La Guarigione Spirituale e la Cura Integrale nella Tradizione e nel Presente

La storia dell'umanità è costellata dalla persistente credenza che la guarigione possa manifestarsi attraverso vie non convenzionali, spesso legate alla fede e al trascendente. La convinzione che guaritori, santoni, curatori ed esorcisti operino grazie a un particolare ascendente su forze invisibili non si è estinta con il Medioevo, né con l'Illuminismo, e nemmeno con le rivoluzioni industriali o tecnologiche. Questo perché l'essere umano, di fronte ai limiti della scienza e al desiderio di rassicurazione di una vita possibilmente eterna, si affida spesso all'ultraterreno. Il guaritore, in quest'ottica, è percepito come più potente del "dottore" perché non oppone l'umana caducità, ma sussurra formule di immortalità.

Illustrazione storica di un guaritore o santone tradizionale in Italia

La Fede nella Guarigione: Un Fenomeno Persistente

Anche oggi, in ogni paese d'Italia, non è raro sentire di persone speciali, dotate di poteri che fanno passare il dolore con massaggi o pratiche particolari. Spesso queste figure operano senza uno scopo di lucro dichiarato, conducendo una vita ritirata e accettando offerte e regalie, in modo simile a certi religiosi. Questo mondo di credenze è stato mirabilmente descritto nell'opera "Sud e Magia" di Ernesto De Martino, che si addentra tra formule, riti, malocchi, possessioni e fatture della Lucania e della Puglia degli anni Cinquanta.

Il Caso di Francesco De Giorgis: Il Taumaturgo del Piemonte

La persistenza di tali credenze non è però prerogativa del Sud Italia. Una vecchia sentenza della Cassazione ha portato alla luce la storia di un certo signor Giorgis (o De' Giorgis, come riportato dai giornali dell'epoca), che nel profondo Piemonte degli anni Venti/Trenta del Novecento si era guadagnato la fama di taumaturgo. Curava i malati, con la sola imposizione delle mani e recitando preghiere. I suoi "clienti" erano guariti e soddisfatti, e lui accettava volentieri solo qualche offerta, girando di paese in paese per offrire i suoi servigi.

Ritratto immaginario o stampa d'epoca raffigurante Francesco De Giorgis, il taumaturgo del Piemonte

La sua attività attirò l'attenzione della polizia e della procura del Re, e De Giorgis fu arrestato con l'accusa di esercizio abusivo dell'arte medica. I giornali dell'epoca lo descrissero come "un singolare tipo di taumaturgo" che "aveva escogitato un curioso modo per spillare denaro", sebbene i numerosi clienti protestarono per il suo arresto, dichiarando che li curava "senza chiedere il minimo compenso". La battaglia legale lo condusse fino alla Corte di Cassazione, la quale emise una sentenza che riconobbe come l'attività del taumaturgo "poggiava o su un reale intervento della divinità, o sulla fede che in lui riponevano gli ammalati e che agiva in modo suggestivo, nello stesso modo come opera la parola suadente della madre, che al suo bimbo toglie la sensazione di un male col dirgli ch’è passato".

Sant'Angelo d'Acri: L'Apostolo Taumaturgo della Calabria

Tra le figure di guaritori e taumaturghi, i santi occupano un posto di rilievo. Sant'Angelo d'Acri, un umile frate cappuccino nato nel 1669 in un paesino della provincia di Cosenza, è uno dei francescani più invocati in Calabria. Conosciuto come "l'apostolo di Calabria" per aver girato a piedi per 38 anni la regione e oltre (Basilicata, Campania, Lazio meridionale), è invocato come taumaturgo e guaritore di casi impossibili, malattie rare e compromesse. Migliaia di persone sostengono di aver ricevuto grazie per sua intercessione. Un avvenimento significativo che ha contribuito alla sua santità è la guarigione di Pasquale Bozzone, un giovane di 18 anni con una gamba devastata da un tumore, certificata da un atto notarile del 1796.

Immagine di Sant'Angelo d'Acri o del suo santuario

Santi Invocati nella Modernità: Riccardo Pampuri e Charbel Makhluf

Anche in tempi moderni, specialmente in momenti di crisi, l'invocazione dei santi per la guarigione rimane una pratica diffusa. Durante la pandemia in Italia, ad esempio, sono stati invocati santi speciali per il supporto ai malati, ai medici e agli infermieri. Tra questi, Riccardo Pampuri (1897-1930), un giovane medico di Trivolzio entrato nei Fatebenefratelli, è un santo caro e familiare per molti cattolici lombardi, noto per la "potenza dei miracoli avvenuti per sua intercessione" e la "bontà premurosa con cui trattava i malati".

Accanto a lui, è stato scelto Charbel Makhluf (1828-1898), monaco eremita libanese canonizzato nel 1977. La sua presenza è significativa a Milano, dove la sua fama di santo taumaturgo è cresciuta, attirando una moltitudine di devoti di diverse confessioni. Alla sua intercessione sono collegate innumerevoli guarigioni, sia corporali che spirituali, di persone cristiane e musulmane, inclusi "miracoli più sorprendenti" come quello di Nouhad al Chami, una madre di dodici figli che, a causa di una emiplegia, fu "operata nella sua stanza di notte dallo stesso san Charbel, apparsole in sogno". La scelta di affiancare il libanese Charbel al lombardo Pampuri in un contesto di emergenza sanitaria globale suggerisce che l'intercessione dei santi ha un orizzonte e un'ampiezza globale.

Immagine dei Santi Riccardo Pampuri e Charbel Makhluf

Guidalberto Bormolini: Spiritualità, Cura e Rivoluzione Integrale

Nel panorama contemporaneo, la figura di Guidalberto Bormolini incarna una visione profonda e articolata della cura integrale, che connette spiritualità, assistenza ai malati e un impegno per una società più umana ed ecologica. Conosciuto anche grazie al film di Battiato "Attraversando il Bardo", dove interviene sul tema della morte, Bormolini è un sacerdote cristiano tanatologo e un amico intimo del cantautore.

Fotografia di Guidalberto Bormolini in un contesto di meditazione o cura

Una Vita tra Artigianato e Spiritualità

Bormolini, proveniente da una famiglia di fabbri e lui stesso falegname e liutaio (diplomato alla Civica scuola di liuteria di Milano nel 1988 e come "Conservatore di beni culturali liutari" nel 1990), è fortemente radicato alla materia. Affianca la sua attività di assistenza ai morenti e di studioso di discipline ascetiche a quella secolare di artigiano all'interno della comunità dei «Ricostruttori nella preghiera», un gruppo di meditazione cristiana con sede anche a Prato, cui è entrato a far parte nel 1992 dopo un lungo impegno civile su pace, giustizia ed ecologia. La sua è una spiritualità che si muove tra "raccoglimento e vita attiva nel mondo", connettendo l'anima e il corpo, la dimensione trascendente e la realtà materiale.

La sua ricerca spirituale si estende a diverse culture e culti, influenzato dalla spiritualità post-conciliare e dal "monachesimo interiorizzato" dell'Oriente cristiano, che propone un rapporto intimo con l'Assoluto, la ricerca del silenzio e della contemplazione e della meditazione. È dottorando in teologia spirituale presso l'Ateneo S. Anselmo a Roma e si è diplomato come counselor, approfondendo i temi del fine vita con importanti esperti e frequentando corsi di pratiche meditative per la preparazione personale alla morte, come il Phowa con il lama tibetano S.E. Ayang Rimpoche a Bodhgaya.

"Tuttoèvita": Un Modello di Cura Olistica

Dieci anni fa, sui monti della Calvana, Bormolini ha dato corpo al progetto comunitario che ha portato alla creazione dell'associazione «Tuttoèvita». Questa associazione gestisce un hospice per i malati terminali e un centro dove le persone malate possono integrare le cure del sistema sanitario con percorsi volti a rafforzare il corpo, la psiche e lo spirito. Questa iniziativa rappresenta un modello di cura olistica e umana.

Panoramica del Borgo TuttoèVita o del centro per malati

L'Impegno per l'Umanizzazione del Fine Vita: L'Esperienza Toscana

L'esperienza di "Tuttoèvita" si è tradotta in soluzioni pratiche e innovative, come dimostrato durante la pandemia. L'esperienza della morte in Toscana durante la pandemia è stata un caso unico in Italia, poiché è stata l'unica regione in cui la gente non moriva in solitudine. Questo è avvenuto grazie a una legge ispirata dall'associazione, che ha permesso l'ammissione di persone vicine ai malati, anche in lockdown, nei luoghi di cura. L'idea fondamentale era che ai malati, specialmente a chi è prossimo alla morte, "servono anche persone vicine". Bormolini, attraverso la collaborazione con istituzioni regionali come il Comitato Bioetico e la Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, ha partecipato alla stesura della delibera che ha previsto questa possibilità, affermando che "la presenza amorevole accanto a chi soffre e muore è parte della cura".

Oltre la Malattia: Visione della Morte e della Società

Bormolini critica una società che, dopo un iniziale disorientamento, tende a "anestetizzarsi" di fronte alla morte e alla malattia, cercando un ritorno a una "normalità" che ignora problemi come mafia, ingiustizia, povertà e cultura di guerra. Sottolinea come la pandemia potesse essere un'occasione per affrontare la morte come "aspetto della vita, naturale", ma sia stata invece affrontata con un linguaggio di guerra anziché di cura. Evidenzia che del malato si dice "prendere in carico", come un oggetto, mentre invece bisognerebbe "prenderselo a cuore".

Ignorare la morte, secondo Bormolini, rende "più vulnerabili, più paurosi"; una società che "seppellisce anche simbolicamente la morte" genera altra morte, non è naturale. Afferma il diritto e il dovere di lenire la sofferenza, anche attraverso la sedazione, e sottolinea come le cure palliative, sebbene fondamentali per accompagnare a una "morte lenita, anche piena di amore", siano ancora inaccessibili per molti. L'Italia, a suo dire, non è una "società di cura", e mancano le premesse per un reale dibattito sul fine vita (evitare la morte con accanimento terapeutico o procurarla con eutanasia) quando manca la cura essenziale e i passaggi intermedi. Il suo desiderio va oltre: "non mi basta, vorrei si condividesse anche la gioia, congioire sarebbe perfetto".

Infografica sulle cure palliative o sull'umanizzazione del fine vita

La Meditazione come Via Universale

In una società scollegata dalla natura e dalla comunità, Bormolini propone la meditazione come una strada per ritrovare l'equilibrio. La meditazione, con la sua "base antropologica universale", presenta "elementi comuni a cristiani, musulmani, buddhisti, induisti". Permette di restare in silenzio, rallentare o annullare i pensieri, e "far scendere la mente nel cuore", evitando gli scontri e i fraintendimenti della via logica. Attraverso il respiro e il battito del cuore, che sono "gli stessi per tutti", si riconosce che "la vita ci rende uguali e ci supera".

L'Importanza del Corpo e del Contatto con la Materia

Il corpo è considerato "importantissimo", "il tempio dell’anima", di cui bisogna prendersi cura e fare in modo che si esprima attraverso la danza, la recitazione (non per esibizione ma per l'atto in sé), e l'amore. Il contatto con la materia è cruciale nella ricerca spirituale; costruire è "attività quasi divina", e il lavoro, se fatto gioiosamente e non per schiavitù o profitto altrui, "eleva". Bormolini crede che una "rivoluzione sociale" non possa esistere senza una "rivoluzione spirituale", e che il "generare il bene" sia una caratteristica universale, maschile e femminile, per una crescita armonica.

Ecologia Integrale e Dialogo Interreligioso

La comunità di Bormolini pratica l'ecologia spirituale. Un progetto significativo è la ricostruzione eco-sostenibile del Borgo di Mezzana, abbandonato negli anni Sessanta, per farlo "ritornare a vivere secondo i principi dell’ecologia integrale e sociale" e con una vocazione all'accoglienza e all'integrazione. Mezzana è rinato come villaggio che ospiterà famiglie, una piccola comunità di monaci e offrirà servizi sociosanitari, culturali, ecologici e di integrazione attraverso il dialogo interculturale e interreligioso. Sarà un luogo di "educazione esperienziale alla spiritualità", dove si potranno "fare esperienze di vita spirituale e di una visione di cura integrale", sperimentare l'Ecologia integrale "tanto sollecitata da papa Francesco con l’Enciclica Laudato si’" e incontrare artisti.

Illustrazione o foto che rappresenti l'ecologia integrale e la sostenibilità

Bormolini si occupa attivamente di dialogo interreligioso, in particolare in campo sanitario. È consulente su questi temi presso alcune Istituzioni pubbliche, ha promosso e organizzato la sala di preghiera e del silenzio dedicata alle religioni non cattoliche e ai non credenti presso l'Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi-Firenze, e ne è direttore e moderatore del percorso formativo interreligioso "Dialoghi dai luoghi di cura". Ha partecipato alla fondazione del Gruppo Nazionale Sala del Silenzio per promuovere il dialogo interreligioso a livello nazionale nelle strutture sanitarie e negli Istituti carcerari.

Formazione e Impegno Istituzionale di Bormolini

Da anni Bormolini si dedica all'accompagnamento spirituale nella malattia grave e a educare a "vedere la morte con altro sguardo", tenendo conferenze, corsi e seminari. Coordina un gruppo di formatori per l'accompagnamento al fine vita, con particolare attenzione alla spiritualità, in ospedali, ASL, hospice e RSA. È presidente dell'Associazione "Tuttoèvita" ets, membro della Federazione Cure Palliative, che offre volontariato e formazione sul tema della morte e della preparazione personale ad essa.

È ideatore e moderatore della programmazione culturale "Abbattere il tabù", cicli di incontri che propongono una "nuova visione e un nuovo linguaggio sul fine vita". È docente al Master "Death studies & the end of life" dell'Università degli Studi di Padova e al Master in "Cure palliative e Terapia del dolore per psicologi" dell'Università di Torino. Ha fondato ed è direttore del "Master TuttoèVita in accompagnamento spirituale nelle malattia e nel morire", il primo corso nel suo genere in Italia. Ha aperto e coordina gli studi medici S. Ildegarda a Pistoia, Prato e Lucca, dove medici e terapisti offrono una "cura integrale della persona: corpo, psiche e spirito".

L'UMANITÀ al BIVIO: Vita o distruzione - intervista a Guidalberto BORMOLINI - Puntata N°8

Il suo impegno si estende anche a livello istituzionale: è membro del gruppo di lavoro dell'Ufficio della Pastorale della Salute della Diocesi di Prato, del tavolo tecnico istituzionale della Regione Toscana per l'umanizzazione delle cure nel fine vita in tempo di Covid, e consulente dell'Ospedale pediatrico Meyer per iniziative di sensibilizzazione sulla spiritualità nella cura dal 2017. Ha ispirato e fondato, in collaborazione con importanti enti, la Scuola di Alta Formazione per assistente spirituale in équipe di cure palliative. Ha ideato il Centro Studi Cristiani Vegetariani per l’Ecologia spirituale e co-diretto il Festival di Economia e spiritualità, oltre a fondare un Centro di ricerca di economia, spiritualità e sviluppo umano integrale e sostenibile. È fondatore e direttore della Collana Tutto è Vita presso la Libreria Editrice Fiorentina, che pubblica testi per "aiutare a vedere la morte dal punto di vista della vita".

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