La famiglia, di per sé, appartiene all’esistenza secondo la natura. Anche nel mondo degli animali, infatti, esistono delle forme di famiglia. Tuttavia, per la fede cristiana e la sua tradizione, la famiglia assume un significato profondamente diverso: con il Battesimo, i cristiani ricevono una vita nuova, non secondo la natura, ma una vita che appartiene a Dio. Per i cristiani, la famiglia è l’espressione di un sacramento, il Matrimonio. Questo cambia radicalmente il suo significato, poiché un sacramento implica sempre la trasformazione. È all’interno della vita naturale che lo Spirito Santo realizza la trasformazione del modo di esistenza. Anche la famiglia, che fa parte di un’esistenza naturale, in Cristo viene trasfigurata, ricevendo per lo Spirito Santo la partecipazione all’amore di Cristo per la sua Chiesa.
Le Nozze di Cana: Un Segno di Trasformazione e Alleanza Nuova
Padre Marko Ivan Rupnik, artista, teologo e direttore del Centro Aletti, ha scelto l’episodio delle nozze di Cana di Galilea come sfondo per comprendere l’unione tra uomo e donna, vedendolo come il primo “segno” del Vangelo giovanneo nel quale Gesù manifesta la sua divinità e la sua gloria. In questo contesto, Gesù, trasformando l’acqua in vino, si rivela come il Messia, lo Sposo delle nozze e l’instauratore di una nuova Alleanza.
Secondo i testi sapienziali, come il Siracide, il vino è ciò che dà gusto alla vita, poiché racchiude l’amore e il senso dell’esistenza umana. La tradizione patristica interpreta le sei giare di pietra, vuote e destinate alla purificazione rituale, come la legge di Mosè, che simboleggiava un’alleanza esteriore e limitata. Il racconto evangelico descrive così il miracolo:
- Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri.
- E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo.
- Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
- Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua - chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono fino ad ora» (Gv 2, 6-10).
In Cana, nella trasformazione dell’acqua in vino, si aprono gli orizzonti del sacramento, del passaggio dal vino al sangue di Cristo. Si tratta di un riferimento all’Eucaristia, il sacramento che manifesta i credenti come il Corpo di Cristo, partecipi della sua stessa vita.
Il Vangelo di Giovanni colloca le nozze nel terzo giorno, che nel computo dei giorni dall’inizio del Vangelo risulterebbe il sesto giorno. Questa collocazione allude a Gv 19,31, ovvero alla morte di Gesù. Il sesto giorno è il giorno della creazione dell’uomo e della generazione dell’uomo nuovo sulla croce, mentre il terzo giorno è quello della risurrezione. L’ora di Cristo, nel Vangelo di Giovanni, coincide con la sua crocifissione, la sua gloria. Questo sacrificio deve essere letto in chiave sponsale, poiché si tratta di nozze, con Cristo interpretato come il nuovo Sposo, e il costato aperto sulla croce, da cui sgorgano sangue e acqua, riceve un significato dal segno operato a Cana. Come sottolinea sant'Agostino, il Verbo è lo sposo e la carne umana è la sposa; ed entrambi sono un solo Figlio di Dio, al tempo stesso Figlio dell'uomo.

Il "Velo di Mosè" e la Rivelazione di San Paolo
Un’interpretazione fondamentale per comprendere il significato profondo del Matrimonio cristiano deriva dal grande padre della Chiesa siriaca, San Giacomo di Sarug. Egli afferma che Mosè, parlando dell’unione tra uomo e donna, vide una realtà più profonda che non osò rivelare, ponendo su di essa un velo affinché nessuno potesse comprendere ciò che i suoi occhi avevano contemplato. Secondo Giacomo, il profeta Mosè introdusse il racconto dell’uomo e di sua moglie perché attraverso di loro si parla di Cristo e della sua Chiesa, uno scambio formidabile in cui "lo Sposo e la Sposa sono spiritualmente diventati uno". Mosè, velatamente, "vide Cristo e lo chiamò uomo, vide anche la Chiesa e la chiamò donna", definendo Cristo come l'uomo e l'umanità assunta da Cristo come la Chiesa.
Rupnik spiega che San Paolo entra in scena dopo la Pasqua di Cristo, la vera "festa di nozze" del Figlio. Paolo, prendendo il velo che Mosè aveva steso, lo tira via dalla "bella coppia" e rivela al mondo intero Cristo e la sua Chiesa, che il profeta Mosè aveva raffigurato nella sua profezia. L’Apostolo, tremando, esclamò: «Questo mistero è grande»; e cominciò a mostrare la pittura coperta: «In coloro chiamati «uomo e donna» nelle scritture profetiche io riconosco Cristo e la sua Chiesa, i due che sono uno». Il velo sul volto di Mosè fu così rimosso, e un grande mistero velato venne alla luce, permettendo a tutti di vedere uno splendore che non stanca mai. Paolo, con la sua profonda comprensione apostolica, espose chiaramente questo mistero.
Le acque del Battesimo sono viste come il nuovo grembo attraverso cui la "figlia del giorno" (la Chiesa) viene partorita, e la Santa Unione della Sposa e dello Sposo si realizza nello spirito. Attraverso l'Eucaristia, la Sposa riceve lo Sposo, provando la verità delle parole di Mosè che "i due saranno uno".
Le nozze di Cana: Riflessione di fra Roberto Pasolini sul sacramento del matrimonio
L'Amore Sponsalizio: Cristo e la Chiesa come Modello Incomparabile
L’unione tra la Chiesa e il Figlio di Dio trascende quella tra le donne e i loro mariti. Quale sposo, se non Nostro Signore, muore per la sua sposa? Quale sposa ha scelto un "trucidato" per marito? Cristo, il Crocifisso, è l'unico che ha dato il suo sangue come dono nuziale, suggellando il matrimonio con le sue stesse ferite. La morte, che separa le mogli dai mariti, qui unisce la Sposa al suo Amato. Cristo morì sulla croce e donò il suo corpo alla Sposa gloriosa, che lo accoglie e lo mangia ogni giorno alla sua mensa eucaristica. Dal suo fianco aperto, unì il suo calice al santo sangue, offrendolo a lei da bere affinché dimenticasse i suoi idoli. La Sposa lo unse con olio, lo indossò nell'acqua, lo consumò nel Pane, lo bevve nel Vino, affinché il mondo potesse conoscere che i due sono uno. Nonostante la sua morte sulla croce, la Sposa non lo ha cambiato con un altro, essendo piena d’amore per la sua morte, sapendo che da essa ha la vita.
Il Matrimonio Cristiano: Riflesso dell'Unione tra Cristo e la Chiesa
È un fatto molto potente che l’uomo e la donna nel sacramento del Matrimonio siano innestati nell’unità del Figlio di Dio con l’umanità, con la Chiesa. Cristo non è mai senza il suo corpo, il corpo di gloria, il corpo risorto. Questa unione sacramentale realizza e manifesta nella vita e nella storia l'unità di Cristo con la sua sposa, la Chiesa. San Giovanni Crisostomo, in un’affermazione che Rupnik parafrasa, sostiene che il sacramento del Matrimonio è una testimonianza anche per i consacrati che seguono il cammino della verginità, attestando loro l’unità di Cristo con la Chiesa che potrebbero non cogliere immediatamente. Così, anche i consacrati, attraverso gli sposati, comprendono la loro partecipazione a quest'unità di Cristo e dell'umanità attraverso la loro vocazione battesimale.
Il filosofo Nikolaj Berdjaev ha osservato che nelle tradizioni cristiane, il Matrimonio non è stato ancora pienamente esplorato, essendo stato "troppo velocemente coperto con la famiglia, ma secondo la natura". Invece, la famiglia cristiana è un’espressione del sacramento e della sua ecclesialità, mostrando in questo mondo come vive l’uomo quando è unito a Dio. In essa, il legame di sangue naturale non può competere con la partecipazione al sangue di Cristo, anche se è facile che il sangue secondo natura prevalga sul sangue dell’Eucaristia. Come dice il padre della Chiesa Nicola Cabasilas: «Noi siamo veramente consanguinei di Cristo». I genitori ci danno il sangue, ma il nostro sangue non è più il loro una volta ricevuto. La famiglia cristiana, quindi, è un riflesso dell'unione indissolubile tra Cristo e la Chiesa, e a sua volta il Matrimonio come sacramento è l’espressione di quest'amore realizzato nell’unità di Cristo e dell’umanità.
L'Icona Ufficiale di Marko Rupnik: Un'Arte Teologica
L’icona ufficiale del X Incontro Mondiale delle Famiglie (22-26 giugno 2022), intitolata “Questo mistero è grande”, è stata dipinta da padre Marko Ivan Rupnik. Come ogni icona, non è solo un’opera d’arte da ammirare, ma un invito alla preghiera e alla meditazione. L'opera, realizzata con colori vinilici su gesso applicato su legno, ha un formato 80x80 cm e predominano in essa i toni caldi.

Come sfondo dell’immagine, Rupnik ha scelto l’episodio delle nozze di Cana. Sulla sinistra, gli sposi appaiono coperti da un velo, simbolo di un'alleanza fallita in una religione esteriorizzata e chiusa tra doveri e precetti, che lascia gli sposi tristi e pensierosi. Il servo che versa il vino ha il volto con i tratti di San Paolo, secondo l’antica iconografia cristiana. È lui che, scostando con la mano il velo, esclama, riferendosi al matrimonio: «Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!» (Ef 5, 32). L’immagine rivela così come l’amore sacramentale tra uomo e donna sia un riflesso dell’amore e dell’unità indissolubile tra Cristo e la Chiesa: Gesù versa il Suo sangue per lei.
Nel mosaico, le giare sono sette, non sei come nel Vangelo. Il numero 6 rappresenta l’insufficienza, mentre il numero 7 (le sei giare vuote più quella per il travaso dell'acqua) simboleggia la pienezza. Maria ha un posto fondamentale, avendo ascoltato e accolto la Parola con l'amore necessario perché essa prendesse dimora. Un "fiume rosso" alle spalle di Gesù simboleggia il sangue vivo che discende dalla croce, estensione del suo costato, sottolineando il passaggio dall'acqua al vino e dal vino al sangue. Paolo, con le fattezze del servo, sta versando lo stesso sangue che la Sposa raccoglie nel calice, la sua bevanda di vita che rappresenta la comunione delle Persone divine.
Attraverso questa immagine, Rupnik auspica che i cristiani possano comprendere che la famiglia è l’espressione del Sacramento del matrimonio, il cui significato è totalmente trasformato poiché un sacramento implica sempre un profondo cambiamento. L’amore degli sposi, nel matrimonio cristiano, viene reso partecipe dell’amore che Cristo ha per la Chiesa. La famiglia, in questa visione, si svincola dal sangue come mero fatto naturale per essere trasfigurata secondo l’unione nel sangue di Cristo attraverso il sacramento del matrimonio, che manifesta il nucleo costitutivo della stessa Chiesa.