La canzone in questione, descritta come la più intensa dell'album, narra la Via Crucis attraverso gli occhi di diversi personaggi, offrendo una prospettiva profondamente umana sulla sofferenza di Cristo. L'autore, Fabrizio De André, sceglie di raccontare la storia di Cristo come uomo, concentrandosi sul suo percorso terreno verso il Golgota, la crocifissione e il significato che questo evento riveste per diverse categorie di persone.
La Struttura Narrativa: Cinque Strofe e Cinque Sguardi
La composizione è strutturata in cinque strofe, ognuna delle quali dipinge un quadro di personaggi toccati, in qualche maniera, dalla vita, dalla predicazione e, infine, dalla sofferenza di Cristo. Questo approccio permette di esplorare le reazioni e le aspettative di fronte alla crocifissione del Signore da molteplici punti di vista.
I Padri dei Bambini Uccisi da Erode
I primi a essere evocati sono i padri dei bambini uccisi per ordine di Erode, nel vano tentativo di colpire anche Gesù. Questa strofa iniziale pone l'accento sulla tragedia e sull'innocenza perduta, un preludio alla sofferenza che seguirà.
Le Donne Ebree: Fedeltà e Schiavitù Culturale
Nella seconda strofa, l'attenzione si sposta sulle donne ebree. La loro condizione è descritta come quella di schiave dei propri mariti, vincolate da una cultura che impone loro fedeltà eterna, anche dopo la morte di questi ultimi. Questo quadro sottolinea le costrizioni sociali e le aspettative imposte alle donne dell'epoca.
Gli Apostoli: Timore e Speranza di Redenzione
Successivamente, vengono presentati gli Apostoli. Il loro timore di essere riconosciuti e di subire la stessa sorte di Cristo li porta a seguirlo confusi tra la folla. Essi sono animati dalla convinzione che il sangue del maestro sarà sufficiente a redimere il mondo, senza la necessità di versare il proprio. Questa visione rivela una miscela di paura, fede e un certo distacco dalla sofferenza imminente.
I Sacerdoti: La Gioia per l'Umanità del Redentore
La strofa successiva descrive i sacerdoti, presentati come contenti di assistere all'umanità, e non alla divinità, del Redentore. Questo punto di vista suggerisce una certa soddisfazione nel vedere Cristo ridotto alla sua condizione umana, forse come una conferma della loro autorità o come un modo per distanziarsi dalla sua natura divina.
I Ladroni: Dignità nell'Ultimo Atto
L'ultima strofa è dedicata ai ladroni, che hanno l'onore, seppur tragico, di accompagnare Gesù sul patibolo. La loro morte viene descritta con pari dignità, accomunati da un destino crudele. Unico conforto, un'unica presenza sotto la croce, è quella delle tre madri, un'immagine potente di dolore e maternità.
De André e la Sua Interpretazione di Cristo
Fabrizio De André compone nell'ottica di svariati personaggi, descrivendone reazioni e aspettative davanti alla crocifissione del Signore. Faber, come era affettuosamente chiamato, compone nell'ottica di svariati personaggi, descrivendone reazioni e aspettative davanti alla crocifissione del Signore. La sua interpretazione di Cristo è quella di un uomo, non di un Dio, enfatizzando la sua umanità e la sua sofferenza terrena.

San Francesco e il Crocifisso: Un Incontro di Fede
Il testo fa riferimento anche all'incontro di San Francesco con un Crocifisso, evento che segnò profondamente la sua vita e la sua fede. Ai piedi del Crocifisso, Francesco raggiunse la Misericordia di Dio che lo inseguiva, chiamandolo per nome. Questo incontro è descritto come un rapporto d'amore, un'esperienza trasformativa che lo portò alla conversione e alla missione.
San Francesco ha incontrato la croce sulla sua via, un incontro nato da uno sguardo con quel Crocifisso. Questo pezzo di legno diventa carne, vita vera negli scartati e nei lebbrosi. Non prova dolore ma gioia nell'avere incontrato sulla sua via finalmente la croce.
La Croce come Metafora di Ricerca e Solidarietà
Per De André, la ricerca di Dio passa attraverso l'uomo, quell'uomo che soffre e che grida contro le ingiustizie della vita e contro il potere. Il potere, vestito d'umana sembianza, considera l'uomo "morto abbastanza". Viene presentata una galleria di "santi" peccatori, "anime salve" rifiutate dal potere ma riscattate dalla solidarietà con gli ultimi e con i perdenti, in cui il cantante-poeta ha sempre riconosciuto la sua religione.
Questi personaggi richiamano inevitabilmente il Vangelo di Matteo: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio». Attraverso i testi delle sue canzoni, Fabrizio De André, definito un "evangelista" anarchico e apocrifo, ha seminato la sua ricerca, i suoi dubbi e raccontato i suoi "santi" senza aureola.
Il Contesto Storico-Politico e le Interpretazioni
Il testo fa riferimento alla canzone "La via della croce", una ballata di De André, e collega l'interpretazione della Via Crucis a una ricerca di Dio che passa attraverso l'uomo e la sua sofferenza. Viene menzionato anche il brano "Coda di Lupo", che introduce il mondo degli indiani d'America e la storia di un bambino che, diventato uomo, sceglie il nome di Coda di Lupo. Questo personaggio entra nel mondo dei grandi rubando un cavallo e uccidendo uno smocking, forse per vendicare la morte del nonno crocifisso sulla chiesa nella notte della lunga stella con la coda.
Il brano "Coda di Lupo" annuncia la fine delle grandi contestazioni e delle rivendicazioni sindacali, esortando a non credere mai al "Dio della Scala", a un "Dio a lieto fine", ma neanche a un "Dio fatti il culo". Il testo narra metaforicamente e in modo fantasioso la parabola di una vita, dalla fanciullezza alla vecchiaia, personificata da un ideale indiano d'America. La canzone parla dell'uomo che prima vive nell'illusione, quando è piccolo (il personaggio si chiama appunto Coda di Lupo), non si accorge del male, poi crescendo si accorge di tutto il male e si scontra con la realtà degli adulti, rifugiandosi nei suoi ideali.

Il tema di "Coda di Lupo" è prettamente politico, ma in questo caso De André appare più distaccato e disincantato rispetto alla trattazione politica in "Storia di un impiegato", e il testo scivola sull'ironico. Il testo racconta il fallimento dei moti sessantottini, partendo dal parallelismo tra indiani d'America e gli indiani metropolitani, uno dei gruppi studenteschi di protesta nati proprio sulla spinta del '68. La canzone contiene alcuni riferimenti a fatti politici dell'epoca, e quello centrale del testo è la cacciata di Luciano Lama dall'Università di Roma nel 1977.
Luciano Lama viene identificato come il generale, segretario della CGIL, contestato e cacciato dall'Università per le posizioni sottomesse dei sindacati nei confronti della realtà governativa italiana. Di fronte a un movimento di protesta eterogeneo e ricco di valori, i sindacati rimasero inermi. Nel testo, Fabrizio De André rimprovera la linea politica sottomessa dei sindacati e degli operai, i "fratelli tute blu che seppellirono le asce". I sindacati, infatti, videro accogliere alcune istanze, che tutto sommato furono concesse dal potere per spegnere i fuochi delle proteste.
Fabrizio De André: La disperata richiesta di aiuto che abbiamo scambiato per poesia.
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