Monsignor Mauro Carlino e il Processo sui Fondi della Segreteria di Stato Vaticana: Dalle Accuse all'Assoluzione

Il processo sui fondi della Segreteria di Stato Vaticana, culminato in condanne per complessivi 37 anni e un mese di reclusione, ha visto al centro dell'attenzione anche la figura di monsignor Mauro Carlino, parroco della basilica di Santa Croce di Lecce. Coinvolto insieme al cardinale Angelo Becciu e ad altre otto persone, il prelato leccese è stato oggetto di pesanti accuse relative a presunte operazioni finanziarie irregolari nella Santa Sede, riguardanti in particolare compravendite immobiliari milionarie all’estero, nello specifico di alcuni immobili di pregio a Londra.

foto di Monsignor Mauro Carlino

Le Accuse Iniziali e la Richiesta di Condanna

Inizialmente, il promotore di giustizia Vaticano Alessandro Diddi aveva avanzato una richiesta di condanna significativa nei confronti di monsignor Mauro Carlino. La richiesta prevedeva 5 anni e 4 mesi di reclusione, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e una multa di 8.000 euro, oltre a una maxi confisca per 15 milioni di euro. Carlino era accusato di aver partecipato alla trattativa con il broker Gianluigi Torzi per la cessione delle mille azioni con diritto di voto che garantivano a quest’ultimo il controllo del palazzo di Sloane Avenue, nonostante la proprietà fosse della Segreteria di Stato. La presunta estorsione riguardava i 15 milioni di euro ottenuti da Torzi per cedere le mille golden share.

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La Difesa di Monsignor Carlino

Nel corso del processo, monsignor Mauro Carlino si è sempre professato innocente. La sua difesa, sostenuta dagli avvocati Mondello e Agnese Camilli Carissimi, ha strenuamente confutato le accuse. L'avvocato Mondello ha ricordato che le accuse a Carlino si basavano su «due comportamenti: aver rafforzato il proposito criminoso di Torzi e aver agito da intermediario».

Il legale ha sostenuto che «non si può gabellare quella che è stata un’azione di Stato difficile, complessa, drammatica per un reato commesso da un funzionario di second’ordine». Ha inoltre evidenziato che le somme sequestrate sul conto corrente di monsignor Carlino «derivano solo dal suo stipendio e da fonti familiari precedenti», affermando che «nel suo agire non c’è stato mai un fine di profitto, ha operato sempre nell’interesse della Segreteria di Stato».

È stato ricordato che, all’epoca dei fatti, «il tema era se trattare con Torzi o agire in sede giudiziale. Ma sono altri i soggetti che hanno deciso di fare la trattativa, perché era il male minore, non certo Carlino. Il sostituto Pena Parra, d’altronde, ha rivendicato questa decisione». L'accusa a Carlino di non aver fatto denuncia è stata definita inconsistente, in quanto «non aveva nessun obbligo, essendo lo stesso Sostituto al corrente di tutto, come risulta da vari documenti e anche da una lettera al Papa». Infine, secondo Mondello, richiamando un ‘rescritto’ papale del 2016, «la materia economica in Vaticano è coperta da segreto pontificio», rendendo l'accusa di violazione per mancata denuncia «una delle assurdità più gravi in questo processo».

L’avvocato Agnese Camilli Carissimi si è soffermata sugli aspetti della personalità di monsignor Carlino e sul fatto che «il suo lavoro in Segreteria di Stato era stato sempre caratterizzato da puro spirito di servizio».

La Carriera di Monsignor Mauro Carlino

Monsignor Mauro Carlino, attualmente segretario personale dell'arcivescovo di Lecce Michele Seccia, ruolo ricoperto anche per l'ex arcivescovo metropolita di Lecce Cosmo Francesco Ruppi, ha una solida formazione accademica e una significativa carriera ecclesiastica. Ha studiato al Seminario Romano e alla Pontificia Università Lateranense, per poi conseguire il dottorato in Storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana.

Ordinato presbitero il 28 marzo 2001, si è specializzato a Roma in Diritto canonico, avviandosi alla carriera diplomatica. La sua prima destinazione è stata la segreteria della nunziatura apostolica in Nicaragua, cui ha fatto seguito l'incarico nella Segreteria di Stato, in Vaticano. È stato ex segretario personale del cardinale Angelo Becciu ed ex funzionario dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Attualmente è parroco della Basilica di Santa Croce in Lecce e un grande tifoso del Lecce, sempre presente in tribuna centrale al Via del Mare agli incontri della squadra giallorossa.

La Sentenza: Assoluzione Piena per Monsignor Carlino

Il Tribunale Vaticano, presieduto da Giuseppe Pignatone, ha emesso la sentenza definitiva nel processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato e la compravendita del palazzo a Londra. Contrariamente alle richieste iniziali, monsignor Mauro Carlino è stato l'unico tra gli imputati ad essere assolto da tutti i reati contestati, inclusi estorsione e abuso d'ufficio. Oggi semplice parroco nella diocesi di Lecce, la sua assoluzione è stata accolta con grande gioia e sollievo.

Le Reazioni all'Assoluzione

L'arcivescovo di Lecce, monsignor Michele Seccia, ha espresso la sua profonda felicità per la sentenza, affidando il suo commento a una nota ufficiale: «Sono felice per la sentenza che ha restituito al nostro don Mauro la dignità umana e la credibilità sacerdotale messe in dubbio da ipotesi di reato rivelatesi poi infondate. Sono stati anni di sofferenza anzitutto per lui. Ma egli ha affrontato le vicende nelle quali era stato ingiustamente coinvolto con coraggio e, certo della sua innocenza, con tanta fiducia nella magistratura vaticana».

L'arcivescovo Seccia ha anche ricordato il suo incrollabile sostegno: «Ma sono stati anni di sofferenza anche per me che sono il suo vescovo, e che non ho mai vacillato davanti alle accuse che gli venivano mosse. Tant’è vero che, nonostante immaginassi che più di qualcuno avrebbe storto il naso, dopo il suo rientro in diocesi non ho esitato a nominarlo mio segretario personale e poi, successivamente, anche parroco della Basilica di Santa Croce. Incarichi che egli ha svolto con obbedienza, fedeltà, spirito di servizio e di abnegazione e con grande impegno sacerdotale, pur dovendo affrontare le ricostruzioni fantasiose e la gogna mediatica. Infine, sono stati anni difficili per la Chiesa di Lecce che con lui ha pregato e che accanto a lui ha affrontato il tunnel del processo; sono stati molti coloro che hanno creduto nella sua innocenza e gli sono stati vicini con affetto e amicizia. In quest’ora di liberazione in cui ha vinto la verità, ringrazio il Signore e, insieme con i confratelli presbiteri della nostra Chiesa di Lecce, prego per don Mauro affinché presto ritrovi la meritata serenità interiore».

Dal canto suo, monsignor Mauro Carlino ha dichiarato: «Sono lieto che il Tribunale Vaticano abbia accertato la mia correttezza nell'agire, in quanto ho sempre operato per il bene della Santa Sede, in ubbidienza ai Superiori della Segreteria di Stato».

Le Altre Condanne del Processo Vaticano

Il Tribunale Vaticano ha emesso condanne significative per gli altri imputati coinvolti nel medesimo processo:

  • Il cardinale Angelo Becciu è stato condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione e ottomila euro di multa con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Era accusato di peculato, abuso d'ufficio e subornazione di testimone.
  • Enrico Crasso, consulente finanziario della Segreteria di Stato, è stato condannato a sette anni di reclusione e diecimila euro di multa con interdizione perpetua dai pubblici uffici.
  • Il broker Raffaele Mincione ha ricevuto una condanna di cinque anni e sei mesi di reclusione, ottomila euro di multa con interdizione perpetua dai pubblici uffici.
  • Fabrizio Tirabassi, ex funzionario dell’Ufficio amministrativo, è stato condannato a sette anni sei mesi di reclusione, diecimila euro di multa con interdizione perpetua dai pubblici uffici.
  • L’altro broker Gianluigi Torzi è stato condannato a sei anni di reclusione e seimila euro di multa, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e alla sottoposizione alla vigilanza speciale per un anno.
  • Cecilia Marogna è stata condannata a tre anni e nove mesi di reclusione con interdizione temporanea dai pubblici uffici per uguale periodo, e la sua società slovena Logsic Humanitarne Dejavnosti D.o.o. alla sanzione pecuniaria di quarantamila euro ed al divieto di contrattare con le autorità pubbliche per due anni.
  • René Bruelhart e Tommaso Di Ruzza, ex presidente ed ex direttore dell’Aif (Autorità antiriciclaggio vaticana), sono stati condannati alla pena della multa di 1.750 euro.
  • L’avvocato Nicola Squillace, previa concessione delle circostanze attenuanti generiche, è stato condannato alla pena - sospesa - di un anno e dieci mesi di reclusione.

Confische e Risarcimenti

Il Tribunale Vaticano ha disposto la confisca per l'equivalente delle somme costituenti corpo dei reati contestati per oltre 166 milioni di euro complessivi. Gli imputati sono stati inoltre condannati, in solido tra loro, al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, liquidati complessivamente in oltre 200 milioni di euro.

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