L’esperienza dei gruppi parrocchiali ha una storia significativa dal punto di vista ecclesiale, soprattutto nell'ottica della partecipazione attiva dei fedeli. Appena dopo il Concilio Vaticano II, essi furono le primissime modalità di coinvolgimento nella vita parrocchiale. La riforma risultava così ‘copernicana’ che i presbiteri stessi sentivano necessario favorire la partecipazione attiva del popolo di Dio anche attraverso il coinvolgimento di più persone nella programmazione e preparazione delle celebrazioni.
La liturgia, in particolare, riveste un’importanza fondamentale all’interno della pastorale parrocchiale, dato che la maggior parte dei cristiani praticanti si incontra ogni domenica per celebrare l'Eucaristia. Essa è il fare della Chiesa, esprimendo la propria realtà tramite parole e gesti durante una celebrazione.

I Gruppi Parrocchiali per la Liturgia
Origini e Visione Conciliare
Il gruppo parrocchiale per la Liturgia è l’espressione pastorale e operativa dell’idea di Liturgia che il Vaticano II ci affida. Essa viene descritta, al n. 7 della costituzione Sacrosanctum Concilium, come un’“azione di Cristo” che si manifesta attraverso la molteplicità dei ministeri liturgici e la varietà dei segni.
Strumenti e Formazione
Dal punto di vista pratico-operativo, gli strumenti più preziosi per la preparazione delle celebrazioni sono i libri liturgici. Un obiettivo immediato è acquisire familiarità con essi. L’Ordinamento Generale del Messale Romano merita di essere letto accuratamente. Il capitolo I è dedicato al dogma e dice cos’è l’Eucaristia. Il capitolo II individua la sua struttura e le ‘parti’ in cui si divide. Il capitolo III precisa quali sono i ministeri liturgici e i compiti del popolo di Dio, facendo capire in che modo e con quale atteggiamento realizzare una sinergia tra le varie forme di servizio. Il capitolo IV descrive le modalità di celebrazione della Messa, i gesti e le azioni da compiere e i compiti di presbitero, diacono, lettore e accolito.

Organizzazione e Ruoli
Per quanto riguarda la frequenza degli incontri del gruppo liturgico, non è necessario che siano tanto frequenti, ma il gruppo liturgico necessita di una riunione ogni 15 giorni, se si vogliono fare le cose seriamente. È fondamentale curare anzitutto la celebrazione dell’Eucaristia, senza dimenticare i Battesimi dei bambini e degli adulti catecumeni, le Esequie, le Nozze, altre celebrazioni straordinarie e la Liturgia delle Ore.
Chi guida il gruppo liturgico è il parroco, almeno negli appuntamenti annuali intorno ai grandi Tempi. Esso agisce sulla base di scelte di fondo sulla Liturgia fatte dal consiglio pastorale, entro il quale è bene figuri almeno un suo membro. Il gruppo liturgico ha un temperamento ministeriale/artistico, mentre quello del consiglio pastorale è ecclesiale/comunionale.
Bisognerebbe poi che si mettesse mano subito al primo linguaggio ‘epifanico’, che è l’edificio e il suo spazio santo. Due sono i livelli dell’organizzazione di esso: uno teologico, il più alto, che riguarda l’adeguamento liturgico; l’altro che ha a che fare con le suppellettili e l’estetica legata alle diverse occasioni. Il criterio generale, qui, è togliere, per valorizzare l'essenziale.
È necessario, in una parrocchia, rispettare le competenze. Se il gruppo scout deve fare una celebrazione, si reca dal gruppo liturgico ed espone il piano celebrativo. Il gruppo liturgico, mettendo a servizio la sua competenza, offrirà i suggerimenti adatti, affinché la liturgia sia bella, solenne, partecipata e scorrevole, in modo che l´assemblea celebrante possa, tramite parole e gesti, incontrare il Risorto. Quando si tratti di celebrazioni a cui prenda parte tutta la comunità parrocchiale, allora sarà il gruppo liturgico che ne curerà l´animazione. Questo non vieta che possano essere inserite anche alcune persone che non appartengono al gruppo liturgico (es. nell´eucaristia della prima comunione o della cresima, qualche catechista o genitore potrebbe prestare il proprio servizio come lettore, o come persona che porta i doni nella processione offertoriale), mai senza una previa preparazione.
Ep. 01 - Vivere la Celebrazione Eucaristica - preparazione remota
I Gruppi Familiari nella Parrocchia
Contesto e Fondamenti
Spesso emerge l'esigenza di offrire qualcosa di specifico per le famiglie, per le coppie giovani o anche per chi non è sposato ma cerca un sostegno familiare all'interno della comunità. I gruppi familiari nel capitolo quinto del Direttorio di Pastorale Familiare sono al primo posto delle iniziative particolari per la crescita della coppia e della famiglia. La definizione del Direttorio di pastorale familiare (DPF 126) ci riporta ancora all'impegno pastorale assunto dalla Chiesa italiana verso la famiglia, contenuto nelle deliberazioni conclusive della XII Assemblea Generale a seguito dell'approvazione del documento Evangelizzazione e Sacramento del Matrimonio, la Magna Carta della pastorale familiare in Italia.
Questi gruppi affondano le loro radici in motivazioni di natura tipicamente ecclesiale e profondamente cristologica; sono a loro modo segno e realizzazione della Chiesa, frutto di una risposta delle coppie e delle famiglie cristiane a una chiamata del Signore. Essi introducono nella comunità ecclesiale uno stile più umano e più fraterno di rapporti personali che rivelano la dimensione familiare della Chiesa (DPF 127). La finalità ultima è la continua e progressiva presa di coscienza del dono e dei compiti propri del matrimonio cristiano e la promozione per le coppie e per le famiglie della loro specifica vita secondo lo Spirito. Motivo del loro essere nella Chiesa è il medesimo della pastorale familiare: “La crescita della coppia e della famiglia, aiutate a vivere la loro specifica vocazione e missione, perché giungano a condurre una vita ogni giorno più santa e più intensa”.
Struttura e Metodologia
I gruppi familiari sono aperti a tutte le famiglie che vogliono farne parte. Necessitano di una basilare struttura che assicuri la conduzione del gruppo, coppie animatrici preparate e in contatto costante con i presbiteri (DPF 128), di una metodologia adeguata fatta di “scambio di esperienze sulla vita cristiana nei suoi diversi aspetti, con un continuo sforzo di formazione a carattere teologico, spirituale e pedagogico” (DPF 128). Tutta la loro opera deve essere pervasa da un forte clima di preghiera e di ascolto della Parola di Dio.

Il Ruolo dell'Ufficio Famiglia e le Sfide
L’Ufficio Famiglia per questi gruppi propone un complesso di azioni che, lungi dal soffocare la creatività dei singoli gruppi, ne favorisca la nascita e lo sviluppo secondo i criteri raccolti nel Direttorio di Pastorale Familiare. Le indicazioni includono criteri di fondo per la strutturazione del gruppo, l’elaborazione del progetto nei contenuti, nel metodo e nel calendario, che dovrà considerare gli appuntamenti diocesani, vicariali e parrocchiali. Cruciale è anche la formazione per gli “animatori” (sacerdote, religiosa, religioso e sposi) dei gruppi familiari, così come la comunicazione tra l’Ufficio Famiglia e i gruppi familiari e dei gruppi tra di loro.
L’Ufficio Famiglia, oltre a qualificarsi per un luogo e per orari idonei ad entrare in dialogo, deve arricchirsi del volto sorridente e disponibile di persone che trasmettano, anche con questo servizio, lo stile accogliente della famiglia. Una telefonata, un biglietto di augurio, la partecipazione alla gioia o a un lutto o un semplice foglio di collegamento possono, a seconda delle situazioni, favorire la conoscenza di persone promuovendo un’efficace azione pastorale sulla base di bisogni, situazioni e problemi reali. Gli orientamenti pastorali e le proposte dell’Ufficio possono più facilmente diventare patrimonio di tutti.
Nel lavoro preparatorio per la pastorale familiare, sono emersi alcuni nodi critici:
- Come comporre, nel vivo di una comunità cristiana, i gruppi familiari e la più ampia opera di catechesi per adulti.
- Come rendere l’opera dei gruppi familiari, nati più dall’intuizione di qualche coppia o sacerdote che dalla maturazione di una comunità, un servizio offerto a tutti.
- In che modo aiutare una parrocchia e una Chiesa locale a maturare una sensibilità di pastorale familiare a partire da queste intuizioni e “profezie” salvaguardando la loro freschezza e creatività.
- Come promuovere il vicendevole incontro e arricchimento tra gruppi familiari parrocchiali e quelli nati in movimenti e associazioni.
Lo strumento dei gruppi familiari si rivela quasi un crocevia di tante questioni pastorali.
I Gruppi per Adolescenti: Un Cammino di Comunione
Comprendere l'Adolescente
La vita di comunione e fraterna è elemento caratteristico e fondamentale della vita cristiana. Poterne fare esperienza in una parrocchia è al contempo, per un adolescente, realtà e cammino educativo verso la pienezza dell’“essere Chiesa”. L’adolescente è una persona alla ricerca di se stesso, combattuto tra il bisogno del gruppo, come fonte di confronto, stima e aiuto, e la necessità di essere originali, cioè pienamente se stessi. La tensione verso i pari in questa età apre al conformismo, ma sviluppa anche una sensibilità per i bisogni degli altri, con spinte al sacrificio a volte fino all’eroismo. Certo però il suo amore è ancora un dare per avere.
Oggi si dice che un po’ tutta la società è di tipo adolescenziale, quindi i giovani non sono tanto aiutati dalla società a diventare adulti. Il rapporto con la famiglia oggi non è più di tipo conflittuale; le generazioni giovanili vedono la famiglia di origine come ‘nido’, capace di offrire affetto e protezione, valori ideali, competenze, informazioni e aiuti di tipo materiale. L’amicizia sta diventando sempre più “un valore e un tipo di legame sociale capace di soddisfare i bisogni profondi relazionali dei giovani. È apprezzato il carattere ‘libero ed informale’”. Le relazioni interpersonali coltivate nel gruppo e in luoghi liberi da controlli, diventano il momento della piena autoespressività e della ricerca del divertimento. Viene privilegiato il rapporto come “compagnia quotidiana” rispetto all’aggregazione per “un progetto comune”. C’è pessimismo attorno alla speranza di mantenere fede per sempre all’amicizia.
Nonostante ciò, l'associazionismo, in particolar modo quello delle nostre comunità parrocchiali, emerge come ancora vitale e stimolante. Le associazioni religiose sembrano essere le più capaci di stimolare esperienze positive, sia dal punto di vista socializzativo, sia da quello della crescita personale. Il grado di soddisfazione complessivo, veramente elevato, mostra come i giovani siano alla ricerca e stiano già realizzando forme di socialità ad essi molto gradite. Nel mondo associativo funziona una logica virtuosa: più ci si impegna, più si traggono motivazioni a continuare. Questo dato conferma che molti giovani sono oggi alla ricerca di forme di impegno comunitario che non riescono a trovare nel gruppo informale di amici.
Il Ruolo della Parrocchia e le Sfide Educative
Un obiettivo confacente a questa età può essere quello di riuscire a far fare all’adolescente l’esperienza di comunione ecclesiale all’interno di un gruppo. Riteniamo che innanzitutto vada ribadita la positività dell’esperienza parrocchiale ai fini di un’educazione alla vita di comunione e fraterna, come di orientamento vocazionale. Una piccola indagine del 1997, tra i seminari dell’Emilia-Romagna, rivela come l’80% dei seminari provenga dalla parrocchia. Riteniamo che questa positività sia reale ma a certe condizioni. È oggi necessaria un’azione rinnovata e un modello di parrocchia diverso da quello del passato.
Sicuramente da più parti si denota anche la perdita di una capacità educativa della parrocchia. Si rileva come necessario poter agire con un certo progetto pastorale ed educativo parrocchiale e relativo poi alle varie età delle persone. È aperta una “sfida” al rinnovamento della parrocchia, che però può solo giovarle. È il passare dalla “parrocchia castello” alla “parrocchia cantiere”.

Come via prioritaria, si indicherebbe il ruolo della relazione individuale. Anche all’interno della parrocchia è importante “preparare” all’esperienza di comunione più ampia attraverso la cura del rapporto personale individuale. A questo scopo può essere utile innanzitutto la testimonianza limpida di tutti i membri “adulti nella fede” che fanno parte della comunità parrocchiale: giovani o meno giovani, preti o religiosi o laici che siano. Tale amicizia diventa spesso “spinta” per “confidare” in una comunità più ampia, quella ecclesiale. Questo approccio diventa anche la prima “catechesi” vocazionale, attraverso la testimonianza di chi è già stato chiamato.
Soprattutto nell’adolescenza, poi, è importante la via del gruppo. Ma occorre un gruppo “di qualità” al fine di essere vera esperienza di comunione ecclesiale, aperta anche in prospettiva vocazionale. I giovani stimolano, anche con il loro rifiuto, a una perenne giovinezza della Chiesa. Occorre cogliere le loro istanze. Essi pongono alla Chiesa e alla vita consacrata diverse “richieste”: una domanda di radicalità, pur non essendo capaci di dire il loro “per sempre”; l’attenzione alle povertà sociali, continuando poi a vivere in un certo egocentrismo e consumismo; la presentazione di grandi ideali ma fragili essi stessi davanti a quelle prospettive.
Ciò spinge a proporre una vita di gruppo non spontaneista; la vita di gruppo non si improvvisa. Pur nella comprensione delle molte fragilità dei giovani di oggi e quindi con lo stile della gradualità e della pazienza, occorre fare un gruppo che abbia una sua proposta precisa e “alta”. Per un gruppo così è fondamentale la figura dell’educatore. Egli, prima di ogni capacità tecnica animativa, dovrebbe essere testimone adulto della fede, fratello che si mette accanto al cammino del giovane e che gli testimonia anche una sua personale sequela di Cristo.
Diversità delle Proposte e Accompagnamento Personale
Il P.P.V. al n. 43 indica diverse forme di gruppo: “gruppi liturgici, missionari, di preghiera, catechistici e simili”, il che significa poter fare ai giovani varie proposte di esperienza comunionale. È un entrare in quella frammentazione che è caratteristica propria del nostro mondo e del mondo giovanile, un mondo sempre più diversificato, nel quale si sviluppa l’apprezzamento per una pluralità di proposte. Tale realtà, lungi dall’essere un solo “ripiego” alla cultura contemporanea, può essere invece maggiormente al servizio della persona colta nella sua originalità. Ogni persona può cogliere il cammino che le è più “vicino” sia in un’ottica pedagogica che spirituale.
Un’ultima, sempre importante, via per favorire l’esperienza e la maturazione della dimensione comunionale e comunitaria nel giovane è la via della direzione spirituale o del dialogo di accompagnamento personale. Spesso, è proprio nell’adolescenza che può iniziare questo dialogo particolare e proficuo. Un consiglio pratico per iniziare gli adolescenti alla direzione spirituale è il passaggio, nell’età delle medie inferiori, da una forma di sacramento della Riconciliazione che puntava più sull’accusa dei peccati, a una modalità che dava più spazio al dialogo, dopo la confessione dei peccati. La via della direzione spirituale è provvidenziale per un servizio educativo particolareggiato che vada alla persona singola e che possa agire proprio sulle sue caratteristiche e sui suoi difetti, evidenziando doti e rischi.
Ep. 01 - Vivere la Celebrazione Eucaristica - preparazione remota
Criticità e Formazione di Convinzioni
Uno dei nodi rilevabili nei gruppi delle nostre parrocchie è quello di trovare proposte ecclesiali parziali, che per poter “avvicinare” i giovani abbassano la proposta e diventano solo luoghi di aggregazione sociale. In ambiti formativi, tipo seminari o case di formazione, si è rilevato come alcuni giovani di oggi rischino un’appartenenza parziale alla Chiesa, in quanto legata solo all’esperienza del proprio gruppo. Tali esperienze sono a volte tanto forti o belle, da portare a “svalorizzare” il resto delle proposte di vita ecclesiale. Oppure si dice che tali gruppi diventano quasi come dei “nidi protettivi”, che non favoriscono poi la partenza verso la propria chiamata o anche la missionarietà verso il mondo.
Sembra importante allora che l’adolescenza (che non finisce oggi con i 18 anni!) debba diventare ambito per formare alcune convinzioni e atteggiamenti particolari:
- Far cogliere l’importanza di orientare la propria vita su alcuni valori e regole, resistendo alla tentazione del fare solo ciò che gratifica. Ciò aprirà alla dimensione relazionale in modo più vero e la favorirà.
- Insegnare a collaborare, facendo concretamente attività insieme, all’interno del gruppo o verso altre realtà esterne.
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