Abusi nel Clero: Giustizia, Sentenze e Testimonianze

La questione degli abusi sessuali all'interno della Chiesa cattolica continua a essere oggetto di indagini giudiziarie e testimonianze dolorose, sia in ambito vaticano che nelle singole diocesi.

Grafico tematico sugli abusi nella Chiesa cattolica
Papa Francesco ha più volte espresso il suo dolore e la sua "vergogna" per dossier che rivelano l'ampiezza del fenomeno, come quello sulla pedofilia in Francia, che ha evidenziato come circa 200mila minori siano stati abusati da tremila preti in 70 anni. In questo contesto di ricerca di verità e giustizia, emergono casi specifici che delineano le complessità dei procedimenti legali e l'impatto sulle vittime.

Il Caso del Preseminario San Pio X in Vaticano

Si è chiuso il sipario su una vicenda dai contorni sfumati e morbosi che ha coinvolto il Preseminario Pio X, situato fino a qualche mese fa all'interno dello Stato pontificio. Il Tribunale Vaticano ha affrontato le accuse di abusi sessuali e favoreggiamento, con esiti che hanno attraversato diversi gradi di giudizio.

Le Accuse e il Processo di Primo Grado

Secondo l'accusa, basata principalmente sulle dichiarazioni di L.G., Gabriele Martinelli, all'epoca alunno del preseminario San Pio X e oggi sacerdote, dal 2006 al 2012 avrebbe commesso plurimi fatti di violenza carnale e di atti di libidine ai danni di un altro alunno di sette mesi più piccolo. L'approfondita istruttoria dibattimentale, durante la quale sono stati sentiti numerosi testi e acquisita ampia documentazione (inclusi per la prima volta in un giudizio penale gli atti delle investigazioni svolte in sede canonica), ha permesso di agevolare una valutazione più completa sulla natura dei rapporti intercorsi fra Martinelli e L.G.

Il Tribunale Vaticano, con una sentenza emessa in primo grado il 6 ottobre 2021, dopo quasi un anno di processo, aveva prosciolto i due sacerdoti accusati: don Gabriele Martinelli dalle accuse di abusi sessuali per insufficienza di prove, e don Enrico Radice, all'epoca rettore del seminario, dall'accusa di favoreggiamento. Quanto ai rapporti sessuali avvenuti quando la vittima aveva meno di 16 anni, era stato accertato "il reato di corruzione di minorenni", dichiarato però estinto per prescrizione. Relativamente a don Radice, il tribunale aveva accertato che le verifiche e gli accertamenti fatti dopo le prime denunce «furono svolti ... in modo assolutamente superficiale». Anche in questo caso, il reato era risultato prescritto. Era emerso inoltre che don Radice avrebbe falsificato la firma del suo vescovo, pur non essendogli servito a eludere le indagini, e nel corso di un interrogatorio non aveva dichiarato il vero, ma il codice penale glielo permetteva.

La Sentenza di Appello: Condanna per Don Gabriele Martinelli

La Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano, presieduta dal vescovo Alejandro Arellano Cedillo, ha ribaltato parzialmente la sentenza di primo grado. In una decisione emessa il 24 gennaio (riferendosi alla data di diffusione della nota della Diocesi di Como), ha dichiarato don Gabriele Martinelli, 31 anni, ex allievo del Preseminario san Pio X, colpevole del reato di corruzione di minore per i fatti avvenuti nel Preseminario tra il 9 agosto 2008 e il 19 marzo 2009. È stato condannato alla pena di 2 anni e sei mesi di reclusione e mille euro di multa, dichiarando però inammissibile la domanda di risarcimento danni presentata dalla parte civile, L.G.

Il sacerdote comasco è stato invece dichiarato non punibile per i fatti contestati fino al 2 agosto 2008, in quanto minore di 16 anni all'epoca, e dall’accusa di violenza carnale e atti di libidine su L.G. per insufficienza di prove. L’appello alla sentenza di primo grado era stato proposto dal promotore di giustizia Roberto Zannotti e dalla parte civile, rappresentata dall’avvocato Laura Sgrò. L'ex rettore del Preseminario, don Enrico Radice, 73 anni, è rimasto assolto.

Aula di tribunale in Vaticano durante un processo

La Posizione della Diocesi di Como e le Misure Canoniche

Entrambi i sacerdoti, Martinelli e Radice, sono incardinati nella Diocesi di Como, che gestiva l’istituto attraverso l’Opera don Folci. La Diocesi di Como si è espressa sulla sentenza di secondo grado in una nota diffusa oggi, 24 gennaio, in cui si parla di "un procedimento complesso", nel quale la stessa Diocesi "ha offerto fin dall’inizio la più ampia collaborazione, mettendo tra l’altro a disposizione del Promotore di Giustizia vaticano il fascicolo relativo all’indagine previa espletata dal Delegato vescovile".

"La Magistratura vaticana e quella italiana stanno ancora procedendo nelle fasi di rispettiva competenza e la Diocesi di Como conferma la propria fiducia nel loro operato", si legge nel comunicato. La Chiesa di Como "rinnova il proprio ringraziamento a tutte le persone che, con la loro testimonianza e con la consegna di documenti, hanno contribuito a ricercare la verità e - in attesa della definitività di tutti i giudizi ancora pendenti - ribadisce la solidarietà e vicinanza nei confronti di tutte le persone e le comunità ecclesiali che sono state pesantemente segnate da questa lunga e complessa vicenda umana e giudiziaria".

Nei confronti dei due sacerdoti permangono tuttora alcune misure cautelari canoniche (cfr. can. 1722 C.I.C.), tra le quali la limitazione dell’esercizio del ministero e la sospensione dallo svolgimento di attività pastorali che coinvolgono minori e adulti vulnerabili. La nota si conclude con la conferma da parte della Diocesi di Como del proprio "impegno nella tutela dei minori e degli adulti vulnerabili anche attraverso tutte le attività - in primis la disponibilità all’accoglienza e l’ascolto - offerte dal Servizio a tal fine dedicato, istituito nel 2020".

“La Protezione dei Minori nella Chiesa”, introduzione di Papa Francesco

La Dolorosa Testimonianza di un Sacerdote Vittima: Padre Paolo

Parallelamente ai procedimenti giudiziari, emergono le voci delle vittime, fondamentali per la ricerca della verità e per promuovere un cambiamento. È il caso di Padre Paolo, un sacerdote che ha vissuto in prima persona la sofferenza degli abusi e ha trovato la forza di denunciare.

La Scoperta delle Prove e la Denuncia

Padre Paolo ha raccontato la sua storia, ricordando una conversazione avvenuta nel dicembre 2021, dopo la morte di sua madre, con la persona che lo aveva abusato. «Nella conversazione questa persona mostrò vicinanza, disse che voleva fare una determinata cosa qua vicino ma io gli dissi di non venire assolutamente», ha detto padre Paolo all'Unione Sarda. «Gli spiegai i motivi ma lui con una certa spavalderia, come se tutto fosse normale rispose "pensavo avessi dimenticato". E come si può dimenticare?». Rileggendo i messaggi, Padre Paolo si è reso conto di avere le prove di quanto aveva subito. «Feci subito gli screenshot, passai la notte a piangere e a stare male, alle 5.30 del mattino di dicembre 2021 ho inviato tutto il materiale al mio vescovo, padre Roberto».

Il Perdono e l'Appello alla Giustizia

«Non vedevo l'ora da 36 anni di inviare quei messaggi. Ma non per vendetta», ha aggiunto Padre Paolo, «non l'ho mai odiato e non lo odio anzi lo perdono, però voglio giustizia. Il perdono è un percorso personale che non ti mantiene legato a doppio filo al male che ti hanno fatto. Io ho vissuto da uomo libero ma quel che è stato fatto è grave e ho sempre avuto un cruccio: può averlo fatto solo a me? Credo di no, ed ecco perché la mia denuncia è doverosa. Anche lui va aiutato ma va messo nella condizione di non nuocere». Quando Padre Paolo ha saputo che l'abusatore era stato mandato in una località balneare frequentata da bambini, ha ritenuto «più importante andare avanti nella lotta per la giustizia, una battaglia per la Chiesa e la società civile: per simili reati non dovrebbe esistere la decadenza». Secondo quanto scrive La Nuova Sardegna, il frate accusato dei presunti abusi si trova nella diocesi di Tempio Pausania, in Gallura.

Immagine simbolica di supporto alle vittime di abusi

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