Storia dei Sacerdoti a Martina Franca nel XX Secolo

Il XX secolo ha visto a Martina Franca la presenza e l'operato di numerosi sacerdoti che hanno lasciato un'impronta significativa nella vita religiosa e sociale della comunità. Tra questi, spiccano figure di longevità esemplare e dedizione instancabile, così come costruttori di comunità e guide spirituali impegnate su più fronti.

Mons. Antonio Corrente: Una Lunga Vita al Servizio della Fede

Mons. Antonio Corrente, canonico onorario del Capitolo Metropolitano, è stato il sacerdote decano dell’arcidiocesi, raggiungendo l'età di 103 anni (li aveva compiuti il 7 giugno). La sua ordinazione sacerdotale, avvenuta il 5 luglio del 1942, segnò l'inizio di un lungo cammino di fede e servizio.

Don Antonio Corrente conservava ancora nitidi i ricordi della giovinezza, soprattutto degli anni Venti, quando era aspirante di Azione Cattolica nella parrocchia di San Martino, sotto la guida di don Olindo Ruggieri. Di quest'ultimo egli ricordava le catechesi sul valore della grazia e del battesimo, che gli fecero nascere la vocazione, maturata durante la missione a Martina Franca dei padri benedettini di Parma, grazie ai quali sorse l'abbazia di Noci. A 12 anni ci fu l’ingresso in seminario, in un cammino verso il sacerdozio conclusosi con l'ordinazione.

A lungo parroco nella parrocchia del Divino Amore in zona Palombelle, alla periferia di Martina Franca, dove si recava a celebrare finché la salute glielo permetteva, don Antonio fu un importante punto di riferimento per gli abitanti della zona. Quella chiesa fu “progettata e costruita” nei minimi particolari proprio da lui. Costretto a casa dagli acciacchi della veneranda età, ogni giorno il presbitero riceveva la Comunione del suo parroco, mons. Giuseppe Ancora, e non trascurava la preghiera: ogni sera recitava il santo rosario assieme alla nipote, con la quale viveva, e la Liturgia delle Ore, aiutandosi con l’audio del tablet. Non mancavano le visite di mons. Peppino Montanaro, che a lungo aveva guidato quella comunità e al quale ora è affidata la basilica di San Martino.

Ritratto di Mons. Antonio Corrente in età avanzata

Don Antonio ha fondato in Camerun una scuola per ostetriche, frequentata oggi da una quarantina di allieve, in Afghanistan un asilo aperto alle bambine e in India una chiesa che volle dedicare alla “Santa Famiglia”. In occasione del suo centesimo compleanno, egli riferì un consiglio ai giovani sacerdoti: “mettete il sale del Vangelo nel mondo e non lasciate entrare il mondo nella Chiesa. Nella santa messa sarà bene che il celebrante si limiti a spiegare bene le letture e non si dilunghi su argomenti che non hanno nulla a che fare con la Parola di Dio, che deve essere al centro di tutto. Il sacerdote deve ritornare a servire, impegnandosi a far crescere la fede, grazie alla quale l’uomo migliora se stesso.”

Figure di Sacerdoti nel Primo '900

Don Fedele Caroli (1880-1965)

Don Fedele Caroli, nato a Martina Franca il 24 febbraio 1880 e morto il 28 febbraio 1965, fu una figura di spicco nel clero martinese. Dopo l'ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1903, insegnò all'istituto privato di Martina Franca "Nicolò Tommaseo" e per molti anni fu rettore del seminario arcivescovile di Taranto. Fu insignito dei titoli di prelato dommatico di Sua Santità e Protonotario Apostolico. Fu altresì assistente spirituale delle suore salesiane e delle allieve dell'istituto "Maria Ausiliatrice" di Martina Franca.

Don Fedele Caroli si interessò attivamente della costruzione del nuovo santuario della Madonna della Sanità, eretto a pochi metri dal vecchio santuario ormai in condizioni precarie. Dopo la fine della costruzione, mons. Caroli trovò un difficile accordo con l'arcivescovo di Taranto per affidare il santuario ai padri Missionari della Consolata (padre Mario Monegat). Nel 1942 furono eretti i tre altari del Santuario: il maggiore a spese di Michelangelo Aquaro, sul quale fu posto il dipinto a tempera su intonaco, raffigurante la Madonna della Sanità (cm. 110×180), opera d’autore ignoto, rimosso dall’altare costruito nel XVIII secolo da Palmerino Motolese; il laterale di destra, a spese di Giuseppe Fumarola e di Maria Rosaria Schiavone, con un contemporaneo dipinto ad olio di San Giuseppe.

Tra le sue pubblicazioni si annoverano: "Mane nobiscum", "Sursum corda", "Homo dei" e "Requiescite pusillum".

Don Giuseppe Prete (1881-1957)

Don Giuseppe Prete nacque a Martina Franca il 2 marzo 1881 da Luigi e Giulia Liuzzi e morì a Martina il 20 ottobre 1957. Fu Canonico nella Collegiata di San Martino. Nel 1906, dopo l'ordinazione sacerdotale, si dedicò alla vita ecclesiale e all'insegnamento elementare.

Dimostrò di essere profondo conoscitore della storia, del folclore e del dialetto martinese, pubblicando nel 1926 "Tra i dialetti pugliesi: dialetto di Martina" (Tip. Aquaro e Dragonetti). Pubblicò anche "Schemi di lezioni modello" per le scuole elementari e, sempre nel 1926, "Religione e Patria", edito anch'esso dalla Tipografia Aquaro e Dragonetti.

Vecchia foto di Don Giuseppe Prete

L'Apostolato e le Sfide Pastorali di Don Michele Castellana alla Chiesa del Carmine

Don Michele Castellana ha svolto un apostolato di trentun anni come parroco della Chiesa del Carmine. Il suo percorso sacerdotale si è diviso in tre fasi significative.

Le Tre Fasi del Sacerdozio

  1. Rettore del seminario diocesano ai Paolotti: Chiamato a ventinove anni da monsignor Motolese, si occupò per dodici anni della formazione dei futuri sacerdoti. Questa esperienza fu caratterizzata dall'intuizione di monsignor Motolese, che scherzando disse: “Se le cose vanno male, ti mando via subito e la colpa è tua. Se vanno bene, è merito mio”.
  2. Insegnamento: La seconda fase ha riguardato l’insegnamento della Storia e della Filosofia nei licei classici e scientifici della provincia, che gli ha consentito di condividere, da un altro ambito, quello del docente, le problematiche della scuola, dei giovani e delle famiglie.
  3. Parroco al Carmine: Il terzo momento è stata l’attività di parroco al Carmine, un quartiere complesso per le sue problematiche sociali.

Don Michele impose a sé stesso di condividere i problemi e le ansie delle persone attraverso la vicinanza alle famiglie. Quasi ogni anno si recava a benedire le case per conoscere come vivevano gli abitanti del quartiere e quale poteva essere la sua opera concreta nei loro confronti. Si interessò alle loro preoccupazioni: solitudine, paura di vivere, problemi di droga, situazioni di detenzione con tutto quello che ne conseguiva per le famiglie. Collaborò con il comitato del quartiere andando nelle scuole e relazionandosi con i dirigenti e gli insegnanti in favore dei ragazzi. Molti di loro frequentavano il catechismo, per cui anche quello era un momento per continuare il rapporto con loro e le loro famiglie.

Ha provato a rendere la parrocchia un riferimento per molti non solo come centro religioso, ma come luogo dove ottenere sostegno spirituale, morale e talvolta anche economico. Grazie ai suoi collaboratori, la parrocchia è stata resa viva organizzando incontri con le famiglie nei quali condividere la catechesi, ma anche occasioni di approfondimento culturale e delle problematiche sociali. Andava a trovare i detenuti nelle carceri facendo a volte anche centinaia di chilometri per raggiungerli. Ha servito le quasi duecentocinquanta famiglie che vivono nelle contrade, e che si relazionano direttamente alla Parrocchia del Carmine, girando per le campagne, le masserie, le aziende. Ogni sabato celebrava il catechismo e la messa, amministrava i sacramenti della confessione e della comunione.

Sfide e Cambiamenti

Don Michele ha individuato come sfide della società di oggi l'indifferenza alla religione e alla solidarietà, il relativismo, l'egoismo e la salvaguardia esasperata dei propri interessi. I martinesi sono tradizionalmente restii ad aprirsi agli altri ed è molto difficile superare questo senso, quasi innato, di chiusura, che provoca egoismo. Ha riconosciuto che qualcosa è migliorato grazie al risveglio e all'impegno delle associazioni di volontariato, ma molto resta da fare.

La sua esperienza sacerdotale è stata particolarmente caratterizzata dalla vicinanza umana e spirituale ai carcerati. La loro sofferenza lo ha sempre toccato, indipendentemente da quello che avevano fatto, sentendosi coinvolto a prestare la sua opera per migliorare la loro condizione, condividendo le problematiche di emarginazione e i pregiudizi. Ha cercato di essere presente e di avere con loro un rapporto buono.

Martina Franca è cambiata nel bene e nel male. Nel bene, si è registrato un salto di qualità da parte delle associazioni del volontariato, sia d'ispirazione laica che religiosa, che hanno dimostrato di convogliare parecchie forze, superando, in questo caso, l’innato egoismo dei martinesi. Nel male, persiste una mentalità che continua a esprimere il limite, anche culturale, nel non riuscire a volare alto. Questo provincialismo ha portato a diversi guasti nello sviluppo urbanistico, anche se negli ultimi anni si è ravvisato un cambio di prospettiva, anche per merito di un'Amministrazione comunale, l’ultima, che ha fatto tante cose buone e ha valorizzato il territorio legando i quartieri e le contrade a un rinnovato senso di appartenenza. Martina resta, per Don Michele, una città di luci e di ombre.

La Nascita e lo Sviluppo della Parrocchia Sacra Famiglia a Martina Franca (dal 1972)

Il parroco fondatore della Chiesa Sacra Famiglia a Martina Franca ha descritto l'inizio della sua missione come un "amore a prima vista" con la sua parrocchia, un rapporto durato quarant'anni. Il pomeriggio del 2 luglio 1972 mons. Motolese lo telefonò, comunicandogli l'incarico di parroco a Martina nella parrocchia S. Famiglia, che all'epoca non esisteva ancora. Gli fu assegnato anche il vice parroco, don Salvatore Ligorio, futuro arcivescovo di Matera, che sarebbe diventato sacerdote undici giorni dopo.

Le Origini e le Sfide Iniziali

La parrocchia nasceva su un territorio in parte della parrocchia di S. Martino e in parte di quella di Cristo Re. Per dieci anni, la sua sede fu una sala in affitto in via Fanelli, che iniziò a funzionare come semplice cappella domenicale fin dal 2 febbraio 1972. I primi giorni furono caratterizzati da difficoltà e incertezze: il mistero si svelò di lì a poco, poiché non si sapeva che i martinesi si recavano in campagna per tutta l’estate. Inoltre, essendo in una sala a pianterreno di un palazzo, la gente, abituata alle solenni chiese di Martina, era convinta che fossero protestanti.

Disegno della prima cappella provvisoria della parrocchia Sacra Famiglia

Costruzione della Comunità e della Chiesa

Per formare l’idea di comunità, a ottobre uscì il primo numero del bollettino parrocchiale "Chiesa in cammino", portato gratis in tutte le case. Da allora, salvo una breve interruzione, viene sempre stampato e distribuito gratuitamente. Per attirare i ragazzi, si riuscì a comprare un proiettore e ogni lunedì si proiettava un film, preso in affitto dai Paolini di Bari, riscontrando un grande successo, dato che la Rai ne mandava in onda solo due a settimana e non c'erano altri canali. Il catechismo si teneva il sabato per le elementari (in due turni: alle 14 e alle 15.30) e il martedì per le medie. Due aule furono messe a disposizione dall’ENAIP (di fronte), diretta da Franco Punzi, poi sindaco. In quel contesto di bisogno e ristrettezza anche di locali, dove la prima comunione veniva fatta all’aperto in viale della Libertà, fra le case con i balconi a festa, si è formata la comunità parrocchiale. In quella sala si son celebrate messe, matrimoni, battesimi, cresime, funerali, si cantava, si facevano incontri, si proiettavano films e perfino scenette a carnevale. Tutto ciò col non espresso consenso di mons. Motolese, che, quando gli chiesero il permesso, domandò: “Ma durante films e scenette il Santissimo Sacramento dove lo metterete?” Al che gli fu risposto che Gesù sarebbe rimasto al suo posto, e si pensò che anche Lui si sarebbe divertito.

La prima pietra della nuova chiesa fu posta il 14 maggio 1978. I lavori furono ripresi tre anni dopo, nell’aprile 1981, dalla ditta Giovanni Corrente e figli, e in tredici mesi la chiesa fu consegnata. Il parroco fondatore dovette prendersi due anni di pausa dall’insegnamento scolastico, perché gli operai e le maestranze varie volevano sempre sul posto uno cui chiedere. La nuova chiesa fu benedetta da mons. Guglielmo Motolese il 3 maggio 1983, con una folla enorme presente. Diversi piangevano di gioia e commozione. Entrando in chiesa per la benedizione, mons. Motolese disse: “È tra le più belle chiese che abbiamo costruito in diocesi”, anche se per il parroco all'epoca era solo “un’immensa spelonca disadorna, spoglia di tutto”.

Progetto architettonico della Chiesa Sacra Famiglia

Il suolo per la costruzione fu dono dell’arch. Mario Semeraro. La chiesa fu costruita con il contributo dell’Arcidiocesi, dello Stato (allora previsto), del Comune di Martina (per la legge Bucalossi) e del Popolo: con i suoi collaboratori, in un anno, furono raccolti tra la gente e i negozianti di Martina ben 200 milioni di lire! La fiducia nella Provvidenza di Dio e nella generosità di tutti non sono mai mancate. Il primo inverno nella nuova chiesa fu durissimo, la chiesa era terribilmente fredda e rivolta a tramontana. Si pensò perciò all’impianto di riscaldamento, una spesa rilevante, perché occorreva un impianto di notevoli capacità, ma fu una spesa ben riuscita, infatti l’impianto è ancora ottimamente funzionante. La domenica seguente, di notte, venne rubata la questua domenicale. Alcuni anni dopo, nel 1985, la curia costruì la casa parrocchiale, mentre negli anni 1987-88 furono costruite le aule per il catechismo e per le altre attività pastorali, in economia e con mille sacrifici, con l’ing. Giovanni Nasti e il suo Studio, in primis l’ing. Mario Semeraro, autore del progetto della casa parrocchiale, delle aule, della sistemazione dell’organo e del sagrato.

Abbellimenti e Iniziative Parrocchiali

Per adornare la sposa di un bel vestito, si pensò a un mosaico. Nel 1989, si iniziò l'avventura con gli artigiani mosaicisti Marco Monticelli (ora defunto) e Carlo Meloni di Roma, le cui opere sono in tutti e cinque i continenti, e l’ing. Guido Veroi, insigne medaglista, scultore, pittore e docente alla Zecca di Stato, per i cartoni (disegni). L’opera, iniziata con una stretta di mano, è durata tredici anni in grande armonia, suscitando l'interesse di molta stampa, inclusi l'Osservatore Romano e Famiglia Cristiana, che fece conoscere il mosaico dappertutto. La Chiesa si è poi impreziosita della Via Crucis; delle belle statue lignee di maestri altoatesini e trentini; delle vetrate, del nuovo altare in pietra (ancora dell’ing. Guido Veroi), del sagrato e dell’organo a canne dove Giovanni Consoli ha messo molto più di quello pattuito. Un bel mattino di una domenica di novembre 1997, metà chiesa fu allagata a causa del cedimento della copertura in tegole canadesi del tetto, spaccata dal sole e dal gelo, risolto con una costosa e radicale copertura in rame. Infine, nel 2008, è stato realizzato un nuovo altare, più consono al presbiterio con il mosaico, sempre su disegno di Guido Veroi, in pietra viva di Martina.

Dettaglio del Mosaico della Chiesa Sacra Famiglia

Tra le iniziative parrocchiali si ricordano: il Presepe Vivente, che è stato portato avanti per 25 anni di fila fino a quando ci si è dovuti arrendere alla denatalità (occorrevano almeno 100 attori!) e alla sempre più diffusa frequenza universitaria, che toglieva i giovani più grandi; Radio Famiglia, attiva per dieci anni con trasmissioni anche di pregio su storia locale, arte, scienza, bibbia, letteratura; il Coro Polifonico, voluto dal parroco e da Michela Mastro (ora musicista a Vienna), che incontrò subito entusiasta risposta e molti coristi sono ancora in servizio attivo, oggi magistralmente e con passione diretto da Angela Lacarbonara; il Coro dei giovani, voluto da Monica Simeone; i giovedì di Adorazione, ormai da sei anni ogni giovedì alle 19 (eccetto i mesi estivi) con un’ora d’intensa preghiera davanti al SS. Sacramento. Vanno ricordate le due venute del Quadro della Madonna da Pompei, le Missioni Cittadine (diverse in quarant'anni) e le Settimane della Fede. La parrocchia ha anche intrapreso la strada dell’adozione a distanza, non di bambini, ma di quattro giovani (inclusi due seminaristi) della Missione di P. Push in India, stato dell’Ambra Pradesh, pagando loro gli studi fino alla laurea o al sacerdozio, con già i primi laureati e sacerdoti. Le serate di Maggio, con Rosario e fiaccolata intorno alla chiesa con sosta nella villa retrostante, sono giunte alla XII edizione, volute da Franco Mastromarino (deceduto in un incidente stradale) e nel suo nome continuate. E una "Domenica Insieme", intera giornata domenicale di fine maggio, conclude l'anno pastorale con giochi all’aperto, caccia al tesoro, S. Messa, pranzo in comune nel salone parrocchiale e serata di musica in piazza.

I Vescovi e la Parrocchia Sacra Famiglia

  • Mons. Guglielmo Motolese: Di venerata memoria, è il fondatore della parrocchia. Ha sostenuto il peso della costruzione della nuova chiesa e l’ha benedetta il 3 maggio 1983, consacrandola poi il 29 dicembre dello stesso anno. È stato presente innumerevoli volte.
  • Mons. Salvatore De Giorgi: Oggi cardinale, nel suo breve episcopato a Taranto, è venuto molte volte in parrocchia, anche da arcivescovo di Palermo e da cardinale, arrivando improvvisamente per fare una visita quando si trovava a Martina.
  • Mons. Benigno Papa: Nel suo lungo episcopato, è venuto infinite volte. Ha fatto anche due visite pastorali, incontrando i collaboratori e le due case religiose (Figlie di S. Anna e Figlie di M. Ausiliatrice).

Con tutti i vescovi, vi è stato un rapporto filiale e amichevole, sempre attenti e premurosi circa la vita della parrocchia. Oltre al parroco fondatore, in questi quarant'anni si sono avvicendati diversi sacerdoti, tutti alle prime esperienze pastorali, che in seguito hanno avuto responsabilità dirette.

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