Il Sacerdozio Universale in Lutero: Spiegazione e Significato

Il principio del sacerdozio universale dei credenti rappresenta uno dei pilastri fondamentali della Riforma protestante di Martin Lutero, rivoluzionando profondamente la concezione della Chiesa e del rapporto tra l'individuo e Dio.

Ritratto di Martin Lutero

Il Concetto di Sacerdozio prima di Lutero

Il Sacerdozio nel Mondo Antico e nell'Antico Israele

Nelle varie culture e religioni, il sacerdote è tradizionalmente la persona che "ha a che fare con il sacro" in una forma continuata. Il sacro, essendo relativo alla divinità, deve essere trattato con rispetto e timore, secondo precise disposizioni di purità o di liturgia, poiché avvicinarsi al sacro senza rispettarle è in generale pericoloso. Di conseguenza, esiste chi sa e chi è preparato o predisposto a farlo.

Nell’antico Israele, la tribù di Levi era interamente dedicata al servizio divino. Come si legge in Numeri 3:5-10, il Signore disse a Mosè: «Fa’ avvicinare la tribù di Levi e mettila a disposizione del sacerdote Aaronne, affinché sia al suo servizio. Essi avranno la cura di tutto ciò che è affidato a lui e a tutta la comunità davanti alla tenda di convegno e faranno così il servizio del tabernacolo». I Leviti erano incaricati di portare l’arca e di essere separati dagli altri Israeliti per salvarli dal pericolo di morte; infatti, "santo" in ebraico significa "messo a parte". Nella Terra promessa, alla tribù di Levi non fu assegnata terra perché dedicata ai servizi nei santuari, ad eccezione di alcune città rifugio per abitare. Nel corso della storia, si verificarono cambiamenti nelle funzioni dei Leviti e dei sacerdoti, come evidenziato in testi come I Cronache 23:1-5, dove Davide stabilì i ruoli dei Leviti tra direttori dell’opera della casa del Signore, magistrati, giudici e portinai.

L'idea di una riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme e di una riforma del servizio levitico e sacerdotale, probabilmente a sostegno di un sacerdozio centrale a Gerusalemme contro altri sacerdoti, si trova in Ezechiele 44:1-16. Anche Malachia 3:3-4 parla di purificazione: «Egli si metterà seduto, come chi raffina e purifica l’argento, e purificherà i figli di Levi e li raffinerà come si fa dell’oro e dell’argento; ed essi offriranno al SIGNORE offerte giuste. Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al SIGNORE, come nei giorni antichi, come negli anni passati».

Sacerdoti leviti dell'Antico Testamento

Gesù Cristo come Sommo Sacerdote

La figura del Sommo Sacerdote crebbe d’importanza dopo la monarchia, anche per la mancanza del re. Lo stesso Gesù si presenta come un nuovo tipo di sacerdote. In Matteo 12:1-8, Gesù afferma la sua autorità sui riti, dicendo: «Ora io vi dico che c’è qui qualcosa di più grande del tempio. Se sapeste che cosa significa: “Voglio misericordia e non sacrificio”, non avreste condannato gli innocenti; perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

La Lettera agli Ebrei è centrale per comprendere il sacerdozio di Cristo. Essa afferma in Ebrei 4:14-5:3: «Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia». Gesù, divenuto garante di un patto migliore, ha un sacerdozio che non si trasmette, poiché rimane in eterno (Ebrei 7:22-28), superando il bisogno di sacrifici quotidiani offerti per i peccati propri e del popolo, avendo offerto sé stesso una volta per sempre. Qui si supera la paura verso il Signore, stabilendo un rapporto di piena fiducia.

Icona di Cristo Sommo Sacerdote

Il Sacerdozio nella Cristianità Primitiva

È significativo notare che il termine greco hiereus (sacerdote), che si trova nel Nuovo Testamento (in latino sacerdos), non indica un ministero specifico nella comunità cristiana, sebbene San Paolo, nella lettera ai Romani, parli del proprio ministero definendolo come quello di un sacerdote. Nessuna fonte cristiana antica parla di sacerdote per i ministeri cristiani fino al 200 d.C. A quel punto, "sacerdote" e "sommo sacerdote" entrarono nel linguaggio cristiano riferiti a singoli individui, non a Cristo o alla chiesa nel suo complesso. Contro questa evoluzione, i Riformatori, con l’idea del sacerdozio universale di tutti i battezzati, si espressero con forza.

La Prima Lettera di Pietro (1P 2,9) è un testo chiave: «Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa» (cfr. anche Apocalisse 1:6). Questo testo suggerisce una visione in cui tutto il popolo di Israele, e per estensione i cristiani, è considerato santo e serve il Signore nella vita quotidiana.

La Dottrina di Lutero sul Sacerdozio Universale

Il "Felice Scambio" e la Partecipazione a Cristo

Lutero considerava la relazione tra i credenti e Cristo come un “admirabile commercium” (felice scambio): chi crede partecipa delle proprietà di Cristo, e pertanto, anche del suo sacerdozio. Tutti i credenti, dunque, tutti i battezzati sono re e sacerdoti, come si legge nella prima lettera di Pietro.

Il sacerdozio universale dei fedeli, ovvero il fatto che ognuno è sacerdote di se stesso perché il suo rapporto con Dio è diretto, abbatte il sacerdozio stesso come istituzione. Secondo questa dottrina, si sarebbe dovuta modificare l’intera struttura della Chiesa e renderla un ente in grado di amministrare la grazia divina, tralasciando il potere temporale e l’importanza dei beni materiali. Questo era il primo di “tre muri” che, secondo Lutero, circondavano la Chiesa e dovevano essere abbattuti. «Se un Papa o un vescovo - sosteneva Lutero - dà l’unzione, fa delle tonsure, consacra o dà un abito differente ai laici o ai preti, crea degli imbrogli».

Sacerdozio Universale e Ministero Ordinato

Se nell’ottica di Lutero tutti i cristiani sono sacerdoti, non tutti sono ministri. Il ministro deve avere certamente un contesto ecclesiale e un ufficio che gli viene destinato. L’idea di Lutero che tutti i cristiani sono sacerdoti era in contrasto con l’ordinamento della società esistente nel medioevo, che secondo Graziano divideva i cristiani in laici e chierici. Chiaramente, con la dottrina del sacerdozio universale, Lutero abbatte il fondamento di questa divisione.

Lutero intendeva l’ufficio del ministero ordinato come una diaconia, un servizio rivolto a tutta la chiesa. I pastori sono ministri. Alla domanda se il ministero ordinato fosse dato per istituzione divina o fosse un mandato umano, Lutero rispondeva che il pastorato è istituito da Dio per reggere una comunità con i sacramenti e la predicazione. Egli considerava questo ufficio fondato sulla passione e morte di Cristo, affermando che è dalle sue ferite che sgorgano i sacramenti e che «a caro prezzo, abbiamo acquistato questo ministero in virtù del quale si predica, si perdonano i peccati, si battezza, ovunque, in tutto il mondo; si fa questo e altro, tutto, per la salvezza delle anime». Risulta chiaro, così, il punto di vista di Lutero: l’ufficio dei ministri ordinati è stato istituito da Dio stesso.

Dal 1535, le ordinazioni venivano amministrate a Wittenberg. I candidati venivano prima esaminati con cura, poi si procedeva con l’ordinazione, sempre a Wittenberg, per entrare al servizio di una particolare comunità. Le ordinazioni avvenivano con la preghiera e l’imposizione delle mani. Si pregava che Dio mandasse operai nella sua messe e si pregava lo Spirito Santo: dunque, era Dio l’artefice dell’ordinazione. L’incarico missionario era pronunciato con le parole della lettera di Pietro: «Pascete il gregge di Dio che vi è stato affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge».

Il Rifiuto dell'Ordinazione come Sacramento

Dal momento che Lutero dava di un sacramento una definizione più riduttiva di quanto fosse comune nel medioevo e percepiva il sacramento cattolico dell’ordine sacro principalmente al servizio della pratica del sacrificio della messa, smise di considerare l’ordinazione un sacramento. I vescovi si rifiutavano di ordinare coloro che condividevano le idee della Riforma, così i riformatori amministravano l’ordinazione direttamente per mezzo dei sacerdoti (pastori). Il punto problematico per i riformatori era scegliere tra conservare l’ordinazione dai vescovi e la fedeltà a ciò che consideravano la verità del Vangelo.

Lutero e i riformatori sostenevano che vi è un solo ministero ordinato, un ufficio che ha per compito quello di annunciare il Vangelo. Tuttavia, fin dall’inizio, si stabilì una differenziazione in questo ufficio: tutti avevano il diritto di annunciare l'evangelo e di amministrare i sacramenti e gli atti liturgici, ma non tutti avevano la capacità o il dono di essere pastori o professori. Per mantenere un certo ordine, bisognava che si raggiungesse un accordo fra le varie interpretazioni, con lo studio e il confronto delle opinioni, e che i ministri fossero “ecclesiam vocati”, cioè riconosciuti dalla chiesa, intesa non come istituzione gerarchica, ma come un organo democratico.

Cristo era imperfetto? Il sacerdozio di Gesù nella Lettera agli Ebrei

Conseguenze Teologiche e Pratiche del Sacerdozio Universale

La Riforma dei Sacramenti e della Messa

La dottrina del sacerdozio universale dei credenti portò inevitabilmente a una diversa valutazione dei sacramenti. Lutero ridusse l’importanza dei sacramenti, giudicandoli come un mezzo della Chiesa per controllare i credenti, e mantenne solo il battesimo e l'eucarestia, in quanto a suo avviso fondati sulla Sacra Scrittura. Egli, volendo colpire il sacerdozio, diede un colpo definitivo anche a tutta la Chiesa, essendo persuaso che, venendo meno il sacerdote, sarebbe sparito anche il sacrificio e, conseguentemente, anche la vittima e quindi la fonte di tutte le grazie della Chiesa.

Nella messa luterana, viene rifiutata l’idea di “sacrificio” e con essa di vittima e di presenza reale. Rimane la sola presenza spirituale, un ricordo, tanto che la Messa non può essere indicata più come un Sacrificio ma solamente con i termini di Comunione, Cena, Eucarestia. Secondo le parole del Vangelo «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» si compie la vera e sola Messa. Per questo Lutero rifiutò da subito la celebrazione di messe private perché mancanti della comunione col popolo. L’Eucarestia è un “Sacrificio di lode” ma non un “Sacrificio di espiazione”, quindi l’unico scopo della Messa diventa, per Lutero, solamente quello di rendere grazie a Dio.

Implicazioni Liturgiche, Artistiche e Sociali

Questi cambiamenti di sostanza generarono modificazioni anche nella forma, come l’orientamento (coram populo) del sacerdote durante la Consacrazione, l’introduzione della lingua volgare e la Comunione ricevuta sulla mano. Le Sacre Scritture, in particolare la Bibbia, dovevano quindi essere tradotte nella lingua del popolo, il tedesco, cosa che avvenne prontamente e fu favorita dalla stampa a caratteri mobili, rendendo le edizioni molto economiche e accessibili. Questo rappresentò un enorme incentivo per il diffondersi dell’alfabetizzazione, permettendo a ogni credente di leggere e interpretare autonomamente la Bibbia.

Anche nel campo artistico e architettonico ci furono conseguenze. La chiesa concepita come Domus Dei, nella quale tutto doveva parlare di Dio, lasciò spazio, nel mondo protestante, a edifici essenzialmente sobri, se non vuoti di decorazioni e raffigurazioni sacre. Scomparvero il tabernacolo, le reliquie, i santi e le Madonne; la pianta a croce, la posizione a Oriente e l’abside persero la loro necessità. Anche l’altare perse il vecchio significato e la vecchia forma: divenne una mensa, solitamente una semplice tavola, non più sopraelevata, distaccata da scalinate e balaustre, bensì posizionata in modo da creare un rapporto più diretto, partecipativo e comunitario fra celebrante e popolo.

Interno di una chiesa protestante luterana sobria

Contesto Storico e Diffusione delle Idee Luterane

La Critica alle Indulgenze e le 95 Tesi

La Riforma luterana ebbe inizio nell'ottobre del 1517 con la pubblicazione delle famose 95 tesi di Martin Lutero, affisse sul portone della Cattedrale di Wittenberg. Questo scritto si scagliava contro lo scandalo della compravendita di indulgenze, pratica diffusa dal 1500, con cui il peccatore poteva comprare l'indulgenza per sé o per le anime del Purgatorio. Lutero criticava l'assurdità morale e teologica di tale pratica, sostenendo che la Chiesa non può vincolare le scelte divine e che il perdono divino rende inutile qualsiasi indulgenza, poiché Dio solo può condonare un castigo e il papa non ha alcun potere sulle anime del Purgatorio. Il conflitto di Lutero non era più solo morale, ma anche teologico.

Stampa raffigurante l'affissione delle 95 tesi di Lutero

Reazione della Chiesa e dell'Impero

Inizialmente, le idee di Lutero circolarono per la Germania senza suscitare particolare clamore, ma a partire dal 1519, il suo pensiero conobbe una notevole diffusione. La Chiesa reagì con la Bolla “Exurge Domine”, emanata da papa Leone X nel giugno del 1520, che condannava le idee di Lutero e ordinava che i suoi scritti fossero gettati al rogo, concedendogli due mesi per abiurare. Nel dicembre dello stesso anno, Lutero bruciò in pubblico la Bolla papale, manifestando la volontà di una rottura definitiva.

L'imperatore Carlo V convocò Lutero alla Dieta di Worms nel 1521, dove il frate si rifiutò di sconfessare pubblicamente le proprie idee. Con il consenso di una parte della Dieta, l'imperatore pronunciò una solenne condanna, che fece di Lutero un fuorilegge e un nemico pubblico. Tuttavia, Lutero fu rapito e messo in salvo nel castello della Wartburg dal suo protettore Federico il Savio. Durante questo periodo, lavorò alla traduzione in tedesco della Bibbia, il cui Nuovo Testamento fu pronto nel 1522.

Impatto Sociale e Politico

Le idee di Lutero ebbero anche un impatto politico, rappresentando un'opportunità per i principi e nobili tedeschi che volevano staccarsi dall’imperatore o limitare il potere dei vescovi. La diffusione del pensiero luterano portò molte città, come Costanza, a rifiutare la condanna imperiale e ad adottare il Luteranesimo. Gli scontri continuarono per 25 anni, culminando nella Pace di Augusta del 1555, che sanciva il principio del cuius regio eius religio, ovvero che il suddito doveva seguire la religione del suo principe.

Il Sacerdozio Universale Oggi e il Dialogo

Il sacerdozio universale dei credenti è un formidabile argine contro la clericalizzazione della chiesa, ma anche la base per una partecipazione reale alla direzione, anche teologica, della chiesa, in cui i pastori, formati e riconosciuti per questo, devono dare gli strumenti di analisi e di decisione. Esso consente di prendere coscienza della relazione personale diretta che si ha con il proprio Signore e Salvatore. Non c’è bisogno della mediazione di nessuno, perché l’unico mediatore è Gesù Cristo, come affermato in 1 Timoteo 2:5: «Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo». Gesù è anche il Sommo Sacerdote presso Dio che intercede per noi continuamente. La grazia giunge per opera dello Spirito, senza che sacerdoti o una gerarchia siano il tramite.

È certamente vero che la responsabilità e soprattutto la dignità dei battezzati non fu messa in rilievo nel tardo medioevo. Di questa si interessò il Concilio Vaticano II che presentò la teologia della chiesa pensandola come popolo di Dio, affermando che fra tutti i battezzati c’è uguale dignità nell’essere e nell’agire, perché tutti devono impegnarsi per edificare il corpo di Cristo. Tuttavia, rimane ovviamente la distinzione fra gli ordinati, i sacerdoti (canali della grazia nella visione cattolica), e gli altri, i laici. Una differenza inesistente fra gli evangelici, in cui il pastore o la pastora è laico, come gli altri, anzi sacerdote, ma come tutti gli altri.

Alla fine, è da fare una valutazione, sostenendo che, lungo la storia, l’ufficio ministeriale luterano ha adempiuto al suo compito di mantenere la chiesa nella verità. Per questo, per quanto ci possano essere incomprensioni, il dialogo c’è e rimane aperto.

Documenti del Concilio Vaticano II

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