Il nome Giovanni Battista, o la sua variante spagnola Juan Bautista, ricorre nella storia della Chiesa in diverse figure di santi e beati che hanno lasciato un'impronta indelebile con la loro fede, il loro coraggio e la loro dedizione. Dal Precursore di Cristo, alla cui passione e nascita sono dedicate importanti festività, fino a moderni educatori e martiri, il loro esempio continua a ispirare i fedeli.

San Giovanni Battista (il Precursore di Cristo)
Nascita Miracolosa e Ruolo Profetico
San Giovanni Battista è, insieme alla Vergine Maria, l’unica persona di cui la Chiesa celebra con una festa solenne la nascita, il 24 giugno. La sua nascita avvenne in modo miracoloso, poiché sua madre Elisabetta era sterile. Tutto ebbe inizio con l'annuncio dell'Angelo Gabriele a suo padre Zaccaria, il quale, inizialmente, non credette alle parole del messaggero celeste. Il nome “Giovanni”, che significa “Dio ha avuto misericordia”, anticipa già la sua missione salvifica.
Nel IV secolo, la Chiesa fissò la data della nascita di Gesù al solstizio d’inverno (25 dicembre). Per rispettare quanto riportato nel Vangelo, la nascita di Giovanni Battista fu collocata sei mesi prima, al solstizio d’estate (24 giugno), quando le giornate iniziano ad accorciarsi. Secondo l’insegnamento dei Padri della Chiesa, Giovanni fu liberato dal peccato originale ancora prima di nascere, quando Maria, incinta di Gesù, fece visita a Elisabetta. In quel momento, Giovanni sussultò nel grembo della madre, riconoscendo la presenza del Salvatore. Lo stesso Arcangelo Gabriele aveva detto che Giovanni sarebbe stato pieno di Spirito Santo fin dal grembo materno. Così, per volontà di Dio, Giovanni venne preparato fin da prima della nascita per il ruolo di profeta dell’Altissimo.
La Missione nel Deserto e l'Annuncio del Messia
L’attività pubblica di Giovanni iniziò intorno all’anno 27-28 d.C., come descritto nel Vangelo di Luca, e fu preceduta da un periodo di solitudine nel deserto, dove visse in preghiera e penitenza per rafforzare il suo spirito. Giovanni Battista visse una vita austera nel deserto e iniziò la sua missione chiamando le persone a cambiare vita per accogliere Gesù. Criticò i farisei e indicò Gesù come il Messia. Fu l’ultimo e il più grande tra i profeti, perché fu l’unico a indicare direttamente il Messia dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!”.
In uno dei suoi discorsi tenuti proprio per questa solennità, Sant’Agostino spiegò il significato del ruolo di Giovanni Battista nella storia della salvezza, facendo un paragone simbolico: la voce di Zaccaria, padre di Giovanni, che si apre alla nascita del figlio, è come il velo del tempio che si strappa durante la morte di Gesù. Questo perché Zaccaria riacquista la parola solo quando nasce Giovanni, che è la “voce” che annuncia la venuta del Signore. Infatti, quando Giovanni inizia la sua missione, gli viene chiesto chi sia, e lui risponde: “Io sono voce di uno che grida nel deserto” (Mc 1, 3). Giovanni è dunque la voce che grida per preparare il cammino del Signore. Di Gesù, invece, si dice che è il “Verbo” (cioè la Parola di Dio) esistente fin dall’eternità. Giovanni è solo una voce temporanea, mentre Cristo è il Verbo eterno, presente fin dall’inizio.
Il Martirio e la Sua Eco nei Secoli
La memoria della passione di san Giovanni Battista ricorre il 29 agosto. La ricorrenza è legata alla dedicazione di una chiesa costruita a Sebaste, vicino al suo presunto sepolcro, e si ricorda anche il secondo ritrovamento della sua testa, portata a Roma. Giovanni Battista denunciò pubblicamente Erode e Erodiade per la loro unione illecita, per questo fu imprigionato nella fortezza di Macheronte, nell'odierna Giordania. Durante una festa per il compleanno di Erode, la figlia di Erodiade, Salomè, chiese e ottenne la testa di Giovanni, che fu decapitato.
Il Martirologio Romano celebra la passione di san Giovanni Battista, che il re Erode Antipa fece decapitare su richiesta della figlia di Erodiade. La testa di Giovanni Battista “su un piatto d’argento” (cf Mc 6,25) ha da sempre colpito l'immaginario collettivo, divenendo emblema di una testimonianza universale. San Giovanni predicava con schiettezza ai farisei, alla gente comune e ai potenti. Erode, immerso nel vizio, non volle degnare Gesù di una parola, e il silenzio di Cristo fu eloquente quanto i discorsi di San Giovanni.
La testa di san Giovanni, in un certo senso, “parla ancora”, essendo una testimonianza che dovrebbe scuotere le coscienze della nostra epoca, spesso immersa nei piaceri peccaminosi e nei disordini morali. Al banchetto di Erode si assiste a una catena di peccati, legati tra loro dalla superficialità umana, dalle passioni, dalla frivolezza e dall’ambizione. Sant’Agostino commenta: «In mezzo alle intemperanze e alla sensualità dei convitati, si fanno giuramenti temerari che poi sono empiamente adempiuti». L'invalidità di un giuramento adempiuto per rispetto umano può causare grandi tragedie, colpendo innocenti e giusti.
La malvagità di Erodiade, che volle legalizzare il suo peccato, trova eco in chi oggi pretende di legittimare azioni inique in nome della “libertà”. La sua iniquità, riconducibile all’incapacità di introspezione, acceca l’anima. Erodiade, non soddisfatta di contemplare il “trofeo” della sua perversione, volle forare la lingua della testa decapitata con una spilla per capelli, un gesto che evidenzia uno stato angoscioso paragonabile al rimorso delle anime dannate. Questo gesto di vendetta spiega le dinamiche delle conseguenze del peccato: per lei, san Giovanni continuava ad essere “voce” di rimprovero, e il suo sangue versato diede ancora maggiore risonanza a quella “voce che gridava nel deserto” (cf Mt 3,3). L’uomo più santo nato da donna (cf Lc 7,28) fu martirizzato dalla pertinacia di una donna che voleva “cancellarne” la testimonianza, ma che invece la rese esemplare per tutti i secoli. La verità non è mai negoziabile, e San Giovanni Battista ne è eco fedele e testimonianza irrevocabile.
La storia del martirio di San Giovanni Battista (di Cristian Messina)
Beati Juan Bautista e Jacinto de Los Angeles
Indios Martiri dello Zapotec
I beati Juan Bautista e Jacinto de Los Angeles sono due indios martiri zapotechi originari della Sierra di Oaxaca, in Messico. Nati intorno al 1660-63 a S. Francisco Cajonos (Oaxaca), erano semplici laici sposati, catechisti responsabili di una cappellania rurale, che dirigevano il culto e aiutavano il parroco. Essendo cristiani maturi, di indubbia moralità e fede, ricoprivano l'incarico di "fiscales", ovvero avevano il dovere di denunciare ai sacerdoti e alle autorità civili ogni caso di spergiuro, immoralità o apostasia compiuto dalla popolazione.
Il Loro Martirio per la Fede
Nel contesto di alcuni casi di idolatria tra gli indios già convertiti al cristianesimo, Juan Bautista e Jacinto de Los Angeles fecero la loro denuncia. La requisizione delle offerte rituali da parte dei militari scatenò l'ira della popolazione, che decise di incendiare la chiesa e il convento con i padri domenicani all'interno, se i due "fiscales" non fossero stati consegnati. Il capitano comandante acconsentì e i due indios, dopo aver ricevuto i sacramenti, si consegnarono ai rivoltosi per evitare danni ai padri.
Furono frustati, ingiuriati e sollecitati ad abiurare il cristianesimo per ritornare ad adorare i loro idoli ancestrali. Al loro diniego, furono condotti nella località montuosa di S. Domingo Xagacía e qui uccisi a colpi di bastone e di machete, era il 16 settembre 1700. Il monte del martirio porta ancora oggi il nome di “Fiscal-Santo”.
La Beatificazione e il Messaggio
I due indios martiri, Juan Bautista e Jacinto de Los Angeles, sono stati beatificati da papa Giovanni Paolo II il 1° agosto 2002, nella basilica della Madonna di Guadalupe a Città del Messico. Essi sono un esempio lampante di come si debba tenere fede al proprio battesimo di cristiani, rifiutando l’idolatria anche a costo della propria vita.
Papa Giovanni Paolo II, durante la cerimonia di beatificazione, ha affermato: “I due beati costituiscono un esempio di come, senza mitizzare i propri costumi ancestrali, si possa giungere a Dio senza rinunciare alla propria cultura, lasciandosi però illuminare dalla luce di Cristo, che rinnova lo spirito religioso delle migliori tradizioni dei popoli”. La loro festa liturgica è stata fissata al 18 settembre, a seguito di una suggestiva cerimonia che ha visto la partecipazione di migliaia di indios di varie etnie provenienti da tutto il Messico.
Beato Jean-Baptiste Duverneuil (Padre Leonardo di Santa Teresa)
Un Carmelitano Scalzo Martire della Rivoluzione
Tra i cinquecentoquarantasette sacerdoti e religiosi francesi che, per essersi rifiutati di giurare sulla Costituzione Civile del Clero, furono destinati alla deportazione in Guyana, vi erano almeno tre Carmelitani Scalzi: padre Leonardo, padre Michele Luigi e padre Uberto di San Claudio. Il primo, al secolo Jean-Baptiste Duverneuil, proveniva dal convento di Angoulême. Padre Leonardo era nato l'8 gennaio 1759 a Limoges.
Il Martirio a Rochefort
Insieme ai suoi compagni di prigionia, padre Leonardo fu caricato sulla nave «Les Deux Associés», ancorata nella rada di Rochefort. Qui affrontò stenti, scarse condizioni igieniche e sanitarie e gli scherni dell’equipaggio. Era noto per la sua fermezza: «Non c’erano né minacce, né pericoli che potessero legargli la lingua e impedirgli di riprendere con forza i bestemmiatori, qualunque fosse l’autorità di cui erano rivestiti, e il potere che avessero di punirlo della sua libertà», secondo la testimonianza di uno dei sopravvissuti.
Consumato dalla malattia, probabilmente tifo, che imperversava sulla nave, morì il 1° luglio 1794 e venne sepolto sull’isola di Aix.
La Beatificazione
Padre Leonardo, padre Michele Luigi e padre Uberto di San Claudio furono beatificati da papa San Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1995, inclusi in un elenco di sessantaquattro sacerdoti e religiosi. Questi furono i soli, fra i cinquecentoquarantasette deceduti a Rochefort, di cui si era potuta reperire sufficiente documentazione. La memoria liturgica di tutto il gruppo cade, anche per l’Ordine dei Carmelitani Scalzi, il 18 agosto.
San Giovanni Battista de La Salle
La Nascita di una Vocazione Educativa Innovativa
San Giovanni Battista de La Salle nacque a Reims, in Francia, il 30 aprile 1651, da una famiglia nobile ma non ricca, con dieci figli. Si laureò in lettere e filosofia e fu ordinato sacerdote nel 1678. Potrebbe aver vissuto agiatamente, ma scelse di dedicare la sua vita ai giovani e ai più bisognosi. A Reims, assunse vari incarichi e collaborò all'attività delle scuole fondate da Adriano Nyel, un laico votato all'istruzione popolare. Tuttavia, Giovanni si rese conto che gli insegnanti erano mal preparati e senza stimoli, intuendo che l'insegnamento doveva essere una vera e propria missione e che gli studenti meritavano docenti istruiti.
La Fondazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane
Per dare concretezza alla sua visione, Giovanni Battista de La Salle si trasferì con questi maestri in una casa in affitto, istruendoli personalmente, studiando e osservando i metodi delle migliori scuole. Egli maturò l’idea che questi insegnanti, pur non essendo sacerdoti, dovessero dedicare interamente la propria vita ai loro studenti, rinunciando al matrimonio e alla famiglia. Li vestì con una tonaca nera, pettorina bianca, mantello contadino e zoccoli, proponendo loro una prima regola di vita che iniziò a scrivere nel 1685.
Nel 1680 nacque la comunità dei «Fratelli delle Scuole Cristiane», la congregazione da lui fondata, la prima interamente formata da insegnanti maschi che rimanevano laici, perché egli li voleva in grado di istruire non solo nella fede, ma anche nel sapere e nelle professioni. Quasi dieci anni dopo, fu eletto superiore della congregazione. Nel 1687 avevano già un noviziato, e nel 1688 furono chiamati a insegnare a Parigi, dove in un solo anno i loro allievi superarono il migliaio.

Sfide, Riforme Pedagogiche e L'Eredità
Mentre la congregazione cresceva, aumentavano anche le critiche. Agli attacchi, Giovanni Battista reagiva ritirandosi in preghiera, nell'isolamento penitenziale, nella meditazione e nello studio. Fu accusato dai cosiddetti "maestri di strada" di essere pagato dai suoi alunni, di godere di privilegi riservati alle corporazioni professionali e di mantenere una comunità di insegnanti senza le dovute autorizzazioni. Infamie gratuite e immotivate. Addirittura, nel 1702, dopo una visita canonica, venne deposto dalla carica di superiore. La sua reazione fu: “Se il nostro istituto è opera di uomo non può non cadere; ma se è opera di Dio riuscirà vano ogni sforzo per distruggerlo”.
Con uno straordinario realismo pedagogico, Giovanni Battista de La Salle intraprese audaci riforme dei metodi di insegnamento. Sostituì la lingua francese a quella latina, normalmente utilizzata nell’insegnamento; divise gli alunni per gruppi omogenei di apprendimento per un lavoro più efficace; istituì i Seminari per i maestri di campagna, ovvero per i giovani che volevano diventare insegnanti senza entrare a far parte di alcuna istituzione religiosa; fondò le Scuole domenicali per gli adulti e due Pensionati, uno per i giovani delinquenti e l’altro per il recupero di carcerati. Egli sognava una scuola aperta a tutti e non esitò ad affrontare anche le necessità educative estreme, introducendo un metodo di riabilitazione attraverso la scuola e il lavoro.
Quando morì il 7 aprile 1719, le case erano già 23 e gli allievi diecimila. Al suo funerale, nel piccolo paese in cui si era rifugiato (Saint-Yon, presso Rouen), accorsero in trentamila, testimonianza del profondo impatto della sua opera. Papa Leone XIII lo canonizzò nell’anno 1900 e cinquant’anni dopo, Pio XII lo proclamò "patrono celeste presso Dio di tutti gli insegnanti".
La sua figura, sempre attuale, costituisce un dono per la Chiesa e uno stimolo prezioso per la sua Congregazione, chiamata a una rinnovata ed entusiastica adesione a Cristo. I suoi figli spirituali sono esortati a imitare la sua passione per gli ultimi e gli scartati, essendo protagonisti di una “cultura della risurrezione” e cercando quanti si trovano nei moderni “sepolcri” dello smarrimento, del degrado e della povertà, per offrire speranza di vita nuova. L'audacia riformatrice che caratterizzò Giovanni Battista de La Salle continua a essere un modello per annunciare il Vangelo della speranza e della carità alle giovani generazioni.
La storia del martirio di San Giovanni Battista (di Cristian Messina)
San Juan Bautista de la Concepción
Origini e Vocazione Riformatrice
La figura di San Juan Bautista de la Concepción, riformatore dell'Ordine della Santissima Trinità, lungi dall'essersi logorata col passare dei secoli, continua inalterata a offrire l'integrità e la freschezza della sua testimonianza di figlio della Chiesa. Juan Bautista nacque nel 1561, in un focolare profondamente cristiano ad Almodóvar del Campo, lo stesso luogo di nascita di San Juan de Avila, anch'egli canonizzato. Sembra quasi che queste due esistenze, plasmate nello stesso ambiente, siano state, per disegno divino, una prolungazione ininterrotta non tanto nel tempo quanto in un comune impegno riformatore: il Maestro Avila morì proprio quando Juan Bautista stava per compiere otto anni. All'età di quindici anni, Juan Bautista ospitò nella sua casa la grande Santa riformatrice Teresa di Gesù, che la Chiesa ha proclamato Dottoressa.
La Riforma dell'Ordine della Santissima Trinità
Il Santo vestì l'abito dell'Ordine a diciannove anni e si preparò alla sua missione donandosi con generosità al Signore, coltivando nella sua anima la pietà eucaristica e mariana, con un grande desiderio di imitare le austerità dei Santi. Si impegnò nello studio per ottenere una solida formazione teologica, basata soprattutto sulla Sacra Scrittura e sui Santi Padri, che gli servirono nel suo ministero di predicatore instancabile. Si propose di essere un religioso osservante che voleva abbracciare la regola primitiva, austera e povera dell'Ordine e, per questo, ruppe decisamente con la «tirannia delle formalità del mondo» (Obras, VIII, 29).
Per realizzare la riforma del suo Ordine, pellegrinò a Roma, e la sua opera, tanto in Spagna quanto fuori, fu sottoposta a gravi prove. Ma non gli importava, affermava: «Chiaro è che se io ti amo, Signore, non voglio in questa vita onore né gloria, ma patire per il tuo amore» (Obras, VIII, 128). Quando Papa Clemente VIII approvò la riforma dell'Ordine Trinitario, San Juan Bautista tornò in Spagna per applicare con totale fedeltà le norme date dalla Santa Sede. Esigeva dai frati che abbracciavano la vita riformata l'esatta osservanza della regola, una profonda vita di preghiera, di penitenza e di povertà, sempre in un clima di gioia che non è in contrasto con l'austerità. Egli si mostrò sempre umano e delicato nei suoi interventi, ma al tempo stesso fermo, retto e obbediente ai suoi superiori.
Eredità e Canonizzazione
Quando la sua vita declinava, tornarono le prove e le contraddizioni; ma San Juan Bautista reagì, come fanno i Santi, con la carità. Così, la sua anima si purificò nel rinnovamento personale e ascese a maggiore santità. Quando morì a Cordova, all'età di cinquantun anni, lasciò nella sua opera e nei suoi scritti una lezione perenne: non c'è autentica riforma ecclesiale senza rinnovamento interiore, senza obbedienza, senza croce. Solo la santità produce frutti di rinnovamento!
L'Ordine di San Juan de Mata e di San Juan Bautista de la Concepción ha proprio come scopo il culto alla Santissima Trinità e l'apostolato liberatore tra i cristiani che per le loro speciali circostanze sociali si trovano in maggiore pericolo di perdere la fede. Questo fiorire di Santi con tempra rinnovatrice all'inizio di una fase postconciliare, come quella di Trento, e la canonizzazione di San Juan Bautista in un Anno Santo e nel X anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II, ci insegnano con la sua vita quali devono essere le disposizioni e gli atteggiamenti degli autentici rinnovatori.