Il Cairo è una città complessa e affascinante, insieme sopraffatta dal traffico e dalla storia. È un luogo di contrasti dove, di fronte alla Piramide di Cheope - l’unica delle sette meraviglie del mondo antico ancora visibile e visitabile - si trova un fast food statunitense. Sui tetti del centro storico, nelle torri di legno dipinte a mano, si allevano piccioni: al tramonto stormi volteggianti tornano alle colombaie, richiamati dai proprietari con fischi o bandiere colorate.
È una città vera, cruda, non un museo a cielo aperto né una metropoli spersonalizzata, ma un luogo di cui si percepisce chiaramente l’anima turbolenta. Dalla Piramide Rossa di Dahshur a quelle iconiche di Giza, dal Museo Egizio di Piazza El Tahrir al nuovissimo GEM, dai vicoli della Cairo islamica ai locali alla moda della Nuova Giza: in pochi giorni si può ripercorrere la storia dell’Egitto dai grandi faraoni ai giorni nostri. Ma Il Cairo non è solo l’eredità dei faraoni: è anche la città dei califfi, che lo resero un fulcro dell’Islam medievale lasciando in eredità moschee, madrase e palazzi, e dei khan, mercanti e sovrani che animarono i suoi bazar trasformandoli in un crocevia cosmopolita e vivace.
Non è un caso che la parola indichi sia Il Cairo che l’Egitto, perché è nel Cairo che si concentra da secoli il potere politico, economico e culturale del Paese. Oggi vi abitano oltre 22 milioni di persone e l’area metropolitana, con le sue new town, è in continua espansione. Per questi motivi, Il Cairo merita un viaggio, non solo un breve passaggio per ammirare le Piramidi, ma il giusto numero di notti per “viverla”.
Itinerario di Viaggio
Il viaggio tipico parte con un volo di linea da Milano o Roma per Il Cairo. All’arrivo, si procede con l'accoglienza in aeroporto e il disbrigo delle formalità per l’ottenimento del visto, seguito dal trasferimento all’Hyatt Regency West Cairo o all’Hyatt Centric West Cairo.
Visita a Saqqara, Dahshur e Menfi
Una giornata è dedicata alla visita di Saqqara, Dahshur e Menfi.
Saqqara: La Necropoli e la Piramide a Gradoni di Djoser

Al mattino, si visita la necropoli di Saqqara. Saqqara è sicuramente fra i siti più affascinanti, interessanti ed estesi di tutto il basso Egitto. L’area della necropoli si estende per circa 6 km di lunghezza e per più di 1,5 km di larghezza nel suo punto maggiore. Il nome più antico ritrovato a Saqqara è quello del faraone Na’rmer, che secondo alcuni egittologi corrisponde a Menes, il re leggendario che ha fondato la città di Menfi e colui che ha unito in un unico regno il Basso e l’Alto Egitto.
Numerose sono le mastabe delle prime dinastie, ma gli edifici che risaltano di più sono le piramidi; a Saqqara si contano 15 piramidi reali. La più imponente è quella di Zoser Neterikhet, eretta intorno al 2630 a.C., la prima piramide della storia egizia e anche la più antica struttura di pietra di queste dimensioni esistente al mondo. Il progetto viene attribuito a Imuthes (Imhotep), che Manetone definisce “l’inventore dell’arte di costruire con la pietra tagliata”. Il progetto dell’opera fu chiaramente sperimentale, come è dimostrato dalle esitazioni della forma, causate probabilmente dall’impiego del nuovo materiale. Nel corso della messa in opera vennero adottati sei differenti progetti: iniziato come una grande mastaba, viene terminato come una piramide a sei gradoni.
La piramide di Zoser è inserita all’interno di un complesso di edifici a scopo cultuale e rituale, racchiusi da un muro di cinta. Gli edifici costituiscono una replica delle cappelle e padiglioni costruiti per il giubileo reale, denominata in antico “festa Sed”, che serviva al faraone a segnare l’inizio di una nuova fase del regno del sovrano. La pietra come materiale da costruzione garantiva a Zoser la possibilità di godere di numerosi giubilei dopo la sua morte.
A Saqqara si visita un’altra piramide molto interessante, in cui si può accedere all’interno: è la piramide di Teti. Il faraone appartiene alla VI Dinastia e la sua piramide si colloca a nord-est rispetto a quella di Zoser. La piramide di Teti contiene al suo interno i cosiddetti “Testi delle piramidi”: le pareti del vestibolo, del corridoio e della camera sepolcrale sono ricoperti da iscrizioni geroglifiche. “I Testi delle Piramidi” è un corpus testuale formato da inni, formule magiche, preghiere volte ad aiutare il faraone defunto a raggiungere le stelle.
Si riserva alla necropoli di Saqqara il tempo necessario per una visita approfondita, includendo anche il Serapeum e la Tomba di Ti.
Il Serapeum

Nel 1850 Auguste Mariette scoprì una sfinge sepolta nella sabbia nell’area della necropoli di Saqqara. Il grande egittologo francese e fondatore del Museo Egizio del Cairo, ricordandosi dell’indicazione dello storico greco Strabone che parlava di un viale fiancheggiato da più di centoquaranta sfingi che conduceva al tempio di Api, iniziò a scavare nell’area con l’ausilio di trenta operai egiziani e subito riportò alla luce numerose sfingi e la cappella di Nectanebo II (XXX dinastia, … - 343 a.C.). Solo nel 1851 Mariette riuscì a entrare nell’edificio sotterraneo, il Serapeum, dove erano custodite le sepolture di 64 tori sacri.
Il Serapeum è una catacomba, scavata nella roccia calcarea di Saqqara, localizzata a nord-ovest rispetto alla piramide a gradoni del faraone Djoser. La catacomba è costituita sia da gallerie minori, contenenti sarcofagi in legno al cui interno vi erano tori mummificati risalenti al periodo compreso tra la XVIII e la XXVI dinastia, sia da una galleria principale; quest’ultima si sviluppa per circa 350 metri al di sotto della superficie, alta 5 metri e larga 3 metri e contiene 24 nicchie dove Mariette trovò 24 sarcofagi realizzati in pietra: 2 in calcare e 22 in granito di Aswan. La galleria minore venne scavata per volere di Khaemuaset, figlio di Ramesse II, durante la XIX dinastia, mentre la galleria principale venne realizzata sotto il regno di Psammetico I (XXVI Dinastia, … - 610 a.C.) ed in seguito utilizzata anche dai Tolomei.
I sarcofagi ritrovati nella galleria principale sono monumentali e il loro peso si attesta fra le settanta e le cento tonnellate. Trasportarli e posizionarli all’interno delle cappelle deve essere stato un lavoro complesso e molto faticoso.
Diverse sono le domande che ancora non hanno trovato risposta. Un sarcofago datato al regno di Cambise, momento in cui l’Egitto era una satrapia persiana, è stato lasciato in mezzo al corridoio, un altro sarcofago e tre coperchi sono stati lasciati in mezzo ai corridoi senza un’apparente spiegazione.
Una cosa interessante che constatò subito Mariette fu che il piano di appoggio dei sarcofagi all’interno delle cappelle era più basso di un paio di metri circa rispetto al piano dei corridoi. Come avevano fatto a calare all’interno delle cappelle dei blocchi di pietra di quelle dimensioni e di quel peso? Mariette trovò la risposta esaminando a fondo l’ambiente e constatò che la stanza era stata riempita di sabbia. L’egittologo francese si apprestò ad eseguire un esperimento di archeologia sperimentale. Spiegò che le stanze dovevano essere riempite di sabbia fino alla loro soglia e quindi dovevano avere prima della sepoltura lo stesso livello pavimentale della galleria. Una volta posizionato il sarcofago all’interno e tolta la sabbia il grosso e pesante blocco di pietra scendeva lentamente. Così fece Mariette con l’aiuto dei suoi collaboratori, dimostrando che l’atto finale di posizionamento dei grossi sarcofagi era possibile con questa tecnica.
I Sarcofagi GIGANTI che SFIDANO la Storia Antica
All’interno dei sarcofagi mancano i resti organici dei tori, per questo gli studiosi rimangono perplessi e divisi in merito agli animali morti. Un’ipotesi è quella di un atto rituale di consumazione della carne del Toro Api, deceduto naturalmente, da parte del faraone, mentre il resto veniva incenerito per la sepoltura.
I molti reperti emersi dagli scavi comunque attestano il culto del Toro Api in questo luogo. Il Toro Api, simbolo di fertilità, potenza sessuale e fisica, associata alla figura del faraone, era considerato la manifestazione vivente del dio Ptah, che aveva il suo centro di culto nella vicina Menfi. I Tori Api morti venivano imbalsamati e chiusi nei sarcofagi e sepolti nel Serapeum con sontuosi funerali. Le più antiche sepolture di questo tipo risalgono al regno di Amenofi III (XVIII Dinastia, 1400/1390 - 1350 a.C. circa).
La Mastaba di Ti

La tomba di Ti si trova a poco più di 200 metri a nord-est dell’entrata al Serapeum. Scoperta da Auguste Mariette nel 1860, catalogata come D 22, è uno dei monumenti funebri di natura privata meglio conservati dell’Antico Regno con un apparato decorativo artisticamente tra i più elevati di questa fase della storia dell’antico Egitto.
La tomba di Ti è una classica mastaba, di forma rettangolare con una larghezza di 34 metri ed una lunghezza di 42 metri circa. La mastaba è una tomba di famiglia, infatti oltre ad essere la dimora eterna di Ti, un alto funzionario della V dinastia, ha ospitato la moglie Neferhetepes e il figlio maggiore Demeg.
Ti è stato uno degli uomini più illustri del suo tempo, nacque da una famiglia non nobile e costruì la sua brillante carriera sotto quattro faraoni della V dinastia. Divenne ben presto “amico unico del re” e grazie alle sue abilità e alla sua autorevolezza venne nominato Maestro di Palazzo, architetto del faraone e sacerdote di Ptah, il dio di Menfi. Inoltre, si occupò anche dell’amministrazione dei possedimenti dei faraoni. Ti diventò un uomo ricco e potente, ma forse la sua mastaba doveva essere troppo costosa per un privato cittadino, così è ipotizzabile che sia stata un dono del faraone ad uno dei suoi funzionari di maggior successo.
Sposò Neferhetepes, una profetessa di Neith e di Hathor da cui ebbe dei figli, il maggiore Demeg è stato un funzionario piuttosto importante che ha trovato riposo nella stessa mastaba dei genitori.
Alla mastaba si accede tramite un vestibolo con due pilastri, qui al di sopra della porta è stato raffigurato Ti che chiede al visitatore di non profanare la sua tomba. Da questo vestibolo si accede ad un cortile molto grande con peristilio, al centro una rampa di scale conduce alla camera sepolcrale, situata sotto la cappella. Questo ambiente è privo di decorazioni e di iscrizioni.
Le pareti del cortile sono decorate con scene di vita quotidiana in cui Ti assiste ai lavori agricoli oppure è impegnato in battute di caccia e pesca. Nella parte settentrionale del cortile si trova il serdab dove era presente la statua del Ka di Ti, oggi al museo.
Sempre dal cortile si passa, verso sud, ad un primo corridoio in cui la tematica delle decorazioni parietali è quella familiare con scene di musica e danza; da qui si procede su un secondo corridoio da cui si accede al magazzino. Le raffigurazioni si riferiscono a vasai, birrai e scribi intenti a registrare le forniture di grano.
Da questo secondo corridoio si accede alla cappella, e alla cappella attraverso tre aperture comunica il secondo serdab. Le pareti sono ricoperte di scene che rappresentano il defunto nell’aldilà; qui le immagini si sono conservate molto bene e, trattando della vita quotidiana del tempo, forniscono una serie di informazioni davvero importanti sui mestieri, sulle tecniche e sul modo di vivere nell’Antico Regno. Sulla parete ovest è stato rappresentato uno spaccato di lavoro all’interno di un cantiere navale; le attività che vengono rappresentate descrivono in maniera puntuale la costruzione di una barca. Sulla parete settentrionale invece è raffigurato il defunto a grandezza naturale mentre sta cacciando un ippopotamo nelle paludi del Delta.
Ti è rappresentato sempre molto più grande dei servi o della folla o anche della moglie, in modo da sottolineare, attraverso le proporzioni del corpo, la sua potenza e importanza rispetto agli altri personaggi. Moltissime sono le scene della vita del tempo e quello che colpisce è la ricchezza di dettagli di cui gli antichi ci informano riguardo agli attrezzi in uso al tempo di Ti come la sega, la scure, il trapano, i mantici per stufe, e quanta specializzazione del lavoro ci fosse. Molto ben conservata è la mungitura della mucca con le zampe posteriori legate e le tre coppie di buoi che tirano l’aratro.
Ti, in questo modo, ha attraversato i secoli portando a noi una vivida rappresentazione di vita quotidiana di oltre 4 mila anni fa.
Dahshur: L'Evoluzione Architettonica delle Piramidi

Dopo il pranzo in un ristorante locale, si prosegue verso la necropoli di Dahshur, fuori dai classici itinerari turistici, un luogo dal fascino incomparabile. Qui si trova un gruppo di cinque piramidi, tra cui la Piramide Rossa e la Piramide Romboidale. Quest’ultima conserva ancora parte del rivestimento esterno ed è la rappresentazione dell’evoluzione degli studi sulla costruzione delle piramidi egizie. La sua forma è infatti il risultato di correzioni strutturali gestite in corso d’opera. La Piramide Rossa è invece la prima piramide vera e propria realizzata a pianta quadrata con un’inclinazione di 43°. Tutto il sito si può considerare terra di studi architettonici, qui per la prima volta compaiono la rampa processionale e il tempio funerario.
Menfi: L'Antica Capitale dell'Egitto Unificato

Prima di rientrare in hotel, si sosta per la visita di Menfi. Fondata intorno al 3100 a.C. dal faraone Narmer, fu la prima capitale dell’Egitto unificato e importante centro amministrativo e commerciale per tutto l’Antico Regno. Strategicamente situata vicino al Delta, prosperò grazie alle vie terrestri e fluviali. Celebre tra scrittori antichi come Erodoto, oggi restano pochi resti, raccolti nel museo open air di Mit Rahina. Tra i reperti spiccano la statua colossale di Ramesse II e una grande sfinge in calcite.
La Piana di Giza: Piramidi e Sfinge

La partenza al mattino è dedicata alla visita della Piana di Giza con le tre Piramidi e l’iconica Sfinge. L’altopiano di Giza rappresenta uno dei siti archeologici più famosi e più studiati al mondo. L’attuale aspetto del paesaggio è il risultato della configurazione naturale del terreno combinata con l’attività dell’uomo: l’area venne utilizzata come cava per estrarre il materiale calcareo per la costruzione delle piramidi e delle mastabe e allo stesso tempo costituiva una base solida per la costruzione di monumenti di dimensioni imponenti. L’altopiano è divisibile in due parti: l’area delle mastabe e le piramidi principali.