Rubens e l'Altare Maggiore della Chiesa Nuova

L'opera realizzata da Pieter Paul Rubens per l'abside della chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, nota come la Chiesa Nuova, rappresenta non solo un capolavoro di mirabile bellezza e grandezza, ma anche un vero e proprio "prodigio" dell'arte barocca. Commissionata tra il 1606 e il 1608, questa imponente pala d'altare, un olio su ardesia, fu concepita per integrarsi con l'affresco-reliquia della Madonna con Bambino benedicente, rivelando l'ingegno di un artista che fu precursore del Barocco. Rubens si trovò a contatto con un ambiente coltissimo, quello oratoriano, dove le arti - pittura, musica e poesia - si univano nella predicazione come strumento efficace per muovere gli animi verso la fede attraverso la bellezza.

Ritratto di Peter Paul Rubens

Il Contesto Italiano di Pieter Paul Rubens

Pieter Paul Rubens, nato a Siegen, in Westfalia, nel 1577, si formò artisticamente tra Colonia e Anversa. Nel 1600 giunse in Italia, iniziando la sua avventura a Venezia copiando le opere di maestri come Tiziano, Veronese e Tintoretto. Successivamente, alla corte mantovana, il pittore arricchì la sua cultura figurativa grazie allo studio della ricca collezione Gonzaga e, soprattutto, con il diretto contatto con le opere di Giulio Romano, che lo colpirono in modo particolare.

Fu proprio a Roma che Rubens cominciò a ricevere le prime importanti commissioni, grazie ai contatti con la cerchia del cardinale Scipione Borghese e altri pregevoli collezionisti contemporanei. In questi primi anni del suo soggiorno italiano, Rubens si cimentò, tra le altre commissioni, in tre cicli di pittura che testimoniano l'evoluzione del genio fiammingo: quello destinato alla chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, le decorazioni disperse della chiesa della Trinità a Mantova e le pitture su ardesia di Santa Maria in Vallicella a Roma. Nel 1608, il soggiorno italiano di Rubens giunse al termine, spingendolo a tornare ad Anversa per assistere la madre malata, che morì prima del suo rientro.

La Chiesa Nuova e la Congregazione dell'Oratorio

La chiesa di Santa Maria in Vallicella è storicamente legata alla figura di Filippo Neri (1515-1595), in quanto divenne la sede della Congregazione dell’Oratorio, riconosciuta ufficialmente da papa Gregorio XIII il 15 luglio 1575 con la Bolla Copiosus in Misericordia. Originariamente, la chiesa sorgeva sull’area di una leggera depressione naturale nella pianura del Campo Marzio, considerata dai romani come uno degli ingressi degli Inferi e luogo di culto delle divinità infernali, con il nome di Tarentum. Nel XV e XVI secolo, la chiesa era nota come S. Maria al Pozzo Bianco o in Vallicella a causa di un’antica vera da pozzo in marmo bianco.

Interno della Chiesa Nuova con l'altare maggiore

Quando il papa fece dono della chiesa a Filippo Neri, in segno di riconoscenza per l’opera svolta, l’edificio non era più in buono stato. L’architetto Matteo di Città di Castello ebbe l’incarico di costruire una “chiesa nuova” che, divenuta nel tempo un faro di rinnovamento spirituale e sociale grazie all’opera di Filippo e dei suoi compagni, venne chiamata dai romani proprio con questo nome. I lavori, iniziati nel 1575 da Pietro Bartolini di Città di Castello, furono proseguiti dal 1583 da Martino Longhi il Vecchio. Filippo Neri, secondo le nuove regole tridentine, voleva un edificio grande, semplice, con bianche pareti senza variopinti affreschi, decorazioni e marmi variegati. Santa Maria in Vallicella fu terminata e consacrata nel 1599, dopo la morte del Santo, mentre la facciata fu completata ai primi del ‘600. L’interno fu poi disegnato interamente dal Borromini e in parte affrescato da Pietro da Cortona.

La Vergine è in larga parte il tema iconografico della chiesa, a testimoniare la profonda devozione di San Filippo e della sua Congregazione per la Madre di Dio. Ancora oggi, nella cappella alla sinistra dell’altare maggiore, riposa il corpo di San Filippo, canonizzato nel 1622.

L'Immagine Miracolosa della Madonna della Vallicella

Nel tempio venne conservata un’immagine miracolosa della Madonna, un affresco trecentesco in origine collocato all’esterno di una “stufa” o bagno pubblico. La tradizione vuole che nel 1535 l’immagine, colpita con un sasso, sanguinasse, divenendo così oggetto di culto. Nel 1574 l’affresco venne staccato e affidato al rettore della chiesa della Vallicella e conservato nella sacrestia. L’immagine della Madonna, del tipo della Nicopeia, era anticamente collocata sul muro esterno di una “casa della stufa”, ovvero una sorta di bagno pubblico, ed è il fulcro della devozione all'interno della comunità oratoriana.

Antico affresco della Madonna della Vallicella

La Commissione per l'Altare Maggiore

Sull’altare maggiore, costruito tra il 1596 e il 1599, doveva inizialmente trovare posto una pala con la Natività di Federico Barocci, che tuttavia non fu mai eseguita. Fu in questo contesto che il celebre pittore fiammingo, Rubens, ricevette la commissione per realizzare un'imponente pala d'altare destinata all'abside della Chiesa Nuova. Questa opera doveva integrarsi con un affresco-reliquia rappresentante la Madonna con Bambino benedicente.

Le Due Versioni della Pala: Dal Dipinto su Tela all'Ardesia

In origine, il dipinto fu realizzato dal Rubens su tela, e presentava la Madonna e cinque santi. Questa prima versione, tuttavia, non soddisfò i committenti. Il motivo principale del rifiuto fu dovuto ai riflessi che la luce naturale produceva su quel tipo di supporto in quell’ambiente, e soprattutto a seguito dell’umidità molto presente in quella zona di Roma. Il tema per la seconda esecuzione, giudicato più rispettoso della narrazione pensata dal Santo, fu messo ai voti e approvato dall’intera comunità dei padri invitati ad esprimersi dal nuovo superiore.

Rubens mise allora mano ad una nuova versione, questa volta su lastre di ardesia, un materiale che per le diverse proprietà riflettenti eliminava l’inconveniente. Questa seconda è la versione che ammiriamo oggi nella Chiesa della Vallicella.

Dettaglio della pala d'altare di Rubens su ardesia, con figure di santi

Descrizione della Pala su Ardesia: Un "Quadro Motorizzato"

Nel 1608, sull’altare maggiore della Chiesa Nuova, fu collocata l’immagine miracolosa della “Madonna Vallicelliana”, che venne inserita in una pala in lavagna dipinta da Pieter Paul Rubens con una schiera di “Angeli e cherubini adoranti” disposti intorno a una nicchia con l’immagine sacra. In questa seconda versione, sei santi, abbigliati come eroi, sono in adorazione dell’immagine antica e venerata della Madonna della Vallicella; assistono e partecipano allo spettacolo sacro che si svolge tra cori di angeli in alto.

La pala d’altare è concepita in modo talmente ingegnoso che viene definita come un vero e proprio "quadro motorizzato". L'immagine miracolosa sottostante è coperta da una lastra di rame, ugualmente dipinta da Rubens con una Madonna e Bambino benedicente. Questa lastra può essere sollevata, mediante un sistema di corde e pulegge azionabile con un meccanismo, svelando l’immagine miracolosa sottostante. Questo grande artista creò quindi una composizione pittorica su lastra di ardesia con una gloria di angeli adoranti che tengono sospesa in volo una cornice con dentro l’immagine di Maria e il Bambino benedicente (realizzata su una lastra di rame).

Il quadro miracoloso che appare e scompare: in una chiesa di Roma si nasconde un dipinto motorizzato

Un Capolavoro del Barocco

Questa integrazione di pittura, scultura e meccanica, in un dialogo continuo tra antico e nuovo, sacro e spettacolare, rende l'altare maggiore di Rubens per la Chiesa Nuova un esempio emblematico e affascinante dell'arte barocca al suo apice. Un prodigio barocco realizzato da uno degli artisti che del Barocco ne fu precursore, integrandosi perfettamente con la profonda devozione alla Vergine, tema iconografico centrale della Chiesa Nuova e della Congregazione dell'Oratorio.

tags: #rubens #altare #maggiore #degli #oratoriani