizio
  • L'inferno
  • Il paradiso
  • Il paradiso sulla terra
  • Le olimpiadi dello spirito
  • Appendice
  • Schema d'archivio
  • Indice

Abbreviazioni utilizzate:

Abbreviazione Riferimento
Arch. Archivio «Don Quadrio», in particolare la cartella VI, contenente i manoscritti relativi alla pubblicazione.
C Don Giuseppe Quadrio, Conversazioni (= Spirito e vita 26), Roma 1996.
Comm. R. BRACCHI (a cura), Don Giuseppe Quadrio a 25 anni dalla morte. Atti della solenne commemorazione in Valtellina (= Spirito e vita 17), Roma 1986.
Doc. G. Quadrio, Documenti di vita spirituale, a cura di E. Valentini, Torino 1964, 1968² (citata la prima ed.).
E Don Giuseppe Quadrio, Esercizi spirituali (= Spirito e vita 28), Roma 1998.
L Don Giuseppe Quadrio, Lettere (= Spirito e vita 19), Roma 1991.
Mod. E. VALENTINI, Don Giuseppe Quadrio modello di spirito sacerdotale (= Spirito e vita 6), Roma 1980.
m Don Giuseppe Quadrio, Omelie (= Spirito e vita 21), Roma 1993.
Q Serie di cinque quaderni manoscritti, suddivisi per lettere alfabetiche, contenenti pensieri raccolti da meditazioni ascetiche, riflessioni personali, spunti di predicazione, esempi (Arch.).
R Don Giuseppe Quadrio, Risposte (= Spirito e vita 20), Roma 1992.

Tra le opere più citate nelle meditazioni si trovano gli Esercizi di Sant'Ignazio in latino, con riferimento alla versione italiana di Ignacio de Loyola, Esercizi spirituali, traduzione e introduzione di Giovanni Giudici (= Uomini e religioni), Milano 1984.

Introduzione agli Esercizi Spirituali di Don Quadrio

Dalle pagine del suo diario si evince come gli esercizi spirituali abbiano scandito con ritmi regolari la salita di Don Quadrio verso l'alta montagna della santità. La stessa intensità con cui egli accoglieva la parola annunciata, la metteva poi in atto nella preparazione dei corsi da lui predicati agli altri. La concretezza impressa nei propositi per la propria crescita spirituale era la medesima che usava per suggerire agli altri impegni mirati a estirpare un difetto o a conquistare una virtù, in modo da aprire totalmente il cuore all'azione incontrastata dello Spirito Santo. La chiarezza, la precisione e la forza di sintesi con le quali, ancor giovanissimo, seguiva e appuntava ogni conferenza traspaiono dal saggio aggiunto in appendice al volume.

Esercizi Spirituali durante il Periodo di Formazione

Non rimane nulla degli esercizi fatti a Villa Moglia (Chieri) nell'anno di noviziato (1936-1937), probabilmente in preparazione all'emissione dei primi voti temporanei, che il chierico Quadrio afferma di aver diligentemente annotato. Il motivo della distruzione di questi appunti, come si ricava, fu l'insoddisfazione della meta raggiunta, guardando a ritroso alle tappe già superate dove aveva fatto l'aspirantato in attesa di essere mandato nelle missioni, per l'appuntamento annuale degli esercizi spirituali.

Antica foto di un seminario o luogo di ritiro spirituale

Il 5 agosto 1940, il chierico non ancora diciannovenne tornava a Ivrea, provenendo da Roma, dove era studente di filosofia alla Gregoriana. Dalle righe del diario risalta il clima di profonda intimità personale con cui intendeva vivere quell'occasione di grazia nell'incontro di tutto il proprio essere con il Dio inabitante silenzioso. L'incontro con i compagni fu cordiale, intenso, ricco di condivisione delle esperienze e di progettazione per il futuro. Scriveva: «Gesù, sono tornato in questa casa; qui tu mi aspettavi, qui io ti troverò. Grazie!... Faremo assieme, uno di fronte all'altro, uno accanto all'altro da buoni amici, come una volta alla Villa Moglia, come qualche volta a Foglizzo, come quella volta a Roma. Sarai mio compagno, unico, di esercizi, e ci parleremo spesso, sempre. Ho trovato l'uomo che mi piace: don [Valentino] Panzarasa, che mi ricorda il mio carissimo P. Dellanoye di Roma. Mi piace anche molto d[on Gerolamo] Luzi: profondo, calmo, umano. Ma un terzo entrerà con me negli esercizi: don [Eugenio] Magni, a cui mi sento legato per la vita.»

Tematiche Affrontate negli Esercizi

Nei giorni successivi, furono stilate alcune riflessioni salienti, tratte dalle tematiche affrontate dai due predicatori. Don Panzarasa si dimostrava vicino alla sensibilità spirituale già assimilata attraverso la meditazione diuturna delle pagine del volume La vita di unione con Dio di Mons. Carlo Gay, letto durante i tre mesi di prolungamento del noviziato, in attesa di raggiungere l'età richiesta per la professione. Il primo argomento affrontato fu quello dell'educazione alla volontà, che rimarrà un punto irrinunciabilmente fermo nella formazione percorsa dapprima personalmente da Don Quadrio e poi proposta ad altri. Della serie dei novissimi, che occupava gran parte dei giorni di ritiro, Quadrio scrive con grande sincerità e libertà di spirito:

«Sia sulla morte che sul giudizio non ho meditato molto, non mi sono interessato tanto. Mi trovo in un altro ordine di idee; un altro è il centro attorno a cui mi polarizzo: vivere, costruirmi per costruire; vivere interamente, totalitariamente la mia vita, per farla vivere anche dagli altri... Bisogna costruirsi, bisogna fabbricare se stesso, bisogna crescere in uomo pieno, col massimo grado di umanità, bisogna crescere nella pienezza del Cristo. Per questo ci vuole: a) riflessione, serietà, coscienza di sé e del dovere; b) studio intenso, ordinato, assimilato; c) esercizio nel crescere il proprio valore, la propria forza di volontà; d) edificare se stesso in Cristo, riguardo ai propri ideali, ai propri affetti, alle proprie opere... Bisogna che la vita sia orizzontata nel piano della vita attuale del Cristo, della redenzione rinnovantesi nell'applicazione per le anime; per la gloria del Padre.»

Don Eugenio Magni fu l'indimenticabile maestro di noviziato, che sopravvisse al proprio discepolo e ne testimoniò la santità fin dal tempo dell'adolescenza. Le istruzioni dovevano includere anche altre riflessioni annotate sul diario, riguardanti la confessione, la purezza e la cattolicità. Il problema del dolore iniziava già allora a essere profeticamente avvertito come scorciatoia sicura ed esigente verso la santità: «problema il più umano, centrale, universale, risolto non dalla ragione, ma dalla fede. Ad una corrente di dolore tra Dio e la creatura corrisponde una proporzionata corrente di amore, e viceversa. La "mia messa", la messa di ogni cristiano è la morte, che deve essere un'offerta cosciente, un'immolazione volontaria, come quella di Cristo.» L'ultimo intervento fu dedicato al divino Sconosciuto: «Bisogna sviluppare Gesù Cristo in noi; farlo lavorare con noi; fargli fare con noi le nostre cose.»

Don Eugenio Valentini in una nota sottolinea con ammirazione la maturità dimostrata dal giovanissimo chierico in questi esercizi, certamente di importanza decisiva per il bilancio consuntivo tracciato a ritroso e per l'impostazione decisamente ascetica del periodo di studi che gli si prospettava davanti.

L'Insegnamento a Foglizzo

L'anno seguente giungeva a Foglizzo come insegnante di filosofia. All'inizio di ottobre del 1941, Don Quadrio comunicava per lettera al proprio maestro Don Eugenio Magni, trasferito in Portogallo: «Abbiamo avuto in questi giorni il triduo di introduzione all'anno scolastico, predicato da don [Nazareno] Camilleri. Questa volta sì che meritava fare lo schema delle prediche: tutta una sintetica e vasta visione d'insieme, un magistrale colpo d'occhio per un piano di vita spirituale! 1. L'ideale: Gesù Cristo, verso cui elevare la nostra personalità. 2. Il piano per raggiungere l'ideale: gloria di Dio (pietà), le anime (sacrificio). 3. I mezzi: regolamento di vita, abitudini ecc. E tutto questo condito di esemplificazioni e applicazioni alla vita pratica, illuminato da quell'esattezza e profondità che gli è propria.» A conclusione degli esercizi spirituali a Cumiana, il 3 agosto 1942, al termine della prima esperienza di tirocinio pratico tra i giovani, egli rifletteva sulla sua vocazione e sul servizio.

tags: #sacerdote #massimo #dellera