La vita missionaria rappresenta una dimensione fondamentale dell'esperienza cristiana, un impegno che la diocesi di Roma rinnova annualmente attraverso momenti di preghiera, riflessione e il conferimento ufficiale del mandato missionario. Questo percorso prepara i fedeli - religiosi, religiose e laici - alla celebrazione della Giornata missionaria mondiale, occasione in cui la comunità ecclesiale si unisce nel sostegno alle Pontificie Opere Missionarie.

Il significato della missione oggi
«Oggi vivere la missione significa innanzitutto e soprattutto essere costruttori di pace nel nome del Signore». In un mondo segnato da conflitti, emarginazione e difficoltà estreme, la sfida di coltivare la speranza appare centrale. Come sottolineato nelle riflessioni diocesane, la missione non è un’attività accessoria, ma «la legge della fede dell’esistenza cristiana». Essere missionari oggi richiede di «udire il grido del popolo», un appello che proviene da chi soffre, dagli sfruttati, dalle Chiese in difficoltà e da quanti, in contesti di opulenza, avvertono la necessità di un annuncio che porti dignità e giustizia.
La Veglia diocesana: momento di preghiera e invio
A livello diocesano, il momento culminante è rappresentato dalla veglia missionaria. Durante questa celebrazione, i missionari in partenza ricevono il mandato, che si concretizza nella consegna di due simboli significativi: la Croce e il Vangelo. Questi oggetti, da tenere vicino ma destinati a essere portati lontano, rappresentano il lieto annuncio che valica ogni confine.
Il mandato missionario viene conferito a coloro che partono per la missio ad gentes, con l'invito a vivere il messaggio evangelico: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Come evidenziato dal vicario del Papa durante le celebrazioni, la spinta missionaria è il desiderio di cercare il Regno di Dio anche dove umanamente non appare visibile, affidandosi non alle proprie forze, ma alla logica della croce.

Testimonianze di vita vissuta
Le veglie sono arricchite dalle toccanti testimonianze di chi opera sul campo. Tra i protagonisti figurano:
- Sacerdoti fidei donum: impegnati per anni in contesti complessi come la Terra Santa, dove il dialogo interreligioso affronta sfide estreme a causa di muri di odio e diffidenza.
- Medici volontari: impegnati in terre di conflitto (come Siria, Haiti, Congo o Ucraina), che portano soccorso sanitario e sostegno umano, testimoniando la tenerezza di Dio anche nei bunker o nelle zone di guerra.
- Vescovi missionari: figure come monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti, che offrono una visione della missione come «sacramento di salvezza», capace di andare oltre il numero dei battesimi per incontrare Cristo nei piccoli e nei poveri.
“Dialogo interreligioso a Bangkok”
Il ruolo della Chiesa di Roma
Il Centro diocesano per la cooperazione missionaria tra le Chiese svolge un ruolo di coordinamento essenziale. Il suo proprium è duplice: portare il Vangelo laddove non è ancora arrivato e riaccendere il fuoco della fede dove si è assopito. La componente dei missionari è varia e include religiosi, religiose e un numero significativo di laici, spesso provenienti dal Cammino neocatecumenale, pronti a partire per l'Africa, l'Asia e l'America Latina.
Come ribadito dal direttore dell'Ufficio diocesano, la Giornata missionaria mondiale non è solo un evento locale, ma ha una «valenza planetaria». Essa ci ricorda che i gesti devono precedere le parole e che, in un mondo frammentato, il missionario è chiamato a essere «testimone vivente delle parole di Papa Francesco», capace di vedere in ogni persona, anche nelle pietre scartate dagli uomini, una potenziale pietra angolare per il Regno di Dio.
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