Don Celano e il tunnel segreto della Casa del Jazz: una svolta nelle indagini su Paolo Adinolfi

Una possibile svolta nelle ricerche del corpo del giudice Paolo Adinolfi, scomparso 31 anni fa, nei sotterranei della Casa del Jazz di Roma potrebbe arrivare da don Domenico Celano. Il sacerdote, economo dell'ordine degli Oblati della Madonna Opera San Francesco Saverio Oddasso, afferma di conoscere bene un tunnel, sostenendo: "Non devono cercare nel giardino, ma dentro casa. Io quel tunnel lo conosco, perché ho vissuto qui."

La testimonianza chiave di Don Domenico Celano

Mappa o planimetria della Casa del Jazz con evidenziato un tunnel sotterraneo e un punto di accesso

Don Celano ha dichiarato di conoscere l'accesso a un vecchio tunnel sotto quella che oggi è la Casa del Jazz. Ha raccontato di aver vissuto nella struttura negli anni Settanta, quando era ancora un collegio, e di aver giocato a nascondino in quella galleria da bambino. "Quel tunnel lo conosco bene. Da ragazzi ci andavamo a giocare a nascondino", ha riferito padre Celano. Ha descritto l'accesso: "Dentro la casa c’era una scala, era grande. Io ci sono sceso due o tre volte, ma avevo paura. Era un bunker."

Secondo il sacerdote, l'ingresso era "dentro la casa: una porticina con la scala", e bisognerebbe "bucare sotto la vecchia costruzione". Don Celano si dice in grado di indicare il punto esatto, suggerendo che gli scavi dovrebbero concentrarsi nel tunnel, accessibile dalla casa, e non nel giardino. Per supportare le sue affermazioni, ha "sovrapposto le immagini di Google Maps con le vecchie foto aeree che si trovano sul sito del Touring Club, dove si vede bene la costruzione originaria, stravolta da Nicoletti". Da questa comparazione, ha individuato un punto preciso per l'avvio degli scavi, aggiungendo: "Forse è a ridosso della sala d’incisione fatta costruire da Veltroni. Poi, se vogliono perdere tempo continuando nel giardino, facciano pure."

Il religioso ha anche consegnato un plico di documenti alle Forze dell'Ordine, che saranno esaminati a partire dal lunedì successivo, il 17 novembre. Ha inoltre espresso l'intenzione di consegnare "informazioni importanti" e altri documenti direttamente a Lorenzo Adinolfi, figlio del giudice Paolo.

La storia di Villa Osio e la Casa del Jazz

L'edificio oggi noto come Casa del Jazz ha una storia complessa. Fu venduto dall'opera San Francesco Saverio Oddasso a una società collegata a Enrico Nicoletti, considerato il tesoriere della banda della Magliana, nel 1983 per poco più di un miliardo di lire. Nicoletti, secondo le testimonianze, "ha completamente ricostruito" la villa dopo aver abbattuto l'originario Casino di caccia del banchiere Arturo Osio. L'ingresso al tunnel che don Celano descrive "si trovava sul fianco dell’edificio, una scala che scendeva per circa quindici metri nel sottosuolo fino a una galleria che portava alle catacombe."

Dopo la condanna di Nicoletti negli anni '90 per usura, estorsione e associazione a delinquere, nel 2001 lo Stato confiscò la villa e la assegnò al Comune di Roma, trasformandola in un centro culturale polifunzionale. Dal 2005, la struttura è conosciuta come la Casa del Jazz.

Gli scavi e le indagini in corso

I mille misteri della casa del jazz - Storie italiane 13/03/2026

Le ispezioni per individuare l'ingresso della galleria sono riprese lunedì 17 novembre, dopo essere iniziate a sorpresa lo scorso giovedì 13 novembre. L'impulso per queste nuove ricerche è partito da Guglielmo Muntoni, ex giudice e attuale presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica, il quale ha spiegato di aver chiesto per 29 anni di avviare gli scavi in quella che è diventata la Casa del Jazz.

Gli scavi si stanno concentrando in un punto ben preciso, con l'obiettivo di individuare l'ingresso di quella che è stata descritta come una catacomba. Muntoni ha ribadito che la presenza di corpi non può essere esclusa, definendola "un'ipotesi realistica". Nonostante le difficoltà burocratiche e i risultati discordanti del georadar, le ruspe hanno lavorato anche nel pomeriggio, basandosi su planimetrie e confronti con testimoni come don Celano, che ha indicato dove si potrebbe trovare l'accesso alla galleria sotto il locale. Si ipotizza che l'ingresso del tunnel di Nicoletti si trovi adesso sotto il pavimento della sala di registrazione della Casa del Jazz.

La voce della famiglia Adinolfi

Giovanna Adinolfi, figlia maggiore del magistrato, ha fatto sapere al Corriere della Sera che la speranza è sempre accesa, pur riconoscendo il dolore della situazione. La famiglia ha dovuto affrontare anni di frustrazioni: "In questura ci dissero: 'Sarà scappato con una ballerina brasiliana'. Incredibilmente non è ritenuto vittima di mafia."

I figli del giudice non sanno dare una spiegazione al perché gli scavi siano stati ripresi proprio ora, avendo saputo dei cani molecolari in Villa Osio e delle ruspe già dispiegate solo attraverso gli articoli della stampa. "Sono ore di strazio", ha commentato Giovanna Adinolfi, "anche se capiamo che se ci sono dei dubbi è giusto andare a vedere cosa c’è…"

Ulteriori testimonianze e il muro misterioso

Alle dichiarazioni di don Celano si aggiunge la testimonianza di Franco Piacentini, 86 anni, figlio dell’ex custode della villa del banchiere, che ha abitato lì dal 1948 al 1968. Piacentini ha denunciato di non essere stato ascoltato, nonostante avesse più volte cercato di indicare un cunicolo profondo che nessuno aveva voluto esaminare. "Posso dire che quel cunicolo è molto profondo e si trova adesso dove c’è una casa discografica", ha raccontato.

I ricordi di Piacentini risalgono anche al periodo in cui Nicoletti eseguiva i lavori di ristrutturazione della villa. Ha visto "più volte betoniere che entravano e uscivano dalla villa durante i lavori: chi può dire cosa contenessero? E se dentro c’era qualche cadavere?". Inoltre, ha scoperto che "in fondo alla scala che conduce al cunicolo e quindi alle catacombe che si allungano per chilometri anche sotto via Cristoforo Colombo, a un certo punto è stato costruito un muro che ha chiuso la galleria". La sua domanda resta: "Perché lo hanno tirato su? Mi pare evidente che sia stato fatto per nascondere qualcosa."

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